Massimo Vassallo

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Massimo  Vassallo

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@MassimoMec

Padre e marito - Libero sognatore - Autonomista

Trento, Trentino-Alto Adige Katılım Temmuz 2014
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Alessandro
Alessandro@90ordnasselA·
Mi limito a dire: Pepo Martinez merita di essere il numero uno dell’FC Internazionale.
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Fabrizio Biasin
Fabrizio Biasin@FBiasin·
In questa stagione Stefan de Vrij ha messo insieme 15 presenze e 995 minuti complessivi, ovvero molto pochi. Eppure non ha detto “beh” e quando è stato chiamato in causa ha sempre dato il suo contributo, esattamente come ieri. In un gruppo vincente “i Lautaro” sono indispensabili, ovvio, ma è fondamentale avere anche “i de Vrij”, giocatori professionalmente realizzati e capaci di mettere l’interesse della squadra davanti al loro. Stefan de Vrij, 34 anni, da anni è un simbolo di questo gruppo. Anche con soli 995 minuti in campo.
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Paolo Ziliani
Paolo Ziliani@ZZiliani·
Quando nel 2019 un mio articolo sul Fatto Quotidiano su uno sconcio imbroglio di Malagò portò a un'interrogazione parlamentare, a un'inchiesta e alle dimissioni del presidente di Lega Miccichè Giovanni Malagò, l'uomo che al 90% succederà a Gravina come presidente federale, era allora commissario di Lega: in combutta con Agnelli, Cairo & C. truccò in modo vergognoso l'elezione di Miccichè a presidente. Una truffa in piena regola che finì in Parlamento, fece scattare un'inchiesta del procuratore Pecoraro e portò alle dimissioni di Miccichè AVVISO AGLI ABBONATI. Per motivi di salute tornerò a scrivere per il mio profilo “Palla Avvelenata” solo a partire da sabato 18: mi scuso per il fastidio procurato da questa mia sia pur breve breve assenza. Ma non vi lascio a bocca asciutta. Visto che presto ci sarà l’elezione del nuovo presidente federale che prenderà il posto di Gabriele Gravina, l’Attila del calcio italiano, e che la prospettiva è quella di cadere dalla padella alla brace con l’elezione - che pare annunciata - di Giovanni Malagò già presidente del CONI, per rammentare a tutti chi è e cos’è stato in grado di fare Malagò incrociando il suo cammino - in quanto commissario di Lega - con il movimento calcistico, pubblico qui integralmente il mio articolo uscito l’11 ottobre 2019 sul Fatto Quotidiano che denunciò lo scandalo del colossale imbroglio dell’elezione di Miccichè a presidente di Lega, imbroglio ordito in combutta con Andrea Agnelli, Urbano Cairo e altri dirigenti di Serie A dal commissario Malagò. Il mio articolo fu al centro di un’interrogazione parlamentare presentata al Senato dal Movimento 5 Stelle a firma di Elio Lannutti e altri senatori e diede il la all’inchiesta aperta dall’allora procuratore Pecoraro che portò di lì a poco alle dimissioni dell’eletto - ma ineleggibile - Miccichè. Insomma, dopo Gravina avremo Malagò cui il bene del calcio sta a cuore come il bene delle minorenni stava a cuore a Epstein. Qui di seguito il mio articolo dell’11 ottobre 2019 sulla sconcia truffa di Malagò & Friends e il testo integrale dell’interrogazione parlamentare presentata al Senato dal Movimento 5 Stelle. Seguiranno domani e dopodomani gli articoli che documentarono la conclusione della losca, disonorevole, ignominiosa vicenda. Atto a cui si riferisce: S.4/02302 LANNUTTI, COLTORTI, BOTTO, CROATTI, DONNO, PAVANELLI, MAUTONE, LEONE - Al Ministro per le politiche giovanili e lo sport. - Premesso che: l’11 ottobre 2019 su “il Fatto Quotidiano” è... Atto Senato Interrogazione a risposta scritta 4-02302 presentata da ELIO LANNUTTI martedì 15 ottobre 2019, seduta n.155 LANNUTTI, COLTORTI, BOTTO, CROATTI, DONNO, PAVANELLI, MAUTONE, LEONE - Al Ministro per le politiche giovanili e lo sport. - Premesso che: l’11 ottobre 2019 su “il Fatto Quotidiano” è apparso un articolo a firma di Paolo Ziliani dal titolo eloquente “Lega Serie A, l’elezione del presidente è fuorilegge”. Nell’articolo si spiega che l’elezione del presidente della Lega di Serie A, Gaetano Micciché, sarebbe finita nel mirino della Procura Federale. Il procuratore Giuseppe Pecoraro starebbe infatti indagando sulla regolarità della votazione, avvenuta il 19 marzo 2018, su spinta del presidente del Coni, all’epoca commissario della Lega Calcio, Giovanni Malagò; nell’articolo di Ziliani, in particolare, si spiega che l’elezione di Micciché non sarebbe avvenuta a scrutinio segreto, ma per alzata di mano, in evidente contrasto con quanto stabilito dall’articolo 9, comma 8, dello Statuto della Serie A, in vigore dal 7 novembre 2017, che recita: “Tutte le votazioni che riguardano persone devono tenersi a scrutinio segreto”; nell’articolo viene messa in discussione la stessa candidabilità di Micciché. Nello statuto della Lega è infatti previsto che il candidato non abbia “alcun rapporto a qualsiasi titolo con le società associate, e/o con gli azionisti di riferimento e le controllate delle società associate, e/o con il gruppo di appartenenza delle società associate, e/o con altra lega professionistica”. Si specifica, inoltre, che “presidente e amministratore delegato devono essere necessariamente indipendenti”. Requisiti che Micciché non aveva il 19 marzo 2018, poiché dal 2016 siede nel Consiglio di amministrazione di Rcs in quota Cairo Communications, la società di Urbano Cairo, numero uno del Torino, e poiché, nella veste di presidente di Banca Imi (carica che riveste dall’aprile 2016), Micciché ha sostenuto la scalata del numero uno del Torino a via Solferino, sfidando apertamente Mediobanca, oltre al fatto che sempre Micciché ha intrecciato la propria carriera di banchiere con quella di molti dei presidenti che siedono in Lega calcio; il 9 ottobre 2019 la testata “Business insideItalia” ha raccontato che per superare questo evidente conflitto di interesse è stata trovata una soluzione, con una modifica allo statuto della Lega (articolo 9.6.c e 9.6.d) fatta all’ultimo minuto: «Si aggiunge una frase che sembra scritta ad hoc per Micciché: “Con riferimento alla sola figura del presidente, l’assemblea, con voto unanime, può eleggere un presidente che, in virtù di incarichi di rappresentanza e/o amministrazione ricoperti in un’istituzione privata di rilevanza nazionale abbia rapporti con le società associate, e/o con gli azionisti di riferimento e le controllate delle società associate, e/o con il gruppo di appartenenza delle società associate, e/o con altra lega professionistica”». Con questa modifica, dunque, per essere eletto a Micciché è sufficiente l’unanimità. Ed è qui che si verifica l’anomalia di cui parla il Fatto quotidiano. Poiché evidentemente la certezza dell’unanimità non era scontata, ecco lo stratagemma “anomalo” raccontato nell’articolo di Ziliani: «Come si legge nel verbale dell’assemblea, al termine della discussione Andrea Agnelli “propone di procedere all’elezione per acclamazione”», nonostante i presenti avessero già votato, mettendo la scheda nell’urna, come prevede lo Statuto della Lega. Il giornalista spiega che a quel punto «Malagò è sveglissimo a cogliere la palla al balzo proclamando “eletto per acclamazione” Micciché. E i voti depositati nell’urna? Malagò dispone che non siano scrutinati, ma piombati in un plico, sigillati e chiusi nella cassaforte della Lega»; nell’articolo si dà evidenza che in questo momento si sta consumando tra i presidenti della serie A un duro scontro, con Agnelli e Cairo, da una parte, e Lotito e Preziosi, dall’altra. Una guerra dove, spiega Ziliani nel suo articolo, «Lotito & company chiedono l’annullamento della nomina di Micciché, che fu pilotata da Malagò e imposta dalle pressioni prima di Agnelli e poi del dirigente della Roma Baldissoni». E «la cui battaglia finale riguarderà la vendita dei diritti tv per il triennio 2021-2024 (a Mediapro come vorrebbero Lotito e Preziosi, a Sky come vorrebbero Agnelli e Cairo)»; l’assemblea della Lega di Serie A ha valutato “positivamente l’ipotesi di realizzazione del Canale della Lega (ai sensi dell’articolo 13 della legge Melandri)”, si fa ancora più evidente il conflitto d’interesse di Micciché che, in caso di realizzazione della Tv, risulterebbe presidente di una Lega che ha un suo canale e contestualmente membro del Cda di un gruppo editoriale, soprattutto nei momenti delicati come quelli dell’assegnazione dei diritti audiovisivi per il calcio, si chiede di sapere: se l’elezione per acclamazione di Gaetano Micciché sostenuto da Agnelli, Cairo e Malagò, nonostante ci volesse il voto segreto, nella guerra tra bande dei presidenti di Serie A, la cui battaglia finale riguarderà la vendita dei diritti Tv per il triennio 2021-2024 a Mediapro voluta dai primi, a Sky dai secondi, non abbia rappresentato l’ennesima gravissima violazione di qualsiasi regola basilare in un settore finanziato in gran parte dai fondi pubblici, che dovrebbe rappresentare l’esempio di correttezza, lealtà, trasparenza, onestà, i cui valori e principi sarebbero stati ripetutamente traditi dalla gestione poco “sportiva” di Giovanni Malagò; se Micciché presidente di Banca Imi, che fa ancora parte del Cda della Rcs di Cairo da lui supportato come Banca IMI nella scalata al gruppo Rcs Corriere della Sera di Via Solferino, rappresentante dei presidenti delle squadre di calcio di Serie A, molti dei quali debitori della stessa Banca Imi, non rappresenti un gigantesco conflitto di interessi; se il Ministro in indirizzo, in base alle sue competenze e responsabilità, non ritenga opportuno avviare accertamenti per appurare se vi siano state anomalie e se tuttora sussista un conflitto di interesse che avrebbero dovuto precludere la candidatura di Micciché a presidente della Lega, considerando che quanto esposto ha evidenziato quello che agli interroganti appare come un difetto del requisito di indipendenza, che si è proceduto con una modifica all’ultimo minuto dello Statuto della Lega che invece avrebbe avuto bisogno dell’approvazione della Figc per entrare in vigore e, infine, che si sarebbe dovuto procedere ad elezioni con scrutinio segreto, anziché palese; quali misure urgenti si intendano attivare per ripristinare trasparenza, legalità e rispetto delle regole e se non si ritenga doveroso, alla luce dei fatti e ripetuti misfatti della discutibile gestione di Malagò, l’inevitabile commissariamento per offrire allo sport italiano un segnale di cambiamento. (4-02302) P.S. Se l'articolo ti è piaciuto, considera la possibilità di abbonarti al mio account “Palla Avvelenata” su Substack paoloziliani.substack.com Con 6 euro al mese o 60 all'anno mi sosterrai nel mio lavoro di giornalismo-verità e avrai ogni giorno una buona lettura e un'informazione libera che nessuno ti dà, anzi che spesso ti viene nascosta
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Paolo Ziliani
Paolo Ziliani@ZZiliani·
Il totale disprezzo di Sky verso gli abbonati che devono sorbirsi le telecronache partigiane di Marocchi manco fossero su Juve Channel A settembre in Juventus-Dortmund Marocchi si disperava perché i bianconeri non accentuavano e non drammatizzavano le cadute per indurre l'arbitro a dare punizione; l'altro ieri a Istanbul altro commento da tifoso sfegatato che lo ha portato dall'euforia alla più cupa disperazione. Ma chi paga l'abbonamento non vuole ascoltare telecronache di parte: non tutti tifano Juventus e la corretta informazione è un'altra cosa PREMESSA Galatasaray-Juventus 5-2 Borussia Dortmund-Atalanta 2-0 Bodo Glimt-Inter 3-1 Se a far pena fossero solo le nostre squadre in campo sarebbe già una consolazione. Invece… SVOLGIMENTO Ricordate quando si sparse la notizia che Sky Sport aveva licenziato due giovani stagisti che in un fuori onda erano stati inquadrati, alle spalle del conduttore, intenti a esultare per un gol segnato dall’Inter contro il Verona? Erano i primi di novembre e la notizia fece così scalpore da indurre il direttore Federico Ferri, che aveva reso pubblica una lettera aperta indirizzata alla redazione in cui esprimeva il suo sdegno per l’accaduto (“Oggi la redazione si è resa protagonista di una scena indegna della nostra professione e del prestigio e della serietà che contraddistinguono