Alex Chiusaroli

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Alex Chiusaroli

Alex Chiusaroli

@alexchiusaroli

Medico per professione, con la passione per la scrittura e l'hobby della fotografia. un po' tutto, molto niente

Katılım Şubat 2014
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riccardo cucchi
riccardo cucchi@CucchiRiccardo·
Violenze sessuali. L' IDF, i militari israeliani, hanno stuprato donne attiviste per la pace della #Flotilla. Rivoltante. È intollerabile la debolezza della reazione del Governo italiano e dell' Europa.
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riccardo cucchi
riccardo cucchi@CucchiRiccardo·
Questo è #Israele. I diritti umani calpestati, le norme internazionali violate, cittadini europei innocenti rapiti e torturati perché denunciano lo sterminio dei palestinesi di #Gaza e i crimini contro l' umanità perpetrati dall' IDF. Israele è fuori dalla comunità democratica.
Nico Piro@_Nico_Piro_

Il pluripregiudicato e suprematista ebraico, ministro alla sicurezza #Israele, #BenGvir ha diffuso questo video in cui gli attivisti della #Flotilla vengono trattati da criminali da chi ha commesso il crimine di rapirli in acque internazionali A quando sanzioni per Israele?

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La Giornata Tipo
La Giornata Tipo@parallelecinico·
“Ciao a tutti, mi chiamo Diarra è nella vita sono una istruttrice nazionale minibasket Di recente, al termine di una partita di DR1 (la vecchia Serie D) in Toscana tra la mia società e un’altra squadra, si è verificato un episodio che ritengo grave e, soprattutto, inaccettabile. Ero presente sugli spalti e sono stata oggetto di offese razziste da parte di adulti sostenitori avversari. “Scimmia”, “mangia banane”, insomma il solito repertorio in questi casi. Fa strano doverlo scrivere nel 2026. Ancora più strano se si pensa che queste parole sono arrivate da due donne, probabilmente due madri, rivolte a una ragazza più giovane. Da istruttrice ogni giorno lavoro con bambini, insegno, educo e cerco di trasmettere valori sportivi e umani. Bambini che sono lo specchio dell’Italia di oggi: diversi, mescolati, reali. Per questo colpisce ancora di più. Perché è facile parlare di sport come strumento educativo, di rispetto e inclusione. Poi però basta un episodio come questo per rendersi conto che, per qualcuno, il colore della pelle viene ancora prima di tutto il resto. Dopo quanto accaduto, la mia società si è mossa immediatamente per segnalare l’episodio e sono arrivate le scuse da parte della società avversaria. Ma non sono stati individuati e nemmeno puniti i responsabili. Di fatto, non è successo nulla. Come al solito con qualche riga si é chiusa la questione. E questo, forse, è l’aspetto più triste. Perché episodi del genere non dovrebbero passare sotto silenzio, né essere trattati come qualcosa di normale o inevitabile. Continuerò a fare il mio lavoro, in palestra e in campo. Continuerò ad educare anche i figli di chi oggi dimostra di avere ancora pregiudizi e di usare parole che non dovrebbero più esistere. Continuerò a cercare di fare ogni giorno un lavoro migliore con i loro bambini. Ma è giusto dirlo chiaramente: non è normale, e non dovrebbe essere accettato.” Non abbiamo nulla da aggiungere a ciò che ha scritto questa ragazza. Avendola sentita privatamente, sappiamo quanto sia rimasta male per l’accaduto, molto più di ciò che traspare dalle sue parole. Sarebbe bello che il mondo del basket, tutto, le facesse sentire un’ondata di affetto. Un affetto che riuscisse a lenire, almeno in parte, il male che continua a fare il razzismo.
La Giornata Tipo tweet media
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Il Grande Flagello
Il Grande Flagello@grande_flagello·
