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@SensoCritico80

Katılım Ağustos 2023
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Paolo Berizzi
Paolo Berizzi@PBerizzi·
La battuta sessista e patetica di Ignazio La Russa, seconda carica dello Stato, sulla "seduta a tre con Carfagna e Gelmini" è lo specchio del degrado delle istituzioni e di una subcultura misogina da bar che inquina il Paese e lo tiene ostaggio dell'arretratezza. Che squallore.
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Dave
Dave@GamewithDave·
They removed CD/DVD drives from devices. They made physical media harder to buy and use. They removed expandable storage from phones. They pushed us into streaming subscriptions. They made always-online normal. They made unlimited internet necessary. Then slowly raised the price of everything. Ownership quietly became renting.
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Sophia ❣️
Sophia ❣️@KeruboSk·
Funny how a woman’s body can grow an entire human, push that human out, lose blo0d, shift organs around, heal from tearing and keep a baby alive with milk. But somehow people will still judge you for having stretch marks or a body that doesn’t look 19 anymore.
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DAL MAS
DAL MAS@mas_matteo·
Ieri ho controllato nelle giacche, nei cappotti, nei pantaloni; ma i soldi, che la Meloni dice di aver messo nelle tasche degli italiani, non li ho trovati.
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pier luigi pinna
pier luigi pinna@pierpi13·
NON SAPEVO CHE UNA DONNA POTESSE ESSERE COSI SCHIFOSAMENTE FALSA ED IPOCRITA !!! LEGGETE QUESTO BELLISSIMO POST di Vlasta Sikic. Cara Giorgia Meloni, al question time hai raccontato con orgoglio che sabato sei andata al supermercato a fare la spesa. E avresti voluto dimostrare cosa, esattamente? Che sei una persona normale? Che conosci i problemi quotidiani delle famiglie italiane? Che bastano due immagini tra gli scaffali per sembrare “vicina al popolo”? Perché la differenza è semplice: noi al supermercato ci andiamo per necessità, non per narrazione politica. Ci andiamo facendo i conti mentalmente corsia dopo corsia. Ci andiamo sperando che il totale alla cassa non superi quello che abbiamo sul conto. Ci andiamo lasciando indietro qualcosa ogni settimana, perché ormai comprare tutto è diventato un lusso. E allora dimmelo: te ne sei accorta davvero di quanto costa vivere oggi? Hai visto i prezzi della pasta raddoppiare negli ultimi anni? Hai notato quanto pesa comprare carne, pesce, frutta, detersivi, pannolini? Hai provato quella sensazione fastidiosa di prendere in mano un prodotto… e rimetterlo sullo scaffale perché “stavolta no”? Perché è questo che fanno milioni di italiani. Non le passerelle. Non i video studiati. Non le scenette costruite per i social con la musica giusta e la didascalia patriottica. La realtà è fatta di stipendi che non bastano più. Di pensionati che contano le monete. Di genitori che saltano qualcosa per far mangiare i figli meglio. Di ragazzi che lavorano tutto il mese e comunque arrivano in rosso. E mentre la gente taglia, rinuncia, si arrangia, voi continuate a raccontare una favola dove basta una foto al supermercato per sembrare dalla parte del popolo. Ma il popolo vero non ha bisogno di recite. Ha bisogno di salari dignitosi, bollette sostenibili, affitti umani e prezzi che non cambino ogni settimana. Magari la prossima volta, invece di raccontarci che sei andata a fare la spesa, prova a restare in fila alla cassa con chi deve scegliere se comprare l’olio o pagare una bolletta. Forse lì capiresti davvero cosa significa “fare la spesa” nel 2026. Perché trasformare anche il supermercato in propaganda politica è triste. Ma ancora più triste è vedere persone applaudirti come se fosse un gesto eroico. Noi non abbiamo bisogno della “premier del popolo”. Abbiamo bisogno di qualcuno che smetta di prendere in giro il popolo !!!
