Diva De P.

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@diddinyc

Prof per scelta / porto il nome di mia nonna ❤️ My liquid Diary

Roma, Lazio Katılım Ağustos 2013
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Timostene
Timostene@SandroRossi_x·
Il bipensiero, ovvero come imparare ad amare le proprie catene Orwell la chiamava bipensiero. Tenere in testa due idee opposte e crederle entrambe. Sapere che una è una bugia e crederci comunque. Nel romanzo era roba del Partito, una disciplina imposta. Ma il Partito oggi non serve più. Lo facciamo da soli, e ci sembra perfino di scegliere. Una donna di quarantacinque anni, manager, due figli. Il sabato pomeriggio è dal medico estetico per il filler alle labbra, la terza volta in due anni. Sa che non le serve. Il marito non gliel’ha chiesto, le ha detto anzi che le piace così. Però ci va lo stesso, perché allo specchio si vede vecchia, perché la collega più giovane è entrata in riunione e tutti si sono girati, perché su Instagram una sua coetanea ha pubblicato una foto a Capri che sembra una ventenne. So che è una sciocchezza. Ci tengo da morire. Ci crede a entrambe le cose, e paga. Un uomo di cinquant’anni, divorziato. Su Tinder ha messo come limite di età ventotto anni. Non è un mostro, legge Repubblica la mattina, ha letto Calvino, vota a sinistra dal 1992. Però sceglie le donne come si sceglie l’auto nuova, e poi si lamenta che le ragazze giovani sono superficiali, che non trova “una donna vera”. Io qui mi fermo perché l’ho visto fare a troppi miei amici, e non saprei più che dirgli. Dirglielo non serve, lo sanno benissimo da soli. Festinger negli anni Cinquanta diceva che la mente, davanti a due verità incompatibili, prova fastidio e cerca di risolverlo. Cambia idea, cambia comportamento. La novità è che oggi il fastidio non si risolve, ci si abita. E qualcuno ha capito che tenerci insicuri rende molto di più che renderci coerenti. Il corpo è diventato merce, lo aveva già scritto Pasolini cinquant’anni fa, e adesso la merce ha pure l’algoritmo che la rivende. I più vulnerabili non sono i ragazzini, come ci piace raccontarci. Sono gli adulti che si credono immuni. La donna che a cinquantadue anni si rifà gli occhi perché “in azienda conta l’immagine”. L’uomo che a sessanta si compra la Porsche per essere “ancora competitivo sul mercato”. Mercato, lo dicono senza pensarci. Mercato di cosa. Le madri che si pesano ogni mattina da trent’anni e fingono niente con le figlie. I padri che commentano i corpi delle attrici al telegiornale e poi non capiscono perché il figlio quindicenne, a tavola, parla delle ragazze come si parla di figurine. Le zie che a Natale dicono “come ti sei ingrassata”. Una cultura adulta che si racconta di stare educando, mentre passa alla generazione dopo le sue ossessioni. Mia madre faceva così, mia nonna faceva così, probabilmente lo faccio anch’io senza accorgermene, ed è la cosa che mi spaventa di più. Siamo vetrina e clienti insieme. Ci consumiamo a vicenda, ci scegliamo come prodotti, ci scartiamo con un dito sullo schermo. Debord lo aveva scritto chiaro mezzo secolo fa, lo spettacolo non è un insieme di immagini, è un rapporto fra persone mediato dalle immagini. Il capolavoro del sistema è averci convinto che lo facciamo per piacere nostro. Adesso non lo so cosa si fa. Ricette non ne ho, e diffido di chi le ha. Ho solo qualche sospetto. Quando leggo un libro vero il cervello cambia passo, sta in un altro tempo. Lo so che suona da privilegiato, leggere costa silenzio e una stanza dove farlo, e non tutti ce l’hanno. Però chi può, dovrebbe sentirsi un po’ in debito. E poi le persone, naturalmente. Da soli non ci si salva, è una bugia che ci raccontano da troppo. Un’amica che ti ascolta davvero protegge più di dieci saggi. Un fratello con cui ci si litiga sul serio. Un compagno che non ti vende niente, e questa è la cosa più rara di tutte. Sul resto sarei meno generoso. Gli algoritmi si possono regolare, la pubblicità del filler si può limitare come si è limitata quella delle sigarette, le scuole potrebbero parlarne. Lasciare la difesa al singolo è proprio la trappola, “tu sei responsabile della tua mente” è la frase con cui ci scaricano la colpa addosso. Bravi loro. Una cosa però vorrei dirla. Anche dentro la trappola, ognuno è di più di quello che gli vendono. Tenersi la mente in ordine non è un dovere da monaci. È un modo per arrivare a sessant’anni e potersi ancora guardare allo specchio senza vedere solo la merce che si è diventati. I greci avevano una parola, paideia, che voleva dire farsi un carattere attraverso la cultura. Senza paideia, dicevano, la democrazia non regge. Guardiamoci intorno. La tesi è banale. La mente la si difende da soli, con gli altri, e pretendendo regole. Roba antica, fuori moda. Per questo serve.
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Philippe Roi
Philippe Roi@7559pr·
L'industrie du livre subit actuellement une érosion préoccupante de sa vitalité commerciale, marquée par un fléchissement des ventes de 6,5 % au premier trimestre 2026. Cette conjoncture affecte similairement les librairies indépendantes, dont le chiffre d'affaires décline dans des proportions analogues. Contrairement aux idées reçues, ce désintérêt croissant ne procède ni d'une diminution du pouvoir d'achat ni d'une réelle carence temporelle face à la pluralité des divertissements contemporains. Les enquêtes sociologiques révèlent que l'obstacle majeur réside dans une absence manifeste de velléité : près de la moitié des citoyens n'éprouvent plus l'envie de lire. Ce phénomène d'apathie culturelle s'étend aux bibliothèques publiques, désertées par une majorité de la population faute de motivation intrinsèque. Ainsi, la crise du livre ne semble plus être d'ordre matériel ou logistique, mais relève d'un affaissement profond du désir intellectuel. actualitte.com/article/130955…