37 minuti. È il tempo trascorso tra la prima notizia dell’uccisione di Abderrahim Mansouri a Rogoredo e il post con cui Matteo Salvini dichiarava: "Sono dalla parte del poliziotto, senza se e senza ma". Oggi, mentre emergono particolari inquietanti sulla vicenda, sulla figura dell’agente e sull'ipotesi di una messa in scena, lo stesso ministro dice: "Non entro nel merito di fatti che non conosco". Curioso. Un opinionista indefesso, notoriamente prodigo di commenti su qualunque cosa di cui ignora i fatti, all'improvviso si scopre talmente prudente da non poter commentare ciò che non conosce. Eppure, la sera del 26 gennaio, sono bastati 37 minuti a un alto esponente del Governo per entrare a gamba tesa nel merito di fatti che non conosceva, designando all'istante colpevoli e scagionati. Ricordo di aver appreso entrambe le cose nello stesso momento, mentre seguivo una diretta su La7, e il primo pensiero fu: possibile che non abbia imparato nulla dalla clamorosa e imbarazzante figuraccia sul caso Cucchi? Evidentemente no. Trentasette minuti.
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Timostene
Timostene@SandroRossi_x·
Simonetta Matone ha detto la verità. Non voleva, certo. Pensava di parlare tra compagni di partito, in un collegamento video con il direttivo della Lega in Calabria, presieduto da Durigon. Non sapeva che c’erano i giornalisti. E allora si è lasciata andare. Le parole sono queste, testuali: “Se prima grazie all’involontario endorsement di Gratteri noi eravamo 10 a zero, oggi grazie all’improvvida iniziativa con dichiarazioni folli di Nordio siamo purtroppo 10 a 10”. Poi il passaggio che vale più di qualsiasi analisi politica: “Lui confonde ciò che si può dire in un salotto da quello che si può dire pubblicamente. Tutti noi pensiamo le cose che lui ha detto ma sono cose che non si possono dire pubblicamente”. Fermiamoci qui. Rileggiamo. Nordio ha definito il CSM un “sistema para-mafioso”, un “verminaio correntizio”, un “mercato delle vacche”. Ha detto che il sorteggio serve a rompere questo meccanismo. Ha detto, in sostanza, che questa riforma serve a mettere la magistratura sotto controllo politico. Lo ha detto con la brutalità di chi pensa di avere ragione e non si preoccupa delle conseguenze. La Matone non lo smentisce. La Matone dice: sì, lo pensiamo tutti. Il problema è che l’ha detto. Il problema non è il contenuto, è che qualcuno l’ha sentito. Ecco, questo è il punto. Questo è l’atto d’accusa più forte che si possa muovere non solo contro Nordio, non solo contro la Matone, ma contro chiunque il 22 e 23 marzo andrà a votare Sì a questo referendum. Perché ora sapete. Non potete più fingere di non sapere. Una deputata della maggioranza, ex magistrata, responsabile giustizia della Lega, ha confermato che dietro la retorica della “riforma tecnica” c’è un progetto politico che non può essere dichiarato pubblicamente. Qualcosa che si pensa ma non si dice. Qualcosa che si fa ma non si ammette. Votare Sì significa essere complici di questo inganno. Significa accettare che ti raccontino una cosa nei comizi e ne pensino un’altra nei salotti. Significa dare copertura democratica a un’operazione che i suoi stessi promotori sanno di non poter difendere alla luce del sole. Quando dalla sala le hanno fatto notare che c’era la stampa, la Matone ha cambiato registro all’istante. Ha corretto il tiro, ha parlato di “massima stima per Nordio”, ha invitato tutti a comprarsi il libro del ministro per 17 euro. Come se niente fosse. Come se potesse rimettere il dentifricio nel tubetto. Non si può. Quelle parole restano. Pesano come una sentenza: noi lo sappiamo, noi lo pensiamo, ma voi non dovete saperlo. Chi vota Sì, ora, lo fa con gli occhi aperti. Non potrà dire di non essere stato avvertito.​​​​​​​​​​​​​​​​ #IoVotoNo
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Fabio Sabatini
Fabio Sabatini@FabbioSabatini·
