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Radicali Italiani
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Radicali Italiani
@Radicali
Per un futuro più democratico, laico, europeo, antiproibizionista.
Via Angelo Bargoni 32/36, Roma Katılım Mayıs 2010
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Dopo Norimberga, la comunità internazionale promise a se stessa: “mai più”. Qualche anno dopo, nel 1994, di fronte a uno dei genocidi più efferati della storia, quel “mai più” fallì.
L’ONU sapeva. I suoi vertici erano stati informati dal generale Roméo Dallaire, che nel gennaio del 1994 inviò al quartier generale delle Nazioni Unite il celebre “fax del gen0cidi0”. In quel documento c’era l’avvertimento preciso che, di lì a poco, si sarebbe messa in moto una delle macchine di morte più efficienti, rapide e spietate del Novecento.
La risposta fu l’inerzia. Così, tra aprile e luglio del 1994, quasi un milione di persone vennero sterminate dalle milizie hutu.
Oggi ricordiamo quella tragica pagina di storia perché, pochi giorni fa, è morto Félicien Kabuga, il cervello economico di quella macchina. Di fronte all’inerzia americana e con una Francia che, nel quadro della Françafrique, intratteneva rapporti con il governo hutu, Kabuga ebbe campo libero per finanziare e organizzare la struttura militare e mediatica che rese possibile il gen0cidi0.
Kabuga è morto a novantatré anni in un centro di detenzione dell’Aja. Il Tribunale Penale Internazionale per il Ruanda riuscì, negli anni, a perseguire quasi tutti i responsabili di quei crimini; lui fu l’ultimo ad essere arrestato, nel 2020, dopo decenni di latitanza. Eppure, quella tragedia resta ancora oggi il simbolo di un fallimento storico che pesa ancora oggi: il diritto internazionale è forte solo quanto gli Stati scelgono di permettergli di esserlo.
Per rendere giustizia davvero alle vittime del Ruanda, e a tutte quelle della storia, l’unica strada resta quella di un sistema internazionale nel quale prevalga la volontà del diritto, e non il diritto della forza.

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Ci sono centinaia di lavoratori e lavoratrici che fanno parte del Made in Italy, ma per colpa della tassa etica sono sottoposti a un regime fiscale ingiusto e incostituzionale. Meloni e Urso faranno qualcosa per salvaguardare un’intera categoria di professionisti italiani che oggi rischia di dover fuggire dall’Italia?
Firma anche tu per fermare la tassa etica.
@ValeNappi
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Trump sogna per Cuba lo stesso destino del Venezuela.
Il mandato di arresto contro Raul Castro, fratello di Fidel ed ex leader del regime, riecheggia quanto già visto con Maduro: la giustizia trasformata in uno strumento politico, usata per legittimare una strategia americana che punta a decapitare il vertice del regime per sostituirlo, come avvenuto a Caracas, con una leadership più accomodante, ma sempre proveniente dagli stessi apparati.
E sarebbe però altrettanto ipocrita ignorare la realtà che il mondo, per decenni, ha preferito non vedere proprio su quegli "apparati".
Fidel e Raúl Castro, insieme all'attuale leadership guidata da Miguel Díaz-Canel, hanno edificato e difeso un sistema responsabile di repressioni, incarcerazioni arbitrarie, torture, esecuzioni e persecuzioni contro dissidenti e oppositori. Le loro mani sono sporche di sangue. Sessant'anni di autoritarismo hanno soffocato le libertà politiche, il pluralismo e l'autonomia economica, lasciando un paese fragile, impoverito e governato dalla paura.
Oggi Cuba è allo stremo: blackout continui, ospedali al collasso, stazioni di servizio vuote, scaffali deserti. Non è più soltanto una crisi economica, ma un lento martirio umanitario. E la strategia di Trump, fatta di sanzioni, embargo e minacce militari, sta aggravando ulteriormente la sofferenza della popolazione, trasformando fame e disperazione in una leva geopolitica.
È qui che emerge il nodo centrale: la giustizia internazionale non può diventare il linguaggio selettivo delle potenze. I crimini del regime cubano meritano di essere giudicati, ma da istituzioni internazionali vive e credibili, non attraverso la forza arbitraria degli Stati in cerca di pretesti per interventi, ricatti economici o campagne di destabilizzazione.
Cuba non può restare prigioniera né del castrismo né delle logiche imperiali. La sua libertà non nascerà da un collasso imposto dall'esterno, ma da una transizione democratica autentica, accompagnata da una giustizia internazionale finalmente capace di difendere davvero la vita, la libertà e i diritti dei popoli.

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I tassisti dichiarano 1400€ lordi a Roma, ma com’è possibile? Sono usciti i nuovi dati del Ministero dell’Economia sui redditi dichiarati dai tassisti nel 2024, ancora una volta assolutamente irrealistici. È ora di ribellarsi a questa vergogna.
