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#PlaceboEffect by @solar_constant7 "Sleeping with Ghosts" è il quarto album in studio dei Placebo. L'album contiene diverse canzoni basate sul tema delle relazioni, come le relazioni che finiscono male ("The Bitter End"), le lotte di potere nelle relazioni ("Special Needs") o l'idea che alcuni siano destinati ad essere anime gemelle eterne (la title track). In un'intervista Brain Molko ha spiegato che il titolo dell'album parla di "portare con sé i fantasmi delle proprie relazioni, al punto che a volte un odore, una situazione o un capo d'abbigliamento acquistato riportano indietro una persona. Per me si tratta del rapporto che si ha con i propri ricordi. A volte abitano i tuoi sogni. Nel futuro possono esserci molte cose che ti ricordano il fantasma delle relazioni passate. Quindi vedo l'album come una raccolta di racconti su una manciata di relazioni. La maggior parte delle quali sono mie". L'album ha raggiunto la posizione numero 11 nella UK Albums Chart e ha ricevuto una reazione generalmente favorevole da parte della critica musicale.
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#Britpop by @solar_constant7 Il 24 marzo 2008 i Supergrass pubblicano “Diamond Hoo Ha” il loro sesto e ultimo album. Il disco raggiunse la posizione n.19, la più bassa per la band di Oxford, ben lontana dai fasti dei primi tre album sempre entrati nelle prime tre posizioni.
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#AlmanaccoRock by @FabioLisci #OnThisDay #IronMaiden 23 marzo 1998 – Esce “Virtual XI” degli Iron Maiden Secondo e ultimo capitolo con Blaze Bayley alla voce, “Virtual XI” prosegue nella direzione già tracciata dal precedente lavoro, accentuando una scrittura dilatata e meno incisiva, con strutture spesso ridondanti e una produzione che non valorizza appieno la resa complessiva della band. Il disco insiste su mid-tempo ripetitivi e su un’impostazione più lineare, con Steve Harris sempre al centro della costruzione ma con arrangiamenti che faticano a trovare dinamica, mentre le chitarre rinunciano in parte alla spinta armonica tipica del gruppo e Blaze Bayley mantiene un registro vocale uniforme che limita l’impatto espressivo. Brani come “The Clansman” offrono momenti più solidi e riconoscibili, ma nel complesso emerge una certa difficoltà nel bilanciare ambizione narrativa e sintesi compositiva, con episodi che si protraggono senza sviluppi realmente significativi. “Virtual XI” conferma una fase di transizione complessa, in cui la band appare in cerca di una nuova identità senza però riuscire a definire una direzione convincente.
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#AlmanaccoRock by @FabioLisci #OnThisDay #ZZTop 23 marzo 1983 – Esce “Eliminator” degli ZZ Top Con “Eliminator” gli ZZ Top ridefiniscono il proprio linguaggio inserendo elementi sintetici come sintetizzatori e drum machine in una struttura blues rock ormai consolidata, scegliendo una direzione più accessibile che sacrifica parte della ruvidità originaria in favore di un suono levigato e fortemente orientato al mercato. “Eliminator” segna una svolta commerciale evidente, amplia il pubblico della band ma lo zoccolo duro dei loro fan si divide tra chi ne riconosce l’efficacia e chi ne contesta la perdita di spontaneità, risultando più un’operazione di rilancio che un’evoluzione naturale.
