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Elis Cogliani
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Alle giravolte dell'Avv. Sperpero ormai non fa più caso nessuno. Dice oggi il contrario di quanto affermato ieri. Un autentico cantastorie.
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Nei dibattiti parlamentari e nei talk show i campioni del Campo Largo liquidano la stabilità del governo come un fattore trascurabile, per alcuni addirittura negativo. Questo racconto evidenzia la povertà degli argomenti dell’opposizione e l’ignoranza di gran parte dei suoi leader su come funziona l’economia. È un festival della demagogia, un inquietante preludio di quel che potrebbe accadere se la sinistra vincesse le elezioni. La stabilità è la condizione primaria per proteggere la ricchezza reale di milioni di italiani.
Il nostro è un Paese ricco che nella retorica politica ama raccontarsi povero, una bugia. Il rapporto congiunto Banca d’Italia e Istat, pubblicato il 28 gennaio 2026, certifica che alla fine del 2024 la ricchezza netta delle famiglie italiane ha raggiunto 11.732 miliardi di euro: il valore più alto mai registrato dall’inizio della serie storica nel 2005. Con un patrimonio pro capite di 199.000 euro, l’Italia supera per il secondo anno consecutivo il Regno Unito.
Quello che tutti dimenticano è che siamo una nazione straordinariamente ricca con uno Stato straordinariamente indebitato. Qui si innesta il discorso sulla fiducia e il governo. Dopo quattro anni a Palazzo Chigi, multipli shock geopolitici, inflazione, dazi, guerra ai confini d’Europa, il centrodestra nei sondaggi è ancora competitivo, il quadro delle coalizioni è di sostanziale parità. In qualsiasi altro sistema politico, un governo a questo punto del mandato ha esaurito il credito di fiducia. In Italia no.
Il dato da leggere non è il testa a testa. È la tenuta strutturale: in un contesto di shock esterni continui, gli italiani non hanno ancora visto un’alternativa credibile al governo Meloni. Il centrodestra ha costruito, nel tempo, la percezione di essere l’argine — forse non un’opzione entusiasmante (e chi può essere entusiasta con quello che accade nel mondo?), ma di certo è una scelta solida. È un capitale politico che si spende lentamente, ma esiste. E al voto si arriva tra un anno.
Mario Draghi offre più di uno spunto per continuare a ragionare su questo quadro. Ieri ha ricevuto il Premio Carlo Magno e il suo discorso di Aquisgrana è forse il più sistematico che l’ex premier e presidente della Bce abbia mai pronunciato. La diagnosi è precisa: l’Europa si è affidata all’export e alla sicurezza pagata dagli Stati Uniti per evitare scelte politiche interne difficili. Quel mondo è finito. Ora che entrambi i pilastri cedono, il modello si incrina e gli Stati più fragili pagano il prezzo più alto. «Per la prima volta a memoria d’uomo, siamo davvero soli insieme. L’Europa sta rispondendo a questa nuova realtà. Ma sta rispondendo all’interno di un sistema che non era stato concepito per sfide di questa portata». In questo quadro, l’Italia è il Paese europeo con il maggior debito in rapporto al Pil tra le grandi economie, con milioni di risparmiatori esposti alle tensioni sui titoli di Stato e con spread che si muovono al minimo segnale di instabilità politica. Draghi lo sa meglio di chiunque altro: quando i mercati percepiscono fragilità al centro, colpiscono la periferia.
E la periferia, oggi, siamo ancora noi, bastava osservare il vertice di Pechino tra Trump e Xi Jinping per capire che si va verso un G2, un accordo (o una guerra, vedremo quanto la lezione di Tucidide sarà ascoltata o meno) tra le due superpotenze. Guidano gli Stati Uniti, la Cina si adatta come l’acqua.
L’epicentro del cambiamento è in America, dove tutto va in un’altra direzione e velocità. L’indice S&P 500 ieri ha toccato per la prima volta quota 7.500 punti: +19% dal minimo del 30 marzo, oltre 10.900 miliardi di dollari di capitalizzazione recuperati in sette settimane. Un rimbalzo storico, in un contesto di dazi, inflazione e conflitti aperti. La Borsa sta prezzando la struttura dell’economia americana. Draghi lo dice nel suo intervento senza citare Wall Street, ma il concetto è quello:
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Pietra tombale sull’inchiesta del «Fatto» che ha messo in discussione la clemenza verso l’ex consigliera. La procuratrice Nanni: «Infondati» i racconti della massaggiatrice sui party con le escort in Uruguay.
di @gandolag laverita.info/minetti-cade-a…
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Ancora una volta, la sinistra sceglie di stare dalla parte sbagliata: non con i cittadini onesti, non con le famiglie che rispettano le regole, ma con chi occupa abusivamente le case.
#sicurezza #fratelliditalia

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Brutte notizie per Il Fatto Quotidiano. Le autorità giudiziarie hanno smentito le insinuazioni sulle presunte irregolarità nell’adozione che coinvolge Nicole Minetti: procedura regolare, autorizzazioni confermate e nessun collegamento con le tesi mediatiche. L’autore dello “scoop”, Thomas Mackinson, era già finito al centro delle critiche per un’inchiesta su Vittorio Sgarbi, smentita nei suoi presunti sviluppi dagli organi giudiziari competenti. La domanda posta da Edoardo Manzella è semplice: arriveranno mai delle scuse?
#fattoquotidiano #travaglio #minetti #nordio
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Il paladino delle sinistre europee è caduto nell'ennesimo scandalo del suo mandato.
Secondo la Corte dei Conti, starebbe usando i fondi del PNNR per pagare le pensioni e far sembrare i conti dello Stato migliori di quanto siano effettivamente.
Schlein e compagni avranno il coraggio finalmente di condannare il loro grande amico o anche questa volta staranno in silenzio?

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