flora e fauna #fr

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@faustacu

cronista

Katılım Mart 2014
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flora e fauna #fr@faustacu·
#Meloni l' ho conosciuta più di 20 anni fa. Ci davamo del tu. Una povera ignorante, con buona parlantina. Istigata dai suoi promoters: fascisti della prima ora, industriali, criminaletti di provincia. Non la votate, se non volete fare sprofondare l' Italia
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Maryrose🌟
Maryrose🌟@Mariaro84538838·
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Paolo Dea1907
Paolo Dea1907@PaoloGhiro·
@FratellidItalia FUORI STA GENTE DALLE ISTITUZIONI SIETE KA VERGOGNA DEL PAESE SOLO NEL TERZO MONDO ESISTONO STI PERSONAGGI VERGOGNATEVI
Bergamo, Lombardia 🇮🇹 Italiano
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Tricho Hunter Tom
Tricho Hunter Tom@SuonhoG·
@FratellidItalia Fratelli d’Italia oggi in Europa ha votato SÌ alla direttiva che obbliga l’Italia a reintrodurre l’abuso d’ufficio. Poi twittano che è fake news. Il livello di faccia tosta è commovente.
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Abolizione del suffragio universale
Saltano teste in Fratelli d'Italia e Forza Italia come tappi di spumante a Capodanno. Delmastro: via. Bartolozzi: via. Santanchè: via. Gasparri: via. E noi qui, col cuore pieno di gioia. Ma sapete qual è il problema? Che ci stiamo abituando troppo bene. Che ogni mattina ci svegliamo, prendiamo il caffè e controlliamo chi è il prossimo a saltare. E ogni mattina il caffè è più buono del giorno prima. E allora diciamolo: perché fermarci? Perché accontentarci? Perché in mezzo a questa mattanza meravigliosa, c'è un assente. Un assente grosso. Uno che di solito lo trovi ovunque. Nei telegiornali, al mercato, al citofono, in spiaggia col mojito, al Papeete a petto nudo, coi rosari, coi gattini, coi selfie col cappuccino, nei comizi, nelle sagre, nelle dirette Facebook dove mangia salumi e insulta i migranti contemporaneamente. Uno che ha un'opinione su tutto. Sulla guerra, sulla carbonara, sulla Madonna di Medjugorje, sui genitali di una pugile algerina, sull'astrofisica e sulla farina di insetti. Che se domani mattina un meteorite colpisse Giove, lui entro mezz'ora avrebbe una diretta social con la felpa "Io sto con Giove". E che da quattro giorni è sparito dalla faccia della terra. Matteo Salvini si è rintanato. L'uomo più rumoroso della politica italiana, quello che parla anche quando dorme, quello che posta anche quando mangia, quello che se lo chiudi in una stanza vuota dopo dieci minuti ha già trovato un nuovo nemico immaginario, è sparito. Quello che il giorno del voto aveva piazzato sui social un "SÌ" giallo su sfondo blu grande come un cartellone autostradale, ora è lì, nascosto, acquattato in qualche angolo sperando che la tempesta passi. Ma noi, Matteo, abbiamo preso gusto. Delmastro, Bartolozzi, Santanchè, Gasparri. Bellissimo. Ogni nome una gioia. Ogni dimissione una festa. Ma la lista è incompleta. Manca un nome. E quel nome è grosso. Ed è il tuo. E lo sai, per questo ti sei nascosto e hai smesso di fare i selfie col cappuccino. Perché sai che da qualche parte, in qualche corridoio, in qualche chat, il tuo nome gira. Noi qui intanto aspettiamo. Col caffè in mano e il sorriso stampato. Perché con questo centrodestra ogni mattina è Natale. E la calza, Matteo, è ancora mezza vuota.