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#AlmanaccoRock by @FabioLisci #OnThisDay #VanHalen 23 marzo 1979 – Esce “Van Halen II” dei Van Halen A poco più di un anno dal debutto, i Van Halen pubblicano un seguito registrato in tempi rapidi che conferma l’impatto della band ma ne evidenzia anche i limiti di urgenza compositiva, con una produzione essenziale e un suono ancora diretto, costruito su riff immediati e sull’energia istintiva del gruppo. Il disco mantiene la formula vincente fatta di hard rock brillante e virtuosismo chitarristico, con Eddie Van Halen che amplia il proprio linguaggio tra tapping, fraseggi blues e soluzioni ritmiche meno prevedibili, mentre David Lee Roth rafforza il proprio ruolo scenico più che interpretativo, puntando su carisma e presenza più che su profondità vocale. Brani come “Dance the Night Away” mostrano un’apertura melodica che anticipa sviluppi futuri, mentre altri episodi risultano meno incisivi e talvolta derivativi rispetto al primo album, lasciando emergere una certa disomogeneità che non intacca però la forza complessiva del lavoro. “Van Halen II” non rappresenta un salto evolutivo netto ma consolida un’identità già definita, restituendo una fotografia fedele di una band ancora guidata dall’istinto più che da una visione strutturata, capace comunque di imporsi con naturalezza nel panorama hard rock di fine anni Settanta.
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King Crimson - Larks' Tongues in Aspic Il 23 marzo del 1973 i King Crimson (Fripp, Bruford, Wetton, Cross e Muir) pubblicano per la Island il lp Larks' Tongues in Aspic primo disco della bandnella formazione che Fripp, Wetton, Bruford, Cross e Muir. Un disco molto bello che stacca rispetto ai primi dischi del Re Cremisi. Dopo la pubblicazione del live Earthboud e l’annuncio dello scioglimento della band le possibilità di un ritorno sulla scena del Re Cremisi parevano quasi nulle. Ma nell’edizione del 22 luglio del 1972 la copertina di Melody Maker è occupata da una foto che ritrae la nuova reincarnazione dei King Crimson (con la sola assenza di Wetton che compare però nell’articolo). La band inizia a provare per il nuovo disco nel settembre del 1972 e per i testi si affida all’ex Supertramp (e vecchio amico di Wetton) William Palmer-James che dopo avere partecipato alla registrazione del primo disco dei Supertramp (che passa all’epoca quasi inosservato) si era trasferito in Germania. Nel giro di un mese i King Crimson, anche recuperando pezzi già abbozzati nella precedente incarnazione della band, hanno materiale per un disco ma prima di entrare in sala di registrazione intraprendono un tour in Inghilterra anticipato ad alcune date di rodaggio in Germania. La band, anche per impulso del vulcanico Muir (che purtroppo lascia i King Crimson subito dopo la fine delle registrazioni del disco), nelle esibizioni live lascia ampio spazio all’improvvisazione ed ama presentare molti dei brani che poi finiranno in vinile con titoli fittizi o provvisori e presenta veramente pochi pezzi della produzione precedente a volte spiazzando il pubblico. Il tour si chiude il 15 dicembre e lascia una band galvanizzata e carica, pronta ad entrare in sala di incisione. Il disco, di totale bellezza, si apre con qualche minuto di percussioni di Muir cui segue il violino quasi drammatico di Cross con Fripp che sale in sottofondo con una chitarra pesantemente distorta che si apre in un riffe hard pazzesco sostenuto da un basso ancore una volta iper distorto e dalla batteria secca di Bruford. E l’antipasto di un disco progressive capace di coagulare suggestioni jazz e libera improvvisazione con prepotenti momenti hard rock, il tutto impreziosito dalla voce meravigliosa di Wetton (che oltre tutto dimostra anche di essere un bassista di grandissimo talento). Il titolo del disco è una idea di Muir. Disco meraviglioso che ascolto da anni e non mi ha ancora stancato. @DGMHQ #Yesterdaypills #RockandOthers #Progrockpills #ProgRock #ItalianProg #Musicalmind
