oldgoodrebel ❤🧠🏴‍☠️misantropo politico

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@cuorenoir

eh, certo: ti parlano, e ti parlano, e ti riparlano di questa famosa libertà individuale; ma quando vedono un individuo veramente libero, allora hanno paura

Surfo sulla follia della gente Katılım Ocak 2010
716 Takip Edilen864 Takipçiler
celline
celline@woniaguy·
What drink is this? Does anyone know what it tastes like?
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CoDe🐐🇺🇸🥤🧛🏻‍♀️
lungi da me giudicare ecc ma sul serio a 18 anni (nemmeno compiuti) c’è bisogno di scaricare tinder per conoscere persone o fare altro? è purtroppo una generazione persa sotto tanti punti di vista
CoDe🐐🇺🇸🥤🧛🏻‍♀️ tweet media
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Hostile nature 🚀 #ßÄSTÄNERGI
Guardi questa cartina e ti sorge spontanea la domanda: “Ma la secessione di Bossi era poi così sbagliata”?
Hostile nature 🚀 #ßÄSTÄNERGI tweet media
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@AlessGiuli Infatti guarda come l'hanno pagata la manodopera: mafia, delitti d'onore, corruzione... Non confondiamo Cristoforo Colombo con l'immigrazione italiana che anche se controllata ha impiantato mentalità xeno in una società protestante e luterana. Per carità.
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Alessandro Giuli
Alessandro Giuli@AlessGiuli·
Oggi a New York ho deposto una corona al monumento di Cristoforo Colombo a Columbus Circle. Il popolo americano vede in Colombo, e negli italiani che vivono in America, una presenza che da secoli ne ha arricchito l’identità. E questo ci rende tutti orgogliosi.
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@BioNature267094 Non è vero: ad esempio la provincia di Reggio di Calabria ha votato in massa il SI. Dove la gente conosce i disastri che ha fatto una certa magistratura, non ha avuto dubbi. Poi riguardiamo il dato elettorale: hanno votato compatti a sinistra i loro elettori il 30%. (1)
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Boc
Boc@BoccardoReal·
Ci sono molti che a casa possiedono sì e no uno scaffale di 15 centimetri di “libri”, e qui su X scrivono agli altri “studia”, pregiandosi di dare lezioni di comprensione del mondo. E ci credono. Questa figura è interamente novecentesca.
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mahcs
mahcs@mahhhcs·
DITEMI UN CAZZO DI PAESE DOVE UN ORGANO COSTITUZIONALE VIENE ESTRATTO A SORTE DA UN LISTONE DECISO DA UNA MAGGIORANZA POLITICA TESTE DI CAZZO #votoNo
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Pasquale R. 🇮🇹
Pasquale R. 🇮🇹@PasqualeR_ITA·
Questa trans suonata addirittura piange, perché nei seggi la lista dei votanti era in ordine alfabetico e non più divisi tra uomo e donna E poi il mio cognome inizia per R e mi sento discriminato ad essere in fondo all'elenco dopo A. B, C..
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Paul Olden
Paul Olden@paulolden1·
Oggi mio figlio, 12 anni, prima media: - Papà, oggi vai a votare? - Sì, andrò nel pomeriggio. - Vota NO, mi raccomando? - Eh? Ma tu che ne sai del quesito referendario? - Io niente, ma penso che quelli che hanno scritto la Costituzione erano persone migliori di quelli che la vogliono cambiare. - Su questo non ci piove, figliolo. ♥️ #referendum
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Franco
Franco@feeeenay·
@khaleesi01br Che poi la cucina indiana è forse la più buona del mondo
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Boc
Boc@BoccardoReal·
Accurato.
Bartolomeo Mitraglia@BMitraglia

