Ermes Antonucci

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@ErmesAntonucci

Giornalista di giudiziaria del Foglio. Ho scritto “I dannati della gogna”, “La repubblica giudiziaria”, “Massacro giudiziario”. [email protected]

Katılım Mayıs 2012
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Ermes Antonucci
Ermes Antonucci@ErmesAntonucci·
DA OGGI DISPONIBILE NELLE LIBRERIE E ONLINE il mio nuovo libro "Massacro giudiziario. Come un'indagine ingiusta ti devasta la vita. Il caso di Stefano Esposito" (Liberilibri): amazon.it/Massacro-giudi… Il libro si basa sull'incredibile vicenda che ha coinvolto l'ex senatore Stefano Esposito, che ha preso avvio da un’altra indagine che ha coinvolto un semplice imprenditore, intercettato addirittura oltre 30mila volte (!), e che anche lui ha visto la sua vita stravolta a causa delle accuse infondate dei magistrati. Un’indagine infinita, centinaia di intercettazioni illegali, una gogna mediatica che divora reputazione, lavoro, famiglia, dignità, sotto il peso di una condanna che arriva prima ancora di qualsiasi processo. Nel libro parla in prima persona la vittima di questo tritacarne mediatico-giudiziario, Stefano Esposito, ma anche chi ha vissuto quel calvario accanto a lui: un figlio costretto a vedere il padre trasformato in un mostro sui giornali; un amico, Giulio Muttoni, schiacciato da anni di inchieste e sospetti; un avvocato che ha combattuto contro un’indagine assurda. Come nota Giuliano Ferrara nella prefazione, la vicenda Esposito è talmente surreale che rievoca Il processo di Franz Kafka. Si è di fronte a «un caso esemplare di errore e orrore giudiziario» che potrebbe accadere a chiunque. E leggerlo fa paura. Proprio per questo è necessario. Acquistate il libro e fatemi sapere cosa ne pensate! Se potete, condividete questo post così da raggiungere più persone possibile. Vi ringrazio.
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Ermes Antonucci
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@RaffaeleFerro77 Sì secondo la Corte costituzionale (sent. 170/2023), ma la normativa vigente non prevede alcuna autorizzazione del gip al sequestro di smartphone e dispositivi informatici da parte del pm. Siamo al terzo mondo
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Ermes Antonucci
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Woodcock fa il garantista: "Sì alla riforma sul sequestro degli smartphone". Il pm napoletano, celebre per le sue indagini basate su intercettazioni massive, si dice "favorevole all'idea che ci sia un giudice che debba autorizzare l'intromissione negli smartphone, come avviene con le intercettazioni". Oggi, infatti, in Italia il sequestro degli smartphone e l’acquisizione dei dati contenuti possono essere disposti dal pm senza alcuna autorizzazione del giudice delle indagini preliminari, come invece avviene con la realizzazione delle intercettazioni. Proprio ciò che viene richiesto da una direttiva europea del 2016 (la n. 680) e da diverse sentenze della Corte di giustizia dell’Unione europea. La riforma di attuazione della direttiva europea giace in Parlamento da due anni. L'appello dei giuristi al governo. Sul Foglio di oggi ⬇️⬇️
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Ermes Antonucci
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Mi sono sciroppato 8 ore di assemblea dell'Associazione nazionale magistrati e ci ho trovato dentro interventi surreali. La vittoria del No al referendum sulla giustizia? E’ stata “una bottarella al governo”, che ora va fermato “sull’attuazione della riforma della Corte dei conti”. I voti del Sì? “Frutto di carenza di educazione civica”. Il futuro? “Un’altra orda di Unni si presenterà alla nostra grande muraglia costituzionale”. “Ci siamo difesi, ma ora serve un cambio di passo, dobbiamo riscrivere la cornice politica in cui collocare riforme necessarie”. E anche un pensiero al “genocidio in corso da oltre 75 anni in Palestina”. Più che un’assemblea, un circo. Con tratti inquietanti. Tutti i dettagli sul Foglio ⬇️
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Moles Harding
Moles Harding@Moles_Harding·
@ErmesAntonucci Nota a margine: la modalità con cui il Quirinale si è fatto coglionare, come l’amministrazione comunale di un paesello della bassa padana, mi fa andare al manicomio.
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Ermes Antonucci
Ermes Antonucci@ErmesAntonucci·
Mackinson, autore degli “scoop” su Minetti che si sono sgretolati pezzo dopo pezzo, scrive oggi sul Fatto che “Report aveva ragione sul software spia al ministero della Giustizia” e piange: “È sempre colpa della stampa”. Peccato che il collega specializzato in scoop che non esistono si sia dimenticato di riportare nell’articolo la seconda parte dell’anticipazione del segretario Anm Maruotti e cioè che il software verrà dismesso per ragioni che “nulla hanno a che fare con presunte ipotesi di intromissione o di controllo esterno, di cui non c’è nessuna prova”. Questo è il (noto) modo di fare giornalismo di chi è riuscito a influenzare persino il Quirinale