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#AlmanaccoRock #MusicaItaliana #FrancoBattiato by @boomerhill1968 il 23 marzo del 1945 nasceva a Ionia Franco Battiato musicista e autore di enorme spessore, capace di una carriera lunga di successo, innovativa influente ed interessante. Nel 1964 giovanissimo si trasferisce a Milano e suona al Cab64 dove apre le serate presentando con chitarra e voce pezzi siciliani. Diviene amico di Gaber che gli assicura un contratto discografico con la Jolly per la quale nel 1967 pubblica due diversi singoli, La torre/Le reazionie Il mondo va così/Triste come me, due dischi sulla carta di protesta in quanto la label cercava quel genere di prodotto. Nel 1968 passa alla Phillips per la quale pubblica il singolo È l'amore/Fumo di una sigaretta (con musiche del chitarrista Giorgio Logiriche assicura un primo successo commerciale all’artista siciliano. Nel 1969 Battiato registra quello che avrebbe dovuto essere il suo album d’esordio ma la label decide di non pubblicarlo (e rimane ad oggi in buona parte inedito). Con primi anni settanta Battiato decide di lasciare da parte la canzone ed il beat ed inizia a sperimentare musica elettronica e si lega alla casa discografica Bla Bla di Pino Massara per la quale pubblica dischi assolutamente sperimentali che navigano tra elettronica e progressive. Facciamo riferimento a Fetus, Pollution che segue il filo musicale del precedente riuscendo anche ad avere un riscontro commerciale. L’interesse per Karlheinz Stockhausen contribuisce alla scrittura di Sulle corde di Aries di regola ritenuto il suo migliore disco di quel periodo. L’attenzione per l’avanguardia contemporanea è alla base di Clic pubblicato nel 1974 e che segna l’abbandono del progressive. Sotto questo profilo nel 1971 Battiato aveva fondato gli Osage Tribe con Marco Zoccheddu, Bob Callero e Nunzio Favia salvo lasciare dopo la publicazione del primo singolo. Nel 1976 passa alla Ricordi dopo la chiusura della Bla Bla e per la nuova label pubblica tre dischi sempre di musica d’avanguardia. Nello stesso periodo conosce il violinista veneto Giusto Pio con cui inizia una proficua e duratura reciproca collaborazione. Nel 1979 passa alla Emi e decide di accantonare la sperimentazione e la musica di avanguardia a favore di produzioni di taglio pop / musica d’autore o se si vule “musica leggera” (ma lui di veramente leggero non ha mai pubblicato nulla). Ma è un pop che non ha veramente nulla a che fare con quello che gira prevalentemente in Italia sia musicalmente vista la capacità di assimilare suggestioni musicali le più diverse sia a livello di testi. Il 10 settembre del 1979 esce L’era del Cinghiale Bianco, disco in parte registrato presso gli studi di Alberto Radius. Il lp ha una gestazione non semplice e la prima versione completamente priva di sezione ritmica non convince. Si decide pertanto di inserire le parti ritmiche convoncando il batterista Tullio De Piscopo e il bassista Julius Farmer. La Emi è comunque perplessa e si decide a dare corso alla pubblicazione solo con riluttanza. Il disco non ottiene un grande riscontro commerciale (soprattutto ove lo si rapporti alla successiva produzione del grande artista siciliano) ma è un disco che fissa chiaramente il successivo percorso musicale di Battiato condito da esotismi, dotti riferimenti culturali e letterali che albergano tra giochi linguistici, apparenti nonsense e immagini, quadretti o meglio frammenti che paiono finanche stralunati e che diverranno marchio di fabbrica. Certo musica pop ma quando mai si era sentito un pezzo quale il brano che dà il titolo disco ? Certo musica leggera (non insensibile alla contemporanea produzione pop/new wave) ma solo se parametrata alla precedente produzione di Battiato e comunque di grandissima classe, realizzata con musicisti di primo ordine (oltre alla ricordata sezione ritmica, Alberto Radius, Roberto Colombo e Giusto Pio). Nel 1980 arriva un discreto successo commerciale (40 mila copie ventute, peraltro poche a fronte della qualità altissima del lp) con un disco quale Patriots. E’ il disco che apre la