e devono contraddistinguere Sky Sport. Dico “la redazione”, ovvero tutti noi, perché per la gente fuori di qui non ci sono i singoli responsabili, ma c’è Sky Sport, punto. E quando uno di noi si rende protagonista di una brutta figura, la facciamo tutti. Esultare per il gol di una squadra, qualsiasi essa sia, in qualsiasi partita, e mettere in scena baracconate da bar o da stadio (purtroppo vale anche per le tribune stampa, ma questo è un altro discorso), è inaccettabile sempre, a maggior ragione se la scena finisce in onda. I responsabili sono stati individuati e saranno puniti”), da indurre il direttore Ferri, dicevo, a recedere dal suo proposito punitivo e a perdonare i due giovani stagisti resisi colpevoli di tifo. Al fatto dedicai una riflessione e un commento in un articolo datato 5 novembre e intitolato “Ma Sky Sport che caccia due stagisti per un’esultanza fuori onda è la stessa tv che fu sponsor della Juve e house organ ai tempi di CR7, che licenziò Adani: la tv di Marocchi, Mauro e Ilaria D’Amico?” accompagnato dal sottotitolo: “Quanta ipocrisia dietro il licenziamento dei due aspiranti giornalisti: il direttore Ferri chiede sobrietà e imparzialità ma dimentica decenni di narrazione pro Juve con tratti a dir poco fantozziani”. La querelle in casa Sky aveva sollevato, per i suoi tratti grotteschi, l’attenzione di tutti: durata però lo spazio di un mattino. Quando la piattaforma comunicò che nessun licenziamento, contrariamente a quanto trapelato, sarebbe stato preso, la cosa finì lì: come se “la mucca nel corridoio”, per dirla alla Bersani, cioè l’evidenza di un problema reale e enorme che era ed è sotto gli occhi di tutti ma che tutti minimizzano o addirittura ignorano avesse smesso di rendersi palese. Come i miei abbonati e i miei lettori sanno, questa caduta d’attenzione non vale per me. Scrivere col senno di poi, tuffarmi cioè nel gregge dei pecoroni che vanno dove vanno tutti non mi ha mai interessato. Tant’è vero due mesi prima del “caso stagisti” proprio qui, nel mio account “Palla Avvelenata” su Substack, al problema, o meglio alla piaga del tifo dei media, specie il tifo in giacca e cravatta delle due principali piattaforme Sky e DAZN, avevo dedicato un pezzo intitolato “La pirateria uccide il calcio? Può darsi, ma Marocchi e Sky (e le pay tv che da trent’anni si comportano da succursali di Hurrà Juve) lo uccidono di più”, accompagnato dal sottotitolo “Era dai tempi di Massimo Mauro, quello che disse “Il VAR mi fa cagare”, che non si assisteva a un commento indecoroso come quello di Marocchi (invano contrastato da Borghi) ieri in Juventus-Borussia”. Scrivevo: “Va be’ che Sky Sport è stata addirittura sponsor di maglia, cioè lo sponsor principale della Juventus nella stagione 2004-05, quella finita nel mirino degli inquirenti di Calciopoli (e vi lascio immaginare l’attendibilità e la credibilità dei racconti che ai tempi ci venivano propinati nelle telecronache e negli approfondimenti in studio); va be’ che a Sky opinionista di punta è stato per anni (decenni) Massimo Mauro, ex giocatore della Juventus il cui equilibrio, la cui obiettività e il cui raziocinio lo portarono un giorno a dire (era il 23 aprile 2017): “Un mio amico interista di 80 anni, Cicillo, mi ha detto: è meglio fare la dialisi che guardare le partite dell’Inter. E lui è sotto dialisi (…) va be’ tutto, ma immaginare che un giorno lo “juventinismo” televisivo del soldato bianconero Massimo Mauro potesse essere superato a sinistra da uno “juventinismo” ancora più sfacciato, impudente e arrogante come quello mostrato ieri da Giancarlo Marocchi nella telecronaca a due voci con il sempre più sconcertato e imbarazzato Stefano Borghi (un vero eroe: ha sopportato di avere al suo fianco un ultrà della peggior specie e in occasione delle esternazioni più vergognose di Marocchi ha provato a confutarle rifacendosi alla chiarezza delle immagini e all’indiscutibilità del dettato regolamentare, in realtà finendo con l’irritare e innervosire ancor di più il compagno di viaggio), nessuno avrebbe mai potuto immaginarlo”. Era successo che Giancarlo Marocchi, 60 anni, ex calciatore della Juventus dall’88 al 96 divenuto poi opinionista televisivo, si era reso protagonista a fianco del telecronista (impeccabile) Stefano Borghi di interventi e considerazioni, in Juventus-Borussia 4-4 di Champions League, a tal punto disdicevoli, diseducativi e partigiani da dover essere rintuzzati e contrastati all’interno della stessa telecronaca dal sempre più allibito e sconcertato Stefano Borghi. “La narrazione che Marocchi, dal primo all’ultimo minuto di Juventus-Borussia, ha fatto di ogni azione che scorreva sotto gli occhi di tutti - avevo scritto - è stata talmente di parte, spudorata e indegna da disgustare, io credo, anche i tifosi bianconeri che ancora non hanno portato il cervello all’ammasso. Senza mostrare alcuna vergogna, e a dispetto dei “richiami” al regolamento che gli venivano puntualmente portati da Stefano Borghi, l’ex centrocampista juventino dell’era Moggi-Lippi-Agricola non ha fatto altro che lamentare inesistenti torti fatti dall’arbitro alla Juventus e dolersi del mancato ricorso a trucchi e inganni dei giocatori bianconeri al fine di evitare, o fare annullare, i gol degli avversari. La telecronaca di Marocchi è stata una vera “Spoon River” di nefandezze: una cosa indegna e disonorevole per lui, per Sky che lo paga e per gli spettatori che pagano Sky perchè paghi Marocchi”. Citavo poi alcuni esempi. “Minuto 55, Cambiaso in possesso di palla sbraccia all’altezza del viso di Yan Couto che lo contrasta e l’arbitro Letexier fischia la punizione a favore del Borussia. MAROCCHI: “Questi fischi… al di là che adesso va contro la Juve ma… io li trovo insopportabili. Insopportabili. Cioè questo… chi ha la palla ha il diritto di allargare le braccia e di proteggerle. Se dai una gomitata o un pugno a pugno chiuso… ma qui è evidente allargare le braccia; cioè, proprio… anche se avesse toccato il viso, mai e poi mai se arbitro io fischio”. BORGHI. “E però hai visto la mimica di Letexier: se tu arrivi a contatto col volto dell’avversario ti metti nella posizione