Mario Mauro

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Non nobis solum nati sumus.

Milano, Lombardia Katılım Kasım 2012
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阿绎 AYi
阿绎 AYi@AYi_AInotes·
17岁的Kai Trump(特朗普孙女),一句话戳破了整个美国教育系统最虚伪的谎言。 她在播客里说,现在高中所有人都在用ChatGPT写论文,老师都气炸了。 但她问,为什么不呢?学生就该用世界给你的资源。 学校不该禁止它,该教大家怎么把它变成自己的优势。 最讽刺的是,她自己GPA4.0,是实打实的优等生。 所以这根本不是什么作弊的问题,纯粹是代际认知的鸿沟。 老一辈把手写论文、死记硬背当成“真学习”。 但对凯这一代AI原住民来说,ChatGPT就像他们小时候的计算器、图书馆、Google一样,是默认的基础设施。 当年禁止学生用计算器学乘法的老师,现在看来可笑至极。 今天禁止学生用ChatGPT写论文的老师,十年后也会是同一个笑话。 其实真正危险的从来都不是AI, 是教育系统一边假装AI不存在, 一边逼着学生偷偷摸摸用它。 结果就是,会用的学生偷偷把效率拉满,不会用的还在熬夜抄书。 没有人教他们怎么提出高质量的问题,怎么验证AI的幻觉,怎么把AI的输出变成自己的深度洞见。 而这些,才是未来10年最值钱的能力。 我相信AI不会让学生变笨, 它只会放大差距。 会用AI的人,一个人能顶以前一个团队。 不会用AI的人,会被时代甩得连尾灯都看不见。 我们的教育还在教学生怎么在没有AI的世界里生存, 但他们未来要面对的,是一个AI无处不在的世界。 所以这种拒绝变革的教育,最终只会培养出一批“在AI时代不会用AI”的人。 这才是对下一代未来最大的作弊。
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Ce jour-là dans l'Histoire
Ce jour-là dans l'Histoire@CeJour_Histoire·
Le 3 mai 1803, Napoléon vend la Louisiane aux Américains. 2 144 000 kilomètres carrés. Du golfe du Mexique jusqu'à la frontière canadienne, du Mississippi aux Rocheuses. Un territoire plus vaste que la France, l'Espagne, l'Allemagne et l'Italie réunies. 22% de la superficie actuelle des États-Unis. Prix : 15 millions de dollars. Soit 80 millions de francs. Soit 3 cents l'acre. Les Américains étaient venus à Paris pour acheter la Nouvelle-Orléans. Napoléon leur a proposé tout le territoire d'un coup. Ses négociateurs n'en revenaient pas. Pourquoi brader un empire colonial entier ? Parce que son armée venait d'être décimée à Saint-Domingue par la révolte des esclaves et la fièvre jaune. Parce qu'une nouvelle guerre contre l'Angleterre se profilait. Et parce qu'il savait que sans flotte, la Louisiane tomberait aux mains des Britanniques. Son calcul : mieux valait vendre le territoire aux Américains que le perdre face aux Anglais. Et créer un rival de l'Angleterre de l'autre côté de l'Atlantique. Thomas Jefferson avait autorisé ses négociateurs à dépenser 10 millions de dollars maximum. Ils en ont dépensé 15. C'était une fois et demie le budget annuel de l'État fédéral. Pour financer l'achat, les États-Unis ont dû emprunter, à 6% d'intérêt, auprès d'une banque anglaise. La Barings. En une signature, les États-Unis ont doublé leur superficie. L'achat de la Louisiane est l'acte fondateur de la conquête de l'Ouest. Aujourd'hui encore, La Nouvelle-Orléans a un quartier français, des noms de rue en français, et des descendants de colons qui parlent encore la langue.
