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@SteMas71

Non sono Stefano Masini.

Napoli Katılım Eylül 2015
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Ale tp
Ale tp@atp1820·
In Italia si gioca un calcio fatto di espedienti, di cervellotiche interpretazioni arbitrali, lento con difensori mutilati da VAR e arbitri con troppi stranieri scarsi e con troppa voglia di mutilare l'unica società che ha reso grande la nazionale #BosniaItalia
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SteMas
SteMas@SteMas71·
@FabRavezzani In una difesa a tre Bastoni può giocare solo a sinistra. Ha sbagliato Gattuso.
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Fabio Ravezzani
Fabio Ravezzani@FabRavezzani·
Bastoni ha fatto una cosa letteralmente criminale. Dopodiché va detto che stavamo subendo troppo.
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SteMas
SteMas@SteMas71·
@Marco_Rogerio_ Torino è una città meravigliosa. La Juventus la impreziosisce ulteriormente.
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SteMas
SteMas@SteMas71·
@latwittipe No, si candiderà col centrodestra a Sindaco di Roma. Solo dopo l'ennesima debacle, romperà anche con i fascisti e scomparirà definitivamente dalla scena politica.
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TwittiPè
TwittiPè@latwittipe·
Tanto litigherà anche col centrodestra prima o poi. È un finale già scritto e anche abbastanza scontato. #Calenda
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SteMas
SteMas@SteMas71·
@_Morik92_ In tal caso Max meriterebbe la stella allo Stadium !
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Mirko Di Natale
Mirko Di Natale@_Morik92_·
‼️Max #Allegri potrebbe far spesa a Torino. Il tecnico toscano continua ad essere un grande estimatore di Andrea #Cambiaso (ma servirebbe una cifra importante per convincere la #Juve) e potrebbe pensare ad Arek #Milik qualora dovesse lasciare i bianconeri la prossima estate.
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Lorenzo Zamponi
Lorenzo Zamponi@masaccio_·
Questo è il giorno giusto per ricordare che tutto il casino nel centrosinistra sul leader della coalizione deriva dalla presenza di un soggetto politico che non esiste in nessun altro paese al mondo: le coalizioni. 👇🧵 1/20
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Riccardo Magi
Riccardo Magi@riccardomagi·
@CarloCalenda @Piu_Europa Carlo, fuori da ogni polemica, sareste potuti venire e ascoltare per renderti conto che sbagli, sareste potuti venire e dire la vostra per fare qualcosa di utile all’Italia e all’Europa. Non è tempo di piedistalli ma di lotta politica. Ti aspettiamo.
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Carlo Calenda
Carlo Calenda@CarloCalenda·
Raramente ho visto sulle agenzie tante banalità retoriche sull’Europa come quelle provenienti dalla convention di @Piu_Europa “Vogliamo la difesa comune ma senza riarmo”. “ Difendiamo l’Ucraina con un’iniziativa di pace” “Facciamo gli Stati Uniti d’Europa” ma non è dato sapere come e con chi” “Non vogliamo Meloni in Consiglio europeo”. Ma Conte che ha le stesse posizioni di Salvini viene invitato in pompa magna. Molto rumore per chiedere due candidature nel campo largo, amici miei.