di poter essere punito”. MAROCCHI. “No, ma l’avversario che è dietro non può prendere la palla. L’avversario che è dietro sta dietro”. Minuto 74, Thuram perde palla in un contrasto al limite dell’area con Sabitzer, Yan Couto s’impossessa del pallone e segna il gol del 3-2 per il Borussia con un tiro che batte Di Gregorio sul primo palo. BORGHI. “Le responsabilità di Di Gregorio sono evidenti”. MAROCCHI. “Ma perchè Thuram che subisce un mezzo fallo non pretende il fallo cadendo… accentuando… facendo qualcosa perché… guardate qui: c’è il contatto prima coi piedi, poi Couto prende palla e qui…”. BORGHI. “Il fallo non sembrava esserci perchè Sabitzer è andato…” MAROCCHI. “No no, però certe volte… vedi che adesso va dall’arbitro a protestare. Ma adesso è tardi, perchè non puoi tornare indietro per un contatto così minimo. C’è stato piede contro piede; poi dopo questo c’è stato il contrasto corpo contro corpo contro Couto: non è più fallo, non è più fischiabile”. Mi chiedevo e chiedevo: per quale motivo a raccontare le partite della Juventus Sky manda uno juventino sfegatato? Sky non è la tv della Juventus; Sky vive grazie ai soldi degli abbonati e non tutti sono tifosi della Juventus. E anche ammesso che i tifosi bianconeri siano cosi trinariciuti (dal vocabolario Treccani: “Trinariciuto. Che ha tre narici e ha pertanto caratteri non umani; appellativo polemico coniato dal giornalista e scrittore G. Guareschi (1908-1968) negli anni immediatamente successivi al secondo conflitto mondiale, per indicare, mettendoli in ridicolo, i militanti del Partito Comunista Italiano, con l’intento di stigmatizzarne la presunta estraneità al mondo civile”), siano così creduloni e acritici, cioè, da prendere per buone le affermazioni tifoidee di Marocchi, ci sono poi tutti gli altri: gli abbonati tifosi del Milan e del Napoli, dell’Inter e della Roma, dell’Ospitaletto e dell’Akragas e ci sono gli abbonati che sono semplici sportivi che amerebbero ascoltare, visto che pagano il servizio, una telecronaca credibile, obiettiva, professionale in cui la variabile tifo, che confligge con quella del buon giornalismo, non trovi spazio. Due sera fa Sky ha affidato la telecronaca di Galatasaray-Juventus a Federico Zancan affiancandogli Giancarlo Marocchi. E una volta di più abbiamo assistito a un racconto in cui la sensazione era quella di essere abbonati non a Sky ma al canale tv della Juventus. Sfortuna ha voluto, sfortuna per Marocchi intendo, che il fato lo abbia messo di fronte a una delle prove più terribili della sua seconda vita da juventino, quella da opinionista: raccontare una Juventus che avanti di un gol a fine primo tempo viene messa sotto nel secondo in cui ne imbarca 4 chiudendo la sfida sepolta sotto un 2-5. E non so voi, ma io a un certo punto ho iniziato a perdere interesse per il contenuto sportivo della partita e ho cominciato a seguirne un’altra, quella ancor più emozionante che Marocchi giocava con se stesso e che l’aveva visto salire dapprima sull’ottovolante dell’euforia, dell’eccitazione e dell’esaltazione più sfrenate per poi precipitarlo negli inferi della disperazione, dell’angoscia e del senso di rovina. Che Lang, il ripudiato da Conte, stesse vestendo i panni del giustiziere di Madama come già un anno fa ad Eindhoven; che Osimhen da solo stesse mandando nei matti l’intera difesa della Juventus; che Cabal mandato in campo al posto di Cambiaso, ammonito, per evitargli il rischio d’espulsione avesse raccolto due gialli in otto minuti e fosse stato espulso; che la Juventus stesse andando incontro a uno dei tracolli più clamorosi della sua storia, tutto questo aveva smesso di interessarmi. A rapirmi era il dramma umano di Marocchi, la sua costernazione, il suo sconforto, il suo senso di lutto che minuto dopo minuto, gol dopo gol crescevano, s’ingigantivano, trasudavano e traboccavano dal video ammantando il mondo di un infinito senso di pena. E insomma, tornando bomba e alla lettera aperta che il direttore Ferri scrisse sulla sconvenienza e sull’inopportunità di mostrarsi tifosi in tv (“Esultare per il gol di una squadra, qualsiasi essa sia, in qualsiasi partita, e mettere in scena baracconate da bar o da stadio è inaccettabile sempre”), in qualità di abbonato, di giornalista e di semplice sportivo per l’ennesima volta domando: perchè, visto che pago un abbonamento, devo avere in cambio da Sky il racconto di una partita in cui obiettività, imparzialità e equidistanza sono concetti sconosciuti e dove quel che sento è solo partigianeria e tifo? A me di un commento tifoso, interessato, di parte non frega nulla: lo considero una truffa. Io voglio ascoltare le telecronache che faceva Bruno Pizzul: per il quale le due squadre che si affrontavano pari erano. Chi vincesse o perdesse, a lui interessava zero. Se pago l’abbonamento a Sky e i club italiani vengono spazzati via nei playoff di Champions, voglio che qualcuno mi dia il suo parere, mi spieghi perchè è successo e perchè i club che ci hanno battuto sono stati più bravi; e non m’interessa assistere a un funerale come se un nostro caro ci avesse lasciato. Se pago un abbonamento a Sky, non voglio essere costretto ad abbassare il volume per non sentire quello che viene detto. Se pago l’abbonamento a Sky, non voglio ascoltare “Juve-tv”. P.S. Se l'articolo ti è piaciuto, considera la possibilità di abbonarti al mio account “Palla Avvelenata” su Substack paoloziliani.substack.com Con 6 euro al mese o 60 all'anno mi sosterrai nel mio lavoro di giornalismo-verità e avrai ogni giorno una buona lettura e un'informazione libera che nessuno ti dà, anzi che spesso ti viene nascosta
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Buongiorno da Pyongyang (ove tutto è Juventus)
2)21 gennaio, TACCHINARDI VUOLE VEDERE LE CARTE In seguito alla sentenza della Procura Federale che penalizza la Juve di 15 punti per il caso plusvalenze, un indignato Tacchinardi chiede di vedere le carte, per farci che cosa non si è mai saputo
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Fabrizio Biasin
Fabrizio Biasin@FBiasin·
Oggi è quel giorno dell’anno in cui la Ferrari può vincere il mondiale di F1.