pier luigi pinna tweet media
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Timostene
Timostene@SandroRossi_x·
Il record che Meloni non rivendica Centosedici voti di fiducia. Mai successo prima nella storia repubblicana. Eppure il record che Meloni si gode è un altro, il secondo governo più longevo dal dopoguerra. Il primato della longevità lo sventola dovunque. Quello dei 116 voti di fiducia lo nasconde sotto il tappeto. Strano, perché i due numeri raccontano la stessa cosa. Il governo dura proprio perché ha smesso di parlare con il Parlamento. 116 volte ha detto alle Camere prendere o lasciare. Niente emendamenti. Niente discussione vera. Tre anni e mezzo dentro la stessa formula. Funziona, certo. Ma chiamarla ancora democrazia parlamentare diventa una bugia per cortesia. Quando lei stava all’opposizione la stessa identica pratica la definiva “deriva preoccupante”. Adesso che la pratica porta il suo timbro, è normalità. Il regolamento delle Camere è uguale a prima. La Costituzione pure. È cambiato solo chi siede al governo. E qui arriva il pezzo che spiega perché tutto questo passa quasi liscio. La stampa. Reporters sans frontières il 30 aprile ha pubblicato il World Press Freedom Index 2026 e l’Italia è scivolata al 56° posto. Per dare una misura: nel 2024, primo anno intero di governo Meloni, eravamo al 46°. Dieci posizioni perse in due anni di sue manovre legislative. Stabilmente fuori dagli standard dei Paesi fondatori dell’Unione Europea, lo dice testualmente la Federazione nazionale della stampa. Insieme all’Ungheria di Orbán. Davanti a noi (davanti, non dietro) Ghana, Costa d’Avorio, Gambia. Il rapporto le ragioni le elenca senza giri di parole. La legge bavaglio approvata dalla maggioranza. Le interferenze dirette sulla Rai, descritta come “strumento di comunicazione politica al servizio del governo”. Il Media Freedom Act europeo che il governo non ha recepito. Le querele Slapp usate come arma di intimidazione contro le inchieste scomode. La riforma sulla diffamazione bloccata in commissione Giustizia con un testo, quello del senatore Balboni, che la Fnsi giudica peggiorativo. La precarietà dei giornalisti che mina indipendenza e capacità di scavo. Ecco. È così che Meloni può raccontare quello che vuole. Una stampa zoppa, controllata nei nodi, intimorita dalle querele, alza meno la mano. Lei lo sa. Lo sa così bene che il 22 ottobre scorso, in Senato, ha avuto il coraggio di rivendicare un miglioramento della libertà di stampa: ha confrontato il 58° posto del 2022 (anno Draghi, peraltro) con il 49° posto del 2025, intascandosi un avanzamento che non era suo. Pagella Politica le ha fatto i conti il giorno dopo. Sotto il suo governo il punteggio italiano è sempre sceso, non salito. Le posizioni guadagnate erano merito di chi c’era prima. Quelle perse sono firmate da lei. Ma con una stampa indebolita anche una contabilità così sfacciata passa, viene ripetuta, arriva ai TG senza un controvento decente. Veniamo a quello che pesa sulle vite, però. Numeri economici. Il PIL 2025 è cresciuto dello 0,5%, certificato Istat. Negli anni pieni del governo Meloni la crescita è stata costantemente sotto l’uno per cento. La Spagna nel 2025 è cresciuta del 2,9%. La Polonia del 3,2%. Noi siamo fermi, con una macchina che ha il motore sotto sforzo da un pezzo. Il debito pubblico ha sfondato il 137% del PIL, secondo solo alla Grecia nell’Eurozona. La pressione fiscale ha toccato il 43,1%, due punti pieni in più in due anni. Il deficit è rimasto al 3,1%, sopra la soglia europea, e l’uscita dalla procedura d’infrazione che il governo aveva sbandierato per mesi è saltata. Ma il dato che dovrebbe far calare il silenzio in qualunque conferenza stampa di autocelebrazione è un altro. L’Ocse, a marzo 2026, ha collocato l’Italia al penultimo posto della sua area per recupero dei salari reali. Penultima. Davanti a noi solo la Repubblica Ceca. I salari italiani in termini reali sono ancora sotto il livello del 2021. Lo stipendio medio del nostro Paese, sempre Ocse, è 21° su 34, con un gap di 8.523 dollari rispetto alla media (dati in parità di potere d’acquisto, omogenei). Per questo i giovani fanno le valigie. Mica perché amano Berlino. Il 4 settembre Meloni festeggerà il sorpasso sul Berlusconi IV. Ci sarà il video, magari verticale per i social, voce ferma e sguardo dritto in camera. Non dirà dei 116. Non dirà del 56° posto RSF. Non dirà del penultimo posto Ocse sui salari. Sarà compito nostro, di chi scrive ancora liberamente, ricordare cosa c’è dietro al primato di durata. Una democrazia che si fa più sottile ogni mese che passa, mentre l’economia reale lascia indietro chi lavora.
