Valeria Soru 🌻

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@SoruValeria

di nazionalità italo-sarda

Katılım Haziran 2019
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Papa León XIV
Papa León XIV@Pontifex_es·
Estamos asistiendo a un eclipse del sentido de lo que significa ser humano, como demuestra la desenfrenada implementación de la tecnología en detrimento de la dignidad humana. Es necesario recuperar la comprensión del verdadero significado y la verdadera grandeza de la humanidad tal y como los concibe Dios. El desafío al que nos enfrentamos actualmente no es tecnológico sino antropológico, y espero que la Carta Encíclica que se publicará dentro de unos días pueda contribuir a afrontar este reto.
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Valeria Soru 🌻
Valeria Soru 🌻@SoruValeria·
É evidente che considera l'art. 36 della Costituzione un orpello e la Magistratura, chiamata a far rispettare le leggi, un impiccio. Perché non promuove un referendum anziché attribuire a Gramsci le sue tesi personali?
Bonifacio Castellane@boni_castellane

Il pm che commissaria Glovo e alza gli stipendi mostra come l'espansione costante del Parastato gramsciano arrivi necessariamente a sussumere i ruoli di altri settori del Parastato meno efficienti o obsoleti. In questo caso il sindacato, ormai ridotto a super-CAF e agenzia di viaggi per il Concertone...

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Valeria Soru 🌻
Valeria Soru 🌻@SoruValeria·
@boni_castellane Finalmente un po' di dati interessanti. L’idea di un sistema che si autoalimenta indefinitamente mi pare anti-gramsciana, per Gramsci ogni egemonia è instabile e continuamente sfidata e la crisi organica è sempre possibile, il consenso non è mai garantito in modo permanente.
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Valeria Soru 🌻
Valeria Soru 🌻@SoruValeria·
@boni_castellane Ha scritto qualcosa in merito? Gramsci é un autore studiatissimo, specie nelle università americane.
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Bonifacio Castellane
Bonifacio Castellane@boni_castellane·
non si piega una strategia politica iniziata 60 anni fa in una solo legislatura e per di più sotto il controllo di Bruxelles...
Civitas Vigilans@CivitasVigilans

@boni_castellane Come se ne esce, concretamente e nel rispetto della legalità? Tu parli di “definanziare il parastato”, ma chi dovrebbe farlo, se anche i governi di destra finiscono spesso per piegarsi agli stessi apparati (vedi la fine che sta facendo Meloni)?