Nel 2020 Trump provò a rovesciare il risultato delle elezioni ex post. Oggi prova a cambiare le regole prima di votare, con una strategia fatta di: - ridisegno dei collegi - restrizioni dell’accesso al voto - tentativi di centralizzare a Washington la gestione delle elezioni degli Stati blu - costruzione preventiva di un clima di delegittimazione e sfiducia verso il voto - smantellamento delle infrastrutture di sicurezza elettorale - pressioni e ricatti sui funzionari dei seggi - seggi presidiati da agenti armati. La manipolazione preventiva del voto è un tratto distintivo degli autoritarismi competitivi: le elezioni sopravvivono, ma diventano sempre meno contendibili. Nel nuovo post sul mio blog ricostruisco il cambio di regime innescato dall’amministrazione Trump. La neutralizzazione del voto è solo un pezzo. Altri pilastri sono la riconversione delle istituzioni, l’intimidazione del dissenso, la compressione delle libertà civili, il controllo dell’ecosistema informativo. È un copione che gli alleati europei dei MAGA vorrebbero riproporre anche qui, e che dobbiamo imparare a riconoscere per difendere la democrazia. Il link è nei commenti.
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Giulio Cavalli
Giulio Cavalli@giuliocavalli·
Se pensavate di aver visto tutto con la diplomazia affidata ai tweet, preparatevi: siamo entrati ufficialmente nell’era della diplomazia del real estate. Quello che sta accadendo sotto i nostri occhi con il cosiddetto Board of Peace voluto da Donald Trump è la distopia finale del neoliberismo applicata a un campo di macerie. È un incubo geopolitico dove la sovranità si compra, la pace si appalta a fondi di private equity e i diritti umani vengono “tokenizzati” su una blockchain. L’adesione ridotta a un sistema pay-to-play Dimenticate le Nazioni Unite. Il Board of Peace è stato disegnato per renderle obsolete, sostituendo il diritto internazionale con le logiche di un club esclusivo a pagamento. La struttura è verticistica e padronale: Donald Trumpne è il presidente a vita, con potere di veto assoluto. Ma il vero scandalo è il meccanismo di adesione: un sistema “pay-to-play” spudorato. Vuoi un seggio permanente per decidere il destino del Medio Oriente? Il prezzo del biglietto è di 1 miliardo di dollari. In contanti. Dal multilateralismo siamo passati alle aste. Stati come l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti, abituati a comprare influenza, si sono già messi in fila, mentre democrazie come il Canada esitano di fronte a un esborso che trasforma la diplomazia in una transazione commerciale. È la mercificazione definitiva della politica estera: chi paga comanda, chi non paga osserva. E chi sta sotto le bombe? Di quelli ce ne fottiamo. Non hanno voce. Troppo poveri e troppo palestinesi. Witkoff, il genero Kushner, Blair e gli altri Scorrendo la lista dei membri del board, la sensazione di grottesco diventa fisica. Non ci sono pacificatori, storici o esperti di diritti umani. Ci sonoimmobiliaristi e finanzieri. Al centro di tutto c’è Jared Kushner, il genero-consigliere che, senza vergogna, ha definito il lungomare di Gaza una «proprietà immobiliare di grande valore» (waterfront property). Mentre la gente moriva di fame, lui guardava le mappe sognando resort di lusso. Il suo fondo, Affinity Partners, è finanziato proprio da quei Paesi arabi che siedono nel board, creando un conflitto di interessi grande quanto la Striscia stessa. Accanto a lui troviamo Steve Witkoff, un magnate del mattone di New York senza alcuna esperienza diplomatica, nominato Inviato Speciale. Un uomo che tratta la pace tra popoli come la chiusura di un deal per un grattacielo a Manhattan. E poi Sir Tony Blair, resuscitato nonostante la sua eredità tossica legata all’Iraq, per dare una patina di rispettabilità a questa operazione predatoria e il segretario di Stato Marco Rubio. Nel comitato esecutivo per Gaza, tra gli altri figurano Marc Rowan, CEO del fondo avvoltoio Apollo Global Management, e Yakir Gabay, miliardario israeliano del settore immobiliare. Personaggio che incarnano la finanziarizzazione della ricostruzione. Il progetto Gaza Riviera e la “deportazione” dei palestinesi Il cuore pulsante del progetto folle è il piano “Gaza Riviera“. A Davos, Kushner ha presentato slide