Sabitlenmiş Tweet
Sara 🦈🇮🇹🥉
19.8K posts

Sara 🦈🇮🇹🥉
@Squ15
Figure skating fan ~ Deniss ~ Mai ~ Lara Naki | Team Italy | Team Champéry | 🏳️🌈
Italia Katılım Aralık 2013
218 Takip Edilen654 Takipçiler
Sara 🦈🇮🇹🥉 retweetledi
Sara 🦈🇮🇹🥉 retweetledi

The kinf of picture you put in a heart shaped locket necklace and look at it eveytime life is too rough
pearl 🌻 thank you kaori@oohlaloenas
💙🖤
English
Sara 🦈🇮🇹🥉 retweetledi

We may be living in a simulation but Deniss is doing an "Am I needed on the ice?" poll on Instagram so we run not walk to vote
instagram.com/p/DWrUqv7iBhl/
English
Sara 🦈🇮🇹🥉 retweetledi
Sara 🦈🇮🇹🥉 retweetledi

a good day to rewatch The Water #StephaneLambiel
Sense Stan@joiogjoe
from incorporating compulsory figures into his program Grieg in 2012, to this, to improvising live on stage in This Bitter Earth, he’s never stopped evolving, experimenting with his art and imagining new possibilities. I do believe he’s the best we’ve had
English

@samodeIkina There is a very old video of Deniss doing some figures for fans at an open practice youtu.be/UVZnIdr9wNg

YouTube
English
Sara 🦈🇮🇹🥉 retweetledi
Sara 🦈🇮🇹🥉 retweetledi

“This season I experienced very strong emotional moments when I had to convince myself to accept things which weren’t easy. I was hiding on days when I was…maybe not depressed, but definitely not in a good state of mind.I still found strength in myself to stay true to my goals.”
cryptibirds 🦅 📍 🇨🇿@MC33198519
Another excerpt from the interview (€1 subscription) apollo.lv/8442734/sports…
English

And danse macabre!! She said in the past that she wanted to skate to it again! youtu.be/aN8tMSV8OkM

YouTube
English

Lara Naki Gutmann
- Star wars
- My Brilliant Friend (soundtrack)
Both could work as SP or FS
emm 🥇🥇🥇🥇@diamondaxels
now that it's the off season please qrt with music you want one of your fave (currently competing 😭😭😭) skaters to use in a program and specify free, short, or exhibition if you can
English
Sara 🦈🇮🇹🥉 retweetledi
Sara 🦈🇮🇹🥉 retweetledi

Matteo Rizzo: “Le parole di #Gravina? Ridurre il tema al fatto che “solo il calcio è professionistico” è una lettura burocratica, non sportiva.
Il riconoscimento giuridico non è una medaglia da esibire, ma una responsabilità. E se uno sport viene definito professionistico, allora deve esserlo davvero: nella governance, nell’organizzazione, nella programmazione, nella credibilità, nella cultura sportiva, nella tutela degli atleti, nel merito e nei risultati.
Ed è proprio qui il punto.
Il professionismo non è un’etichetta, ma un modo di essere: serietà, visione, competenza, responsabilità, autocritica, capacità di costruire e di rappresentare un Paese con credibilità.
Per questo sostenere che “gli altri sono dilettanti” è non solo sbagliato, ma anche irrispettoso verso un sistema sportivo italiano che dimostra l’opposto. Esistono discipline che, pur senza riconoscimento formale, operano a livelli altissimi di professionalità: preparazione scientifica, staff qualificati, pianificazione, sacrificio, cultura della performance e risultati concreti.
E i risultati parlano chiaro.
Le medaglie olimpiche e paralimpiche, estive e invernali, raccontano di un’Italia che eccelle ben oltre il calcio. Sono la prova che il valore dello sport italiano si fonda su un sistema ampio, spesso poco visibile ma estremamente solido.
Lo vediamo nel tennis, nel motorsport, nelle discipline olimpiche e paralimpiche: contesti dove magari ci sono meno riflettori, ma spesso più sostanza.
La domanda allora è semplice: ha davvero senso continuare a identificare il professionismo solo con il calcio?
Perché oggi il professionismo reale è diffuso: nelle discipline che competono ai vertici mondiali, in quelle che producono medaglie, in quelle che costruiscono cultura sportiva ogni giorno, spesso con meno risorse ma con maggiore rigore.
Il tema non è chi ha il “bollino”.
Il tema è chi incarna davvero il professionismo.
Si può essere professionistici per legge e non esserlo nella sostanza.
E si può non esserlo formalmente, ma vivere da professionisti ogni giorno.
Proprio per questo il calcio italiano, che ha più risorse, visibilità e potere, dovrebbe essere il modello del sistema sportivo nazionale: per organizzazione, meritocrazia, visione, tutela del talento, cultura sportiva.
E invece troppo spesso accade il contrario: si rivendica lo status, ma non sempre si accetta la responsabilità che comporta.
Va detto con chiarezza: se sei l’unico sport riconosciuto come professionistico, non puoi esserlo solo sulla carta. Devi dimostrarlo nei fatti, nelle scelte, nei comportamenti, nei risultati.
Il professionismo non si proclama. Si dimostra.
E sia chiaro: questa non è una critica ai calciatori.
Gli atleti sono professionisti veri. Si allenano, si sacrificano, si espongono, portano sulle spalle pressioni enormi e il peso simbolico di un Paese. Meritano rispetto, sempre.
Spesso, però, operano dentro un sistema che non li supporta abbastanza, che non li tutela come dovrebbe e che non sempre li mette nelle condizioni ideali per esprimersi.
Se serve più umiltà, allora, non va chiesta a chi scende in campo.
Va chiesta a chi guida, a chi decide, a chi governa.
Perché gli atleti hanno bisogno di strutture all’altezza del loro sacrificio. E chi dirige dovrebbe saper ascoltare, assumersi responsabilità e imparare anche dagli altri sport, invece di guardare il resto del movimento dall’alto in basso.
Oggi in Italia molti sport dimostrano una verità semplice:
il professionismo non è un titolo, è un comportamento.
E il rispetto non si pretende. Si conquista.
Il calcio non ha bisogno di sentirsi superiore.
Ha bisogno di tornare a essere all’altezza di ciò che rappresenta.

Italiano
Sara 🦈🇮🇹🥉 retweetledi

