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el triplete 🖤💙
el triplete 🖤💙@ResiFalagiani·
@Frenkie_Woody @marcell16895275 Tutti e tre tranne Meloni!! Perché volete continuare a dire scemenze e bugie? Questo governo rispetto agli altri ha riportato l’Italia ad avere anche a livello europeo ad un certo spessore, la disoccupazione ai minimi e tante cose ancora! I telegiornali lo testimoniano!
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Frenkie_Woody
Frenkie_Woody@Frenkie_Woody·
Chi ha fatto più danni all’Italia? Monti, Conte, Draghi o Meloni? Dimmi la tua nei commenti 👇
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Zeudi Di Palma
Zeudi Di Palma@zeudidipalma·
Ma la domanda è: Negroni o Coca-Cola Zero ghiaccio e limone? 👀🥃
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Ele 🌻
Ele 🌻@elenadesaa1999·
¿Quién puede decir honestamente que ha tenido el mismo número de teléfono durante los últimos diez años?
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Todo Dia Cães
Todo Dia Cães@tododiacaes·
Me mostre uma foto do seu pet que poderia ser capa de um álbum
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SensoCritico
SensoCritico@SensoCritico80·
@Moonlightshad1 Una cosa atroce, quando ho letto ieri sono stata male tutto il pomeriggio.
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Cristina Correani 🇵🇸
Cristina Correani 🇵🇸@Moonlightshad1·
Wendy non è una cinquantaseienne in buona salute, è una donna, una madre che è sprofondata nell'abisso della depressione che aveva provato a curare dopo che il suo unico figlio è morto soffocato da un pezzo di pomodoro a 23 anni. ➡️
Cristina Correani 🇵🇸 tweet media
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Jean
Jean@jeantuite·
Alguém que cresceu antes das mídias sociais ainda se lembra do número de telefone fixo de seus pais?
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Fratelli d'Italia 🇮🇹
Fratelli d'Italia 🇮🇹@FratellidItalia·
Se non fosse stata adottata la misura voluta da Giuseppe Conte, lo Stato non si troverebbe in questa situazione e il deficit italiano si attesterebbe al 2,8%, rimanendo sotto la soglia del 3% prevista dall’UE. Conte sta cercando di scaricare le proprie responsabilità politiche sugli altri, ma l’onestà intellettuale si misura dalla capacità di assumersi le conseguenze delle proprie decisioni. Avvocato, chieda scusa agli italiani, una volta e per tutte.