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Nardò Delle Lande
Nardò Delle Lande@Reazione_Nova·
Posso dire che l'età massima per andare in pensione dovrebbe essere non superiore ai 55 anni d'età?
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Bonifacio Castellane
Bonifacio Castellane@boni_castellane·
Si può ammirare senza dubbio la Cina e si può sicuramente apprezzarne alcuni aspetti, senza però dimenticarsi il fatto che al governo ci sia ancora il Partito comunista in un assetto sostanzialmente totalitario. Una cosa però è certa: non si può auspicare che la Cina acquisti aziende italiane a meno di non lavorare per il governo cinese...
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Valeria Soru 🌻
Valeria Soru 🌻@SoruValeria·
@boni_castellane É copiosa la letteratura della storia economica degli USA che attribuisce la sua ascesa all'aumento della fetta arancione e il suo declino alla sua riduzione. Come tagliarsi da soli il ramo in cui si è seduti.
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Bonifacio Castellane
Bonifacio Castellane@boni_castellane·
le parti in blu e arancione mostrano la dimensione del Parastato gramsciano in Usa la sua espansione incessante rappresenta il motivo per cui è destinato a far collassare la società che lo ospita
Bonifacio Castellane tweet media
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Valeria Soru 🌻
Valeria Soru 🌻@SoruValeria·
@boni_castellane @dominiquezero0 Nella zona degli uffici della Commissione Europea é un brulicare di uffici di lobbisti nord europei, solo il Land della Baviera ha un intero grande edificio, mentre l'ufficio del rappresentante italiano (ci sono stata) é poco più di uno sgabuzzino. Quella burocrazia esegue...
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Bonifacio Castellane
Bonifacio Castellane@boni_castellane·
La UE è la dimostrazione che se gli interessi non vengono difesi da chi li detiene realmente ma da un funzionariato non eletto, tutto sarà sacrificabile alla conservazione del ruolo di potere di quel funzionariato. Andavano a trattare per il settore auto ma in realtà stavano consolidando il proprio ruolo. In questo assetto puoi sacrificare l'interesse che dici di difendere per consolidare il vero interesse di cui sei portatore (il tuo personale).
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Bonifacio Castellane
Bonifacio Castellane@boni_castellane·
Dall'andamento dei colloqui tra Usa e Cina appare chiaro che Hormuz faceva parte del pacchetto di pressione di Trump per fermare annessione di Taiwan e forse ottenere migliori condizioni sulle terre rare. Ottima mossa Usa, purtroppo i danni per noi restano...
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Gabriele Guzzi
Gabriele Guzzi@GabrieleGuzzi·
ECCO COME HANNO SVENDUTO L'ITALIA Dal 1992, l'Italia ha compiuto il più vasto processo di privatizzazioni nella storia del mondo. Soltanto il Giappone supera i ricavi ottenuti, ma essi sono stati frutto di poche operazioni in condizioni favorevoli negli anni '80. L'ampiezza, la profondità, l'intensità della vendita di industrie e asset pubblici in Italia non hanno pari. Il totale ammonta a 152 miliardi di euro, largamente sottostimati rispetto al valore reale di quelle aziende, spesso vendute a prezzo di sconto a imprenditori che hanno dilapidato veri e propri gioielli industriali. Tutto questo è stato fatto per accordarsi alle regole dell'Unione Europea ed entrare nella moneta unica. Oggi, questo Eurosuicidio lo stiamo pagando con un'assenza di politica industriale, di autonomia geostrategica, di irrilevanza geopolitica. E' ora di riprendere il controllo di snodi fondamentali dell'economia italia, di compiere una vera e propria rivoluzione culturale. Ma cosa è davvero successo? Negli anni Ottanta, in un momento di difficoltà dell'Iri, si era scelto di privatizzare alcune