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Cenni di informazione online – a cura di Davide Malacaria

Roma Katılım Mayıs 2013
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UCRAINA: PRESSING PER CHIUDERE LA GUERRA “Credo che la questione stia giungendo al termine” ha detto Putin il giorno della commemorazione della vittoria sul nazismo. E la questione è la guerra ucraina. A sorprendere non è solo la dichiarazione, ma anche il termine usato, che derubrica il conflitto a qualcosa di secondario per la politica estera russa e le prospettive globali. D’altronde, Putin pensa come un leader di una potenza globale e sa perfettamente che il conflitto iraniano, ancor più di quello ucraino, sta ponendo fine, a meno di catastrofiche sorprese, alla pretesa egemonica degli Stati Uniti sul mondo (alla pretesa, ché l’egemonia è finita da anni). Lo zar ha poi aggiunto di essere pronto a incontrare Zelensky. Apertura non nuova che ha trovato successiva specifica nelle usuali posizioni del Cremlino, cioè che un summit tra presidenti è possibile solo a conclusione di un processo di pace che preveda negoziati di più basso livello. E, però, la modalità con cui ha rilanciato la possibilità ha toccato nuove e diverse corde. Avevamo accennato a come il premier della Slovacchia Robert Fico, presente alla Parata della Vittoria, fosse latore di un messaggio di Zelensky a Putin. Così Strana  sulle dichiarazioni di Putin: “Le parole del presidente russo indicano che il primo ministro slovacco Fico ha trasmesso a Putin l’offerta di un incontro da parte del presidente ucraino Volodymyr Zelensky”. Evidentemente il messaggio conteneva più che la proposta di un incontro, dal momento che… CONTINUA A LEGGERE ➡️ piccolenote.it/mondo/ucraina-…
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L’inchiesta del New York Times: così Netanyahu si comprava pure i risultati dell’Eurovision Secondo un'inchiesta del New York Times, Israele ha speso oltre un milione di dollari in propaganda per influenzare l'Eurovision. Per oltre un anno, mentre il mondo seguiva le esibizioni scintillanti e i costumi stravaganti dell’Eurovision Song Contest, dietro le quinte si consumava una battaglia silenziosa ma feroce. Una guerra di propaganda. Un’inchiesta del New York Times rivela oggi i dettagli di una campagna organizzata dal governo israeliano per trasformare la competizione canora più seguita al mondo in un potente strumento di propaganda nazionale, con una spesa di almeno un milione di dollari e un’intensa attività diplomatica che ha rischiato di destabilizzare l’intero concorso. L’indagine, condotta in dieci Paesi europei attraverso oltre cinquanta interviste e l’analisi di documenti interni dell’Unione europea di radiodiffusione (EBU), dipinge il ritratto di un governo, quello di Benjamin Netanyahu, che avrebbe visto nell’Eurovision un’occasione unica per ribaltare l’isolamento internazionale legato alla guerra a Gaza e alle accuse di genocidio davanti alle Nazioni Unite. it.insideover.com/media-e-potere…