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Giovanni Martinelli
Giovanni Martinelli@giovamartinelli·
THREAD Dettaglio importante, che solo ora ho avuto modo di approfondire. Oltre alla decisione già annunciata dal Pentagono sul ritiro di 5.000 militari #USA dalla #Germania, lo stesso Pentagono sarebbe intenzionato ad andare oltre; rendendo di fatto il quadro della... 1/
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EU Trade 🇪🇺
EU Trade 🇪🇺@Trade_EU·
From tomorrow, tariffs start coming down 📉 The EU–Mercosur interim trade agreement 🇪🇺🇦🇷🇧🇷🇵🇾🇺🇾 goes live tonight. EU farmers and exporters can begin trading with fewer barriers across South America. Get the facts: link.europa.eu/H96GHG #EUTrade #Mercosur #Access2Markets
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Dario D'Angelo
Dario D'Angelo@dariodangelo91·
🚨🇬🇧🇺🇸 Ho visto che in giro e sui grandi media sono stati riportati alcuni stralci del discorso al Congresso di Re Carlo, i passaggi più significativi, i cosiddetti highlights. Scelta legittima e comprensibile, ma penso sarebbe un peccato perdersi la bellezza del suo intervento integrale. Il sovrano britannico è letteralmente salito in cattedra. Ha dato una lectio magistralis di soft power, chiarito cosa significhi essere il monarca di una delle civiltà più longeve e influenti della storia di questo pianeta. Lo ha fatto alla maniera britannica, alternando alto e basso, ironia tagliente e gravità istituzionale. Lo ha fatto ricordando che la Storia ha un peso, che i Paesi, questi due in particolare, hanno delle responsabilità. Cosa ancora più importante: lo ha fatto con grande dignità. In maniera sottile ma incrollabile, ha risposto ad alcuni degli attacchi portati in questi mesi dal presidente Trump, in particolare ricordando come la forza della NATO sia sempre stata la sua unità, e come il popolo (e i soldati) del Regno Unito abbia sempre risposto presente, in passato, quando l'America ha chiamato per combattere al proprio fianco. Forse non basta una visita per ricucire per sempre i rapporti transatlantici, forse è illusorio sperare che la "special relationship" sia veramente tornata. Ma Re Carlo ha fatto davvero il massimo. Ho tradotto il suo intervento per voi. Buona lettura. "Signor Vicepresidente, Signor Speaker, membri del Congresso, rappresentanti del popolo americano in tutti gli Stati, territori, città e comunità. Vorrei, se mi è concesso, cogliere questa opportunità per esprimere la mia particolare gratitudine a tutti voi per il grande onore di rivolgermi a questa sessione congiunta del Congresso e, a nome della Regina e mio, ringraziare il popolo americano per averci accolto negli Stati Uniti in questo anno del duecentocinquantesimo anniversario della Dichiarazione di Indipendenza. E per tutto questo tempo, i nostri destini come nazioni sono stati intrecciati. Come disse Oscar Wilde, oggi abbiamo davvero tutto in comune con l’America, tranne, naturalmente, la lingua. Ci incontriamo in tempi di grande incertezza, in tempi di conflitto, dall’Europa al Medio Oriente, che pongono immense sfide alla comunità internazionale e il cui impatto si avverte nelle comunità lungo tutta l’estensione dei nostri paesi. Ci incontriamo anche all’indomani dell’incidente non lontano da questo grande edificio, che ha cercato di danneggiare la leadership della vostra nazione e di fomentare paura e discordia più ampie. Lasciatemi dire, con incrollabile determinazione, che tali atti di violenza non avranno mai successo. Qualunque siano le nostre differenze, qualunque siano i disaccordi che possiamo avere, restiamo uniti nel nostro impegno a difendere la democrazia, a proteggere tutte le nostre persone da ogni danno e a rendere omaggio al coraggio di coloro che ogni giorno rischiano la vita al servizio dei nostri paesi. Stando qui oggi, è difficile non sentire il peso della storia sulle mie spalle, perché il rapporto moderno tra le nostre due nazioni e i nostri popoli non