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EM-electomania.es
EM-electomania.es@electo_mania·
#Italia 🇮🇹 - encuesta Ipsos (29 mar): la derecha 🔵 baja y perdería la mayoría 🔴⭐ Campo Largo: 46,1% (194) 🔵 Centrodestra: 43,5% (179) 🔵 Fratelli: 26,7% (102) 🔴 PD: 22,0% (100) ⭐ M5*: 14,2% (66) 🔹 FI: 9,5% (43) ⚫ Lega: 6,3% (32) 🟤 AVS: 6,1% (28) ➡️ Azione: 3,0% (9) 🔹 F. Naz.: 3,0% (5) ✌️ I. Viva: 2,3% (4) ➕ +Europa: 1,5% (3) 🟦 Noi M.: 1,0% (2) 👇 electomania.es/encuesta-itali…
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Timostene
Timostene@SandroRossi_x·
Sui 5 stelle Giuseppe Conte ha fatto cadere il governo Draghi per un inceneritore. Un inceneritore. Non una riforma costituzionale, non una guerra, non una manovra economica. Un impianto per bruciare la spazzatura di Roma, una città che paga la TARI più alta d’Italia, dove la raccolta funziona male da anni e i rifiuti finiscono in Austria e in Olanda perché non c’è un posto dove trattarli.   Nel decreto Aiuti c’era una norma che dava poteri speciali al sindaco Gualtieri per costruire un termovalorizzatore in vista del Giubileo. Una cosa concreta, necessaria, persino banale. Conte ha deciso che quello era il suo Rubicone. I ministri cinque stelle non hanno votato il decreto in Consiglio dei ministri, poi il Movimento non ha votato la fiducia al Senato. Draghi è salito al Quirinale e si è dimesso. Fine della storia. Anzi no: inizio dell’altra storia, quella che ci ha regalato la Meloni e ci sta mangiando vivi adesso.   Il punto non è solo luglio 2022. Il punto è la natura dell’uomo, quella che non cambia. Conte è fatto così: rompe le cose. Le rompe con quella faccia composta, quella voce morbida, quel tono da professore che ti spiega perché era inevitabile, perché la colpa è sempre di qualcun altro. Ha fatto saltare il suo stesso governo per non cedere una delega a Renzi, salvo poi perdere tutto. Ha fatto saltare Draghi per un inceneritore, regalandoci Giorgia Meloni. Sempre lo stesso copione: il calcolo meschino, la mossa che sembra furba, le macerie che restano agli altri. Sempre quella faccia pulita sopra le rovine.   Chi oggi parla di campo largo e immagina i Cinque Stelle come alleati affidabili non ha memoria, o forse non vuole averla. Perché ricordare fa male, costringe a guardare in faccia la propria debolezza. Conte non è un alleato. È quello che ti giura fedeltà guardandoti negli occhi e poi ti pianta il coltello nella schiena perché ha trovato un motivo, uno qualsiasi, per convincersi che era giusto così. Lo conosci quel tipo di persona. Lo riconosci subito, nella vita. Solo che in politica continui a credergli perché hai bisogno dei suoi voti, perché da solo non ce la fai, perché l’alternativa è il deserto.   Oggi dentro i Cinque Stelle c’è una fronda apertamente filorussa che vuole tagliare gli aiuti all’Ucraina. Non è un dettaglio. È il prossimo inceneritore, solo più grande, solo più pericoloso. Immaginate la scena, perché è facilissimo immaginarla, perché l’abbiamo già vissuta: governo di campo largo, Schlein premier, programma condiviso, strette di mano, sorrisi per le telecamere. Sei mesi dopo Conte che torna in televisione con quella faccia da professore offeso a spiegare il suo “profondo disagio politico” perché il suo partito non vuole votare le armi a Kiev. Sei mesi, forse meno. L’inceneritore almeno era una stupidaggine circoscritta. La collocazione atlantica, il rapporto con un’Europa in guerra: questa roba ti fa saltare tutto in una settimana. Chi ha fatto cadere un governo per la spazzatura di Roma, cosa pensate che farà quando sul tavolo ci sarà la pace in Europa?   Il problema è che non c’è uscita, non c’è porta sul retro. Senza i Cinque Stelle il campo largo non esiste, è un campo vuoto, una distesa dove la Meloni cammina sola e tranquilla per i prossimi vent’anni. Con i Cinque Stelle dentro ti porti in casa uno che alla prima impuntatura ribalta il tavolo, ti guarda tra le schegge e ti dice che dovevi ascoltarlo prima. Lo ha già fatto. Lo rifarà. Non è una previsione, è la ripetizione di un gesto che quest’uomo ha nei muscoli.   