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Diva De P.
Diva De P.@diddinyc·
Separandomi,ormai una vita fa, ho perso la famiglia più FAKE che esistesse, ho riacquistato dignità ,libertà ed ho accolto la sfida di crescere un figlio da sola quotidianamente. Priceless ❤️ #ecchimesonoconfuciodeipoveripureio
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Philippe Roi
Philippe Roi@7559pr·
L’évolution nous a dotés d’un #cerveau conçu pour comprendre avant tout notre « tribu », ce cercle restreint de proches qui nous entourent. Mais la #littérature est venue briser ce plafond de verre biologique. Par la #lecture, nous laissons entrer en nous la façon de penser, de voir et de sentir d’un être humain qui nous est inconnu. C’est une véritable extension de notre #empathie hors de notre propre corps. C’est l’unique moyen, sans perdre la raison, de vivre plusieurs vies et d’être habité par d’autres esprits tout en restant pleinement soi‑même.
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Diva De P.
Diva De P.@diddinyc·
@bedel1945 Strano Beppe… a me funziona… scrivo di rado in DM ma funziona, sicuramente non è il massimo della grafica e della affidabilità 😂
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beppedeleonardis
beppedeleonardis@bedel1945·
@diddinyc Sono tutti parvenus, senza un minimo di cultura. Ansiosi, invadenti presuntuosi, violenti. Comunicazione di servizio: Per ragioni sconosciute, non funziona la posta twitter/X. Nel caso abbia bisogno di comunicarmi, il mio n. tel. è in elenco. 💐
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K61
K61@kommander61·
Sei anni fa, più o meno a quest'ora, tornavo a casa per dire a mia figlia di undici anni che sua madre era morta. La misura del valore nella vita non sta in quello che si riesce ad avere, ma in ciò a cui si riesce a sopravvivere.
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inOltre
inOltre@in_oltre·
Con la scomparsa di Dario Antiseri, la filosofia italiana perde una delle sue voci più libere e coerenti. In anni in cui il panorama nostrano era dominato dallo storicismo e dal marxismo critico, dobbiamo a lui la traduzione e la diffusione in Italia del pensiero di Karl Popper. Ha introdotto e radicato il razionalismo critico, difendendo la fallibilità della conoscenza, il valore della confutazione e l’ideale della società aperta. Una lezione contro i dogmi e contro ogni pretesa totalizzante, a difesa del pluralismo e della libertà della persona. Alfonso Lanzieri su InOltre. Il link nel primo commento.
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Wanted in Rome
Wanted in Rome@wantedinrome·
In a heartwarming video to celebrate the launch of the Milan Cortina Winter Olympics, Italy’s president Sergio Mattarella travels on a tram driven by racing champion Valentino Rossi.
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Philippe Roi
Philippe Roi@7559pr·
Votre #smartphone altère votre cerveau sans que vous le sachiez. Une étude choc publiée dans « Scientific Reports » démontre que la #lecture sur les écrans des téléphones portables réduit la compréhension en bloquant les soupirs spontanés, ces grandes inspirations réflexes qui réinitialisent notre attention et apaisent notre système nerveux. Contrairement au papier qui préserve ce rythme biologique, l'écran fige notre respiration, privant le #cerveau d'une oxygénation cyclique pourtant indispensable à l'ancrage des informations. Ce blocage respiratoire provoque une suractivité du cortex préfrontal, le centre de commande de notre raisonnement. En observant le cerveau par imagerie, les chercheurs ont constaté qu'au lieu de rester efficace, cette zone s'emballe, perturbant ainsi la gestion des émotions et de la concentration. Cette tension invisible, propre aux smartphones, explique pourquoi nous finissons par survoler les textes sans en saisir la profondeur, là où le papier permet un équilibre cognitif optimal. Source : Nature - Scientific Reports. nature.com/articles/s4159…
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Philippe Roi
Philippe Roi@7559pr·
L'abandon des stylos au profit des ordinateurs portables et des tablettes a profondément changé notre façon de réfléchir en écrivant. Les recherches de l’Université norvégienne de sciences et de technologie (#NTNU) montrent clairement que l’#écriture manuscrite active des réseaux cérébraux beaucoup plus étendus et interconnectés que la frappe au clavier, favorisant ainsi un meilleur encodage et une mémorisation plus efficace. Au-delà de l'activation neurologique, la prise de notes sur ordinateur encourage souvent un traitement superficiel de l’#information. Là où le clavier favorise la transcription passive, l'écriture manuscrite force le #cerveau à synthétiser, permettant aux #étudiants d'obtenir de meilleurs résultats sur les concepts complexes. En délaissant l’écriture manuscrite, nous n’avons pas seulement changé d’outil : nous avons altéré la dynamique même de notre pensée. Sources : nationalgeographic.fr/sciences/memoi… frontiersin.org/journals/psych…
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Diva De P.
Diva De P.@diddinyc·
Viviamo in tempi di algoritmocrazia, gossip ossessivo compulsivo, competizione sfrenata, trionfo dell’immagine, mancanza di parole ed empatia temporizzata. Cosa potrebbe mai andare storto??!?!? #Society #social #ecchimesonoconfuciodeipoveripureio
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