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ISRAELE E L'INFAUSTA DOTTRINA DELLA SICUREZZA PERMANENTE “Il sociologo militare israeliano Yagil Hugh, su @haaretzcom , scrive come il comportamento di Israele sia mutato radicalmente dopo gli attentati del 7, avendo Tel Aviv adottato una “versione ‘dura’ della sicurezza permanente… Quest’ultima era [di fatto] percepita come già raggiunta [grazie] alla superiorità militare e alla tolleranza internazionale” (leggi impunità garantita). E, però,  si trattava di una “versione morbida” di tale dottrina, che avrebbe reso possibile l’attacco del 7 ottobre. A scrivere queste righe è Alastair Croocke su Strategic Culture l’8 maggio. “La ‘sicurezza permanente’ – un concetto originariamente coniato dallo storico Dirk Moses”, continua Crooke, “è stata vista in Israele, dopo il 7 ottobre, non solo come la soluzione per eliminare le minacce immediate, ma anche quelle future. La ricerca di una soluzione permanente non ammette compromessi, siano essi politici o di deterrenza, ma implica lo sterminio, l’espulsione o il controllo di una popolazione percepita come una minaccia alla sicurezza dello Stato”. Meron Rapoport e Ameer Fakhoury spiegano come l’ultima guerra contro l’Iran, continua Crooke, “ha elevato il concetto di ‘sicurezza permanente’ a un livello ancora superiore. Non era più sufficiente colpire duramente leader, impianti nucleari e obiettivi militari, come fece Israele nel giugno 2025. Questa volta l’obiettivo era il cambio di regime, non semplicemente neutralizzare una minaccia percepita, ma rimodellare l’ambiente politico stesso”. Sul tema anche Martin Di Caro il 7 maggio su @RStatecraft : “Secondo Moses, la ‘sicurezza permanente’ ha un obiettivo politico dalle implicazioni sinistre: eliminare qualsiasi minaccia potenziale o futura, reale o immaginaria che sia… CONTINUA A LEGGERE ➡️ piccolenote.it/mondo/israele-…
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RaiNews: “Ancora attacchi mirati delle forze di difesa israeliane”. Questi attacchi, così “mirati”, hanno ucciso 51 persone in un giorno, tra cui almeno tre bambini: uno aveva appena un anno. Per RaiNews sono ATTACCHI MIRATI. Com’è possibile usare l’avverbio “ancora” in una frase come “ancora attacchi mirati”, dopo il genocidio a Gaza e dopo 3000 morti in Libano? Ansa e Askanews scrivono: “Israele colpisce 85 obiettivi di Hezbollah”. Tacciono invece sui 51 morti nelle ultime 24 ore. Anzi, Ansa scrive: “Raffica di razzi lanciati da Hezbollah sulla Galilea e su Haifa”. Sembra di leggere le comunicazioni ufficiali dell’esercito israeliano. Askanews poi ci informa che il moralissimo esercito israeliano ha “nuovamente invitato gli abitanti dei villaggi del sud del Libano ad evacuare immediatamente”. Li ha invitati a evacuare. La versione corretta sarebbe: li ha costretti a sfollare e, pochi minuti dopo, ha bombardato i loro villaggi. SKY TG24: “In Libano il cessate il fuoco continua a non essere rispettato”. Vero. Ma da chi non è rispettato? Da Israele, che ovviamente non compare nel titolo di Sky. Ancora SKY TG24: “Nuovi bombardamenti hanno interessato anche Nabatieh”, come se fossero perturbazioni atmosferiche. Prosegue poi: “È il primo attacco sulla capitale libanese dal cessate il fuoco concordato”. Un cessate il fuoco che Israele non ha mai rispettato, uccidendo almeno 552 persone, ma questo Sky TG24 non lo riporta. Contemporaneamente, Il Riformista ha dedicato un articolo alla salute mentale dei soldati dell’IDF, che sarebbero stressati e sofferenti e che, per questo, se la sarebbero presa con simboli cristiani, come la statua della Madonna con la sigaretta in bocca e la statua del Cristo presa a martellate. Il Riformista scrive: “Atti non giustificabili, ma occorre comprendere il livello di stress dei soldati”. Infine, abbiamo letto su tutti i giornali che Thiago e Saif, gli attivisti della Flotilla, sono stati "esplusi". Non rilasciati o liberati, ma espulsi perché Israele questo scrive e la stampa italiana questo riporta.
