Francesco Campo

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Francesco Campo

Francesco Campo

@campofrances

Assistant Professor of Economic Policy, @dSEA_Unipd, University of Padova

Milano, Lombardia Katılım Ekim 2012
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Ludovico Zanette
Ludovico Zanette@LudovicoZanette·
Nella sicurezza con cui scrive @GabrieleGuzzi mostra inconsapevolmente di non sapere di cosa parla. a) Dal punto di vista del diritto internazionale l’Ucraina non è mai stata ‘neutrale’, bensì ‘non allineata’, il che significa che per scelta volontaria non era parte di alcuna alleanza militare, ma poteva cooperare con esse e cambiare il proprio stato in qualsiasi momento tramite legge ordinaria senza necessità di modifica costituzionale o di trattati internazionali. Ai tempi di Minsk I (settembre 2014) l’Ucraina era ancora non allineata. La scelta di abbandonare lo stato non-allineato è del dicembre 2014, quindi conseguenza, non causa, dell’aggressione russa, iniziata nel febbraio 2014. L’aspirazione ad aderire alla NATO non sarà inserita nella costituzione fino al 2019, cinque anni dopo l’inizio dell’aggressione russa. Chiunque quindi citi la neutralità ucraina in connessione agli accordi di Minsk rivela di non sapere di cosa sta parlando. A confermarlo è il testo stesso di Minsk II (allegato nei commenti), che guarda caso non parla di neutralità. Se Guzzi lo avesse letto, lo saprebbe. b) Minsk II (febbraio 2015): i russi infransero il cessate il fuoco nei giorni immediatamente successivi alla sua firma, come avevano fatto per Minsk I, sostenendo che l’accordo non si applicasse a quella circostanza (se non fosse un tema serio farebbe quasi ridere). Sulla cosiddetta ‘autonomia’ di Donetsk e Luhansk, Guzzi sembra non essere a conoscenza del fatto che mentre il governo ucraino aveva di principio acconsentito, la parte russa invece sosteneva che l’autonomia dovesse includere un diritto di veto da parte delle due regioni in materia di politica estera nazionale, chiaramente con l’ambizione di poter così controllare la politica ucraina. Non solo, nonostante le parti avessero concordato su cessate il fuoco, ritiro delle forze armate, la reintegrazione di Donetsk e Luhansk, il ripristino del controllo ucraino del confine, ed elezioni locali, la parte russa insisteva che le elezioni dovessero tenersi prima del ritiro delle forze armate, quindi sotto occupazione russa. c) Chiunque avesse seguito le elezioni ucraine del 2019 sa che la campagna elettorale di Zelensky era incentrata soprattuto sulla lotta alla corruzione e bread & butter issues (crescita, salari, pensioni, inflazione, etc.). Sulla guerra la posizione di Zelensky era estremamente vaga, in favore dei negoziati, ma fermamente contraria alle concessioni di cui sopra. Per la cronaca, Zelensky non era contrario all’ingresso nella Nato. L’evoluzione della posizione di Zelensky è dovuta in parte ad una reazione negativa dell’opinione pubblica ucraina, ma sopratutto dalla constatazione che la parte russa non mostrava alcun interesse a negoziare, continuava a violare il cessate il fuoco, interferiva continuamente negli affari interni ucraini tramite operazione di guerra ibrida, ed aumentava la propria postura militare aggressiva. d) Su Istanbul, Guzzi ci mostra ancora una volta di non aver letto con attenzione. Tra le ragioni principali del fallimento dei negoziati c’era proprio l’assenza dei credibili garanzie di sicurezza e il fatto che Mosca volesse attribuirsi un veto in materia. Non solo, la parte russa insisteva sulla riduzione delle forze armate ucraine a 85,000 uomini, il ritiro unilaterale ucraino, la rimozione preventiva di tutte le sanzioni, e le solite assurde posizioni sulla cosiddetta ‘denazificazione’. Quindi riformuliamo in maniera veritiera le tre tesi di Guzzi: 1) Minsk II è rimasto inapplicato perché la parte russa non aveva alcun interesse ad un accordo che non fosse un cappio su cui l’Ucraina avrebbe dovuto impiccarsi. 2) Zelensky è stato eletto anche su un programma di risoluzione pacifica del conflitto, ma nel corso del proprio mandato si è reso conto che la Russia non era interessata ad una risoluzione. 3) A Istanbul non vi era alcuna pace, solo una proposta di capitolazione unilaterale.
Gabriele Guzzi@GabrieleGuzzi