abbraccia soltanto 250 anni, ma oltre quattro secoli. È straordinario pensare che io sia il diciannovesimo nella nostra linea di sovrani a seguire con quotidiana attenzione gli affari dell’America. Vengo dunque qui oggi con il massimo rispetto per il Congresso degli Stati Uniti, questa cittadella della democrazia creata per rappresentare la voce di tutto il popolo americano, per promuovere diritti e libertà sacre. Parlando in questa rinomata aula di dibattito e deliberazione, non posso fare a meno di pensare alla mia defunta madre, la Regina Elisabetta, che nel 1991 ebbe anch’ella questo sacro onore e parlò sotto lo sguardo vigile della Statua della Libertà sopra di noi. Oggi sono qui, in questa grande occasione nella vita delle nostre nazioni, per esprimere la più alta stima e amicizia del popolo britannico verso il popolo degli Stati Uniti. Ora, come forse saprete, quando mi rivolgo al mio Parlamento a Westminster, seguiamo ancora un’antica tradizione e prendiamo in ostaggio un membro del Parlamento, trattenendolo a Buckingham Palace finché non faccio ritorno in sicurezza. Oggigiorno trattiamo il nostro ospite molto bene, al punto che spesso non vuole più andarsene. Non so, Signor Speaker, se ci siano volontari per questo ruolo qui oggi. Guardando indietro attraverso i secoli, Signor Speaker, emergono certi schemi, certe verità evidenti da cui possiamo imparare e trarre forza reciproca. Con lo spirito del 1776 nella mente, possiamo forse concordare che non sempre siamo d’accordo, almeno in prima battuta. In effetti, il principio stesso su cui fu fondato il vostro Congresso, “no taxation without representation”, fu allo stesso tempo un disaccordo fondamentale tra noi e un valore democratico condiviso che voi avete ereditato da noi. La nostra è una partnership nata da una disputa, ma non per questo meno forte. Forse, in questo esempio, possiamo intravedere che le nostre nazioni sono, in realtà, istintivamente affini, frutto delle comuni tradizioni democratiche, giuridiche e sociali su cui si fondano i nostri sistemi di governo ancora oggi. Attingendo a questi valori e tradizioni più e più volte, i nostri due paesi hanno sempre trovato il modo di unirsi. E, per Giove, Signor Speaker, quando abbiamo trovato quel modo di essere d’accordo, quali grandi cambiamenti sono stati realizzati - non solo a beneficio dei nostri popoli, ma di tutti i popoli. Questo, credo, è l’ingrediente speciale della nostra relazione. Come osservò lo stesso Presidente Trump durante la sua visita di Stato in Gran Bretagna lo scorso autunno, il legame di parentela e identità tra America e Regno Unito è inestimabile ed eterno. È insostituibile e indissolubile. Signor Speaker, questa non è affatto la mia prima visita a Washington, D.C., la capitale di questa grande repubblica. È, infatti, la mia ventesima visita negli Stati Uniti, e la mia prima come Re e capo del Commonwealth. Questa è una città che simboleggia un periodo della nostra storia condivisa, o, come avrebbe potuto dire Charles Dickens, “Una storia di due George”: il primo presidente, George Washington, e il mio antenato di cinque generazioni, Re Giorgio III. Re Giorgio, come sapete, non mise mai piede in America. E vi assicuro, signore e signori, che non sono qui come parte di qualche astuta azione di retroguardia. I Padri Fondatori furono ribelli coraggiosi e visionari con una causa. Duecentocinquant’anni fa - o, come diciamo nel Regno Unito, proprio l’altro giorno - dichiararono l’indipendenza bilanciando forze contrapposte e traendo forza dalla diversità. Unirono 13 colonie disparate per forgiare una nazione sull’idea rivoluzionaria della vita, della libertà e della ricerca della felicità. Portarono con sé e portarono avanti la grande eredità dell’Illuminismo britannico, così come ideali che avevano una storia ancora più profonda nel diritto comune inglese e nella Magna Carta. Queste radici sono profonde e sono ancora vitali. La nostra