La Generazione Zeta ha rotto le palle - di Roberto Riccardi Svogliati. Permalosi. Presuntuosi. Inaffidabili. Incapaci di sostenere una conversazione professionale, di rispondere a una mail entro sera, di presentarsi puntuali, di vestirsi in modo appropriato, di accettare una critica senza crollare emotivamente. Pretendono lo smart working al primo giorno. L'aumento al terzo mese. La flessibilità come diritto di nascita. Non hanno mai prodotto niente ma esigono tutto, con la sicumera di chi confonde i capricci con i diritti e la pigrizia con l'illuminazione. La Generazione Zeta ha rotto le palle. E non lo dicono i soliti editorialisti rancorosi. Lo dicono i colleghi. I quarantenni che ogni sera rispondono alle mail che il collega Zeta ha ignorato, gestiscono il cliente lasciato in attesa, si sobbarcano gli straordinari rifiutati in nome del sacrosanto "bilanciamento vita-lavoro". Quelli che alle sette di sera cercano di rintracciare il collega Zeta sul telefono aziendale e scoprono che già all'imbrunire è irraggiungibile. Sono loro a pagarne il prezzo. E sono stufi. Sono i nati tra il 1997 e il 2010. I primi veri nativi digitali, cresciuti con lo smartphone in culla e i social come biberon. Hanno attraversato la pandemia in pigiama, frequentato l'università da remoto e ne sono usciti convinti che il mondo funzioni così: dalla poltrona, a propri tempi, senza che nessuno abbia il diritto di chiedergli nulla. Si autodefiniscono la generazione più consapevole della storia. Quella che ha capito, a differenza dei padri schiavi del lavoro e dei nonni piegati dalla fatica, che la vita non si esaurisce in ufficio. Che il benessere viene prima della carriera. Che la salute mentale è sacra. Bellissimo. Peccato che questa illuminazione arrivi da gente che a trent'anni si fa ancora lavare le mutande dalla madre. Un caso su tutti, finito sui giornali di mezzo mondo e diventato virale con ventisette milioni di visualizzazioni. Un neoassunto viene convocato dal capo a una riunione alle otto del mattino. Riunione trimestrale, comunicata in fase di assunzione. Il ragazzo sapeva. Risposta: "non posso venire, ho il corso in palestra. Il mio equilibrio psicofisico viene prima". Prima della riunione, prima dell'azienda che lo paga, prima del capo che lo ha scelto e assunto, prima di quella roba antica e desueta che le generazioni precedenti chiamavano senso del dovere. La cosa più rivelatrice non è stata la sfrontatezza. È stata la reazione dei coetanei: aveva ragione lui. I numeri confermano la sentenza. Sei aziende su dieci hanno già licenziato neolaureati Zeta nel giro di pochi mesi. Mancanza di motivazione per il 50%, scarsa professionalità per il 46%, incapacità di comunicare per il 39%. Il 75% dei datori di lavoro li giudica insoddisfacenti. Uno su sei non vuole più assumerli. Risultato: l'età media di assunzione è salita a 42 anni, le assunzioni di over 65 sono esplose dell'80%, quelle degli under 25 sono crollate. Le aziende preferiscono il settantenne che si presenta puntuale al ventenne che manda un vocale per dire che arriva tardi perché ha lo yoga. Ma perché tutta questa svogliatezza? La risposta non è generazionale: è sistemica. Si è prodotta una generazione senza addestramento alla frustrazione, senza autonomia materiale e senza interiorizzazione del dovere. Adulti anagrafici che funzionano come adolescenti permanenti. E il dato lo conferma: il 79% dei giovani italiani tra i 20 e i 29 anni vive ancora con i genitori. Peggio di noi solo la Corea del Sud. In Danimarca sono il 12%. In Germania il 33%. Il Censis ha contato oltre tre milioni di trentenni ancora nel nido. Di questi, il 63% lavora. Lavora e resta. Perché andarsene significherebbe diventare adulti. E diventare adulti non è previsto dal programma. Il 72% dei giovani disoccupati vive interamente sulle spalle della famiglia. Ma il dato più indecente riguarda chi un lavoro ce l'ha: il 