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Antonella 🙎♀️ 🦂
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Antonella 🙎♀️ 🦂
@antoebasta10
Rimini, Emilia Romagna Katılım Nisan 2017
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Ciao Nina , fai tanta compagnia alla tua “ mamma “ so per certo che la tua presenza le riempirà la vita , conto su di te e sappi che ci sono tante” zie” d’ora in poi che ti vorranno tanto bene. P.s Mavi non t’azzardare a lasciarci senza foto di Nina ! ♥️
Ladocera💉🤍@ladocera
Ciao principessa sei molto fortunata 😭🥺🌷
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Rifletteteci un momento.
Non molto. Un momento basta.
Quattro amici. Quattro compagni d’adolescenza. Quattro facce note. Quattro presenze nei pomeriggi buttati via, nelle risate cretine, nelle confidenze fatte a mezza voce, quando il mondo sembrava ancora piccolo e innocuo.
Poi arriva il sangue.
Arriva una vittima.
Arriva un’indagine per omicidio.
Arriva il nome di uno di loro dentro le carte. Dentro le bocche. Dentro i titoli. Dentro quella macchina che mastica persone e sputa mostri prima ancora che qualcuno abbia finito di leggere un verbale.
E loro lo sanno.
O credono di saperlo.
Lui non c’entra. Lui non può c’entrare. Non quel ragazzo. Non quello che conoscevano loro. Il bravo ragazzo. Quello mite. Quello normale. Quello che non faceva male a una mosca. Quello che magari sbagliava, sì, come sbagliano tutti, ma non così. Non fino al sangue. Non fino alla morte.
Poi, venti anni dopo, arriva il momento.
Non quello delle grandi parole. Non quello degli eroismi. Nessuno chiede loro di buttarsi sotto un treno. Nessuno chiede una crociata. Nessuno pretende il martirio.
Solo una cosa piccola.
Una parola.
Un ricordo.
Una testimonianza d’immagine.
Dire chi era. Dire com’era. Dire che il mostro descritto non somiglia al ragazzo che hanno conosciuto. Dire che, per quanto ne sanno loro, quell’accusa è falsa. O almeno che non coincide con ciò che hanno visto. Con ciò che hanno vissuto. Con ciò che sanno.
E invece niente.
Silenzio.
Schiena girata.
Occhi bassi.
L’avvocato chiede aiuto. Una dichiarazione. Un ricordo. Un appiglio umano in mezzo alla carta bollata e al fango.
E loro?
“Cazzi tuoi”
Questo rispondono, in sostanza.
“Cazzi vostri”
Così riferisce l’avvocato dell’indagato.
E allora fermatevi ancora un secondo. Guardate bene la scena.
Un ragazzo indagato per omicidio. Solo. La stampa che ringhia. La gente che giudica. I conoscenti che spariscono. Gli amici che diventano nebbia.
E chi gli tende una mano?
Non loro.
Non i tre amici.
Non i fratelli di gioventù.
No.
La persona più assurda. La più improbabile. La più dolorosa.
Il fratello della vittima.
Il sangue del sangue morto.
L’uomo che avrebbe avuto ogni diritto di odiarlo. Di volerlo colpevole.
E invece no.
È lui a offrire ascolto. Lui a lasciare aperta una porta.
Il fratello della vittima.
Capite l’oscenità morale della cosa?
Tre amici si sfilano.
Il fratello della morta resta.
O quei tre sono davvero delle merde senza cuore. Piccoli animali sociali, buoni solo finché il sole splende e nessuno chiede loro un atto di coraggio. Di onestà. Di memoria.
Amici da fotografia.
Amici da birra.
Amici da niente.
Oppure c’è altro.
Oppure il loro silenzio non è vigliaccheria.
È paura.
Paura di essere tirati dentro.
Paura di dover parlare.
Paura che una parola ne chiami un’altra.
Paura che qualcuno chieda: perché tacete?
Perché sanno.
Tre amici. Tre bocche chiuse. Tre ombre in fila.
E un fratello in lutto che, da solo, sembra avere più pietà di tutti loro messi insieme.
Questo non è un dettaglio.
È una crepa.
E nelle crepe, di solito, entra la luce.
Oppure esce il sangue.
#Garlasco
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PER CHIAREZZA. È appena stato depositato il provvedimento che, come avevamo anticipato ieri, dispone la scarcerazione di #Stasi e l’affidamento ai servizi sociali integrati nel lavoro che già fa: responsabile d’amministrazione di una società. Quindi una precisazione per chi ha criticato la nostra anticipazione: quando un giudice dispone la scarcerazione e l’affidamento ai servizi sociali per un uomo che sta finendo di scontare una pena e questi coincidono con il lavoro che lui fa (senza comunità o volontariato) QUELL’UOMO, nell’essenza della notizia, È UN UOMO LIBERO. #garlasco
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#garlasco Alberto Stasi è libero!
tg.la7.it/cronaca/caso-g…
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