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Claudia Sani
Claudia Sani@cla_sani0521·
Mi sembra di sognare! Col 60% abbiamo vinto La gente è stufaaaaaa E fossero signori (ma non lo sono) andrebbero a casa!! #Dimissioni #ReferendumGiustiziaNO
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Quousque tandem abutere patientia mea?✨
"Questi pantaloni ce l'ho pur io il ché è grave" ⚰️ -Può darsi xké sono vintage "E nn va bene, te devi mette qualcosa pe' sfinà altrimenti cm fai ad acchiappà??"💀✈️ Quest'icona e la sua delicatezza facendomi crepare male🙈😭 #gfvip #grandefratellovip
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Davide Faraone
Davide Faraone@davidefaraone·
C’è qualcosa di profondamente infantile, e dunque pericoloso, nell’idea che le relazioni internazionali funzionino come le comitive delle scuole medie: stare vicino al più forte per sentirsi più forti. Donald Trump, nel suo modo sbrigativo e brutale, ha semplicemente portato questa logica alle estreme conseguenze. Per mesi ha trattato gli alleati come comparse: li ha insultati, minacciati, caricati di dazi, accusati di essere “scrocconi”, perfino dileggiati uno per uno. Poi ha fatto quello che ama fare di più: decidere da solo. Bombardare, aprire un fronte, alzare la tensione nello stretto di Hormuz senza consultare nessuno. Finché si tratta di fare il duro, funziona. Quando però il gioco si fa serio, navi da mandare, rischi da condividere, conseguenze da gestire, il duro chiama gli altri. E gli altri, stavolta, non rispondono. Non è la loro guerra, dicono. E lo dicono tutti, con sfumature diverse ma con lo stesso significato. Persino i più prudenti. Persino quelli che, per mesi, hanno ingoiato tutto pur di non incrinare i rapporti. È il momento in cui la realtà si vendica della propaganda: le alleanze non sono un fastidio da sopportare, ma un capitale da coltivare. Se lo consumi a colpi di arroganza, quando ti serve scopri che è finito. E mentre questo accade nei palazzi, fuori succede qualcosa di molto meno teorico: il prezzo del petrolio sale, le rotte si bloccano, l’energia si impenna. Tradotto: benzina più cara, bollette di gas e luce che risalgono, carrello della spesa che si gonfia. Non è geopolitica, è la fila alla cassa. È la differenza tra arrivare o no a fine mese. Le guerre decise da altri, senza gli altri, le pagano sempre i soliti. Anche qui. In questo piccolo teatro dell’assurdo c’è anche l’Italia. Perché Giorgia Meloni ha scelto, con convinzione, di stare dentro questa rappresentazione. Di accreditarsi come interlocutrice privilegiata di quel mondo, di quel linguaggio, di quella idea muscolare della politica internazionale. Non un incidente, ma una linea: l’amico forte, il leader che decide, l’Occidente guidato a colpi di volontà. Quasi una traduzione simultanea del trumpismo in versione italiana. È una scelta legittima, naturalmente. Ma le scelte, come le scommesse, hanno esiti. E l’esito è che oggi, mentre Trump scopre di essere più solo di quanto immaginasse, l’Italia scopre di essere più esposta di quanto credesse. Non solo diplomaticamente, meno peso, meno voce, meno capacità di incidere, ma anche materialmente: più cara la vita, più fragili le famiglie, più corto il respiro economico. Perché quando le relazioni saltano, i mercati non aspettano. E quando i mercati si muovono, non guardano le conferenze stampa: guardano le tensioni, i rischi, le rotte bloccate. E fanno il prezzo. Gli altri paesi europei prendono le distanze, rivendicano autonomia, perfino una certa dignità. Noi restiamo appesi: troppo vicini per smarcarci con disinvoltura, troppo deboli per guidare qualcosa. È il paradosso della forza presa in prestito: finché il gigante sembra invincibile, ti senti alto anche tu. Quando inciampa, scopri di non essere cresciuto. E nel frattempo paghi il conto. Trump, con la consueta disinvoltura, dice che gli Stati Uniti non hanno bisogno di nessuno. È possibile. Ma allora perché chiamare? E soprattutto: perché qualcuno avrebbe dovuto rispondere? La politica estera, quella vera, non è una prova di fedeltà personale. È una paziente costruzione di fiducia, interessi, rispetto reciproco. Tutte parole che, in questa storia, suonano antiquate. E infatti il risultato è modernissimo: un presidente che chiede aiuto dopo aver insultato tutti, e una rete di alleati che, per una volta, si limita a guardarlo. Con un certo distacco. E milioni di famiglie che, senza aver deciso nulla, pagano tutto. Fra qualche tempo, se qualcuno chiederà a Giorgia Meloni cosa pensa di Donald Trump, c’è da scommettere che la risposta sarà: “Trump chi?”