generate dall’Intelligenza artificiale che mostrano la Striscia trasformata in una Dubai del Mediterraneo: grattacieli scintillanti, marine per yacht e “smart cities”. Ma dietro i rendering patinati si nasconde l’orrore. Il piano prevede la rimozione delle macerie (e con esse della memoria storica) per fare spazio a zone franche per data center e turismo d’élite. E la popolazione? Qui il cinismo raggiunge vette inesplorate. Si parla di «ricollocamento volontario» in zone sicure o Paesi terzi, una perifrasi elegante per la deportazione di massa vietata dalla IV Convenzione di Ginevra. Per chi possiede terre, la proposta è la “tokenizzazione”: cedere i diritti di proprietà reali in cambio di “token digitali” e un pugno di dollari (5.000 e sussidi), trasformando titoli fondiari storici in crypto-asset volatili. È un esproprio 2.0, una pulizia etnica digitale venduta come innovazione finanziaria. Esperti legali e organizzazioni come CAIR e Trial International hanno già definito questo schema un potenziale crimine di guerra e un saccheggio legalizzato. Se a garantire la ricostruzione è un club di autocrati E chi sono i garanti di questo piano? Un “Club degli Autocrati” a cui venerdì ha aperto anche Giorgia Meloni. E dire che il board finora ha attratto regimi che figurano agli ultimi posti di ogni indice di democrazia. Dall’Arabia Saudita all’Egitto, dagli Emirati Arabi Uniti all’Azerbaigian di Aliyev (fresco di pulizia etnica in Nagorno-Karabakh), fino all’Ungheria di Orbàn e alla Bielorussia di Lukashenko. Mentre le democrazie europee come Francia e Norvegia si sfilano disgustate, il Board of Peace diventa una lavanderia reputazionale per dittatori o aspiranti tali, felici di pagare il biglietto d’ingresso per sedere al tavolo di Trump. La legittimità democratica è assente; la rappresentanza palestinese è affidata a un comitato tecnocratico (NCAG) guidato da Ali Sha’ath, privo di mandato popolare e visto da molti come un mero esecutore testamentario della sovranità palestinese. Come se l’orrore legale e umano non bastasse, c’è l’aspetto estetico e morale che scivola nel grottesco puro. Trump quasi un anno fa aveva rilanciato un video generato dall’IA che mostrava una “Gaza del futuro” surreale: statue d’oro giganti, Elon Musk sotto una pioggia di banconote e, in un tocco di delirio kitsch, uomini barbuti che ballano in bikini. Nato forse come satira, nelle mani del Presidente è diventato propaganda ufficiale. È la banalizzazione suprema della tragedia: mentre a Gaza si muore di fame e freddo tra le tende, il mondo osserva Trump e Netanyahu che sorseggiano cocktail a bordo piscina. È la gamificationdel genocidio. Ogni crisi umanitaria rischia di diventare un affare Il Board of Peace nei fatti è un piano di liquidazione. Tratta un popolo come un inquilino moroso da sfrattare per ristrutturare l’immobile e aumentarne il valore di mercato. Ignora sistematicamente il diritto all’autodeterminazione, la sovranità e le leggi di guerra, sostituendole con contratti smart e accordi privati. Se questo modello dovesse passare, creerà un precedente devastante: ogni crisi umanitaria diventerà un’opportunità di investimento, ogni territorio devastato una asset class da tokenizzare. Non siamo di fronte solo a una cattiva politica estera, sarebbe troppo facile. Qui siamo di fronte alla cancellazione della politica stessa in favore del profitto più brutale. E il silenzio, o la complicità, di chi dovrebbe opporsi è forse l’aspetto più spaventoso di tutti. (il mio abituale articolo del fine settimana per @Lettera43) lettera43.it/board-of-peace…
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Nico Piro
Nico Piro@_Nico_Piro_·
Quando moltiplichi una forza di polizia in pochi mesi, convinci gli agenti che stanno difendendo il confine (perché il confine é ovunque) da pericolosi invasori mandati a rovinare gli Usa, li equipaggi come uno swat team per arrestare lavapiatti, li fai agire fuori dalla legge 👇
Nico Piro@_Nico_Piro_