@Ivan_Grieco
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Il Dipartimento per la Giustizia Minorile ha impedito a @Radicali l’accesso alle sezioni detentive e alle camere di pernottamento dell’IPM di Casal del Marmo, svuotando di fatto il diritto di visita previsto dalla legge.
Le nostre visite non sono passerelle, ma attività ispettive finalizzate a verificare concretamente le condizioni di detenzione. Da decenni entriamo negli istituti nel pieno rispetto della riservatezza dei minori e delle prescrizioni dell’amministrazione.
Per questo la decisione assunta dal Dipartimento è gravissima e senza precedenti.
Abbiamo quindi depositato - insieme a @bobogiac - un’interrogazione parlamentare rivolta al Ministro della Giustizia Carlo Nordio affinché chiarisca immediatamente le ragioni di questa scelta e intervenga per ripristinare la piena possibilità di effettuare visite complete negli istituti penitenziari minorili.
Impedire l’accesso alle sezioni detentive significa impedire qualsiasi verifica reale delle condizioni di vita dei ragazzi ristretti.
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“La mia proposta riflette la situazione particolare dell’Ucraina, un paese in guerra. Contribuirà a facilitare i colloqui di pace in corso nell’ambito di una soluzione di pace negoziata”.
Con queste parole Friedrich Merz interviene in un primo, concreto tentativo di riportare al centro una questione che in molti, anche tra i sostenitori della resistenza ucraina, tendono a mettere in secondo piano: che cosa accadrà a Kyiv dopo la guerra? Quale destino attende gli ucraini? Possiamo davvero immaginare un Paese consumato dalla guerra lasciato in balia della Russia?
Una pace giusta può affermarsi solo se le parti in guerra dispongono di una reale simmetria nelle capacità negoziali. Questo significa non soltanto sostenere militarmente la resistenza ucraina (elemento imprescindibile se si vuole davvero parlare di pace), ma anche garantire al Paese una prospettiva per il “dopo”, quando questa lunga e logorante fase di guerra sarà finalmente conclusa.
Rafforzare la posizione internazionale e regionale dell’Ucraina, integrandola nel progetto europeo, rappresenta solo il primo passo di un percorso più ambizioso e complesso: quello degli Stati Uniti d’Europa, di una costruzione istituzionale e geopolitica fondata sul rispetto dei diritti e sulla capacità di tutelare i propri membri attraverso strumenti condivisi, incluso l’esercito comune.
Kyiv ha già deciso da che parte stare: quella della grande famiglia europea, aspirando a un futuro di emancipazione, libertà e sicurezza.

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“Un errore catastrofico”.
Così il dimissionario ministro Wes Streeting definisce l’uscita del Regno Unito dall’UE, riportando al centro del dibattito britannico l’idea di un possibile riavvicinamento a Bruxelles.
Oggi, nonostante una parte consistente degli inglesi si dichiari favorevole a un nuovo ingresso nell’Unione, un eventuale percorso di reintegrazione si presenta complesso, tra riallineamento normativo, gestione dei confini, e soprattutto l’adozione dell’euro per l’abbandono della sterlina.
Questi sono nodi che la politica britannica ha sempre rifiutato, persino nel post-Maastricht, scegliendo una traiettoria di distacco in nome di un nazionalismo miope.
Ma le parole di Streeting segnano un nuovo obbiettivo non soltanto tra i laburisti euroscettici, ma anche nel cuore del paese, dove riaffiora una certa consapevolezza: “Il futuro della Gran Bretagna è con l’Europa, e un giorno, di nuovo nell’Unione Europea”.
Quel divorzio, alimentato da fake news, da una narrazione nazionalista amplificata dall’intelligence straniera — riconducibile alla strategia di guerra ibrida del Cremlino — e dall’ondata sovranista globale, ha prodotto effetti, appunto, “catastrofici”: il PIL risulterebbe oggi inferiore di circa il 4% rispetto allo scenario senza Brexit, con un impatto negativo di lungo periodo sugli scambi commerciali stimato intorno al 15%. Un costo economico e politico, ormai, innegabile.
Chi ha sostenuto la separazione lo ha fatto promettendo sovranità e controllo, nella realtà ha prodotto isolamento e perdita di peso strategico. Oggi il Regno Unito si confronta con le conseguenze di una scelta che ha indebolito la sua statura politica e commerciale.
Da europeisti e federalisti convinti, guardiamo a questo possibile ripensamento come un’opportunità per tutti gli Stati membri. Non un semplice ritorno nell’Unione di ieri, ma l’apertura verso una prospettiva più forte, più ampia, più concreta e magri anche più ambiziosa.
Quella degli Stati Uniti d’Europa.

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La violenza mostrata nel video diffuso da Ben Gvir contro gli attivisti della Flotilla ha suscitato un’indignazione ampia e necessaria. Ma forse è arrivato il momento di porsi anche la domanda più inquietante: perché Ben Gvir, consapevole delle conseguenze, sceglie comunque di pubblicare immagini del genere?
