Luigi Marattin@marattin
LA FAVOLA DELLA BUONANOTTE.
In questi tempi complicati, in cui la politica estera è l’argomento principale di dibattito pubblico, molti sembrano cadere in un ingenuo ma vecchissimo equivoco.
Quello di credere che le nazioni debbano agire sempre - e solo - per realizzare in modo disinteressato un bene supremo.
Si tratta tuttavia di una “favola della buonanotte” per bambini che fanno fatica a prendere sonno.
Favole che potranno far addormentare qualche pargolo capriccioso, ma non aiutano la qualità del dibattito politico e la crescita di consapevolezza delle opinioni pubbliche quando si affrontano certi temi.
Ottanta anni fa gli Alleati ci liberarono dal nazifascismo per “contrastare il male”, ma anche e soprattutto per conquistare una preziosissima influenza geopolitica ed economica su tutta l’Europa occidentale, cosa che in effetti fecero.
Perché era nel loro interesse (e anche nel nostro, anche perché dall’altra parte c’erano le feroci dittature comuniste).
E in tutta probabilità senza la presenza di quell’interesse nazionale, mai avrebbero sacrificato la vita di centinaia di migliaia di propri soldati e ingentissime risorse economiche.
E così vale per tutte le situazioni di politica estera - tra cui i conflitti armati - che ci sono stati dai tempi degli uomini delle caverne, e così sarà fino alla fine dei tempi.
L’arte, difficilissima, della politica internazionale consiste nell’ allineare il più possibile il perseguimento degli interessi nazionali non solo tra loro, ma anche con la realizzazione degli ideali di libertà e democrazia: perlomeno per quanto riguarda la parte del mondo, sempre più minoritaria, che li considera “bene supremo”.
E il fatto che le liberaldemocrazie siano “in ritirata” nel mondo, è anche il motivo per cui le istituzioni multilaterali sono diventate impotenti nel promuovere libertà e democrazia: semplicemente questi obiettivi non sono (più) il core-business dei soci delle organizzazioni internazionali.
Per questo sono francamente ridicole le polemiche in cui si accusano USA e Israele di agire “per il proprio interesse nazionale”: e, di grazia, per cosa altro dovrebbero agire?!
La parte difficile viene quando si tratta di capire in che misura il perseguimento di un loro interesse comporta anche l’ottenimento di benefici assoluti. Cosa che per quanto mi riguarda costituisce l’unico metro per valutare le cose.
Ecco perché non mi importa un fico secco se gli interventi militari di questo complicato inizio di 2026 siano stati mossi (anche) da interessi nazionali americani e israeliani.
Quello che importa è capire se, così facendo, si realizzano anche interessi generali o perlomeno quelli che io considero tali: nella fattispecie, se si libera dalla tiranna un popolo di 92 milioni di abitanti e se si estirpa un cancro che da mezzo secolo è il principale fattore di instabilità e pericolo in una delle regioni più importati del mondo.
Se tutto questo accade o meno, e soprattutto a quali costi, deve essere verificato man mano che gli eventi si dispiegano, considerato anche che le informazioni - in casi come questi - sono quasi sempre scarse e manipolate.