Dichiarazione dei Diritti del 1689 non fu solo il fondamento della nostra monarchia costituzionale, ma fornì anche la fonte di molti dei principi ribaditi, spesso parola per parola, nella Carta dei Diritti americana del 1791. E queste radici risalgono ancora più indietro nella storia. La U.S. Supreme Court Historical Society ha calcolato che la Magna Carta è citata in almeno 160 casi della Corte Suprema dal 1789, non da ultimo come fondamento del principio secondo cui il potere esecutivo è soggetto a controlli e contrappesi. Questo è il motivo per cui esiste una pietra lungo il Tamigi, a Runnymede, dove la Magna Carta fu firmata nel 1215. Questa pietra ricorda che un acro di quel sito antico e storico fu donato agli Stati Uniti d’America dal popolo del Regno Unito per simboleggiare la nostra comune determinazione a sostenere la libertà e in memoria del Presidente John F. Kennedy. Distinti membri del 119° Congresso, è qui, in queste stesse sale, che questo spirito di libertà e la promessa dei fondatori dell’America sono presenti in ogni sessione e in ogni voto espresso non dalla volontà di uno solo, ma dalla deliberazione di molti, rappresentando il mosaico vivente degli Stati Uniti nei nostri due paesi. È proprio il fatto delle nostre società vivaci, diverse e libere che ci dà la nostra forza collettiva, anche nel sostenere le vittime di alcuni dei mali che purtroppo esistono nelle nostre società oggi. E, Signor Speaker, per molti qui e per me stesso, la fede cristiana è un’ancora salda e un’ispirazione quotidiana che ci guida non solo personalmente, ma insieme come membri della nostra comunità. Avendo dedicato gran parte della mia vita ai rapporti interreligiosi e a una maggiore comprensione, è quella fede nel trionfo della luce sulle tenebre che ho visto confermata innumerevoli volte. Attraverso essa, sono ispirato dal profondo rispetto che si sviluppa quando persone di fedi diverse crescono nella comprensione reciproca. Per questo è mia speranza, la mia preghiera, che in questi tempi turbolenti, lavorando insieme e con i nostri partner internazionali, possiamo impedire che gli aratri si trasformino in spade. Sono consapevole che siamo ancora nel periodo pasquale, la stagione che rafforza maggiormente la mia speranza. È per questo che credo con tutto il cuore che l’essenza delle nostre due nazioni sia una generosità di spirito e un dovere di promuovere la compassione, favorire la pace, approfondire la comprensione reciproca e valorizzare tutte le persone, di tutte le fedi e anche di nessuna. L’alleanza che le nostre due nazioni hanno costruito nel corso dei secoli, e per la quale siamo profondamente grati al popolo americano, è davvero unica, e fa parte di quella che Henry Kissinger descrisse come la visione elevata di Kennedy di una partnership atlantica fondata su due pilastri: Europa e America. Questa partnership, credo, Signor Speaker, è oggi più importante che mai. Il primo sovrano britannico regnante a mettere piede in America fu mio nonno, Re Giorgio VI. Visitò il paese nel 1939 con la mia amata nonna, la Regina Elisabetta, la Regina Madre. Le forze del fascismo in Europa avanzavano, e poco dopo gli Stati Uniti si unirono a noi nella difesa della libertà. I nostri valori condivisi prevalsero. Oggi ci troviamo in una nuova era, ma quei valori restano. È un’era che per molti aspetti è più instabile e più pericolosa del mondo di cui parlò mia madre in quest’aula nel 1991. Le sfide che affrontiamo sono troppo grandi perché una sola nazione possa sostenerle da sola. Ma in questo ambiente imprevedibile, la nostra alleanza non può basarsi solo sui risultati passati né dare per scontato che i principi fondamentali persistano automaticamente. Come ha detto il mio primo ministro il mese scorso, la nostra è una partnership indispensabile. Non dobbiamo trascurare tutto ciò che ci ha sostenuto negli ultimi 80 anni. Dobbiamo invece costruirci sopra. Il rinnovamento oggi comincia dalla