Colpita a distanza ravvicinata (da almeno 2 proiettili) la donna uccisa a Minneapolis dall’ICE, impegnata in uno show of force nella città del Minnesota NON come sostiene la versione ufficiale mentre caricava con l’auto gli agenti Ultimo bang é l’auto che si schianta senza guida

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Giulio Cavalli
Giulio Cavalli@giuliocavalli·
Otto anni dopo, l’Italia continua a firmare assegni ai suoi torturatori. Si chiama Memorandum Italia-Libia, ma è un contratto di outsourcing della vergogna: noi paghiamo, loro sparano, torturano, rinchiudono. Ogni tre anni il rinnovo scatta da solo, come un abbonamento al male. Nessun governo lo ha mai revocato. Tutti lo hanno protetto, da Minniti a Meloni, passando per chi finge di non averlo mai letto. Nel 2025 più di 19 mila persone sono state intercettate in mare e riconsegnate alle galere di Tripoli e Al Khums. Dentro quei capannoni si muore di fame, si viene venduti, stuprati, estorti. L’ONU li definisce “scenari di crimini contro l’umanità”, ma per Roma sono “partner affidabili”. Ad agosto una motovedetta donata dall’Italia ha aperto il fuoco sulla Ocean Viking, con decine di naufraghi a bordo. Le immagini mostrano uomini armati che sparano contro chi salva vite. È la logica del Memorandum ridotta all’essenza: delegare la ferocia per restare puliti. Nel Mediterraneo si consuma ogni giorno la menzogna europea dell’umanità selettiva. Le motovedette libiche sparano, le autorità italiane sorvegliano dai radar e chiamano soccorso solo quando conviene. Frontex segnala, i libici catturano, e noi applaudiamo ai “successi nella lotta ai trafficanti”. È la catena del disonore: Bruxelles che paga, Roma che tace, Tripoli che colpisce. Il Parlamento ha appena lasciato che il rinnovo scattasse da solo. Nessuno ha alzato la mano. Si preferisce contare i voti, non i morti. Si dice “ordine”, si pratica la barbarie. E chi prova a raccontarla viene criminalizzato. Le navi umanitarie sequestrate, i volontari inquisiti, i corpi restituiti al mare. Il Memorandum non ferma i trafficanti: li finanzia. Li veste da guardia costiera, li arma, li legittima. È la fotografia perfetta di un Paese che chiama sicurezza ciò che è viltà, e politica ciò che somiglia terribilmente a un crimine. Un Paese che ha sostituito il diritto con la paura e la paura con l’abitudine. E quando, fra qualche anno, un’altra inchiesta ONU dirà che l’Italia era complice, qualcuno fingerà sorpresa. Diranno che non sapevano, che obbedivano agli alleati, che era “necessario”. È la stessa scusa che accompagna ogni disastro morale: la burocrazia del male funziona solo quando tutti scelgono di non guardare. Buon venerdì. (il mio #buongiorno per @Left_rivista) left.it/2025/10/17/abb…
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Alex Chiusaroli
Alex Chiusaroli@alexchiusaroli·
Passano gli anni, cambiano gli allenatori ma questa squadra quando ha palla non so cosa farci. Ormai non mi arrabbio più #JuveAtalanta
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Ryan Rozbiani
Ryan Rozbiani@RyanRozbiani·
Actor Mark Ruffalo is calling for global action after the IPC officially declared famine in Gaza.
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Alex Chiusaroli
Alex Chiusaroli@alexchiusaroli·
Non è stato facile, non tanto scrivere quanto convincermi che valesse la pena far leggere qualcosa che avessi scritto. Anche avere gli incubi significa qualcosa. 🔗 amzn.eu/d/3dMjqcy ✒️ 26 Agosto disponibile per Kindle ✒️ 1 Settembre copia cartacea per i più vintage.
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Francesca Albanese, UN Special Rapporteur oPt
@danielabucelli I governi passano, il popolo resta, ed il popolo italiano deve svegliarsi. Proteggere un altro popolo dal genocidio è un obbligo che non appartiene a nessuna bandiera politica. Non lasciamoci abbindolare.
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Luigi Mangione Stan Account
Luigi Mangione Stan Account@Bullomoparte4·
CRONACHE DELLA BORGHESIA Come alcuni di voi sapranno, io provengo da una famiglia benestante. E proprio perché io il privilegio l'ho vissuto e ne godo i benefici a lungo termine tuttora, posso garantirvi che i vantaggi che ne derivano sono talmente macroscopici che
Michele (I/me)@buttman789