aziende e procedere con iniezioni di capitali per migliorare i conti. C’erano state le vendite parziali nel settore delle telecomunicazioni (Sirti e Stet), la vendita di Alfa Romeo, di una quota di Alitalia, Enimont, Crediop e della Banca Commerciale Italiana. Ma le privatizzazioni non venivano viste come la soluzione ordinaria alle necessità gestionali delle partecipazioni statali. Nel 1992 ci fu la svolta: il nuovo clima culturale europeo imponeva una modifica senza ambiguità dell’approccio italiano all’industria di Stato. La prospettiva dell’entrata nell’euro richiedeva una grande dismissione. La promulgazione della legge 359/1992 segna l’avvento di una delle più grandi stagioni di privatizzazioni che il mondo abbia mai osservato: si imponeva la trasformazione in società per azioni dei conglomerati pubblici, a cui doveva seguire un drastico progetto di vendite nel settore bancario e assicurativo. Diverse banche strategiche (tra cui Credito Italiano, Banca Commerciale Italiana, Bnl, Banca di Roma, Mps, Istituto Bancario San Paolo di Torino, Imi) e l’Ina furono privatizzate, in gran parte mediante quotazione sulla Borsa di Milano. L’Iri disinvestì tutte le sue partecipazioni nel settore alimentare e riavviò la privatizzazione della Stet. Si quotò Eni e si vendettero le prime quote. Ci fu la vendita di quote di Ilva, del 100 per cento di Nuovo Pignone e di Acciai Speciali Terni. Tra il 1996 e il 2000, il processo di privatizzazione raggiunse il picco: progredì la privatizzazione di Eni, con una sequenza di tre offerte pubbliche di vendite, si fusero Stet e Telecom Italia per privatizzare la newco, riprese la privatizzazione del settore dei trasporti, furono vendute ulteriori partecipazioni bancarie e assicurative nella Banca di Roma, nell’Istituto Mobiliare Italiano, in Bnl, in Mps, in Ina. La più importante privatizzazione di quel periodo fu la quotazione in borsa di Enel: secondo la Corte dei Conti, essa è «ancor oggi una delle più grandi OPV della storia, non solo italiana, ma a livello globale». Poi, ci furono Autostrade e la quotazione di Finmeccanica. Ai sensi delle nuove liberalizzazioni del settore elettrico, il monopolio di Stato dovette ridurre la sua quota di mercato a un livello inferiore al 50 per cento. L’Enel realizzò lo spin-off di tre generatori che furono in parte comprati da tre delle più grandi società elettriche europee: Electricité de France (edf), Endesa, e Electrabel. Nel 2003, il Mef trasferì a Cassa Depositi e Prestiti , trasformata intanto in S.p.A., quote significative di Eni, Enel, Poste Italiane e Stmicroelectronics, per poi collocare il 30 per cento del capitale di cdp a un consorzio di 66 fondazioni bancarie. Poi ci furono operazioni di secondo livello, cioè dismissioni promosse da società partecipate dal mef: l’OPV del 9,5 per cento di Snam, l’Ipo di Terna. Ci fu anche la terza tranche di collocamento di Enel, un’altra vendita di una parte di Terna da parte di Enel e poi la quarta tranche di Enel, per un altro 9,3 per cento. La stessa Enel vendette la controllata Wind al gruppo egiziano Weather Investments. Come ha riportato la Corte dei Conti nel 2010, la conseguenza di questo immenso, profondo, pervasivo e sbrigativo processo di vendita fu che «a fronte di un peso del 18 per cento nel 1991, il contributo al pil delle imprese partecipate dall’amministrazione centrale è oggi pari al 4,7 percento» Il capitalismo italiano preferì spesso accaparrarsi, magari a debito, pezzi dell’industria di Stato piuttosto che investire in nuovi progetti industriali. Poco dopo, infatti, queste stesse aziende potevano essere rivendute generando facili plusvalenze. Il capitalismo privato si dimostrò spesso più pigro, autoreferenziale e avido rispetto a come aveva agito lo Stato italiano in decenni di industria pubblica. La lungimiranza, il prendere in considerazione