sicurezza. Il Regno Unito riconosce che le minacce che affrontiamo richiedono una trasformazione della difesa britannica. Per questo il nostro paese ha deciso, per essere pronto al futuro, il più grande aumento sostenuto della spesa per la difesa dalla Guerra Fredda - periodo durante il quale, oltre 50 anni fa, ho servito con immenso orgoglio nella Royal Navy, seguendo le orme navali di mio padre il Principe Filippo, Duca di Edimburgo, di mio nonno Re Giorgio VI, del mio prozio Lord Mountbatten e del mio bisnonno Re Giorgio V. Quest’anno segna anche il 25° anniversario dell’11 settembre. Questa atrocità fu un momento decisivo per l’America, e il vostro dolore e shock furono sentiti in tutto il mondo. Durante la mia visita a New York, mia moglie ed io renderemo nuovamente omaggio alle vittime, alle famiglie e al coraggio mostrato di fronte a una perdita terribile. Eravamo al vostro fianco allora e siamo al vostro fianco oggi, nel solenne ricordo di un giorno che non sarà mai dimenticato. Subito dopo l’11 settembre, quando la NATO invocò per la prima volta l’Articolo 5 e il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite fu unito di fronte al terrorismo, rispondemmo insieme, come i nostri popoli hanno fatto per oltre un secolo, fianco a fianco attraverso due guerre mondiali, la Guerra Fredda, l’Afghanistan e momenti che hanno definito la nostra sicurezza condivisa. Oggi, Signor Speaker, quella stessa incrollabile determinazione è necessaria per la difesa dell’Ucraina e del suo popolo così coraggioso. È necessaria per garantire una pace davvero giusta e duratura. Dalle profondità dell’Atlantico ai ghiacci artici che si stanno sciogliendo in modo disastroso, l’impegno e la competenza delle Forze Armate degli Stati Uniti e dei loro alleati sono al cuore della NATO - impegnati nella difesa reciproca, nella protezione dei nostri cittadini e interessi, nel mantenere nordamericani ed europei al sicuro dai nostri avversari comuni. I nostri legami di difesa, intelligence e sicurezza sono intrecciati in modo strutturale attraverso relazioni misurate non in anni, ma in decenni. Oggi, migliaia di militari statunitensi, funzionari della difesa e le loro famiglie sono di stanza nel Regno Unito, mentre personale britannico serve con uguale orgoglio in 30 Stati americani. Costruiamo insieme gli F-35 e abbiamo concordato il più ambizioso programma di sottomarini della storia, AUKUS. E lo facciamo in partnership con l’Australia, un Paese di cui sono anche immensamente orgoglioso di essere sovrano. Non intraprendiamo insieme queste straordinarie iniziative per sentimento. Lo facciamo perché costruiscono una maggiore resilienza condivisa per il futuro, rendendo i nostri cittadini più sicuri per le generazioni a venire. I nostri ideali comuni non sono stati solo cruciali per la libertà e l’uguaglianza, ma sono anche il fondamento della nostra prosperità condivisa. Lo stato di diritto, la certezza di regole stabili e accessibili, un sistema giudiziario indipendente, la risoluzione delle controversie e una giustizia imparziale: queste caratteristiche hanno creato le condizioni per secoli di crescita economica senza pari nei nostri due paesi. Per questo i nostri governi stanno concludendo nuovi accordi economici e tecnologici per scrivere il prossimo capitolo della nostra prosperità comune e garantire che l’ingegno britannico e americano continui a guidare il mondo. Le nostre nazioni stanno unendo talenti e risorse nelle tecnologie del futuro: nella fusione nucleare, nel calcolo quantistico, nell’intelligenza artificiale e nella scoperta di farmaci, con la promessa di salvare innumerevoli vite. Più in generale, celebriamo i 430 miliardi di dollari di scambi annuali in crescita, i 1.700 miliardi di dollari di investimenti reciproci che alimentano questa innovazione e i milioni di posti di lavoro su entrambe le sponde dell’Atlantico. Queste sono solide basi su cui continuare a costruire per le