62% ha comunque bisogno del sostegno economico dei genitori. Il 30% degli under 30 dipende ancora dalla paghetta. A trent'anni. Con la paghetta. Mentre posta su Instagram storie di aperitivi al tramonto e filosofia spicciola sul diritto alla felicità. Li hanno definiti la “Generazione Cavalletta”. Perché stanno divorando tutto quello che nonni e genitori hanno costruito con decenni di sacrificio. Sono la prima generazione della storia che consuma senza produrre, che eredita senza costruire, che pretende senza restituire. Entro il 2030 riceveranno in eredità duemila miliardi di euro. Patrimoni, immobili, investimenti accumulati in una vita di fatica da chi si alzava alle sei senza lamentarsi e non aveva mai sentito parlare di "salute mentale" come alibi per non lavorare. Duemila miliardi nelle mani di chi non ha mai piantato un chiodo. E non fanno figli. Perché fare figli richiede responsabilità, sacrificio, progettualità. Il tasso di fecondità è inchiodato a 1,24 figli per donna, il più basso della storia repubblicana. Il 65% rifiuta i mestieri manuali perché considerati indegni. L'edilizia non trova ricambio. L'autotrasporto è in ginocchio. La ristorazione elemosina personale. Ma il giovane Zeta non si sporca le mani. Aspetta l'offerta giusta, col contratto giusto, lo stipendio giusto, la flessibilità giusta, l'ufficio giusto, il capo giusto. E nel frattempo si fa mantenere. La Generazione Cavalletta non nasce dal nulla. Nasce da genitori che non hanno mai detto no. Che hanno trasformato ogni capriccio in diritto, ogni frustrazione in trauma da evitare, ogni difficoltà in qualcosa da cui proteggere il pupo a ogni costo. Che hanno fatto i compiti al posto loro, telefonato ai professori per contestare un brutto voto, accompagnato il trentenne al colloquio di lavoro. Non è un'iperbole: il 70% dei giovani Zeta ammette di aver chiesto aiuto ai genitori per cercare impiego. Non per un consiglio. Per farselo trovare. Hanno cresciuto figli come piante da appartamento: al caldo, al riparo, senza un alito di vento. E adesso si stupiscono che al primo temporale si spezzano. Parlano di "comfort zone" come il Papa parlerebbe del Vangelo. Hanno ribattezzato la pigrizia "consapevolezza", il parassitismo "equilibrio interiore", l'incapacità "rifiuto di un sistema tossico". Hanno costruito un'intera filosofia per giustificare il fatto di non avere voglia di fare niente. E ci credono pure. Ma arrendersi non è un'opzione. Se il problema è la mancanza di fame, la soluzione è una sola: restituire la fame. I genitori smettano di pagare e giustificare. Fuori di casa a venticinque anni, come in mezza Europa. Le aziende smettano di inseguirli con benefit immeritati: la gavetta esiste e chi l'ha fatta ne è uscito più forte. Si reintroduca un servizio civile o militare obbligatorio, sei mesi di disciplina e convivenza forzata con la realtà. Anzi meglio un anno e lo Stato si chieda come sia possibile che un trentenne sano e laureato risulti ancora fiscalmente a carico dei genitori senza che nessuno batta ciglio. Oppure si può continuare così. E fra vent'anni ci ritroveremo con un Paese di cinquantenni che vivono ancora con la mamma, non hanno costruito niente, non hanno lasciato niente e pretendono la pensione. Pagata da chi, non si sa. Perché figli non ne hanno fatti. Ma il problema, a ben guardare, non è una generazione. È una civiltà che ha deciso di abolire il dovere, la fatica e la maturità. La Generazione Zeta non è la malattia. È il sintomo finale.

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oldgoodrebel ❤🧠🏴‍☠️misantropo politico
Lui è un professore mancato, pro vaccini, che ultimamente sbraita come un dannato contro la Chiesa, contro la famiglia, praticamente contro tutti. Forse non digerisce che la sua tipa preferisca fare sesso di gruppo con altre ragazze e vendere contenuti OF lasciandolo 🤘
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