Schlein e il PD si trovano davanti a una scelta che fa venire il mal di stomaco. Allearsi con Conte sapendo che ti tradirà, o restare soli sapendo che perderai. È la trappola perfetta, quella che la sinistra italiana si è costruita da sola in vent’anni di incapacità di parlare a chi sta fuori dal proprio recinto. Vent’anni a perdere pezzi di popolo, quartiere dopo quartiere, periferia dopo periferia, fino a ritrovarsi col venti per cento e la necessità di mendicare voti da un partito allergico alla responsabilità di governo. Se il PD avesse il trenta per cento non avrebbe bisogno di Conte. Se avesse una classe dirigente capace di guardare in faccia un operaio, un pendolare, una partita IVA senza farli sentire invisibili, non staremmo qui.   La risposta onesta è che da questo vicolo non si esce con un’alleanza. Si esce diventando più grandi, più veri, più vicini alle persone. Si esce smettendo di pensare che la politica sia un gioco di incastri e ricominciando a fare quello che la sinistra ha smesso di fare da tempo: convincere le persone, una per una, porta a porta, ascoltandole. Fino a quel giorno il campo largo resterà quello che è: una scommessa disperata con un uomo di cui non ti puoi fidare. E Giorgia Meloni continuerà a guardare lo spettacolo con quel sorriso che conosciamo tutti. Quel sorriso che ci meritiamo.
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SteMas
SteMas@SteMas71·
@mara_carfagna Ahahahaha Carfaahahahahahahahahaha gnaahahahahahahahaha
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Mara Carfagna
Mara Carfagna@mara_carfagna·
Come da consolidato copione, l’antagonismo va in piazza non per manifestare ma per insultare, per offendere, per intimidire quando non per scatenare assurda violenza. Succede anche al corteo 'No Kings' di Roma, dove le immagini a testa in giù della premier Giorgia Meloni, del presidente del Senato Ignazio La Russa e del ministro della Giustizia Carlo Nordio, accanto a una ghigliottina, sono semplicemente ignobili. Un attacco indegno, volgare, squallido, di fronte al quale non si può restare in silenzio. Auspichiamo una condanna forte e una presa di distanza netta da parte di tutte le forze politiche. A Meloni, La Russa e Nordio tutta la solidarietà mia e di Noi Moderati.
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Francesco Simone Coach
Francesco Simone Coach@ChicoNPstaff·
@raffaelecaru Se non era per Guido Rossi,la Telecom e un paio di giudici amici tu ancora conserveresti in cameretta il poster dell'Inter di Trapattoni e il pupazzetto di Nicola Berti.
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Timostene
Timostene@SandroRossi_x·
Programma per un Paese adulto Il centrosinistra perde perché promette il futuro a gente che non riesce a passare il presente. Qualsiasi programma che non parta da qui è letteratura.   Sgombriamo il campo da un equivoco. Qui non si parla di sinistra in senso stretto. Si parla di tutti quelli che non si riconoscono in chi governa oggi. Dal socialista al liberale progressista, dal cattolico sociale all’ambientalista, dal riformista pragmatico al radicale. Gente diversa, con storie diverse, che in condizioni normali non si siederebbe nemmeno allo stesso tavolo. Il punto è che le condizioni non sono normali. Questa gente oggi è dispersa in sigle, correnti, personalismi, guerre di posizione tra leader che litigano su chi debba stare davanti nella foto. E intanto la destra governa, indisturbata, compatta nella sua semplicità.   