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IRAN: RIGETTATA LA PROPOSTA DI TEHERAN, SI MUOVONO I CINESI “Totalmente inaccettabile”. La bocciatura di Trump della riposta iraniana alla proposta di pace americana non poteva essere più decisa e inquietante; né poteva essere diversa dal momento che, ricevuto il documento di Teheran, ha chiamato Netanyahu, che di pace non vuol sentir parlare tanto da dichiarare che “la guerra con l’Iran non è finita“… …Tanto per dettagliare, l’obiettivo di Netanyahu è fare di Israele una potenza globale, come denota anche la sua dichiarazione riguardo la prospettiva di “ridurre a zero” il sostegno finanziario Usa all’apparato bellico israeliano; quello di Trump è sopravvivere ai ricatti di Netanyahu e soci e conseguire successi geopolitici pirotecnici dove capita (tranne che in Venezuela, finora non gli è andata troppo bene). Nell’incertezza, di interesse uno scenario descritto da al Akbhar: “Oggi il mondo intero si trova sulla soglia di un futuro ignoto, che dipende da… CONTINUA A LEGGERE ➡️ piccolenote.it/mondo/iran-rig…
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GOLFO. LA DIPLOMAZIA PROSEGUE, NONOSTANTE GLI SCONTRI Lo scambio di colpi tra forze iraniane e americane che ieri sera e stanotte ha infiammato lo Stretto di Hormuz e oltre non ha fatto collassare il processo diplomatico. A chiudere l'incidente è stato lo stesso Trump dichiarando che resta in vigore. Su quanto avvenuto, ovviamente, le versioni sono contrastanti. Difficile dar credito alla propaganda americana che dall’inizio del confronto – da quando cioè ha usato la minaccia dell’inesistente atomica iraniana per attaccare – propala disinformazione a piene mani. Ultimo esempio la portata dei danni subiti nel corso della guerra, che il @washingtonpost , grazie alle immagini satellitari, ha rivelato essere molto maggiori di quanto reso pubblico (al contrario, Teheran ha dettagliato minuziosamente vittime e danni subiti). Lo scontro di ieri sembra sia iniziato con il tentativo, forse riuscito, della Marina statunitense di intercettare due navi che transitavano lungo lo Stretto di Hormuz violando il blocco imposto dagli Usa e reiterando l’atto di pirateria del giorno precedente, quando hanno colpito il timone di una petroliera iraniana (d’altronde, da quando gli Usa si sono dati ufficialmente alla pirateria- come da vanto di Trump – e continua a mietere vittime nei Caraibi, non hanno più remore)… CONTINUA A LEGGERE ➡️ piccolenote.it/mondo/golfo-la…
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Come glielo spieghi a un bambino che non può vedere il mare? The Sea, diretto dal regista israeliano Shai Carmeli-Pollak e distribuito da Pueblo Unido e Mescalito, è il film che non ti aspetteresti. Perché mostra che anche nei momenti di apparente pace, in Israele e in Cisgiordania c'è la segregazione razziale. Ed è proprio questa la forza del film. Khaled è un ragazzino palestinese che sogna semplicemente di vedere il mare. Vive a Ramallah, ma non sono i 60 chilometri a separarlo dal Mediterraneo. È Israele che gli vieta il mare, attraverso permessi negati, checkpoint, muri di separazione e filo spinato. Khaled non riesce ancora a comprendere questo divieto e si spinge fino al mare di Tel Aviv, mettendo a rischio la propria vita e quella di suo padre. Anche se lui non lo sa. Agli occhi di un bambino l’apartheid non esiste. Ma in Palestina è un orrore che si impara molto presto. Il regista israeliano Shai Carmeli-Pollak mostra proprio questo: la vita degli israeliani che scorre tranquilla, mentre ai palestinesi, nella propria terra, viene negata perfino la libertà di muoversi. È qualcosa che la storia ha già visto. The Sea ha vinto 5 Ophir Awards ed è automaticamente il film israeliano candidato agli Oscar. Il governo israeliano lo ha duramente condannato, e il ministro della cultura (o meglio della propaganda) Miki Zohar ha minacciato di tagliare i fondi al cinema. Ed è difficile immaginare che in Israele verranno prodotti altri film come questo. The Sea merita di essere visto perché ci mostra come nascono i figli della Resistenza. Nascono in risposta a tutti i diritti che Israele nega loro. Il mare. L’infanzia. La libertà. I sogni. Khaled, come tanti bambini palestinesi, voleva soltanto fare il bagno. E come glielo spieghi a un bambino che non può vedere il mare?