@Bullomoparte4 Con sussidi e tasse che ci sono già, come previsto dalla costituzione e dal nostro regime fiscale. Ma tu vivi in un altro mondo.

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riccardo cucchi
riccardo cucchi@CucchiRiccardo·
Ricordate Hussam Abu Safiya, il medico palestinese catturato dai soldati israeliani che avevano attaccato l' ospedale nel quale lavorava e che non voleva abbandonare? Leggete con attenzione. Questo è ciò che sta subendo. Detenuto senza alcun processo. #Gaza
Mosab Abu Toha@MosabAbuToha

Gheed Kassem, Dr. Hussam Abu Safiya’s lawyer, posted seven hours ago a horrific update on her Facebook accounts regarding the abducted doctor. Here is a translation: Dr. Hussam Abu Safia is not well. I visited him last on July 9, 2025. What I saw was heartbreaking. Since his detention began, he has lost more than 40 kilograms—over a third of his body weight. He entered prison weighing 100 kilograms. Today, he weighs no more than 60. On June 24, 2025, Dr. Hussam was subjected to a targeted and brutal assault. Soldiers stormed Room 1, Section 24 of Ofer Prison, where he was held, and beat him mercilessly for 30 minutes. His rib cage was struck repeatedly. He sustained severe bruises across his face, head, back, and neck. He asked for medical care—basic tests, treatment, and access to a cardiologist. He was referred, but the request was later denied. Dr. Hussam suffers from irregular heartbeat, yet even this urgent condition is being ignored. The glasses his lawyer recently provided him were also broken during the assault. He remains underground, in isolation, without sunlight. He is still wearing his winter clothes in the middle of summer, under conditions of starvation, torture, and neglect. Dr. Hussam Abu Safia is not the only one. All Palestinian prisoners are enduring the same inhumane conditions.

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Possibile
Possibile@PossibileIt·
Perché il socialismo è di nuovo cool? Ce lo spiega Bernie Sanders.
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Dr. Rick Pescatore
Dr. Rick Pescatore@Rick_Pescatore·
Thread: Medical advice I wish someone had given me at 30 years old: At 30, I thought I was building a career. I was actually dismantling a person. Here’s what I wish someone had told me before the white coat, the night shifts, and the slow unmaking of a life:
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