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Timostene
Timostene@SandroRossi_x·
Dove sono finiti i soldi del PNRR?   Giorgia Meloni ha ereditato 194,4 miliardi del PNRR, il pacchetto di investimenti pubblici più grande d’Europa. Tre anni e mezzo dopo, con quella montagna di denaro in cassa, siamo tra gli ultimi in eurozona per crescita.   Non è la guerra. Non è la congiuntura internazionale. Sono tre anni che i numeri peggiorano, uno dopo l’altro, con una regolarità che non lascia spazio alle scuse.   Il PIL 2025 cresce dello 0,5% contro una media UE dell’1,4%. Un terzo. Nel 2027 saremo l’ultimo Paese dell’eurozona, dicono le previsioni della Commissione europea. Il debito è al 137,1% del PIL, ha sfondato i 3.000 miliardi. Il deficit resta al 3,1% e l’Italia rimane sotto procedura d’infrazione almeno fino al 2027. I salari reali, secondo l’OCSE, sono sotto del 7,5% rispetto al 2021, il calo peggiore dell’area. Lo stipendio medio italiano è 33.523 euro, quello europeo 39.800. Ci ha superato perfino la Spagna.   Poi c’è il resto, che di solito non finisce nei titoli. La produzione industriale cala da tre anni consecutivi. Nel 2025 il settore chimico ha perso il 3,6%, il tessile e la pelletteria il 3,4%. Intere filiere del Made in Italy in sofferenza. Il cuneo fiscale è al 47,1% del costo del lavoro, quarto più alto in Europa. Un lavoratore privato su tre ha ancora un contratto collettivo scaduto. Il governo continua a parlare di “riforma fiscale epocale”. La pressione sulle famiglie non cala.   Questi sono i numeri. Non opinioni, non propaganda dell’opposizione. Eurostat, ISTAT, OCSE.   Oggi, ad aprile 2026, restano quattro mesi alla scadenza del PNRR. A fine 2025 era stato speso poco più della metà dei fondi. Quello che doveva rivoluzionare sanità, scuola, infrastrutture, digitale, è rimasto in larga parte sulla carta. Cantieri bloccati, bandi che non escono, ministeri che non firmano. Una macchina dello Stato incapace di mettere a terra i soldi che aveva in tasca.   Qui sta il punto. Con il più grande regalo che l’Europa abbia mai fatto a un singolo Paese, questo governo ha prodotto la stagnazione. Tre anni per ottenere il peggior risultato possibile partendo dalle migliori condizioni possibili.   Si può spiegare in un solo modo. Non sanno fare. Non hanno la competenza tecnica, non hanno la visione politica, non hanno la capacità amministrativa di gestire una macchina di questa portata. Hanno passato tre anni a litigare sui nomi nei cda, a piazzare parenti e fedelissimi nelle partecipate, a produrre decreti a raffica su temi simbolici, a fare propaganda quotidiana su canali amici. Intanto gli uffici che dovevano firmare i bandi restavano fermi. Gli appalti slittavano. I cantieri non partivano.   Questa non è ideologia. Questa è contabilità.   Ora pretendiamo risposte. Una rendicontazione al 100%, voce per voce, euro per euro. Quali opere sono state costruite, quali servizi sono stati migliorati, quanti italiani ne hanno beneficiato. Vogliamo sapere se un solo euro di quei 194 miliardi è stato usato per interessi di partito, di amici, di parenti, di sottogoverno. Una domanda legittima di un Paese che ha il diritto di sapere.   I soldi c’erano. Il tempo c’era. Gli italiani non hanno visto niente. Come è possibile?
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Dr. Ovvio
Dr. Ovvio@Sarbre3·
Dimmi il tuo nome senza dirmi il tuo nome.
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SensoCritico
SensoCritico@SensoCritico80·
Solo io penso che l'attacco di #Trump a #Meloni sia una sceneggiata costruita e orchestrata ad hoc per farle riguadagnare consenso? 🤔
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Shamone
Shamone@Shamone87665062·
@FratellidItalia @GiorgiaMeloni Ecco la madre cristiana intenta a difendere gli interessi degli italiani , soprattutto di quelli più fragili.
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