Non è la prima volta che trasforma la violenza in spettacolo. Non è la prima volta che incornicia, con contenuti volutamente grotteschi e provocatori, la progressiva erosione dello Stato di diritto in Israele. Lo fa perché è convinto che l’esaltazione della forza, l’umiliazione del nemico, la crudeltà ostentata possano generare consenso.
È così che agiscono gli estremisti nelle democrazie. È così che agiscono i fascisti: intercettano gli istinti peggiori che attraversano una società, li alimentano, li organizzano politicamente e li trasformano in una leva per spingere i cittadini a votare contro la democrazia stessa. Arrivano al potere attraverso le urne, e una volta lì cominciano a demolire lo Stato di diritto, fino a svuotare la democrazia dall’interno.
La violenza che abbiamo visto a Gaza, e che oggi orienta la politica del governo israeliano, è il prodotto di questa deriva: un potere che si è consegnato cinicamente all’estremismo. Oggi quel governo prova a prendere le distanze da certe immagini non per un ripensamento morale, ma perché sa che danneggiano l’immagine internazionale di Israele. Gli attivisti colpiti sono cittadini europei, cittadini americani, cittadini di Paesi che non possono più permettersi di voltarsi dall’altra parte.
Ma sarebbe ipocrita condannare quella violenza soltanto quando colpisce “i nostri”. È la stessa violenza, somministrata in quantità diverse, che da tempo colpisce gli israeliani che dissentono, i palestinesi che subiscono l’occupazione, e un’intera regione ormai trascinata verso il baratro da guerre illegali e permanenti.
La salute di questi popoli dipende dalla salute della democrazia. E la salute della democrazia dipende dalla capacità di arginare la rabbia, il rancore e l’odio prima che vengano trasformati, ancora una volta, in strumenti di potere.
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Ieri, in Piazza Capranica, per ricordare le tante battaglie di Marco Pannella, che aveva e che abbiamo in corso.
@Radicali
❤️🌹
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Il Dipartimento per la Giustizia Minorile ci ha appena comunicato che non potremo più accedere alle sezioni detentive e alle camere di pernottamento dei ragazzi ristretti negli IPM. Un fatto gravissimo e senza precedenti.
Da decenni i @Radicali entrano nelle carceri, comprese quelle minorili, proprio per verificare le condizioni concrete di detenzione. Impedire oggi l’accesso alle celle significa tentare di spegnere le luci su ciò che accade realmente dentro gli istituti. Forse il problema del Dipartimento e del Ministero è che, negli ultimi mesi, abbiamo visitato gli IPM denunciando sovraffollamento e condizioni indegne.
Le nostre visite non sono gite istituzionali né passerelle organizzate. Impedire l’accesso ai luoghi di effettiva detenzione significa una cosa molto semplice: impedire di vedere.
Per questo oggi rivolgiamo una domanda chiara al Ministro Nordio e al Capo del Dipartimento: cosa c’è da nascondere?
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L’Italia raggiunge il record per debito pubblico in europa e Meloni chiede a Von Der Leyen di spendere ancora di più.
Il governo su spinta della Lega ha scritto alla commissione europea chiedendo di non contare le spese contro il caro energia all’interno dei parametri europei che ci chiedono di non spendere annualmente oltre il 3% in più rispetto alle entrate.
Invece di pensare a tagliare la parte improduttiva dei 1150 miliardi di spesa pubblica, chiediamo di farne ancora di più.
E non per investimenti strategici per il nostro futuro, ma solo per rispondere alle crisi a breve termine su cui non abbiamo una vera risposta.
Insomma, spendere male oggi soldi che dovremo pagare tra dieci anni: spostano il peso dei loro fallimenti strategici sulle spalle delle prossime generazioni.
La commissione UE giustamente c’ha risposto che invece di pensare a ulteriore spesa potremmo pensare ad utilizzare meglio i fondi del pnrr già disponibili anche sui temi energetici e usati spesso male.
Provando magari a guardare, per una volta, non all’interesse a breve termine ma una generazione avanti.
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🟣STOP TASSA ETICA AL VENETO SEX EXPERIENCE!
A fianco di più di 500 lavoratori del settore dell'adult per raccogliere le firme contro la tassa etica.
Una tassa che discrimina lavoratori legali solo per un giudizio morale arbitrario sul loro lavoro, usando il fisco per censurarli attraverso la pressione fiscale più alta al mondo. L'unico effetto? La perdita di gettito fiscale per l'italia e la delocalizzazione delle aziende del settore, mentre il consumo italiano di materiale pornografico non viene impattato minimamente.
Fuori la morale dal fisco, fuori il controllo dello stato dalle mutande e dai corpi dei cittadini.
Firma anche tu per abolire la tassa etica su stoptassaetica.it
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