marco vismara retweetledi

LA STORIA SIAMO "A NOI!"
Nell'estate del 1971, l’Unità (assieme a il Manifesto) pubblicò la copia di un manifesto del 1944, firmato da Giorgio Almirante quando era Capo di Gabinetto del Ministero della Cultura Popolare. Il documento ammoniva i partigiani e gli "sbandati": "Chi non si sarà presentato sarà considerato fuori legge e passato per le armi mediante fucilazione alla schiena”. La testata intitolò l’articolo “Un servo dei nazisti”, accusando Almirante di collaborazionismo e di essere un fucilatore di partigiani. Almirante rispose con una querela per diffamazione a mezzo stampa, definendo la pubblicazione una «vergognosa campagna stampa» e un’«ignobile infamia». Il procedimento si trasformò in un lungo processo a Roma, coordinato dai magistrati Vittorio Occorsio e Niccolò Amato, e durò sette anni.
Durante il processo, emersero prove documentali incontrovertibili dell’autenticità del manifesto: il documento originale firmato da Almirante, lettere della Prefettura, un telegramma dell’8 maggio 1944 firmato dallo stesso Almirante e una circolare relativa alla repressione partigiana.
Bonus: il pm Vittorio Occorsio fu ucciso da Ordine Nuovo nel 1977.

Italiano




























