Simo🌸
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“Ho trovato alcune foto nel computer di mamma”. La frase è di una bambina di dodici anni. Pronunciata un pomeriggio dello scorso autunno, davanti al padre. È da lì che comincia tutto. Il resto della storia finisce mesi dopo tra i binari della stazione Termini di Roma. Quando gli uomini dell’Arma dei carabinieri aspettano che il treno in arrivo da Bologna si fermi, che le porte si aprano, che un importante giornalista scenda. Un passato da vicedirettore di un telegiornale nazionale e un incarico ai vertici della comunicazione di una società partecipata pubblica. Lo fermano appena mette piede sul marciapiede. Secondo l’accusa, quell’uomo scambiava con la sua amante immagini di bambini “in pose sessualmente esplicite”, come scrivono i carabinieri. Non erano fotografie qualunque. Tra quei file, sottolineano gli investigatori nella richiesta di arresto, compaiono anche immagini che riguardano la famiglia della donna: la figlia e due nipoti, di cinque e otto anni. Video e fotografie che — secondo i magistrati della procura di Roma — documenterebbero abusi commessi dalla donna indagata su istigazione del compagno giornalista. Su Repubblica l’articolo di Luca Monaco e Andrea Ossino #rep






