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This history of Inter and AC Milan at the renowned San Siro.. 🏟️🇮🇹 It's absolutely devastating that this stadium will be closed soon. 💔
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Fabrizio Biasin
Fabrizio Biasin@FBiasin·
“Che imbarazzo se l’Inter perde anche questo campionato”. Ok. Tu pensa se lo perdono quelle avversarie che negli ultimi 5 anni hanno speso tanto e tanto e tanto di più.
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Paolo Ziliani
Paolo Ziliani@ZZiliani·
Il Milan di Allegri, un caso da studiare: gigante con le grandi, nano con le piccole, gioca in difesa rischiando continue imbarcate ma con due colpi di genio mette tutto a posto Il rocambolesco 3-1 di Como, che lo riporta a -3 dall'Inter e ricaccia indietro Napoli, Juventus e Roma, è stato lo specchio della stagione del Diavolo: 45 minuti passati in completa balìa dell'avversario e poi i lampi di classe dei suoi campioni e una vittoria che nel primo tempo sembrava irraggiungibile. Di fronte agli inenarrabili rischi che ad ogni match il Milan corre la domanda è: fino a quando può durare? Non c’è niente di male nel fatto che una squadra adotti un modulo più difensivo che offensivo (o viceversa), più speculativo che propositivo (o viceversa); le vie per andare in cerca della vittoria sono infinite e ogni allenatore ha la sua idea. C’è quello ardito e sempre al passo con i tempi (e le mode), c’è quello prudente e diffidente. Nella storia del Milan ad esempio c’è stato un tempo - correva l’anno, anzi la stagione 1993-94 - in cui la squadra, con Fabio Capello in panchina nella terza stagione del dopo Sacchi, vinse il titolo segnando - sembra incredibile dirlo - 36 gol in 34 partite: il che significa una media di 1,05 gol a partita. Quel Milan collezionò otto 0-0, vinse nove volte 1-0, cinque volte 2-1 e alla fine, segnando un gol più dell’Udinese e dell’Atalanta che finirono in B, vinse lo scudetto con 3 punti di vantaggio sulla Juventus che di gol ne aveva segnati 58, ossia 22 in più. Inutile dire che tutto questo fu possibile perchè quella squadra, anzi quello squadrone disponeva - e Capello ne era perfettamente consapevole - di una difesa insuperabile: era il Milan di Baresi e Maldini, Tassotti e Panucci, Galli e Costacurta, con Sebastiano Rossi in porta e Desailly davanti alla difesa. Un bunker inespugnabile. Tant’è vero che furono solo 15 i gol subiti, meno di mezzo a partita (0,44). Vi starete chiedendo: perchè questo preambolo? Mi sono lasciato andare a questo amarcord per arrivare a bomba e parlare del Milan di Allegri: che ha compiuto ieri l’impresa di tenere in vita l’interesse del campionato vincendo a Como e in questo modo dimezzando il distacco in classifica dall’Inter, da -6 a -3. Ebbene, se Fabio Capello ai tempi era considerato un allenatore difensivista... P.S. L'articolo continua sul mio account “Palla Avvelenata” su Substack paoloziliani.substack.com dove tra le altre cose potrai leggere a puntate il mio libro sul giallo della partita truccata Genoa-Inter del 1983 e altri miei libri sul calcio da ridere dei tempi belli. Se vorrai abbonarti, con 6 euro al mese o 60 all'anno mi sosterrai nel mio lavoro di giornalismo-verità e avrai ogni giorno una buona lettura e un'informazione libera che nessuno ti dà, anzi che spesso ti viene nascosta
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Tancredi Palmeri
Tancredi Palmeri@tancredipalmeri·
Voti #InterBologna Inter Sommer 6; Akanji 6 Bisseck 5.5 Bastoni 6; Luis Henrique 6 Barella 6.5 Calhanoglu 6.5 Zielinski 7.5 Dimarco 7; Thuram 6.5 Lautaro 7.5 Subs Mkhitaryan 6 Sucic 6 Carlos Augusto 6 P.Esposito 6 Lavelli 6
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Paola Demagri
Paola Demagri@PaolaDemagri·
Inizio l’anno così: con lo sguardo avanti e la serenità di chi sa che ogni giorno è un’occasione per fare meglio. Buon 2026.
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Matteo Renzi
Matteo Renzi@matteorenzi·
Giorgia Meloni vuole tutto, anche il Quirinale. Non le basta Palazzo Chigi, non le basta un parlamento che vota sempre sì, non le basta il governo più longevo. No, lei vuole il Colle più alto. E inizia la sua campagna elettorale mettendo nel mirino anche un galantuomo come Sergio Mattarella. La pressione fiscale cresce, la sicurezza è un problema, il costo della vita aumenta, gli italiani se ne vanno sempre più. Ma questo non conta per Meloni: per lei conta solo il potere. E allora da ieri è cominciata l’operazione Quirinale. Vogliono indebolire l’arbitro, vogliono tutto anche se non fanno nulla. Giorgia ormai è ingorda: non le basta niente, inventa un complotto al giorno pur di togliersi tutti di torno
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Fabrizio Biasin
Fabrizio Biasin@FBiasin·
La designazione del derby INTER-MILAN, domenica 23 novembre alle 20.45 Arbitro: Sozza Var: Aureliano Derby milanese, arbitro milanese.