strada per La Voce del Padrone e contiene una serie di brani memorabili quali Up Patriots to Arms, Venezia-Istanbul, Le aquile e Prospettiva Nevski. E il mio maestro mi insegnò com'è difficile / Trovare l'alba dentro l'imbrunire. Nel 1981 con Giusto Pio firma Per Elisa brano con il quala Alice trionfa a Sanremo (e per una volta vince un grande brano per nulla “sanremese”). Nello stesso anno Battiato pubblica La Voce del Padrone il disco con cui sfonderà commercialmente. Il disco esce nel settembre del 1981 ma non decolla subito, raggiungendo la vetta delle classifiche di vendita solo nella primavera del 1982. All fine sfonda il tetto del milione di copie vendute. Sette tracce, sette brani memorabili senza nessuna caduta, senza nessun riempitivo. Nel 1982 firma sempre con Giusto Pio il brano Un’estate al mare portato al successo da Giuni Russo mentre alla fine dello stesso anno esce L’arca di Noè, altro grande disco che ottiene a sua volta grande successo commerciale (cederà il passo soltanto ad un campione di vendite quale Thriller di Michael Jackson). Il disco contiene ancora una serie di brani divenuti storici da Radio Varsavia alla hit Voglio Vederti Danzare. Il 15 dicembre del 1983 è la volta di Orizzonti Perduti, disco realizzato solo con strumenti elettronici che viene trainato da La Stagione dell’Amore. L’utilizzao di strumenti elettronici caratterizza anche Mondi Lontanissimi del 1985 disco che contiene la meravigliosa No Time No Space. Nel 1988 esce Fisiognomica che segna il ritorno al pop dopo qualche anno speso a produrre musica lirica. Il disco è interessantissimo e viene trainato da E Ti Vengo a Cercare, uno dei brani più celebri dell’autore. Si deve aspettare il 1991 per il successivo album di inediti Come un cammello in una grondaia, disco registrato presso gli studi di Abbey Road a Londra. E’ disco che merita una attenzione che per oggi dobbiamo rinviare. Caffè de la Paix segna un chiaro ritorno all’utilizzo di strumenti acustici ivi compresi strumenti orientali, classici e rock, con una fusione mirabile e riuscita. Disco di assoluta bellezza realizzato con turnisti pazzeschi solo ove si pensi alla sezione ritmica John Giblin / Gavin Harrison, o alle chitarre affidate a Jakko Jakszyk (lo ricordiamo nei King Crimson). E’ anche il disco che segna l’inizio della collaborazione con il maestro Angelo Privitera, Nello stesso periodo si colloca l’inizio della collaborazione con il filosofo Manlio Sgalambro che firma i testi di L'ombrello e la macchina da cucire uscito nel 1995 che è anche l’ultimo disco che Battiato realizza per la Emi. Il passaggio alla Mercury è consacrato da L’Imboscata del 1996 album bellissimo che restituisce a Battiato il grande successo commerciale. Il disco spesso ricordato per la sola La Cura è veramente notevole grazie anche al lavoro di turnisti ancora una volta di classe enorme quali il confermato Gavin Harrison, Saturnino al basso (che nel disco ha un suono spettacolare) e David Rhodes con un intervento vocale della Ruggiero. Il discorso musicale iniziato con L’Imboscata trova un esito nello splendido Gommalacca, disco musicalmente molto sperimentale capace di passare dalla techno all'hard rock. Il disco è realizzato con un ottimo Morgan al basso (ancora una volta il suono del basso è spettacolare) Mauro Pancaldi alle chitarre, Gavin Harrison alla batteria.Negli anni successivi Battiato pubblica i tre Fleurs, dischi di cover tutti da ascoltare. Ma continua la pubblicazione di dischi di brani originali e Ferro Battuto è del 2001, Dieci Stratagemmi è del 2004, Il Vuoto è del 2005, Inneres Auge - Il tutto è più della somma delle sue parti (con due soli inediti) del 2009. Nel 2011 è a Sanremo con Luca Madonia per L’alieno che raggiungerà il quinto posto finale. Nel 2012 Battiato pubblica Apriti Sesamo disco in cui si affrontano anche temi politici e che sarà l’ultimo realizzato con Sgalambro che scomparirà due anni più tardi. Nel 2019 esce il suo ultimo disco Torneremo ancora. Artista immenso ha segnato ed arricchito indelebilmente la musica italiana.
