
Stéphane C_Laurent
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Stéphane C_Laurent
@SLaurent_C
Chroniqueur et analyste politique franco-iranien J'écris sur la Résistance iranienne et l'avenir d'un Iran libre, démocratique et laïque 🖊️ #NiChahNiMollah




Reza Pahlavi Needs to Deliver Not Talk "I wanna see him succeed. I don't wanna see him fail. Why the hell would I want to see him fail?" "But eventually, you get to a point where it's like, Stop talking, deliver. It's very simple to me. If you're gonna say you're gonna deliver, go deliver." "And I wanna tell you what his next move could be. Say nothing happens with the Iranian revolution and Iranian regime change or regime collapse. Guess who he's gonna blame. Trump." "And, and that'll be a coward's move, but I hope he doesn't take that route."


Don't believe the naysayers: The Iranian regime is being brought to its knees. We need to keep at this and give the Iranian people the chance to take back their country.

Spot on! The Iranian regime is at one of its weakest points in decades More than 100,000 supporters will gather in Paris on June 20 to back Maryam Rajavi and her Ten-Point Plan for a secular, democratic republic in Iran. #100KFreeIranRally 🇮🇷







🔴 🗣️ Opposition en Iran : "La jeunesse a compris que ce n'est pas par les bombes ou par les interventions étrangères que ce régime sera renversé", rapporte @afchine_alavi, membre du Conseil national de la Résistance iranienne. @AlbanMikoczy #SurLeTerrain #Canal16




Hear from the true leader of Iranian opposition. #IStandwithMaryamRajavi @Maryam_Rajavi_P Maryam Rajavi: Iran's regime is at its weakest point in decades - go.shr.lc/4uVhhME - @washtimes



Het 10 punten plan van Mrs. Rajavi voor Iran staat voor een democratische rechtsstaat, vrije markt economie in Iran waar religie en staat gescheiden zijn en kernwapens worden afgezworen. Maryam Rajavi was begrijpt dat noch de Shah noch Ayatollahs vrede en welzijn brengen.








Ho partecipato stamane, alla Conferenza stampa promossa dall'On. Naike Gruppioni alla Camera dei Deputati, dal titolo "Iran: Il diritto alla vita in pericolo", alla quale hanno aderito il Vicepresidente della Camera, On. Fabio Rampelli, il Senatore Marco Scurria e il Presidente della FIDU, Prof. Antonio Stango, con la partecipazione online della Presidente-eletta del Consiglio Nazionale della Resistenza in Iran CNRI, Sig.ra @Maryam_Rajavi e moderata dal giornalista Mauro Bazzucchi. Con il suo autorevole intervento la Presidente Rajavi si conferma, oggi più che mai, quale voce più autorevole per scuotere le coscienze oneste e rivelare quanto il regime degli ayatollah incida profondamente non solo sulle gravi condizioni in cui il popolo iraniano è costretto a vivere, ma anche sugli scenari attuali delle crisi internazionali in atto. Dobbiamo avere il coraggio di chiamare le cose con il loro nome: da decenni assistiamo a un "grande inganno". Un velo di falsità, e accondiscendenza, che ha permesso a un regime nazi-fondamentalista di prosperare, basandosi sulla violenza sistematica contro il proprio popolo, sul razzismo, sull'antisemitismo e sull'esportazione del terrorismo in Medio Oriente e altrove. La responsabilità di questa deriva ricade non solo sui criminali al potere a Teheran, ma anche su chi, a livello internazionale, ha preferito "non vedere" per interessi poco trasparenti. Il programma nucleare clandestino è l'esempio lampante di questa ipocrisia. Mentre il regime negava ogni addebito, è stata l'organizzazione del MEK/PMOI a svelare fin dal 2002 i piani atomici dei mullah. Ho ricordato come alle Nazioni Unite, ancora nel 2008, la Resistenza iraniana avesse messo in guardia il mondo sugli orrori di un arsenale nucleare in mano a una teocrazia aggressiva e terrorista. Oggi, le conseguenze di questo "grande inganno" sono diventate insostenibili per l'intera comunità internazionale con: minacce alla libertà di navigazione e blocco di Hormuz, attraverso le quali il regime ricatta il mondo chiudendo gli stretti, affamando i popoli e bloccando l'accesso a risorse energetiche e derrate alimentari; repressione interna, mentre il regime tortura e giustizia i veri dissidenti, assistiamo alla messinscena di "finti oppositori" che vivono nel lusso all'estero, pronti a sorridere alle telecamere senza avere alcun legame con il popolo iraniano. Al contrario, il punto di forza del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (CNRI) risiede nell'aver costruito una proposta credibile. Non c'è più tempo per appeasement o per soluzioni temporanee che "concedano" transiti condizionati e con il contagocce attraverso lo Stretto di Hormuz, contingentati da Teheran. La storia ci insegna che non ci sarà pace né stabilità se il regime non verrà rimosso da una forza interna e da un pronunciamento dell'intera popolazione iraniana. Ho sottolineato, a tale riguardo, quanto le aspettative per una forma di governo che garantisca libertà, eguaglianza e pluralismo democratico nel Paese, trovino accoglimento nella proposta sostenuta, da diversi anni, dal CNRI con il "Piano in 10 punti". Un Iran che rinuncia al programma nucleare militare, rispettoso del diritto internazionale impegnato nella lotta al terrorismo e nel contrasto all'uso illegittimo della forza e nello stabilire i rapporti con tutti i paesi della regione su basi di sicurezza e di pace. Ho, infine, invitato i partecipanti a rendere omaggio alle decine di migliaia di dissidenti e manifestanti uccisi negli ultimi anni. Molti di loro sacrificatisi per affermare l'appartenenza all'Organizzazione dei Mujaheddin del Popolo. Ha destato infatti molto clamore la fotografia, diffusa dalla stampa internazionale, di 6 condannati a morte che sono riusciti a far uscire dal carcere in cui erano rinchiusi - in attesa di essere giustiziati - mentre mostravano gli stemmi del MEK/PMOI e le immagini della leader Maryam Rajavi. Le cifre sono agghiaccianti: 2.159 condanne a morte nel 2025 e già 700 esecuzioni nei primi mesi del 2026. Davanti a questo fiume di sangue, ogni tentativo di dialogo proposto da chi si candida a sostituire l'attuale regime mediante transizioni che comporterebbero il pieno coinvolgimento di quelle strutture di sicurezza, attualmente qualificate dalla comunità internazionale quali organizzazioni terroristiche, sarebbe un ulteriore grave inganno, in primo luogo nei confronti del popolo iraniano. Il problema dell'Iran può essere risolto solo dal popolo iraniano e dalle sue componenti veramente democratiche che hanno dimostrato la volontà di resistere al regime e di cambiare il paese con il loro stesso sangue. @FratellidItalia @fdieuropa @ecrgroup @FDI_Parlamento @naike_gruppioni @MarcoScurria @donneiran @GiovaniIraniani @HakamianMahmoud @iran_policy @GlobalCRL @theglobalnewsit @GeopoliticalCen @nazione_futura @vocedelpatriota @SecolodItalia1 @DowlatNowrouzi @isjcommittee @AntonioStango @FIDU_ETS @MauroBazzucchi