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Massimo  Vassallo
Massimo Vassallo@MassimoMec·
@ZZiliani Se l'andazzo è questo, vogliamo parlare di #peppedistefano, che quando da Milanello parla del #milan, sembra stipendiato dai rossoneri. Diciamo che più che un giornalista, è un vero stuoino rossonero
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Paolo Ziliani
Paolo Ziliani@ZZiliani·
Ma Sky Sport che caccia due stagisti per un'esultanza fuori onda è la stessa tv che fu sponsor della Juve e suo house organ ai tempi di CR7, la stessa tv che licenziò Adani, quella di Marocchi, Massimo Mauro e Ilaria D'Amico? Quanta ipocrisia dietro il licenziamento dei due giovani aspiranti giornalisti: il direttore Ferri chiede alla redazione sobrietà e imparzialità dimenticando decenni di narrazione genuflessa pro Juventus con momenti fantozziani come il sondaggio che decretò Del Piero miglior numero 10 della storia del calcio davanti a Maradona e Pelè e tre anni di racconti alla melassa su Cristiano Ronaldo, le sue meches, il suo gatto Domenica 2 novembre, Sky Sport, ore 14:25. Mentre il conduttore del notiziario vede sul suo monitor l’Inter segnare il gol del 2-1 con cui i nerazzurri in pieno recupero vincono a Verona e ne dà notizia in diretta, nello studio alle sue spalle si intravedono le sagome di due persone, evidentemente tifosi dell’Inter, che esultano e si abbracciano in segno di giubilo. Si saprà poi trattarsi di due giovani stagisti; due giovani stagisti che il direttore di Sky Sport Federico Ferri ha licenziato su due piedi spedendo poi alla redazione un’accorata lettera aperta che qui di seguito, interamente e integralmente, riporto. “Cari colleghi, oggi la redazione si è resa protagonista di una scena indegna della nostra professione e del prestigio e della serietà che contraddistinguono e devono contraddistinguere Sky Sport. Dico “la redazione”, ovvero tutti noi, perché per la gente fuori di qui non ci sono i singoli responsabili, ma c’è Sky Sport, punto. E quando uno di noi si rende protagonista di una brutta figura, la facciamo tutti. Esultare per il gol di una squadra, qualsiasi essa sia, in qualsiasi partita, e mettere in scena baracconate da bar o da stadio (purtroppo vale anche per le tribune stampa, ma questo è un altro discorso), è inaccettabile sempre, a maggior ragione se la scena finisce in onda. I responsabili sono stati individuati e saranno puniti, ma quello che più mi preme non è penalizzare dei ragazzi, peraltro non appartenenti alla redazione (ma qui torniamo al tema al quale ho accennato prima), ma è fare capire a tutti che il calcio – soprattutto in epoca social, nostro malgrado – è una materia delicata e la terzietà, l’imparzialità, la sobrietà, la professionalità, sono elementi imprescindibili per una testata giornalistica, in tutte le sue forme. E tutti noi dobbiamo essere consapevoli della responsabilità del ruolo che ricopriamo e del marchio che rappresentiamo. Allargo dunque il discorso ai vostri profili personali sui social network. A come vi comportate allo stadio con l’accredito di Sky e sotto la mia responsabilità, dunque, quando siete inviati o semplici spettatori (chiedere una foto o una maglia a un giocatore non fa parte del nostro mestiere, ad esempio, secondo il mio parere, perché non siamo fan ma giornalisti), o ancor di più ovviamente quando andate in onda. La verità è che quei malcapitati ragazzi non sono gli unici. E io mi sono stufato. Non voglio nemmeno più mettermi a dettare regole o discutere ulteriormente su questo aspetto, come ho fatto in passato. Chi fa il tifoso, chi dimostra di non essere imparziale o di dare giudizi in qualche modo condizionati anche solo da simpatie o antipatie, o da qualsiasi pregiudizio, e in generale chi non si comporta in modo da onorare la nostra professione e Sky Sport, verrà giudicato editorialmente inadatto a ricoprire il ruolo di inviato, o ad andare in onda, o ad avere responsabilità in redazione. L’ho sempre fatto, come sapete, ma ora mi impegnerò a farlo ancora di più. Vediamo se così entra nella testa di tutti”. Ebbene. Ho lavorato per quasi 30 anni a Mediaset - con la qualifica prima di caposervizio e poi di caporedattore - come ideatore, autore e curatore di tanti programmi sportivi (Calciomania, L’Appello del Martedì, Controcampo, Guida al Campionato, la Tribù del Calcio): conosco quindi bene il mondo delle tv sportive e so di cosa parlo. So ad esempio che ai tempi di Controcampo, in accordo con Sandro Piccinini, che del programma era anche ottimo conduttore, andammo un giorno dal direttore Ettore Rognoni a chiedergli di interrompere e troncare l’usanza di avere come inviati fissi al seguito delle grandi squadre giornalisti tifosi di quelle stesse squadre. Come già ebbi modo di raccontare in un mio precedente articolo, la redazione sportiva di Mediaset aveva ai tempi Carlo Pellegatti inviato fisso sul Milan, Gianni Balzarini inviato fisso sulla Juventus e Antonio Bartolomucci inviato fisso sull’Inter. Colleghi bravissimi, sia chiaro, ma che essendo e apparendo tifosi dei club di cui erano al seguito erano i meno indicati - a nostro parere - a informare e riferire sui fatti & misfatti delle squadre per cui palpitavano. La nostra proposta creò a Ettore Rognoni notevole imbarazzo: ma venne accettata e quindi - nel corso di un breve incontro redazionale appositamente convocato -, la decisione venne comunicata ai diretti interessati e a tutta la redazione. Ci fu chi la prese malissimo andando quasi in crisi esistenziale. E a dire il vero, e per la cronaca: dopo pochi mesi tutto tornò come prima. Troppo forti le resistenze trovate; troppo comodo (per Mediaset nel suo rapporto con Milan, Juventus e Inter e viceversa) tornare a viaggiare sui binari conosciuti che mettevano tutti al riparo da eventuali, possibili, spiacevoli scossoni. Per dire le cose come stanno: per Sandro Piccinini e il sottoscritto quella fu una vittoria di Pirro. Perchè ho raccontato questo? L’ho fatto per ribadire che le dinamiche e i modi di funzionare delle