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Iran. L’America fa un passo per ricominciare la guerra Tel Aviv minaccia anche di riprendere in grande stile il genocidio di Gaza, abbandonando l'attuale modalità silenziosa, perché Hamas ha rifiutato la richiesta di disarmo avanzata dalla controparte (la milizia resta ferma sulle sue posizioni: riporrà le armi solo in parallelo al ritiro israeliano dalla Striscia, cosa che la controparte esclude dall'orizzonte...). Leggi l'articolo di Davide Malacaria da @Piccole_Note qui 👉it.insideover.com/guerra/iran-la… #insideover #piccolenote #guerra #iran #hormuz #geopolitica #strategia
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ISRAELE: BOMBE SU BEIRUT E SUI NEGOZIATI USA-IRAN “Accogliamo con favore la notizia della possibilità che si firmi un accordo [tra Stati Uniti e Iran], ma, in qualità di mediatori, non tradiremo la fiducia di entrambe le parti rivelandone i dettagli”. Così recita un comunicato del ministero degli Esteri pakistano riportato da Teheran Times. A riferire per primo la notizia di un possibile accordo era stato Axios, diretto da Barak Ravid, ex ufficiale dell’Unità 8200 dell’IDF (specializzata in intelligence digitale e operazioni psicologiche). La notizia era stata accolta con sarcasmo dal presidente del Parlamento iraniano Mohamed Qalibaf, che l’ha bollata come “operazione Fauxios” (faux, falso). Dichiarazioni che oggi aprono i più importanti media iraniani, da cui discende certo scetticismo riguardo la veridicità della notizia. E però, appunto, c’è il comunicato del ministero degli Esteri pakistano. E, sempre ieri, tra le altre cose, una nota di PressTv – la Tv di Stato di Teheran – che, nel descrivere il nuovo meccanismo di transito attraverso lo Stretto di Hormuz varato ieri dall’Iran e sotto la sua stretta tutela, terminava spiegando che: “Tutto ciò accade nel contesto di notizie secondo cui l’Iran e gli Stati Uniti si stanno avvicinando a un accordo che consentirebbe la fine definitiva dell’aggressione e un allentamento delle restrizioni iraniane sul transito attraverso Hormuz”. Apparenti contraddizioni che in realtà… CONTINUA A LEGGERE ➡️ piccolenote.it/mondo/israele-…
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Come sempre, molto interessante la ricostruzione di Davide Malacaria, per Piccole Note. HORMUZ. TRUMP FA MARCIA INDIETRO. INTESA IMMINENTE CON L'IRAN? Se il Project Freedom avesse proseguito il suo corso gli incidenti di percorso si sarebbero moltiplicati fino a non poter più essere ignorati. Così ieri la fazione più moderata dell'amministrazione Trump (capofila J.D. Vance) ha convinto il presidente a soprassedere; o più probabilmente è stato lo stesso Trump a prendere l'iniziativa. Trump mette in pausa il Project Freedom dopo sole 48 ore dal varo. Svapora l’idea di riaprire al transito commerciale lo Stretto di Hormuz grazie alla vigilanza armata degli Stati Uniti. Il mondo tira un sospiro di sollievo come dimostra il calo subitaneo del prezzo del petrolio. Una vittoria di Teheran narrano, ovviamente, i suoi sostenitori. Vero, ma è anche altro e più di prospettiva. Per capire quanto accaduto bisogna tenere presente a cosa serviva tale iniziativa e soprattutto che l’amministrazione Trump non è un monolite, anzi. Sul Project Freedom ricordiamo quanto avevamo scritto, cioè che l’iniziativa aveva tutte le potenzialità di un escamotage per ricominciare la guerra. Infatti, era ovvio che gli iraniani non avrebbero mai permesso la riapertura dello Stretto di Hormuz in assenza di un accordo con Washngton e con il blocco statunitense ancora in atto. Infatti, gli avvertimenti di Teheran a evitare la forzatura sono subito risuonati forti e chiari. Avviare ugualmente l’iniziativa ha quindi messo in moto una dinamica dall’esito in prospettiva scontato: gli iraniani avrebbero impedito manu militari il transito sia dei mercantili che dell’eventuale scorta americana e Washington sarebbe stata costretta a rispondere… Segue... piccolenote.it/mondo/hormuz-t…