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#AlmanaccoRock #MusicaItaliana @giorgiocicca by @boomerhill1968 il 23 marzo del 1967 nasce a Milano Giorgio Ciccarelli, chitarrista e cantante dal 1999 negli Afterhours da cui è uscito nel novembre del 2014. Nel 1996 ha fondato i Sux! con cui ja inciso quattro dischi e a partire dal 1999 inizia a suonare live con gli Afterours per entrare in pianta stabile nel gruppo dopo lo scioglimento dei Sux!.
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#AlmanaccoRock by @FabioLisci #OnThisDay #DepecheMode 22 marzo 2013 – Esce “Delta Machine” “Delta Machine” segna il ritorno dei Depeche Mode a un suono più oscuro e sintetico, pur integrando atmosfere blues e rock. Registrato tra Santa Barbara e New York con la produzione di Ben Hillier, il disco mostra la band consolidata e compatta, con Dave Gahan, Martin Gore e Andy Fletcher in perfetta sintonia creativa. Brani come “Heaven” e “Soothe My Soul” alternano elettronica densa a testi intensi e riflessivi, mentre le sonorità più “grezze” di alcuni pezzi ricordano le radici synth-pop ma con una maturità che solo trent’anni di carriera possono dare. Credo di non sbagliare se affermo che Delta Machine funziona proprio perché mescola tradizione e rischio. Non sorprende radicalmente, ma dimostra una band capace di reinventarsi senza perdere la propria identità, mantenendo un equilibrio tra introspezione e immediatezza che pochi gruppi riescono a conservare a questo livello della carriera.
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#AlmanaccoRock by @FabioLisci #OnThisDay #DepecheMode 22 marzo 1993 – Esce “Songs of Faith and Devotion” “Songs of Faith and Devotion” rappresenta un momento di svolta per i Depeche Mode. Registrato tra Londra e Los Angeles, il disco miscela sintetizzatori e atmosfere elettroniche con rock e gospel, mostrando una band disposta a rischiare e a contaminare il proprio suono. Brani come “I Feel You” e “Walking in My Shoes” traducono in musica tensione emotiva e spirituale, con testi densi e sonorità più crude rispetto ai lavori precedenti. La registrazione avviene mentre Dave Gahan affronta una grave dipendenza da eroina, e il disco insieme al tour successivo accentua le tensioni interne alla band. Questo sarà l’ultimo album con Alan Wilder e l’ultimo registrato come quartetto, segnando la fine di un’era per i Depeche Mode. Alan Wilder, Martin Gore e Dave Gahan spingono verso un’interpretazione più organica, spesso suonando strumenti tradizionali accanto a campionamenti elettronici. Personalmente lo considero un disco divisivo ma coraggioso, imperfetto, teso, e proprio per questo interessante. Non accontenta i puristi dell’elettronica, ma racconta una band in piena evoluzione, con una personalità che non teme di mostrare fratture e contraddizioni.
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#AlmanaccoRock by @FabioLisci #OnThisDay #ACDC 22 marzo 1982 – Esce “For Those About to Rock (We Salute You)” Pubblicato come singolo estratto dall’album omonimo, “For Those About to Rock” arriva dopo l’onda lunga di “Back in Black”, con il compito non semplice di reggere il confronto. Gli AC/DC scelgono, in un certo senso,la via della solennità, un mid-tempo granitico, costruito su un riff essenziale e scandito dai celebri colpi di cannone. Il brano rinuncia alla velocità per puntare su un’idea quasi rituale, pensata per il palco e per un coinvolgimento collettivo. Brian Johnson guida il pezzo con un tono più controllato, meno istintivo rispetto agli episodi precedenti. A mio avviso, funziona proprio per questo, non cerca di replicare il passato ma di rallentare, marcare il passo e trasformare l’energia in qualcosa di più pesante e cerimoniale. Forse meno immediata, ma difficile da ignorare quando parte🔥
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#AlmanaccoRock by @FabioLisci #OnThisDay #JohnLennon 22 marzo 1971 – Esce negli Stati Uniti “Power to the People” Pubblicato come singolo, “Power to the People” vede John Lennon affiancato dalla Plastic Ono Band in una delle sue dichiarazioni più esplicite sul piano politico. Il brano nasce durante il periodo delle interviste con Tariq Ali e riflette un coinvolgimento diretto nei movimenti di protesta dell’epoca. Registrata tra Londra e New York, la canzone ha un’impostazione corale e immediata, costruita attorno a un ritornello pensato per essere gridato più che cantato. In studio compaiono anche Billy Preston e un gruppo di voci che amplifica il senso collettivo del pezzo.