generazioni future. I nostri legami nell’istruzione, nella ricerca e nello scambio culturale rafforzano cittadini e futuri leader di entrambi i paesi. La Marshall Scholarship, intitolata al grande generale George Marshall e di cui sono orgoglioso patrono, è emblematica del legame tra i nostri paesi. Dalla sua fondazione, oltre 2.300 borse di studio sono state assegnate, aprendo le porte agli americani di ogni estrazione per studiare nelle principali università del Regno Unito. Guardando ai prossimi 250 anni, dobbiamo anche riflettere sulla nostra responsabilità condivisa di proteggere la natura, il nostro bene più prezioso e insostituibile. Per millenni, ben prima che esistessero le nostre nazioni, prima di qualsiasi confine, le montagne della Scozia e degli Appalachi erano una cosa sola: una catena continua nata dall’antica collisione dei continenti. Le meraviglie naturali degli Stati Uniti d’America sono davvero un patrimonio unico, e generazioni di americani hanno risposto a questa responsabilità. Leader indigeni, politici e civili, persone delle comunità rurali e urbane, hanno contribuito a proteggere e custodire quella che il Presidente Theodore Roosevelt definì la “gloriosa eredità” di questa terra. Eppure, mentre celebriamo la bellezza che ci circonda, la nostra generazione deve decidere come affrontare il collasso dei sistemi naturali critici, che minaccia ben più dell’armonia e della diversità della natura. Ignoriamo a nostro rischio il fatto che questi sistemi naturali - in altre parole, l’economia della natura - forniscono il fondamento della nostra prosperità e della nostra sicurezza nazionale. La storia del Regno Unito e degli Stati Uniti è, nel suo cuore, una storia di riconciliazione, rinnovamento e straordinaria partnership. Dalle amare divisioni di 250 anni fa, abbiamo forgiato un’amicizia che è cresciuta fino a diventare una delle alleanze più importanti della storia umana. Prego con tutto il cuore che la nostra alleanza continui a difendere i nostri valori condivisi con i nostri partner in Europa, nel Commonwealth e nel mondo, e che ignoriamo i richiami a diventare sempre più ripiegati su noi stessi. Signor Speaker, Signor Vicepresidente, illustri signore e signori, le parole dell’America hanno peso e significato, come è stato fin dall’indipendenza. Le azioni di questa grande nazione contano ancora di più. Il Presidente Lincoln lo comprese molto bene quando disse nel discorso di Gettysburg che il mondo può prestare poca attenzione a ciò che diciamo, ma non dimenticherà mai ciò che facciamo. E così, agli Stati Uniti d’America, nel vostro 250° anniversario, che i nostri due paesi si riconsacrino l’uno all’altro nel servizio disinteressato ai nostri popoli e a tutti i popoli del mondo. Dio benedica gli Stati Uniti e Dio benedica il Regno Unito". Se hai apprezzato questo intervento, se ritieni che questo spazio di informazione indipendente vada salvaguardato, iscriviti al Blog: dangelodario.it/iscriviti O scarica l'app per iPhone per restare sempre aggiornato: apps.apple.com/it/app/il-blog… Ti ringrazio.
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Ukr Embassy to Italy
Ukr Embassy to Italy@UKRinIT·
Gli episodi di aggressione e discriminazione contro persone con bandiere ucraine durante le celebrazioni odierne sono assolutamente inaccettabili. La bandiera ucraina è oggi simbolo della lotta per la libertà, l’indipendenza, la democrazia e la vita umana — contro la brutale guerra della Russia, la più grande guerra dalla Seconda guerra mondiale. Siamo sinceramente grati al Governo italiano e a tutti gli italiani che sostengono l’Ucraina e il popolo ucraino nella lotta per la vita e il futuro. La violenza contro chi si oppone alle uccisioni quotidiane di persone innocenti, alla deportazione dei bambini e ai tentativi della Russia di distruggere uno Stato indipendente e il suo popolo suscita profonda indignazione e totale incomprensione. Questo non deve ripetersi.