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HORMUZ. TRUMP FA MARCIA INDIETRO. INTESA IMMINENTE CON L'IRAN? Trump mette in pausa il Project Freedom dopo sole 48 ore dal varo. Svapora l’idea di riaprire al transito commerciale lo Stretto di Hormuz grazie alla vigilanza armata degli Stati Uniti. Il mondo tira un sospiro di sollievo come dimostra il calo subitaneo del prezzo del petrolio. Una vittoria di Teheran narrano, ovviamente, i suoi sostenitori. Vero, ma è anche altro e più di prospettiva. Per capire quanto accaduto bisogna tenere presente a cosa serviva tale iniziativa e soprattutto che l’amministrazione Trump non è un monolite, anzi. Sul Project Freedom ricordiamo quanto avevamo scritto, cioè che l’iniziativa aveva tutte le potenzialità di un escamotage per ricominciare la guerra. Infatti, era ovvio che gli iraniani non avrebbero mai permesso la riapertura dello Stretto di Hormuz in assenza di un accordo con Washngton e con il blocco statunitense ancora in atto. Infatti, gli avvertimenti di Teheran a evitare la forzatura sono subito risuonati forti e chiari. Avviare ugualmente l’iniziativa ha quindi messo in moto una dinamica dall’esito in prospettiva scontato: gli iraniani avrebbero impedito manu militari il transito sia dei mercantili che dell’eventuale scorta americana e Washington sarebbe stata costretta a rispondere… CONTINUA A LEGGERE ➡️ piccolenote.it/mondo/hormuz-t…
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LA CINA NON RICONOSCERÀ PIÙ LE SANZIONI USA. ARAGCHI A PECHINO Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Aragchi oggi si recherà a Pechino. Inutile specificare il tema della visita, che segue di pochi giorni il suo tour in Russia per incontrare Putin. L'Iran si rapporta con i suoi alleati per resistere alla pressione americana ed eventualmente a una nuova ondata di attacchi. Eventualità, questa, sempre più incombente anche per gli strani attacchi agli Emirati Arabi, di cui Abu Dhabi accusa Teheran con quest’ultima che nega ogni responsabilità (si rischia un nuovo incidente del Tonchino). Tel Aviv scalpita per riprendere la guerra contro l’antagonista regionale trovando sponde a Washington – su tutti il Segretario di Stato Marco Rubio – che a sua volta preme per creare nuove criticità alla Cina, già colpita con il golpe in Venezuela. Attacco non ancora scontato, con Trump che oppone resistenza, come confidato da alcuni alti funzionari Usa al Wall Street Journal, ma non sembra che abbia la forza né l’intelligenza per contrastare le enormi pressioni, né è aiutato dal suo ego sfrenato, che gli impedisce di trovare sponde. Peraltro, Trump non sta attraversando un periodo tranquillo: dopo la sceneggiata/avvertimento dell’Hotel Hilton di Washington, ieri un tale ha sparato nei pressi della Casa Bianca… CONTINUA A LEGGERE ➡️ piccolenote.it/mondo/la-cina-…
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BARTOV: IL SIONISMO, L'OLOCAUSTO E IL GENOCIDIO DI GAZA Il sionismo è “diventato l’ideologia dello Stato. E non è diventato solo militarista ed espansionista, ma anche razzista, estremamente violento, in definitiva un’ideologia che danneggia profondamente l’individuo e la collettività. Un’ideologia del genere non ha posto. È ironico e tragico che un movimento nato come tentativo di salvare gli ebrei dalla persecuzione, di dare loro un luogo sicuro – un processo di emancipazione, liberazione, un’aspirazione umanitaria – termini il suo cammino in modo razzista e violento”. Così @bartov_omer , professore ordinario di Studi sull’Olocausto e del Genocidio presso la Brown University di Providence, in un’intervista ad @haaretzcom . Ne riportiamo stralci. Nel ’48 era già chiaro che “senza una Costituzione che tutelasse i diritti di tutti, il sionismo, una volta diventato l’ideologia di uno Stato, avrebbe rinunciato all’opzione di diventare uno Stato normale per i suoi cittadini […]. Ci furono tentativi di reindirizzare il processo. Il più importante avvenne all’inizio degli anni ’90 con Oslo“. “Quel tentativo fu bloccato, in modo molto aggressivo, con l’incoraggiamento di Netanyahu, attraverso l’assassinio di Rabin. Non si parla abbastanza del fatto che il sangue di Rabin è sulle mani di Netanyahu… CONTINUA A LEGGERE ➡️ piccolenote.it/mondo/bartov-i…