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Davide Faraone
Davide Faraone@davidefaraone·
C’è qualcosa di profondamente stonato in questa storia. Non tanto l’avidità, quella è antica quanto il mondo, ma la sua eleganza. La sua precisione. La sua puntualità quasi scientifica. I mercati si muovono prima delle decisioni. Qualcuno compra, qualcuno vende, qualcuno scommette miliardi con un tempismo che non è intuito, è conoscenza. Poi, qualche minuto dopo, arriva l’annuncio. E tutto diventa logico, spiegabile, inevitabile. Ma solo dopo. Prima no. Prima è un privilegio. Come funziona? In modo semplice, quasi banale. Se io so, davvero lo so, non lo immagino, che tra dieci minuti verrà annunciata una pausa in un attacco militare, posso scommettere sul fatto che i mercati saliranno. Compro futures sugli indici, cioè contratti che guadagnano se la Borsa sale. Oppure vendo petrolio prima che il prezzo scenda. Quando la notizia diventa pubblica, i mercati si muovono davvero. E io incasso. Non perché sono stato bravo, ma perché sono arrivato prima. È qui che nasce il sospetto: perché questi movimenti avvengono sistematicamente pochi minuti prima degli annunci di Donald Trump. Non ore prima, non giorni prima. Minuti. Un anticipo così preciso non è fiuto. È informazione. Si dirà: non ci sono prove. Ed è vero. Ma ci sono coincidenze che, sommate, smettono di essere casuali e diventano quantomeno imbarazzanti. E soprattutto c’è un contesto: controlli ridotti, uffici che indagavano su frodi finanziarie ridimensionati, meno occhi a guardare dove passano i soldi. Quando si spegne la luce, non è mai per caso. Fin qui, l’America. Poi c’è l’Italia, che non gioca ma paga. Perché quando qualcuno scommette sul petrolio e il prezzo si muove, quel movimento arriva fino al distributore sotto casa. Quando la finanza anticipa una crisi o una tregua, i prezzi dell’energia oscillano subito. E l’energia entra in tutto: trasporti, cibo, bollette. Così una scommessa fatta a New York diventa uno scontrino più caro a Palermo o a Milano. E mentre qualcuno guadagna sull’anticipo delle notizie, milioni di famiglie italiane vivono sull’anticipo dello stipendio che non basta. Loro giocano sui futures. Noi sui centesimi. In questo quadro, colpisce la disinvoltura con cui Giorgia Meloni continua a considerare Trump un alleato solido, quasi un modello di riferimento. È legittimo, naturalmente. Ma resta una domanda sospesa: alleato di chi? Perché se il modello è un sistema in cui pochi sembrano sapere tutto prima, e molti scoprono tutto dopo, al distributore, alla cassa, nella rata del mutuo, allora il problema non è solo politico. È morale. E alla fine la distanza è tutta qui: tra chi compra il futuro e chi prova semplicemente ad arrivarci.
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Giordano
Giordano@giordano__jonny·
Io l’atteggiamento della Longo lo capirei solo se fosse la vera madre biologica di Sempio. Altrimenti non me lo spiego. #Garlasco
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Caporix (Cosorix)
Caporix (Cosorix)@caporix·
@AngeloSab82 @faustacu Il leader dei giovani che parla come un boomer. Dai continua cosi che pure forza Italia sparisce
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SEMPRENOMADE.
SEMPRENOMADE.@nomadesempre·
@UGirovago77000 @villani_e @GiorgiaMeloni Non sono mai stati maggioranza nel Paese. Al netto del premio di maggioranza rappresentano il 24% degli aventi diritto. Solo qui possono governare e pensare di toccare la Costituzione.
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Roberto Avventura
Roberto Avventura@RobertoAvventu2·
🚨🇮🇷ULTIM'ORA: L'Iran ha distrutto un'altra petroliera che aveva tentato di attraversare lo Stretto di Hormuz senza autorizzazione.
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