Alessio retweetledi

"Penso che sia sbagliato, in termini generali, parlare male di un mondo incredibile che sta permettendo a tutti noi di crescere. E questa è l'unica cosa che direi che non è giusta."
Stefano Domenicali
Uno dei miei hobby preferiti è evidenziare l’ipocrisia e la scarsa coerenza nelle dichiarazioni di Stefano Domenicali. La frase sulle critiche, ad esempio, non la condivido affatto. Penso che proprio dalle critiche e dalla comprensione di ciò che non funziona si possa crescere davvero, in modo concreto e con criteri adeguati volti a migliorare e tutelare una competizione.
Dire che va tutto bene serve solo a nascondere problemi che invece sono evidenti. Sfido Domenicali a trovare qualcuno che sia totalmente contento di ciò che abbiamo visto in questo weekend. Far finta di niente a cosa porta? Molto meglio qualcuno come Max Verstappen che dice le cose come stanno.
L’apice della contraddizione si raggiunge però con la seconda frase, quando Domenicali parla di “evoluzione della guida” e afferma che “il miglior pilota sarà in grado di essere il più veloce”. Qui si apre un grande dibattito. A molti sarà capitato di guardare gli on board di questo primo weekend. Guardi l’on board, osservi come guida il pilota, senti il motore e ti viene quasi da piangere. Sembra di assistere a una gara su chi riesce a gestire meglio la ricarica delle batterie e alla fine vince chi riesce a mantenere più velocità sul rettilineo. È scomparso il pilota, o almeno la possibilità di fare davvero la differenza sul giro secco spingendo la macchina al limite. Domenicali parla di guida, ma proprio quel fattore sembra essersi perso. Anche guardando l’on board di chi ha fatto la pole position, quando vedi George guidare solo per gestire al meglio la ricarica della batteria, senza provare a fare la differenza nel tratto guidato, e senti il motore che cala di giri a metà rettilineo, ti si spezza il cuore.
Per carità, Mercedes ha fatto un lavoro egregio (mettendo da parte le polemiche sul rapporto di compressione). Alla chicane 9-10 e alla fine dell’allungo che porta alla curva 6, quasi tutti arrivano con la batteria scarica mentre loro continuano ad avere energia....è un lavoro tecnico impressionante. Però, ripeto, si è perso il contributo diretto del pilota.
E in gara la situazione non migliora molto.
I sorpassi che abbiamo visto sono frutto di strategie diverse su come utilizzare l’energia, ma difficilmente possono essere paragonati ai sorpassi “veri”. Per anni si è criticato il DRS, ma qui siamo andati oltre. A tratti sembrava di assistere a una gara di Mario Kart (citazione di Leclerc) come quando prendi il fungo e improvvisamente vai più veloce.
Poi però, sui profili ufficiali della Formula 1, si sottolinea il numero di sorpassi (120) e si parla di gara divertente. Non dovremmo nemmeno chiamarli “sorpassi” quei 120. Sarebbe più corretto definirli semplicemente "cambi di posizione determinati dalla diversa disponibilità di energia elettrica". Si esaltano numeri e statistiche, ma si evita di affrontare il problema reale di come questi sorpassi avvengono.
E infatti, tolto l’inizio, la gara è stata anche piuttosto noiosa.
Mi viene solo da dire: povera F1 .
#F1 #AusGP
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