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A bordo della nave Alcyone della Global Sumud Flotilla per Gaza, @losito_simona ci racconta che in queste ore le 4 barche della Freedom Flotilla Coalition partite ieri dall’Italia sono state intercettate dall’IOF. Si trovano ancor prima della posizione in cui hanno intercettato le altre barche della Flotilla la notte del 30 aprile, all’altezza di Corfù, nella stessa posizione in cui durante la scorsa missione di settembre la Flotilla è stata attaccata dai droni, che hanno danneggiato le imbarcazioni. Ancora una volta le forze israeliane stanno agendo in acque internazionali compiendo un’operazione totalmente illegale. È possibile seguire quanto sta accadendo in diretta youtube grazie alle telecamere installate a bordo. L’equipaggio è sul ponte con i giubbotti di salvataggio, pronti ad essere intercettati. Alle 18.27 hanno segnalato che un elicottero che le sorvolava le imbarcazioni. Alle 20.53 hanno segnalato di aver avvistato 3 droni e una nave in lontananza con le luci spente. La stessa dinamica riproposta qualche notte fa. Le 4 barche della Freedom Flotilla sono partite ieri per raggiungerci a Creta, soprattutto dopo la perdita delle 22 barche subita recentemente. Simona e i suo compagni di equipaggio stanno seguendo con ansia in diretta quello che sta accadendo in questo momento ai compagni. E più che la paura è la rabbia a prevalere. #gazagenocide #freedomflotilla #globalsumudflotilla
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IRAN. L'AMERICA FA UN PASSO PER RICOMINCIARE LA GUERRA La decisione di Trump di ripristinare il traffico dello Stretto di Hormuz aiutando petroliere e navi merci a superare, sotto la supervisione delle forze armate statunitensi, lo sbarramento iraniano, allarma non poco perché ha tutta l’aria di un passo verso la ripresa delle ostilità. Secondo la ricostruzione di Axios, giovedì scorso a un Trump sempre più frustrato dallo stallo sarebbe stato presentato un piano per riaprire lo Stretto con la forza, ma egli ha optato per un’iniziativa più soft, un piano in cui si prevede che le forze statunitensi aiutino “le navi battenti bandiera americana e altre navi commerciali ad attraversare lo Stretto, fornendo loro le dovute avvertenze su come evitare le mine e rimanendo pronte a intervenire in caso di attacco da parte dell’Iran”. L’Iran ha prontamente dichiarato che il transito non autorizzato sarebbe stato intercettato e, a quanto pare, è già accaduto stamane, con le difese iraniane che avrebbero respinto un cacciatorpediniere che si apprestava a entrare nello Stretto colpendolo con due missili, notizia che però gli Stati Uniti hanno negato. Diniego fortunato perché, se… CONTINUA A LEGGERE ➡️ piccolenote.it/mondo/iran-lam…
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Buona Giornata mondiale della libertà di stampa. Una stampa che, oggi, tanto libera non è. C’è un dato che dovrebbe farci riflettere — e indignare. Israele, considerato un nostro alleato intoccabile, detiene uno dei record più gravi: quello delle uccisioni di giornalisti. Secondo il Committee to Protect Journalists, da quando esiste un monitoraggio sistematico, Israele è il paese più letale per chi fa informazione. Dall’inizio del genocidio a Gaza, sono stati uccisi almeno 300 giornalisti. Uno dopo l’altro. Colpiti per spegnere la loro voce. E le loro immagini. Poi c’è il Libano, dove Israele dal 2023 ha ucciso almeno 27 giornalisti. Di fronte a tutto questo, dove sono le condanne in nome della libertà di stampa? Dove sono le sanzioni? Il CPJ scrive: “I giornalisti vengono uccisi a un ritmo e su una scala che dovrebbe scioccare la coscienza del mondo. L’uccisione di giornalisti a Gaza e in Libano non è casuale: fa parte di un più ampio assalto alla libertà di stampa.” Queste sono le parole del Comitato internazionale per la protezione dei giornalisti. Israele risponderà loro che sono antisemiti? Israele si posiziona sotto al Libano e alla Nigeria, al 116⁰ posto nell'indice della libertà di stampa stilato da report senza Frontiere. E poi c’è l’Italia, che continua a retrocedere e che occupa la 56⁰ posizione. Negli ultimi anni abbiamo visto una stampa che fatica a essere davvero libera. Non abbiamo letto spesso delle condanne a Israele per la mattanza dei nostri colleghi. In compenso però abbiamo letto titoli come questi: "A Gaza arrivano Nutella, caramelle e Coca Cola" "Bambino di Gaza, i medici danno ragione a Netanyahu" "Il bilancio dell'esplosione alla scuola di Minab" Titoli che non sono solo parole. Si tratta di una narrazione consapevole, Si tratta di scelte. Abbiamo letto sui giornali, nonostante il genocidio, che Israele attaccava preventivamente. Che stanava i combattenti di Hamas, dopo centinaia di migliaia di morti. Abbiamo letto che Hind Rajab, la bimba di 6 anni (oggi ne avrebbe 8) è stata uccisa certo, ma che tanto da adulta avrebbe dovuto portare il velo. Abbiamo dovuto leggere che le migliaia di persone scese in piazza per Gaza erano “teppisti con la kefiah”. Potremmo continuare, ma ci fermiamo qui. Mentre scorrono i nomi di tutti i colleghi uccisi da Israele.