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#AlmanaccoRock by @FabioLisci #OnThisDay #TheBeatles 22 marzo 1963 – Esce “Please Please Me” Pubblicato nel Regno Unito dalla Parlophone, “Please Please Me” è il debutto ufficiale dei Beatles su LP. Il disco nasce in condizioni quasi “live”: gran parte delle tracce viene registrata l’11 febbraio 1963 negli Abbey Road Studios in meno di dieci ore. La scaletta alterna brani originali firmati Lennon-McCartney a cover del repertorio rock’n’roll e rhythm and blues americano, riflettendo ancora l’identità del gruppo da club di Liverpool e Amburgo. Tra gli episodi più incisivi spiccano “I Saw Her Standing There”, “Love Me Do” e “Twist and Shout”, registrata in un’unica take con la voce di Lennon ormai al limite. Il risultato è un disco diretto, urgente, privo di sovrastrutture, che fotografa i Beatles prima della trasformazione in fenomeno globale.
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#AlmanaccoRock by @FabioLisci #OnThisDay #TheHumanLeague #SusanAnnSulley 22 marzo 1963 – Nasce Susan Ann Sulley, una delle due voci femminili degli Human League Susan Ann Sulley entra negli Human League senza un vero passato musicale, scelta quasi per caso in un momento di frattura interna. Non è una cantante tecnica né una figura dominante, ma diventa uno degli elementi chiave della svolta pop del gruppo. La sua voce semplice, direi quasi ingenua, si incastra perfettamente nella nuova direzione “sintetica” voluta da Philip Oakey. In “Dare” funziona proprio perché non forza nulla, resta lineare mentre le macchine costruiscono tutto il resto. Non è un’interprete che ridefinisce i canoni, eppure contribuisce a rendere accessibile un’estetica fredda e programmata. In quel contrasto tra spontaneità e costruzione sta il senso della sua presenza, più funzionale che carismatica, ma difficile da sostituire.
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#AlmanaccoRock by @FabioLisci #OnThisDay #TheYardbirds #KeithRelf 22 marzo 1943 – Nasce Keith Relf voce, chitarra ritmica e armonica degli Yardbirds Keith Relf non è il frontman che catalizza tutto su di sé, negli Yardbirds tiene insieme una band in continua mutazione, più laboratorio che gruppo stabile, attraversata da Clapton, Beck, Page senza mai trovare una vera forma definitiva. La sua voce, spesso fragile e poco spettacolare, resta però credibile dentro un contesto che cambia pelle di continuo. L’armonica lo lega al blues delle origini, ma è nel passaggio verso sonorità più ambigue e psichedeliche che si intravede il suo ruolo più interessante, forse meno evidente ma decisivo. Non ha lasciato un’impronta ingombrante come altri suoi contemporanei, eppure senza quella presenza discreta gli Yardbirds avrebbero rischiato di essere solo una somma di grandi chitarristi. Lui è stato l’equilibrio instabile che ha tenuto insieme tutto, anche quando tutto sembrava sul punto di sfaldarsi. Morirà il 12 maggio 1976, a soli 33 anni.