Caro Calenda, le cose sono più complicate di questo discorsetto autoconsolatorio che ripeti su tutte le reti (ma davvero lamenti una marginalità televisiva?) Nel 2015, con Minsk II, la guerra in Ucraina aveva una via d’uscita: la pace in cambio di autonomia del Donbass, una riforma costituzionale ucraina e la neutralità. Quel cuore politico non è mai stato attuato. Non da Mosca, ma da Kiev, con il consenso tacito di Francia e Germania, garanti dell’accordo, come ha riconosciuto la stessa Merkel. Minsk servì soprattutto "a guadagnare tempo". Nel 2019 Zelensky vince le elezioni con il 73% su un mandato di distensione che prevedeva la fine della guerra, l'attuazione di Minsk, e una de-escalation. Non parlava di una entrata nella NATO. Quel mandato viene progressivamente abbandonato tra il 2020 e il 2021, sotto pressioni interne ed esterne. Poi arriva il 2022, e l'orrenda invasione russa. A Istanbul, tra marzo e aprile, però si verifica una vera finestra negoziale su basi analoge a Minsk: neutralità ucraina, garanzie di sicurezza internazionali, rinvio delle questioni territoriali, ritiro russo dal Nord. Quella finestra si chiude quando gli alleati occidentali scelgono un’altra linea convincendo la presidenza Ucraina di una possibile sconfitta sul campo della Russia. Questa non assolve Mosca dall’aggressione. Ma smentisce la vostra favola secondo cui “non c’erano alternative” o “la pace non è mai stata possibile”. La verità storica è più scomoda: 1. Minsk II non è stato applicato 2. Zelensky è stato eletto per fermare la guerra, non per prolungarla 3. nel 2022 la pace era sul tavolo, ma è stata scartata. Il risultato lo conosciamo: una guerra lunga, devastante, e un’Europa che oggi paga il prezzo delle scelte fatte allora, come di un suicidio trentennale. Quindi, sì, sono d'accordo, lasciamo in pace l’Ucraina. Smettiamo di farle credere l'impossibile. Costruiamo una strategia di sicurezza complessiva, che parta dalla considerazione degli obiettivi di sicurezza di tutti. Basta con questo spirito accecato e accecante di bellicismo vuoto, retorico e tra l'altro non credibile.