L’unica possibilità di battere questo governo è un campo largo. Largo davvero, non a parole. Con dentro anime che la pensano diversamente su molte cose. È proprio questa eterogeneità, che tutti vedono come una debolezza, a imporre l’unica strada percorribile: non scegliere un leader intorno a cui raccogliersi, perché qualsiasi leader dividerebbe più di quanto unisca, ma costruire un programma condiviso su pochi punti non negoziabili. Un patto di governo, non un matrimonio d’amore. L’accordo su cosa fare, prima ancora di decidere chi lo fa. Se il programma è abbastanza forte, abbastanza chiaro, abbastanza concreto da essere accettabile per un socialista e per un liberale, per un cattolico sociale e per un laico radicale, allora il leader viene dopo, quasi da solo. Se si parte dal leader, si finisce dove siamo finiti le ultime tre volte: a litigare mentre la destra governa.   La prima cosa su cui trovare l’accordo è togliere la paura. Non a parole, nei fatti. Salari che permettano di vivere e non di sopravvivere contando i giorni alla fine del mese. Una sanità pubblica che funzioni davvero, non quella roba che abbiamo adesso dove aspetti un anno per un’ecografia, poi ti arrendi e vai dal privato pagando quello che non hai, e intanto chi ha i soldi si cura e chi non li ha aspetta e spera. La sanità pubblica è il termometro della civiltà di un Paese: se la lasci morire stai dicendo ai cittadini che devono arrangiarsi da soli, e chi deve arrangiarsi da solo ha paura, e chi ha paura vota chi gli promette protezione in cambio di obbedienza. Un contratto di lavoro che non scada ogni tre mesi, che non ti costringa a vivere con l’angoscia permanente di cosa succede dopo, che ti permetta di progettare una vita e non solo di galleggiare. La sicurezza economica non è assistenzialismo. È la condizione senza la quale tutto il resto è aria fritta.   E qui arriva la domanda che nessuno vuole fare: dove si prendono i soldi? La risposta è semplice, talmente semplice che è oscena: nell’evasione fiscale. Ci sono decine di miliardi nascosti in questo Paese. Decine. Non è un’approssimazione, sono i numeri che ogni anno la Corte dei Conti mette nero su bianco e che ogni anno finiscono nel cassetto. Soldi sottratti alla collettività dalla grande multinazionale che sposta i profitti in Irlanda e dal piccolo idraulico che ti chiede “con fattura o senza?”. Sono la stessa cosa, cambia solo la scala. Quei soldi sono le scuole che cadono a pezzi, gli ospedali senza personale, le strade piene di buche, i treni che non passano. Quei soldi sono lo Stato sociale che non abbiamo. Recuperarli non è una questione ideologica, è una questione di sopravvivenza civile. Bastonare chi evade, senza sconti, senza condoni, senza la pacca sulla spalla del “tanto lo fanno tutti”. Dalla multinazionale al paesano, con la stessa ferocia. Perché ogni euro evaso è un euro rubato a chi paga le tasse, e chi paga le tasse e vede il vicino che non le paga perde fiducia, e chi perde fiducia smette di credere nelle istituzioni, e chi smette di credere nelle istituzioni vota per chi gli dice che lo Stato è il nemico. Il cerchio si chiude sempre lì.   Poi l’equità, che è la cosa più difficile e più necessaria. Le persone devono sentire sulla propria pelle che le regole valgono per tutti, senza eccezioni, senza scorciatoie, senza amici degli amici. Una giustizia con processi che non durino quindici anni, perché un processo che dura quindici anni non è giustizia, è una presa in giro. Pene che si scontano davvero, non per vendetta ma perché un sistema dove chi ruba la fa franca produce sfiducia, e la sfiducia produce paura, e la paura produce esattamente il tipo di politica che stiamo cercando di battere. Chi ruba deve pagare, che sia un immigrato che ti scippa la borsa o un imprenditore che nasconde tre milioni al fisco. Anzi, più sei in alto più dovresti pagare, perché hai tradito una responsabilità che gli altri non avevano.   La classe politica. L’articolo 68 della Costituzione i costituenti l’avevano scritto per proteggere la libertà di parola del parlamentare, non per costruirci intorno una fortezza dove un politico può rubare, corrompere, mentire e restare al suo posto. Quella fortezza va smantellata. Un parlamentare che ruba deve finire in tribunale come qualsiasi cittadino, con gli stessi tempi e le stesse conseguenze. Un parlamentare condannato deve andare a casa, senza appelli infiniti, senza prescrizioni provvidenziali, senza trasferimenti in commissioni dove nessuno lo vede. La moralizzazione della politica non è un tema accessorio. È il cuore di tutto. Perché finché la gente vede i politici rubare impunemente, non crederà a niente di quello che quei politici promettono. E avrà ragione.   