
Caro Calenda, le cose sono più complicate di questo discorsetto autoconsolatorio che ripeti su tutte le reti (ma davvero lamenti una marginalità televisiva?) Nel 2015, con Minsk II, la guerra in Ucraina aveva una via d’uscita: la pace in cambio di autonomia del Donbass, una riforma costituzionale ucraina e la neutralità. Quel cuore politico non è mai stato attuato. Non da Mosca, ma da Kiev, con il consenso tacito di Francia e Germania, garanti dell’accordo, come ha riconosciuto la stessa Merkel. Minsk servì soprattutto "a guadagnare tempo". Nel 2019 Zelensky vince le elezioni con il 73% su un mandato di distensione che prevedeva la fine della guerra, l'attuazione di Minsk, e una de-escalation. Non parlava di una entrata nella NATO. Quel mandato viene progressivamente abbandonato tra il 2020 e il 2021, sotto pressioni interne ed esterne. Poi arriva il 2022, e l'orrenda invasione russa. A Istanbul, tra marzo e aprile, però si verifica una vera finestra negoziale su basi analoge a Minsk: neutralità ucraina, garanzie di sicurezza internazionali, rinvio delle questioni territoriali, ritiro russo dal Nord. Quella finestra si chiude quando gli alleati occidentali scelgono un’altra linea convincendo la presidenza Ucraina di una possibile sconfitta sul campo della Russia. Questa non assolve Mosca dall’aggressione. Ma smentisce la vostra favola secondo cui “non c’erano alternative” o “la pace non è mai stata possibile”. La verità storica è più scomoda: 1. Minsk II non è stato applicato 2. Zelensky è stato eletto per fermare la guerra, non per prolungarla 3. nel 2022 la pace era sul tavolo, ma è stata scartata. Il risultato lo conosciamo: una guerra lunga, devastante, e un’Europa che oggi paga il prezzo delle scelte fatte allora, come di un suicidio trentennale. Quindi, sì, sono d'accordo, lasciamo in pace l’Ucraina. Smettiamo di farle credere l'impossibile. Costruiamo una strategia di sicurezza complessiva, che parta dalla considerazione degli obiettivi di sicurezza di tutti. Basta con questo spirito accecato e accecante di bellicismo vuoto, retorico e tra l'altro non credibile.






