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Lorenzo D'Agostino
Lorenzo D'Agostino@lorenzodago·
⚖️Mentre tutti parlano di Garlasco, domani la Cassazione decide se riaprire il processo più scandaloso di questo secolo: 8 innocenti condannati per strage a 30 anni, in gabbia da 10, e nessuno conosce questa storia. La racconto qui, carte alla mano, in <10 min 👇
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dSEA Unipd@dSEA_Unipd·
📌2025 Padova Applied Economics Workshop 🗓13 March 2025 📍@dSEA_Unipd @UniPadova Keynote Speech by Paolo Buonanno @UniBergamo Title: "Don't Be LATE"
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dSEA Unipd@dSEA_Unipd·
📌2025 Padova Applied Economics Workshop - Day 1 The workshop kicks off today @dSEA_Unipd! Two days of discussions, presentations, and networking on Development & Transition Economics, Risky Behaviors, Economic History, and Political Economics. 🔗economia.unipd.it/en/2025-padova…
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Guido de Blasio
Guido de Blasio@guidodeblasio·
Cosa hanno in comune Castelverde (in provincia di Cremona), Vieste (Foggia) e Poggio Bustone (Rieti)? Aiutino: anche Nusco (Avellino), Pieve S. Stefano (Arezzo) e Pieve Tesino (Trento) fanno parte di questo gruppo..
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dSEA Unipd@dSEA_Unipd·
👨‍🎓Our PhD candidate, Lorenzo Mori, is on the #EconJobMarket this year! Lorenzo is an empirical macroeconomist with expertise in monetary and fiscal policy and the transmission of macroeconomic shocks. Check out his profile and research here: sites.google.com/view/lorenzomo…
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Michael Clemens
Michael Clemens@m_clem·
How does immigration affect US workers? This piece in @TheAtlantic by Rogé Karma was crafted through months of consultation with some of the top academics in the field. It offers an accessible summary of where the research frontier is now. theatlantic.com/ideas/archive/…
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dSEA Unipd@dSEA_Unipd·
📌Job Opening Our Department @dSEA_Unipd @UniPadova is actively searching for a brilliant and promising scholar to fill an Assistant Professor in Economics (Tenure Track) position. Expressions of interest must be submitted by Nov 15, 2024 (CET). Info👉economia.unipd.it/en/assistant-p…
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Turbo 𝕻𝖆𝖔𝖑𝖔
Turbo 𝕻𝖆𝖔𝖑𝖔@turbopaolo·
I kiwi normali quando provano i kiwi Sungold
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Marco Gambaro
Marco Gambaro@MaGambaro·
I libri scolastici costano più cari degli altri (prezzo a pagina più elevato) perchè il potere di mercato degli editori è maggiore. Inoltre sugli scolastici c'è una storia di politiche suicide. Sul lato della domanda c'è una nettta separazione ttra chi usa (gli studenti), chi paga(i genitori) e chi decide (i professori. Quindi la capacità di incidere sui prezzi, di cercare le soluzioni più economiche, di fare pressio sull'offerta è molto ridotta. Il comparto è più concentrato degli altri in editoria, nel senso che ci sono delle economie di scala minime, date soprattutto dalla necessità di avere una rete di promotori/venditori che contattino i professori per presentare i libri. Di conseguenza potere di mercato maggiore e prezzi più alti. In altri paesi hanno ridotto il prezzo dei libri facendoli comprare dalle scuole in modo centralizzato evitando in parte i costi di distribuzione pari complessivamente a circa il 35%. I librai si sono opposti fieramente ottenendo un divieto alle scuole di acquistare i libri nella speranza di conquistare nuovi clienti per le librerie ( che ne avrebbero tanto bisogno. L'idea avrebbe funzionato se le scuole avessero deciso le adozioni nella primavera precedente e gli acquisti di libri si fossero distribuiti su diversi mesi dando occasione alle famiglie di curiosare nelle librerie e magari di prendere qualche libro non scolastico. Anche se le adozioni sono decise entro giugno ogni supplente, anche nominato a ottobre ha il diritto ( per mantenere la libertà di insegnamento) di scegliere il libro che preferisce. Di conseguenza le famiglie aspettano l'inizio dell'anno scolastico per procurarsi i libri e gli acquisti si concentrano in poche settimane. Le librerie devono organizzarsi con reparti dedicati con grandi file, quindi gli effetti di spillover e nuovi clienti per le librerie sono minimi. In più ormai parte rilevante degli acquisti di scolastica avviene on line. Risultati: prezzi più alti, nessun effetto benefico di allargamento della domanda per le librerie, corse all'ultimo momento per le famiglie. Comne talvolta accade, non tutte le politiche pubbliche riescono col buco
BetterCallSaul Jimmy per gli amici@Jimmy070470

Ecco come l'Avvenire prende decisa e pugnace posizione contro il caro libri e scuola, che letteralmente e scandalosamente strozza molte famiglie, proprio sul pilastro pubblico n.1: la scuola. (se parli di genere sono pronti al martirio, ma sul diritto allo studio..)Che vergogna!

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