aspetti diversi da quelli immediatamente finanziari e una logica non retorica di interesse nazionale avevano portato a ottime performance aziendali per diversi decenni e indipendenza strategica in molti settori. Al contrario della vulgata dominante, infatti, l’intervento dello Stato aveva costituito uno dei motori fondamentali per lo sviluppo economico italiano. Nel 1982 l’iri produceva da solo il 3,6 per cento del Pil italiano (il 5 per cento includendo i rapporti indiretti), esportava il 20 per cento della sua produzione, il doppio rispetto alle imprese private negli stessi settori, mostrava una maggiore produttività del lavoro, era più capital-intensive e maggiormente presente nei settori ad alta tecnologia. Inoltre, nel 1986, occupava mezzo milione di lavoratori e rappresentava il 15 per cento della spesa totale italiana in ricerca e sviluppo 21. Ancora nel 1992, l’Iri era il decimo gruppo industriale al mondo in termini di vendite e il terzo in Europa. Era il quarto gruppo al mondo per asset posseduti e il primo in Europa; il quinto datore di lavoro nel settore manifatturiero e il terzo in Europa22. Era cioè una delle più grandi aziende al mondo. Andava tutto bene? No, c’erano nicchie di inefficienza. Ma si scelse di buttare il bambino con l’acqua sporca: invece di separare il grano dalla gramigna, ricapitalizzare, sanare, correggere, investire, ci si gettò entusiasti in un processo ingarbugliato e caotico di privatizzazioni generalizzate, solo per entrare entusiasti in UE e nell'euro. Questo finì non solo per indebolire la dinamica della crescita italiana ma anche per favorire quei pochi gruppi finanziari che poterono estrarre plusvalenze e profitti da industrie che il pubblico aveva fondato, migliorato e rilanciato nei decenni precedenti. Tutto ciò fu attuato per assolvere proprio a quei compiti che i trattati europei ci richiedevano e a cui la nostra classe dirigente si adeguò con lo spirito bastonato degli scolaretti rimproverati dalle maestre severe. L’adesione alle regole europee ha così impresso una svolta radicale all’economia italiana. Il nostro paese si è posto in un’attesa millenaristica verso i nuovi dogmi che provenivano dagli ambienti di Bruxelles, nella presunzione – ideologica in quanto mai verificata – che il mercato fosse strutturalmente più efficiente dello Stato. Il nostro declino non è perciò un effetto collaterale dell’UE. È un suo prodotto. È proprio perché si è adeguata ai suoi dettami, con il conformismo cieco della nostra classe politica, che l’Italia ha messo in atto un’efficacissima strategia per la propria marginalizzazione. Ed è forse arrivato il momento di prenderne una nuova e più radicale consapevolezza, proprio quando questa stessa Unione pretende oggi di assumere – senza una modifica sostanziale alla sua impostazione – nuovi poteri nei mutati scenari internazionali. Per l’Italia, assecondare queste tendenze vorrebbe dire non solo non voler imparare dai propri errori, ignorando del tutto l’esperienza storica, ma anche prediligere una forma un po’ perversa di masochismo politico. Gabriele Guzzi Fonte: Eurosuicidio, cap.3 "La più brava della classe: strategia italiana per il proprio tramonto", pp. 92-97
Gabriele Guzzi tweet media
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Valeria Soru 🌻
Valeria Soru 🌻@SoruValeria·
@boni_castellane Si può sapere cos'ha a che fare il pensiero di Gramsci con il parastato? Noto che é costantemente citato in quasi tutti i post. Il parastato é stato uno strumento di trasmissione delle politiche, con apice dagli anni '60 fino agli anni '80 del secolo scorso poi smantellato.
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Bonifacio Castellane
Bonifacio Castellane@boni_castellane·
ma certo! il Parastato gramsciano quando interessa i settori chic è ancora più rigido nell'etichetta...
sissi@scch63