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Mentre la gran parte degli attivisti delle navi della Flotilla sequestrate da Israele sono stati portati in Grecia da dove saranno rimptriati, @losito_simona si trova sulla barca Alcyone ancora in navigazione per raggiungere la flotta. Una volta ricongiunti alle altre imbarcazioni si decideranno le modalità di azione della missione. Tra gli attivisti che non sono stati portati in Gecia però ci sono anche Thiago Avila e Saif Abu Keshek, che non verranno rilasciati. Il governo israeliano ha dichiarato che verranno portati in Israele per essere interrogati. 60 attivisti hanno immediatamente iniziato uno sciopero della fame per protestare contro il loro rapimento. Saif Abu Keshek è un attivista palestinese con cittadinanza spagnola, molto attivo in Italia e nel direttivo della Global Sumud Flotilla. È stato fermato da Israele con accuse di vicinanza ad Hamas senza prove a sostegno. Il brasiliano Thiago Ávila è un noto attivista per i diritti umani e l'ecologia, uno dei principali leader della Global Sumud Flotilla. E’ stato fermato con accusa di con l'accusa di 'attività illegale” non meglio identificata. #gazagenocide #globalsumudflotilla🇵🇸
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Il CEO del colosso tedesco dell’editoria Axel Springer, Mathias Döpfner, ha imposto ai giornalisti di Politico, il sostegno incondizionato a Israele come condizione inderogabile per continuare a lavorare presso la testata. Döpfner ha dichiarato senza mezzi termini che i dipendenti che non condividono i “principi essenziali” dell’azienda – tra cui il sostegno incondizionato a Israele come patria sicura per gli ebrei – possono cercare lavoro altrove. In una serie di editoriali a marzo, nel pieno della guerra USA-Israele contro l’Iran, Döpfner esortava l'Europa a entrare in guerra contro Teheran e definiva l'Iran “aggressore” e “terrorista”. Nell’editoriale, Döpfner scriveva: “L’aggressore in Iran – una minaccia esistenziale per noi – ha per anni perseguito sistematicamente le armi nucleari. Nulla – nessun accordo, nessun appello alla pace, nessuna stretta di mano presidenziale – è finora riuscito a fermarlo”. La presa di posizione dell’editore ha suscitato le proteste, sacrosante, di numerosi giornalisti che ancora ritengono la deontologia professionale un valore non negoziabile. In risposta agli editoriali di Döpfner, i giornalisti di “Politico” avevano infatti inviato una lettera al loro editore. Nella lettera i redattori accusavano Döpfner di usare la testata “per promuovere la sua agenda politica” e di mettere a rischio la “reputazione di fonte imparziale” del giornale. In risposta, Döpfner ha dichiarato: “Nessuno dovrebbe lavorare per Axel Springer, a prescindere dai principi fondamentali o se non è d'accordo con uno di essi. Se i principi fondamentali non sono attraenti, posso solo consigliare di cercare lavoro altrove." Il legame tra Döpfner e Israele, dopotutto, non è affatto un mistero: nell’ottobre 2025 il presidente israeliano Isaac Herzog gli ha conferito la più alta onorificenza civile israeliana, la Medaglia d’Onore Presidenziale (insieme a Miriam Adelson) proprio per il suo “coraggio contro l’antisemitismo” e il “sostegno incrollabile a Israele” dopo il 7 ottobre 2023. it.insideover.com/media-e-potere… #politico #axelspringel #media #israel