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Dario D'Angelo
Dario D'Angelo@dariodangelo91·
🚨🪖🇲🇱🇷🇺 Mali nel caos. Scene di guerra urbana nel mezzo di una massiccia offensiva simultanea condotta dai jihadisti di Jama'at Nasr al-Islam wal-Muslimin e dai ribelli tuareg del Front de Libération de l’Azawad. A essere prese di mira postazioni dell'esercito maliano e dei russi di Africa Corps. Segnalato l'abbattimento di almeno un elicottero dell'aeronautica maliana. Reports in attesa di conferma riferiscono della possibile cattura o uccisione del ministro della Difesa, Sadio Camara. Scontri a fuoco segnalati nella città di Kati, poco distante dalla capitale Bamako, come a Gao e Kidal.
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Teatro La Fenice
Teatro La Fenice@teatrolafenice·
Il 25 aprile è una doppia festa 'sacra' per noi: alla liberazione si aggiunge la celebrazione del Patrono di Venezia, San Marco. Vi proponiamo l'ascolto dell'Inno a San Marco Viva el Doge, Viva el Mar (rielaborazione per Coro e Orchestra di Ulisse Trabacchin) interpretato dal nostro Coro e Orchestra.
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EPP Group
EPP Group@EPPGroup·
Humble. Grateful. Honoured. We conclude our Study Days in Rome with an audience with His Holiness, Pope Leo XIV. Christian values are at the core of our work, and having the opportunity to speak with the Pope is an immeasurable honour. Thank you, @Pontifex.
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David Carretta
David Carretta@davcarretta·
Buon 25 aprile alla resistenza ucraina
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EPP Group
EPP Group@EPPGroup·
𝗖𝗛𝗥𝗜𝗦𝗧𝗜𝗔𝗡 𝗗𝗘𝗠𝗢𝗖𝗥𝗔𝗖𝗬 𝗔𝗡𝗗 𝗘𝗨𝗥𝗢𝗣𝗘𝗔𝗡 𝗥𝗘𝗦𝗣𝗢𝗡𝗦𝗜𝗕𝗜𝗟𝗜𝗧𝗬 by @ManfredWeber and @letiziamoratti Celebrating the fiftieth anniversary of the European People’s Party in Rome on the weekend of the 25 April is not a rhetorical exercise, but a political act: returning to our roots to understand who we are and where we want to go. These roots are also grounded in the “White Resistance”, that of Christian Democrats and liberals who opposed Nazism and Fascism out of conscience before ideology. Thousands of men and women paid with imprisonment, and often with their lives, for their commitment to non-negotiable values. This is where we must begin to address the still divisive question of what 25 April represents. 25 April does not belong to any single political side. It is the founding moment of Italian democracy, the day on which the country regained its freedom thanks to the contribution of different traditions, Catholic, liberal, and socialist. The “White Resistance” shows that a democratic, European centre-right exists, rooted in Christian values, which played a key role in the liberation and in the building of the Republic. We are the heirs of that history. This legacy defines the nature of the Christian Democratic centre-right in Europe, embodied by the EPP. A political force driven by what it stands for, not by opposition to others. Freedom, human dignity, solidarity, the rule of law, Europe: this is what distinguishes EPP from extremism. The issue of so-called “cordons sanitaires” cannot be reduced to slogans. The EPP does not define itself by exclusion, but by the values it defends: freedom and democracy, European integration, the social market economy, the rule of law, international responsibility, starting with support for Ukraine. On these principles, there can be no compromise. In a democracy, it may happen that different political forces vote the same way on individual issues. This does not imply an alliance, because votes are counted, but values are chosen. And we have made our choice. The EPP remains a bulwark against all forms of extremism, but we cannot ignore democratic discontent. If many citizens are moving away from traditional politics and turning towards sovereigntist and populist movements, we must reflect on the causes: fear of economic decline, migration, insecurity, an increasingly fragmented society and the growing distance between institutions and citizens. For too long, politics has replaced ideas with numbers, and politics with technocracy. But democracies live on vision. It is up to the European People’s Party family to listen, understand, and bring people together, while keeping a firm line against all extremism. This is the difference: extremists simplify, we govern; they divide, we unite; they protest, we solve problems. It is the European Union that has guaranteed decades of peace and freedom after Nazism and Fascism. Today, this means strengthening the European dimension of democracy and our values. The major challenges, security, growth, innovation, welfare, migration, cannot be addressed at national level alone. Europe is the concrete space of contemporary democracy, and for this reason the EPP is calling for a new constituent phase towards the realisation of a European Constitution. 25 April reminds us where we come from. The EPP reminds us who we are: heirs of a freedom that was won, guardians of a democracy that was built, and responsible for a Europe that must be strengthened. This is our strength. This is our responsibility.