@boni_castellane Comunque quel mondo è sempre stato politicizzato Abbado e Pollini rossi contro Muti che non ha mai parlato di politica

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Giacomo Gorini
Giacomo Gorini@GiacomoGorini·
L’ho detto oggi ai ragazzi: siate come dei neuroni. Cercate di fare andare le cose come immaginate, espandendovi in tutte le direzioni. Prima o poi la connessione che vi cambia la vita la trovate. Se il neurone mollasse dopo un paio di tentativi non esisteremmo come specie.
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Valeria Soru 🌻
Valeria Soru 🌻@SoruValeria·
@boni_castellane Quale civiltà? Esistono le civiltà, specie alla fine dell''800. Avendo in mente la "Belle Epoque" in Francia e Inghilterra, non era un bel vivere per il 98% della popolazione.
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Bonifacio Castellane
Bonifacio Castellane@boni_castellane·
@SoruValeria La civiltà è riuscita a soddisfare quei bisogni collettivi fino a metà Ottocento... In alcuni periodi storici azzerando quei bisogni...
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Bonifacio Castellane
Bonifacio Castellane@boni_castellane·
L'ipotesi di un Parastato gramsciano di destra fu un tema molto vivo negli anni Novanta, in particolare grazie agli spunti della Nouvelle Droite. Esso non può e non deve esistere, vediamo perché. Lo Statalismo di destra è un'idea gentiliana che si pone teoricamente sul versante opposto alla concezione gramsciana: non un'infiltrazione a fini rivoluzionari di presa del potere ma una naturale espansione dello Stato nazionale a tutti gli aspetti della vita sociale, politica e culturale della Nazione. L'idea mussoliniana del "Nulla fuori dallo Stato" è di derivazione hegelo-marxista ed implica un'idea sostanzialmente teocratica dello Stato stesso. Oggi questa idea è pienamente realizzata in Cina (in Russia ha connotati leggermente diversi). Personalmente non condivido questa impostazione, credo invece nell'idea prerivoluzionaria di Stato come semplice e minimo punto di coordinamento delle istanze vive ed autonome che provengono dalla Comunità, dalla Società e dalla Nazione. Ma ciò è irrilevante, ciò che conta è invece sia l'assoluta attuale utopia del Gramscismo di destra sia la sua sostanziale impossibilità di esistere al di fuori di un contesto novecentesco. La Cina è la Cina perché giunge qui dopo un percorso rivoluzionario leninista-maoista (di ferocia immane) che gode dei frutti del proprio totalitarismo e che può declinarli nel migliore dei modi. Pensare oggi non dico all'instaurazione di uno Statalismo gentiliano ma anche solo ad un'infiltrazione di tipo gramsciano che parta da zero o addirittura che vada a contrastare e smantellarne un'altra già al potere è oltre l'utopia, è puro nonsenso: mancano le condizioni storiche. Passiamo ora al secondo punto: le criticità oggettive. Possiamo basarci sugli esempi lombardo e veneto, due realtà dove effettivamente, anche solo per inerzia, si è tentato di sostituire militanti di sinistra con "persone di riferimento" di destra nei vari livelli burocratici delle casematte gramsciane. Il risultato è stato deludente. Non solo perché due isole all'interno di un intero Parastato non riescono (e non hanno nemmeno la consapevolezza politica) a creare realtà effettivamente autonome, ma perché l'occupazione di alcuni gangli deve affrontare l'ostilità quotidiana di un'intera rete di funzionari costruita dagli anni Settanta che si perpetua di padre in figlio o di zio in nipote. La sostituzione è un'utopia, l'infiltrazione è un'utopia, lo scardinamento frontale è quasi impossibile (sarebbe necessaria una volontà politica netta à la Milei o à la Doge di Elon Musk: cose impensabili per il consociativismo cattocomunista italiano). Rimane infine un'ultima grande questione che rende impossibile oggi un Gramscismo di destra: l'antropologia. La persona di destra è tale (anche) perché non concepisce la propria realizzazione in funzione dello Stato. La persona di destra concepisce la vita, il lavoro e più in generale il "proprio posto nel mondo" in connessione con i Valori trascendenti, spirituali e tradizionali. Lo Stato, al contrario, necessita di servi, più o meno felici, più o meno entusiasti. Per identificare la propria vita con le "battaglie politiche" indicate dal Partito occorre essere antropologicamente di sinistra cioè materialisti. Solo persone essenzialmente materialiste si vedono esistenzialmente realizzate nell'impiego statale ideologicamente motivato perché per loro lo Stato è letteralmente Dio. Questo è uno dei presupposti fondamentali che Marx prese da Hegel ma noi apparteniamo ad un'altra antropologia, ad un altro mondo, ad un altro Destino. Ecco perché l'unico modo per vedere il crollo del Parastato gramsciano è far sì che le élite che da esso traggono potere si rendano conto che non funziona più. La persona che al mondo ha capito meglio questa cosa non è Donald Trump ma è @elonmusk. E noi, per la prima volta dopo decenni, siamo dalla parte vincente della Storia. Allora la politica non può fare proprio niente neanche quando è al governo? Può fare una cosa: tagliare i fondi al Parastato gramsciano. Compito semplice, efficace, lineare, possibile. A questo governo si chiedeva solo questo, non di costruire Bayreuth.
Balordo@signoredelno

@boni_castellane Questo ci dice anche un'altra cosa Boni, c'è un parastato uguale e contrario pronto. Io non capisco una cosa del punto, perché non può esserci una USAID conservatrice, pagata e dal pubblico e dagli Epstein conservatori? Perché lo strumento va lasciato in mano ai liberali?

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