Sono cresciuto con un nonno partigiano, di quelli veri, che oggi non avrebbero dubbi nel distinguere tra invaso e invasore, tra chi resiste e chi occupa. Sono stato educato ai valori della Costituzione.
Mi rammarico profondamente di aver dato voce, anche se per pochi secondi, a un soldato ucraino che solo dopo la messa in onda del reportage ho notato indossare una patch con un simbolo nazista.
Esiste in Italia una rete di profili pro-invasione legati a Mosca, che dedica le sue risorse a screditare il lavoro mio e degli altri inviati. Fingono sconcerto, ma hanno trovato in quell’immagine un formidabile argomento di propaganda anti-ucraina.
Quella appena conclusa è stata la mia quindicesima trasferta in Ucraina. In due anni e mezzo ho prodotto decine di servizi e centinaia di dirette. Tra i servizi pubblici europei, la Rai è probabilmente quello che sta raccontando il conflitto con maggiore assiduità. I nostri reportage vengono spesso distribuiti in Eurovisione. Anche per questo subiamo attacchi, come quelli, recentissimi, seguiti allo scoop mondiale di Stefania Battistini.
Il nostro lavoro continuerà a essere libero da condizionamenti e improntato al massimo rigore.
Da otto giorni ormai l'esercito ucraino è penetrato in territorio russo. #Zelensky rivendica, #Mosca sostiene di aver fermato le truppe di #Kiyv. Oltre il confine è riuscita ad arrivare la troupe del #Tg1 con la nostra inviata @StefaniaBattis4.
Questo è quello che ha trovato.
#Russia: We condemn threats by Russian authorities to prosecute Italian journalists @StefaniaBattis4 & Simone Traini for covering Ukraine's counter-offensive in Kursk. These actions are clear attempts at censorship & must cease immediately.
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