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Željana Zovko
Željana Zovko@ZovkoEU·
Bilo mi je zadovoljstvo predsjedati panelom Odgovornost Euope u fragmentiranom svijetu-vizija crkve zajedno s prof. s. Helen Alford, mgr. Fortunatusom Nwachukwuom i s. Alessandrom Smerilli. Crkva je oduvijek bila duhovni i moralni kompas Europe, oblikujući njezine vrijednosti, identitet i viziju. Ti isti temeljni principi duboko odzvanjaju unutar tradicije kršćanske demokracije, na kojoj je @EPPgroup čvrsto utemeljena. U vremenu dubokih globalnih promjena, dijalog između vjere i javnog života nije samo važan – on je danas neophodan više nego ikad.
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Manfred Weber
Manfred Weber@ManfredWeber·
Ports are not just about trade—they are vital to Europe’s security, resilience, and global connectivity. Our @EPPGroup High-Level European Ports Summit brings together law enforcement, authorities, security experts, and academia to share views on the future of Europe’s ports.
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Constantinos Kombos
Constantinos Kombos@ckombos·
On #Ukraine, we need to make sure that we have the release of the 90 billion loan, and also the completion of the adoption of the 20th sanctions package. On both of those, the Cyprus Presidency will intensify political work. The stability of #Lebanon is important for the stability of the region. Cyprus has been advocating for the closer involvement and engagement of the European Union. The security of the Gulf and the security of the EU are interlinked. These are points we will be pushing forward in our conversations and discussions today, and also during the informal #EUCO in the next few days, where we'll be receiving President Aoun, among other leaders. My statement at the Foreign Affairs Council in Luxembourg. #FAC
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Apostolos Tzitzikostas
Apostolos Tzitzikostas@tzitzikostas·
🇪🇺🛫 Good progress today in Brussels on passengers’ rights. At the European Parliament, together with President @RobertaMetsola, MEPs and the @CY2026EU, we worked through key negotiations and moved closer to practical solutions. Our goal: cutting unnecessary barriers and making travel simpler, fairer and more affordable for everyone.
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Ursula von der Leyen
Ursula von der Leyen@vonderleyen·
Congratulations to Rumen Radev on his victory in the parliamentary elections. Bulgaria is a proud member of the European family and plays an important role in tackling our common challenges. I look forward to working together, for the prosperity and security of Bulgaria and Europe.
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Global Statistics
Global Statistics@Globalstats11·
The True Size of Italy 🇮🇹
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Paolo De Castro
Paolo De Castro@paolodecastro·
L’intervento di USA e di Israele contro l’Iran ha probabilmente sottovalutato l’impatto che una chiusura prolungata dello stretto di Hormuz avrebbe avuto sulla disponibilità dei fertilizzanti per l’agricoltura non solo in Europa, ma anche in Asia e in Africa! Infatti circa i 2/3 dei fertilizzanti azotati e dello zolfo per produrre i fosfati hanno una provenienza dai paesi del Golfo! Il rischio è una crisi alimentare globale!! The coming global food crisis ft.com/content/36343e… via @ft
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