Sull’immigrazione il centrosinistra deve avere il coraggio di dire le cose come stanno. Ci sono due immigrazioni e sono diverse come il giorno e la notte. C’è l’infermiera filippina che tiene in piedi mezzo ospedale, il muratore albanese che si alza alle cinque e tira su i muri delle nostre case, il ristoratore egiziano che paga le tasse e manda i figli nella scuola del quartiere. Questa gente è parte del nostro Paese, ci vive, ci lavora, ci contribuisce. Non è ospite, non è tollerata. È cittadina, e va trattata come tale, anche nella legge. Lo ius scholae non è un regalo, è il riconoscimento di una realtà che esiste già: un ragazzo che è cresciuto nelle nostre scuole, che parla il nostro dialetto, che tifa per la nostra squadra è italiano, punto. Poi c’è chi arriva e si mette ai margini, chi rifiuta ogni regola, chi vive di illegalità, chi sfrutta il sistema senza dare niente in cambio. Con questa immigrazione bisogna essere duri, senza giri di parole. Il centrosinistra ha perso credibilità per anni perché non ha saputo fare questa distinzione, lasciando alla destra il monopolio del discorso. La diversità religiosa, sessuale, culturale non sono pericoli. Sono la normalità di un mondo adulto. Il problema non è mai stato il diverso. Il problema è chi ha bisogno del diverso come nemico per sentirsi qualcuno.   L’equità deve valere anche oltre i confini. Una politica estera che si gira dall’altra parte quando un popolo viene invaso o bombardato non è prudenza, è complicità. Non puoi predicare i diritti umani in casa e poi stringere la mano a chi li calpesta fuori. L’Ucraina, la Palestina, il Kurdistan: sono il test di credibilità di tutto quello che dici di essere. Difendere il popolo palestinese non significa difendere Hamas, così come difendere l’Ucraina non significa sottoscrivere ogni scelta di Zelensky. Su questi temi si può discutere sui modi, ma non sui principi: i diritti umani non sono negoziabili. La prepotenza va rigettata da chiunque venga, senza il cinismo di chi pesa le alleanze sulla bilancia del gas e del petrolio.   L’ambiente non è un lusso da ambientalisti. È l’aria che respirano i nostri figli, l’acqua che beviamo, le stagioni che non riconosciamo più. La transizione ecologica non è il nemico dell’operaio, è la sua prossima opportunità di lavoro. La destra nega il problema o lo minimizza perché affrontarlo richiede quello che la paura impedisce: pensare oltre il proprio naso, oltre il prossimo sondaggio, oltre la prossima elezione. Molte di queste battaglie, dalla tassazione delle multinazionali alla regolamentazione delle piattaforme alla transizione energetica, si vincono solo a livello europeo. Il centrosinistra dovrebbe essere il luogo naturale della politica europea, non il luogo dove l’Europa viene trattata come un fastidio burocratico.   Chi controlla l’informazione controlla la paura. Un programma serio deve parlare di regolamentazione delle piattaforme digitali, di algoritmi che oggi decidono cosa vediamo e cosa pensiamo senza che nessuno gliel’abbia chiesto, di educazione mediatica nelle scuole. Non puoi lamentarti della macchina che produce odio e semplificazione e poi non fare niente per smontarla.   Tutto questo è la base. Quello che ci costruisci sopra è la cosa che conta più di ogni altra, l’unica che cambia un Paese alle fondamenta: la scuola.   