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antonello caporale
antonello caporale@antonellocapor2·
L'uomo che è quasi riuscito a realizzare una strage a Modena è cittadino italiano con gravi disturbi psichici. Il ministro dei Trasporti #Salvini, anziché azzannare il tizio, criminale perché figlio di immigrati, spieghi come mai avesse la patente. Dica ministro, spieghi pure
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Ermes Antonucci
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BOTTA E RISPOSTA CON WOODCOCK SU POST-REFERENDUM, “FRATELLO GEMELLO”, INTERCETTAZIONI Ieri ho avuto il piacere di moderare un incontro al Festival della giustizia penale e confrontarmi col pm napoletano Henry John Woodcock, protagonista del No al recente referendum, e che si è lasciato andare proprio ad alcune considerazioni discutibili sulla campagna referendaria, il ruolo dei magistrati, l’ormai famoso scontro con Mulè e la questione del fratello “gemello”, e anche le intercettazioni: “Un mio collega per prendermi in giro mi diceva che l’Italia si divideva a metà tra gente che avevo intercettato e gente che non avevo ancora intercettato”. Vantiamocene. Buona visione
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Ermes Antonucci
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@fattoquotidiano Ma come, col No “abbiamo salvato l’indipendenza dei maggggistrati e la Costituzione” e ora li accusate di non essere indipendenti?
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Oggi al Festival della giustizia penale a Modena ⬇️
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La diffusione delle conversazioni audio intercettate tra Alberto Stasi e il suo avvocato Angelo Giarda è una vergogna che umilia lo Stato di diritto e la dignità della persona
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Il fronte mediatico che in queste ore si sta visibilmente eccitando dinanzi alla possibilità che le indagini su Andrea Sempio possano riaprire il caso della condanna di Alberto Stasi è un fronte che negli anni ha dubitato con buone ragioni che l’ex fidanzato di Chiara Poggi fosse colpevole oltre ogni ragionevole dubbio. Stasi è stato assolto in primo grado e poi in appello, la condanna è arrivata solo nel giudizio d’appello bis, dopo l’annullamento con rinvio della Cassazione, ed è stata confermata nel 2015. La stessa Cassazione, pur confermando la condanna, ha riconosciuto che l’indagine ebbe un andamento “non limpido”, con errori e superficialità. E la stessa condanna a Stasi non si fonda su confessione, arma del delitto, testimone oculare, traccia biologica inequivoca sulla scena dell’aggressione. Si fonda su una lettura congiunta di elementi vari: orari, scarpe, bici, dispenser, racconto del ritrovamento, assenza di sangue sulle scarpe. Evidentemente, ci sono molte ragioni garantiste per sospettare che non vi siano prove sufficienti per ritenere Stasi colpevole dell’omicidio di Chiara Poggi oltre ogni ragionevole dubbio. Ma tra coloro che in questi anni hanno portato avanti una battaglia garantista per difendere Stasi si sta diffondendo un morbo antigarantista micidiale, che sta spingendo Andrea Sempio nello stesso tunnel infernale in cui venne infilato Stasi all’inizio dell’indagine. Una mostrificazione fino a prova contraria, con conseguente trasformazione di ogni sospetto in una condanna, di ogni speculazione in una prova, di ogni indizio in una sentenza di colpevolezza. Lo schema di gioco è chiaro: usare ogni accusa mossa dai pubblici ministeri contro il nuovo sventurato di turno per dimostrare l’innocenza di Stasi. E quando in un processo mediatico si arriva alla formula vaga dell’“ecco, lo vedi”, di solito quel caso non è destinato a finire bene. “Ecco, lo vedi: quell’appunto dimostra tutto”. “Ecco, lo vedi: quella telefonata è la prova inequivocabile”. “Ecco, lo vedi: quello scontrino è una confessione”. “Ecco, lo vedi: quelle telefonate sono la prova che è stato lui”. Lo sputtanamento assoluto di ogni principio garantista sta proprio qui: coloro che si considerano grandi difensori dello stato di diritto, e che per anni hanno sostenuto che non vi fossero prove sufficienti per condannare Stasi, oggi, per difendere Stasi, difendendolo con la stessa obiettività con cui un tifoso di calcio parla della propria squadra del cuore, calpestano lo stato di diritto mentre sostengono di volerlo difendere. Quando però il garantismo diventa un’arma da usare contro qualcuno, e non per difendere qualcosa, il garantismo di solito finisce per essere fottuto. Claudio Cerasa sul Foglio di oggi ⬇️⬇️ ilfoglio.it/giustizia/2026…
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