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IRAN. DOPO L'INCONTRO CON ARAGCHI PUTIN CHIAMA TRUMP La conversazione telefonica tra Trump e Putin ha avuto un’eco minimale sui media internazionali, che hanno invece versato fiumi di inchiostro sull’inutile visita di re Carlo d’Inghilterra negli Stati Uniti, che Trump ha accolto schierando un picchetto d’onore in uniforme d’epoca, con i soldati che indossavano le uniformi della guerra d’indipendenza. Un modo per far capire al visitatore che le sponde dell’Atlantico ormai divergono. Di fatto, al di là delle usuali cortesie e dei sorrisi, intervallati da qualche puntura di spillo, resta il contrasto chiave sulla guerra ucraina, con Carlo che ha chiesto a Trump di rinnovare il sostegno a Kiev senza ricevere alcun riscontro. Lo ha dimostrato la telefonata con Putin nella quale il presidente degli Stati Uniti ha convenuto ancora una volta con lo zar che Zelensky e suoi sponsor (anzitutto la Gran Bretagna) stanno ostacolando la fine del conflitto. Un conflitto in cui, peraltro, Kiev sta cercando di aggravare la crisi energetica globale, causata dall’improvvido blocco di Hormuz da parte degli Stati Uniti, attaccando le risorse energetiche russe che… CONTINUA A LEGGERE ➡️ piccolenote.it/mondo/iran-dop…
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InsideOver
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Il 14 aprile il presidente ucraino Zelensky ha firmato una delle più draconiane leggi per combattere l’antisemitismo mai approvate in Europa. Nel codice penale ucraino ora viene introdotta l’accusa specifica di antisemitismo; ogni attività orientata alla discriminazione degli ebrei comporterà pene detentive fino a tre anni. La reclusione può salire fino a cinque anni se il reato coinvolge atti di violenza fisica o è compiuto da un pubblico ufficiale. Dai cinque agli otto anni, infine, la pena se l’azione è organizzata da un gruppo di più persone. La definizione di antisemitismo adottata dalla legge ucraina è quella del International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA), la stessa, per intenderci, adottata anche nel ddl antisemitismo promosso in Italia dal capogruppo della Lega in Senato, Massimiliano Romeo, e che arriverà nelle prossime settimane alla Camera dei Deputati italiana. Il presidente ucraino, infatti, ha avallato una definizione che alla persecuzione razziale e religiosa contro gli ebrei aggiunge una serie di prescrizioni più ambigue riguardanti critiche verso il governo israeliano. Tra queste le accuse di “negare al popolo ebraico il diritto di autodeterminazione” o “applicare [A Israele, ndr] doppi standard richiedendogli un comportamento non atteso o domandato a ogni altra nazione democratica”. L’Ucraina di Zelensky cerca sostegno e appoggio e con l’approvazione della legge basata sulla definizione dell’IHRA ammicca a Israele. Zelensky ha sostenuto l’uccisione di Ali Khamenei, Guida Suprema dell’Iran, da parte di Israele all’inizio della guerra nel Golfo del 28 febbraio. Il presidente ucraino ha offerto ai nemici dell’Iran la tecnologia per l’intercettazione dei droni ben sviluppata dall’Ucraina. Infine, ha firmato la legge sull’antisemitismo. Non un buono spot per chi dice che la legge italiana sia in realtà neutra e non confondibile con volontà di sostegno a Israele.  Vincolare un tema nobile come la lotta all’antisemitismo a ragioni di Stato geopolitiche, specie ora che la parabola di Tel Aviv è la più controversa dal 1948 a oggi, non appare il modo migliore per contrastare l’antisemitismo. it.insideover.com/politica/la-le… #ukraine #zelensky #israel #netanyahu
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