Un programma di centrosinistra dovrebbe avere l’ossessione della scuola. Ossessione, non attenzione. Ossessione. La scuola dovrebbe essere il primo punto di qualsiasi programma, la prima voce di qualsiasi bilancio, la prima preoccupazione di qualsiasi governo. Non la scuola che sforna lavoratori per il mercato, quella la sa fare anche la destra. La scuola che insegna a leggere nel senso vero: capire un testo, smontare un argomento, riconoscere quando qualcuno ti sta manipolando. La scuola che ti mette in mano Ferrante e Primo Levi non perché servano a trovare lavoro ma perché servono a diventare un essere umano che pensa con la propria testa. Una scuola che non racconti la storia come una gara tra popoli dove il nostro è sempre il migliore, ma come il tentativo faticoso e pieno di errori dell’umanità di diventare qualcosa di meglio. Una scuola dove il figlio dell’avvocato e il figlio del muratore abbiano davvero le stesse possibilità, nei fatti. Dove la curiosità venga premiata, dove fare domande scomode sia un merito. Dove gli insegnanti vengano pagati come meritano, perché un Paese che paga i suoi insegnanti come l’ultima ruota del carro sta dicendo ai propri figli che imparare non vale niente. Investire nella scuola è l’atto politico più coraggioso che esista, perché chi lo fa sa che non ne raccoglierà i frutti. I tempi della scuola sono generazionali, non elettorali. È un atto di fiducia nel futuro, l’esatto contrario della politica della paura.   Niente di tutto questo funziona se i cittadini restano spettatori. La destra vuole un pubblico che applaude. Un centrosinistra serio dovrebbe volere cittadini che partecipano, che si informano, che si prendono la responsabilità delle proprie scelte. Bilanci partecipativi, strumenti di democrazia diretta, tutto quello che costringe le persone a usare la testa invece di delegare e poi lamentarsi.   Lo so, qualcuno dirà: e la casa? E il Mezzogiorno? E le infrastrutture? Sono temi reali, concreti, urgenti. Non li elenco uno per uno perché non sto scrivendo un programma di governo di trecento pagine. Sto scrivendo i principi. Se i salari sono dignitosi, la casa la paghi. Se l’equità funziona, funziona anche a Reggio Calabria e non solo a Milano. Se la scuola è uguale per tutti, il figlio del contadino lucano ha le stesse possibilità del figlio dell’avvocato milanese. I temi specifici nascono da soli quando i principi sono chiari. Se i principi non ci sono, puoi elencare mille temi e non risolverne nessuno.   La paura si combatte prima che si radichi. Si combatte nelle aule, con i libri, con una sanità che non ti lasci solo quando stai male, con una giustizia che non ti faccia sentire un fesso perché rispetti le regole, con una politica che non ti faccia schifo ogni volta che accendi la televisione. Un Paese che investe sull’intelligenza dei propri cittadini è un Paese dove chi vende paura fa molta più fatica. Un Paese che taglia la scuola, che smantella la sanità, che protegge i politici ladri e gli evasori è un Paese che si sta scavando la fossa con le proprie mani. Non servono ricette complicate. Serve la volontà di fare le cose che sappiamo già di dover fare.
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SteMas
SteMas@SteMas71·
@NicoSchira Mamardashvili Muharemovic Juan Miranda Caqueret Stiller Lewandowski
Català
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Nicolò Schira
Nicolò Schira@NicoSchira·
Luciano #Spalletti wants 5 new signings for #Juventus: - a experienced goalkeeper - a centre-back - a fullback - a top midfielder - a forward
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Enrico Costa
Enrico Costa@Enrico__Costa·
In che cosa consisterebbe la violazione? E' una perquisizione? No. E' una misura cautelare? No. Ci mancherebbe che per chiedere i documenti ad un parlamentare sia richiesta l' autorizzazione del Parlamento.
Andrea Orlando@AndreaOrlandosp

Una parlamentare europea e’ stata oggetto di un non ben definito “controllo preventivo” nella sua camera di hotel a Roma da parte della polizia. Questo fanno i regimi. Mi auguro che Piantedosi nell’arco di pochi minuti dica che si è trattato di un equivoco e faccia le scuse.

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