redazioni sportive sia nei giornali che nelle tv mi sono perfettamente chiari. Gigli immacolati non ce ne sono: e anche quando ti metti di impegno e sei convinto di averne trovato uno, te lo ritrovi appassito in mano il giorno dopo. Detto questo, vorrei tornare alle prime righe della lettera aperta spedita ieri dal direttore Federico Ferri alla redazione di Sky Sport dopo l’episodio dei due stagisti sorpresi in un imprevisto fuori onda ad abbracciarsi dopo un gol segnato dall’Inter: “Oggi - ha scritto il direttore - la redazione si è resa protagonista di una scena indegna della nostra professione e del prestigio e della serietà che contraddistinguono e devono contraddistinguere Sky Sport”. Domando: siamo sicuri che sia l’esultanza di due giovani stagisti sorpresi in un inatteso fuori onda a minare “il prestigio e la serietà” della testata Sky Sport? Siamo sicuri che due sagome indistinte scorte per due secondi a esultare alle spalle del conduttore di un notiziario mettano in discussione “la terzietà, l’imparzialità, la sobrietà, la professionalità” di Sky Sport, cioè gli “elementi imprescindibili per una testata giornalistica in tutte le sue forme”? Siamo sicuri che nulla di più riprovevole sia mai successo a Sky Sport prima dell’avvento dei due poveri stagisti tifosi dell’Inter? A me non pare. A Federico Ferri, che di Sky Sport è direttore dal gennaio 2017 (fra poco soffierà quindi su una torta con 9 candeline), e che è un’ottima persona e un collega stimabile (lo penso davvero) domando: Ricorda quando Sky Sport - correva l’anno, anzi la stagione 2004-05 - fu addirittura sponsor di maglia della Juventus? E tutte le stagioni in cui figurò tra i partner ufficiali del club bianconero esattamente come avviene oggi per DAZN? Ricorda gli anni di telecronache (e di trasmissioni) trascorsi con Massimo Mauro, ex juventino e compagno di golf di Andrea Agnelli al circolo “I Roveri”, impiegato come seconda voce non esattamente terza e imparziale? Ricorda gli anni di telecronache (e di trasmissioni), a dire il vero tuttora in corso, con Giancarlo Marocchi, ex juventino, impegnato come seconda voce non esattamente sobria, equidistante e imparziale? Ricorda gli anni di trasmissioni condotte da Ilaria D’Amico, compagna e poi moglie di Gigi Buffon, che sembravano tanti episodi della serie “Casa Buffon”, programmi in cui la conduttrice parlando del club bianconero, bella come il sole non si faceva problemi a dire “noi della Juve”? Ricorda quando Sky Sport lanciò il sondaggio per decretare qual era stato il migliore n. 10 della storia del calcio e il risultato fu che dopo aver battuto Maradona in semifinale (59-41) e Pelè in finale (63-73) trionfò Alessandro Del Piero della Juventus? Ricorda quando non più tardi di quattro anni fa Sky Sport licenziò a sorpresa l’opinionista Adani, certo non il più scarso del lotto, reo di essersi mostrato critico sul lavoro compiuto dall’allenatore Allegri della Juventus con cui si era scontrato in tv? Ricorda i tre anni di Cristiano Ronaldo alla Juventus, dal 2018-19 al 2020-21, quando Sky Sport si fece capofila e apripista della imbarazzante, zuccherosa, servile narrazione delle gesta del campione portoghese con sprezzo del ridicolo e del tutto dimentica del valore del minimo decoro deontologico? A questo atteggiamento fantozzianamente genuflesso e a questa narrazione in stile Istituto Luce di Sky Sport ai tempi di CR7 dedicai un intero capitolo, intitolato “Una volta era Sky, ora è Juve Channel”, del mio libro “Cristiano Ronaldo nel Paese degli Agnelli”. Se Federico Ferri avesse voglia di leggerlo e rinfrescarsi la memoria, per poi magari prendere il telefono, chiamare i due stagisti licenziati, chiedere loro scusa e farli tornare in redazione, ne trova qui di seguito uno stralcio. UNA VOLTA ERA SKY, ORA È JUVE CHANNEL In casa Juventus l’anno I dell’era CR7 si avvia verso una conclusione che definire malinconica, oltre che imprevista, è dire poco. L’Istituto Luce è attonito: i media italici, che per dieci mesi non hanno fatto altro che cantare le gesta di CR7 accompagnandole con vaticini di trionfi e primati in serie, non sanno più dove sbattere la testa. Fra le tv, il motore che più rumorosamente batte in testa dando vita a sinistre dissonanze è quello di Sky, che figurando tra gli sponsor ufficiali del club di Andrea Agnelli (cose che succedono solo nel Belpaese), con la grancassa ci aveva dato dentro a più non posso. Dal giorno in cui CR7 ha messo piede sul suolo italico, Sky ha seguito le mosse dell’asso portoghese con una morbosità sconfinante nel feticismo. Dal sondaggio “Meglio Pelè o CR7?” allo strillo “CR7 fa andare in fiamme la cyclette” a proposito di una normale seduta d’allenamento domestica cui non è permesso assistere ad anima viva (Georgina esclusa), Sky ha scelto di raccontare il Ronaldo bianconero come il superuomo protagonista di inverosimili prodezze, di inauditi record, di inenarrabili (se non impossibili) gesta. Non ci è naturalmente possibile dar conto di tutte le parole spese su CR7 via etere nei millanta programmi televisivi; ma una veloce immersione nel sito di Sky Sport dall’estate del 2018 a oggi è sufficiente a dare l’idea del tipo di narrazione che la pay tv partner juventina ha deciso di adottare. Trovare un aggettivo per definirla è impresa titanica e l’Accademia della Crusca ce lo contesterà, ma noi non siamo stati capaci di trovarne uno più calzante: azzerbinata. AGOSTO 2018. L’attesa della prima partitella di CR7 nella Juventus viene a accompagnata da un count down-video manco stessimo aspettando di vedere il primo passo dell’uomo sul pianeta Marte. La partita è Juve A-Juve B a Villar Perosa; non ci sono nemmeno arbitri e guardalinee ma per Sky Sport il debutto di CR7 in bianconero è un evento paragonabile alla nascita del Messia a Betlemme. Per un tempo che pare interminabile la tv tiene in sovrimpressione, in basso a sinistra sullo schermo, il conto alla rovescia che ci separa dal fischio d’inizio della partitella: 23 ore, 12 minuti, 45 secondi… 17 ore, 51 minuti, 