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Lo scandalo istituzionale più grave dell’era Meloni si chiama Nicole Minetti. Nordio ha mandato al Quirinale un’istruttoria che, stando al Fatto Quotidiano, era zeppa di balle. Mattarella ha firmato fidandosi.
Adesso ditemelo voi. O il Guardasigilli ha mentito al Presidente della Repubblica, e allora è un reato, oppure ha firmato un atto che non aveva letto, e allora è un cretino. Tertium non datur. In entrambi i casi a casa, subito.
Sullo sfondo, le amicizie del compagno della Minetti, Giuseppe Cipriani, sotto l’ombra lunga di Jeffrey Epstein. Il quadro è torbido, e tutto il governo è caduto in un mutismo assoluto.
Poi, finalmente oggi, Meloni apre bocca e partorisce la perla: “Ho appreso della grazia a Nicole Minetti dalla stampa”. Il Presidente del Consiglio italiano ha saputo dai giornali che il suo ministro della Giustizia stava graziando una delle figure più chiacchierate dell’entourage di Berlusconi. O è vero, e siamo allo sbando. O è una bugia per scaricare su Nordio, la stessa foglia di fico che usò Andreotti per Sindona.
La premier non sapeva, il ministro non aveva letto, la capa di gabinetto è stata cacciata, il Quirinale è stato preso in giro. Tutti innocenti, tutti distratti, tutti altrove. Un’accozzaglia di scappati di casa che governa l’Italia.
Essere vigliacchi è sempre stata una caratteristica di tutti i fascisti. Ma essere anche ridicoli, questo è un talento tutto loro.