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#musicadaleggere a cura di Maurizio Galli (@GalliMaurizio69) fondatore di Musicalmind “Sniper” si configura come un’opera di frontiera, un manufatto sonoro che rifugge ogni accomodante classificazione per situarsi in una zona liminale tra ritualità sciamanica, poesia elettrica e detrito urbano sublimato in visione. L’incontro fra Marc Hurtado – figura cardinale dell’avanguardia francese, già fondatore degli Étant Donnés – e Alan Vega, nume oscuro della newyorkese iconoclastia no wave, genera un oggetto discografico che è insieme epicedio e detonazione. L’album non si offre come mera sequenza di brani, bensì come un continuum febbrile, una liturgia laica percorsa da vibrazioni telluriche e riverberi spettrali. La voce di Vega, scarnificata, oracolare, sembra provenire da un altrove crepuscolare: non canta, bensì incide l’aria con una dizione allucinata, sospesa tra invocazione e anatema. Hurtado, dal canto suo, edifica un impianto sonoro che è architettura dell’abisso: droni corrosivi, percussioni ossessive, coltri sintetiche che si addensano come fumi industriali su una metropoli in rovina. Il titolo stesso, “Sniper”, allude a una postura estetica precisa: lo sguardo (e l’ascolto) sono puntati con micidiale concentrazione su frammenti di realtà, colti e trapassati con chirurgica ferocia. Non vi è compiacimento nostalgico, né sterile revivalismo post-punk; piuttosto, si avverte una tensione metastorica, una volontà di oltrepassare il genere per approdare a una forma di espressionismo sonoro radicale. L’elettronica non è mero supporto timbrico, ma materia viva, organismo pulsante che dialoga con la vocalità di Vega in un contrappunto di attrito e combustione. Sul piano tematico, l’opera si muove in un territorio escatologico: eros e thanatos si intrecciano in un viluppo inquieto, mentre l’immaginario urbano si trasfigura in paesaggio mentale, teatro di ossessioni e visioni apocalittiche. L’ascoltatore è chiamato non tanto a fruire, quanto a esporsi: “Sniper” esige una disponibilità all’attraversamento, alla vertigine, alla discesa negli interstizi dell’inconscio. Questo CD rappresenta uno degli ultimi, incandescenti lasciti di Alan Vega, e al contempo un gesto di fedeltà creativa da parte di Marc Hurtado: un’opera che non addomestica l’oscurità, ma la abita con ieratica fierezza. “Sniper” non consola, non seduce, non concede tregua; colpisce. E nel colpire, lascia un segno indelebile nel panorama della musica sperimentale contemporanea. #marchurtado #alanvega #musicalmind #progrockpills #mauriziogalli #rockandothers #yesterdaypills
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#AlmanaccoRock by @FabioLisci #OnThisDay #BlindGuardian 22 marzo 1993 – Esce “Tokyo Tales” dei Blind Guardian Nel 1993 i Blind Guardian fissano su disco la loro dimensione dal vivo con “Tokyo Tales”, registrato durante il tour giapponese. È una fotografia diretta della fase speed metal della band, ancora lontana dalle architetture più complesse che arriveranno poco dopo. La scaletta pesca dai primi lavori, con brani veloci, ruvidi, senza sovrastrutture. La band spinge senza cercare precisione assoluta e il pubblico giapponese risponde con entusiasmo. Non è un live perfetto, ma è onesto. Serve a chiudere un capitolo e a mostrare da dove arrivano prima della spettacolare svolta successiva.
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#AlmanaccoRock by @FabioLisci #OnThisDay #IronMaiden 22 marzo 1982 – Esce “The Number of the Beast” degli Iron Maiden È il disco che cambia tutto. Con l’ingresso di Bruce Dickinson, gli Iron Maiden ridefiniscono il proprio suono e trovano una nuova identità. “The Number of the Beast” alza il livello sotto ogni aspetto, dalla scrittura alla resa vocale, fino all’impatto complessivo. Brani come “Run to the Hills”, “Hallowed Be Thy Name” e la title track segnano uno scarto netto rispetto al passato. La band suona più compatta, più ambiziosa, con Steve Harris sempre al centro ma sostenuto da una formazione finalmente a fuoco. Il successo è immediato, tra polemiche e consensi. Non è solo un salto di qualità, è un punto di non ritorno. Dopo questo disco, gli Iron Maiden giocano in un’altra categoria. 🔥🤘
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