03 secondi… 6 ore, 30 minuti, 49 secondi… Dopo Neil Armstrong che sbarca sulla luna (20 luglio 1969), ecco Cristiano Ronaldo che sbuca in mutande sul prato di casa Agnelli. Succede il 12 agosto 2018. Come si dice in questi casi: “Houston, abbiamo un problema…”. SETTEMBRE 2018. Dopo le prime tre partite in serie A in cui CR7 è andato desolatamente in bianco, il portoghese segna i suoi primi due gol in un match di difficoltà non proprio memorabile, Juventus-Sassuolo 2-1 (per l’appunto, una sorta di Juve A-Juve B) e Fabio Caressa, il telecronista principe di Sky, in preda a un’incontenibile euforia che contagia anche la sua ospite in studio, nientemeno che donna Ilaria D’Amico in Buffon, dichiara testualmente: “La notizia vera secondo me è che ha fatto gol Cristiano Ronaldo allo Juventus Stadium e hanno esultato i tifosi dell’Udinese a Udine (pensate il superpotere: far gol per il tuo club in un angolo del mondo e mandare in delirio i tifosi di un altro club in un altro angolo del mondo, n.d.r.): cioè vuol dire che questo giocatore è planetario”. Caressa a dire il vero dice “platenario”, ma l’esaltazione gioca brutti scherzi e insomma, ci siamo capiti lo stesso. OTTOBRE 2018. In una foto sul sito di Sky Sport si vede CR7 in posizione supina, con indosso solo un paio di mutande blu griffate Cristiano Ronaldo, in un letto di palline di polistirolo e in una posa che si presume sexy. Il titolo annuncia: “CR7 diventa il più seguito al mondo su Instagram: superata Selena Gomez”. Per lo più, i record che Ronaldo stabilirà nella Juventus saranno di questo tipo: niente a che vedere col calcio. I tifosi di Madama però non lo sanno e per il momento, proprio come Caressa che va in brodo di giuggiole per i gol di CR7 in Juventus-Sassuolo che provocano deliri di folla a Udine, paiono entusiasmarsi. NOVEMBRE 2018. Anche se è difficile crederlo, il giorno 8 il sito di Sky Sport esce con questa notizia: “Cristiano Ronaldo, la famiglia si allarga: Georgina presenta il nuovo gatto”. Non viene rivelato il colore del fiocco appeso alla porta di casa, ma per il resto il report è dettagliato il giusto. “Continua ad allargarsi la già numerosa famiglia di Cristiano Ronaldo. Il nuovo arrivato è un gatto Sphynx, che costa dai 1500 ai 3000 euro, e a presentarlo ai fans di Instagram è stata Georgina che ha postato una foto che ritrae lo stesso gatto (pensavamo quello di Mandzukic, n.d.r.). ‘Buongiorno con allegria’ ”. Per la cronaca: si tratta del felino che nella giornata mondiale del gatto la Gazzetta dello Sport definirà “il gatto più famoso del mondo” con buona pace di Silvestro e di Felix the cat, detronizzati dall’ennesimo superpotere di CR7 evidentemente trasmissibile anche al felino di casa. Sempre per la cronaca: il post sul gatto Sphynx di CR7 supera per like il post sul cane di Dybala proposto da gazzetta.it (“Il cane di Dybala combina un disastro in giardino. Ma quello sguardo languido…”) che pure, come avrete notato dal titolo, valeva da solo il prezzo del biglietto. FEBBRAIO 2019. Il giorno 5 Ronaldo compie 34 anni e il sito di Sky Sport gli fa gli auguri così: “Potente come una Ferrari (forse dire Mercedes sarebbe stato meglio, n.d.r.). Si eleva come LeBron (qui non sono riusciti a trovare l’aggettivo, sarà per un’altra volta, n.d.r.). Veloce come Bolt. Questo è CR7. Auguri @Cristiano”. Un capolavoro di misura al cui confronto l’inno a Goldrake, “Mille armi tu hai / non arrenderti mai / perchè il bene tu sei / sei con noi” impallidisce. APRILE 2019. Il giorno 10, in occasione del match d’andata dei quarti di finale di Champions Ajax-Juventus, pensando di fare cosa gradita ai tifosi bianconeri il sito di Sky Sport se ne esce con questo annuncio: “Ajax-Juventus, Cristiano Ronaldo sfoggia le meches bionde delle grandi occasioni”. E racconta: “L’attaccante portoghese ha cambiato il proprio look dando un tocco di colore ai suoi capelli, come aveva già fatto in passato prima di sfide decisive. Ronaldo si è presentato all’Amsterdam Arena con le meches bionde. Probabilmente una scelta scaramantica, di sicuro non inedita visto che anche i tifosi del Real Madrid ricordano bene questo look. In passato, la decisione di schiarirsi i capelli è quasi sempre coincisa con partite di cruciale importanza. Quasi un segnale come a dire: ora si fa sul serio. Anche questa volta potrebbe quindi essere lo stesso. I tifosi bianconeri ci sperano, quelli olandesi cominciano a nutrire qualche legittima preoccupazione”. Avviso urgente: non ci stiamo burlando di voi, queste cose le hanno scritto davvero. Sul loro sito. Il sito ufficiale. Come hanno scritto davvero, alla vigilia del ferale match di ritorno, l’articolo intitolato “Trono di spade 8: se i personaggi fossero gli juventini dell’8° scudetto”, con CR7 che diventa Jon Snow (“Chi se non Cristiano Ronaldo può essere paragonato al leader di Grande Inverno? Tutti lo rispettano, non sbaglia un colpo e non si tira mai indietro”) e Max Allegri che diventa Net Stark (“Chi pronuncia la sentenza deve essere colui che cala la spada”. Un motto che sembra una frase uscita da una conferenza stampa di Allegri”). Peccato che la spada sarebbe calata poi, per due volte, sul capo dello stesso Allegri prima sbattuto fuori dall’Europa per mano dell’Ajax e poi dalla Juventus per mano del presidente Agnelli. Morale della favola: se anche voi pensate che i due stagisti licenziati da Sky Sport non abbiano fatto, in confronto alla loro emittente, nulla di male e meritino una seconda occasione, retwittate e fate girare questo post. Farete un’opera buona. Perchè, parafrasando il titolo di quel famoso film, “Non si uccidono così nemmeno i cavalli”. P.S. Se l'articolo ti è piaciuto, considera la possibilità di abbonarti al mio account “Palla Avvelenata” su Substack paoloziliani.substack.com Con 6 euro al mese o 60 all'anno mi sosterrai nel mio lavoro di giornalismo-verità e avrai ogni giorno una buona lettura e un'informazione libera che nessuno ti dà, anzi che spesso ti viene nascosta
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