Federico B

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@federicob84

Stupidamente convinto che si potesse sempre provare a dialogare in maniera intelligente, mi sono poi imbattuto in Twitter

Milano Katılım Haziran 2009
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Andrea Parrella
Andrea Parrella@AndreaParre87·
Sto provando a immaginare la dinamica creativa che ha portato qualcuno a ritenere plausibile un gioco di parole che unisse la passione di Cristo e la strage di Crans-Montana per approfittare della messa in onda dello speciale #portaaporta al venerdì santo. #Vespa
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Federico B
Federico B@federicob84·
@CianPdc Le piacerà un sacco. Io quella di Padova l'ho fatta lo scorso anno e l'arrivo è davvero super. E ancor meglio il clima in piazza dopo il traguardo. In bocca al lupo
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Paolo De Cian
Paolo De Cian@CianPdc·
Settimana 9/12 di preparazione alla mia prima mezza maratona: domani "lungo" di 17 km. Che voglia di piangere ho!
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Federico B
Federico B@federicob84·
@SandroRossi_x Perfetto, dalla prima all'ultima parola. Analisi lucidissima, nella sua drammaticità
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Timostene
Timostene@SandroRossi_x·
La questione morale   C’è un momento preciso in cui smetti di credere. Non è un momento drammatico. Non è una rivelazione. È più simile a un’erosione, una cosa lenta che ti lavora dentro per anni finché un giorno ti accorgi che non ti importa più. Che il telegiornale lo cambi. Che il nome del ministro non lo ricordi. Che alle elezioni ci vai per abitudine, se ci vai, e metti una croce come si butta una moneta in una fontana. Senza convinzione, senza speranza.   La politica italiana ha perso il popolo. Non per caso, non per sfortuna. Lo ha perso perché ha fatto di tutto per perderlo.   Partiamo dall’immunità parlamentare. I padri costituenti la pensarono come uno scudo per proteggere il parlamentare nell’esercizio delle sue funzioni. Un principio sacrosanto, nato dall’esperienza del fascismo: il potere esecutivo non doveva poter intimidire chi rappresentava il popolo. Era una garanzia democratica, non un privilegio personale. Oggi quell’istituto è diventato qualcosa di irriconoscibile. L’immunità è stata stirata, allargata, interpretata fino a coprire qualsiasi cosa. Reati comuni, comportamenti che manderebbero in galera qualsiasi cittadino, condotte che in qualsiasi azienda privata ti farebbero licenziare in tronco. Il parlamentare ne esce sempre pulito. Sempre.   Il meccanismo è perfetto nella sua oscenità. Quando un parlamentare finisce davanti alla Giunta per le autorizzazioni, non è la giustizia a decidere. È la politica. I suoi colleghi. Gente che domani potrebbe trovarsi nella stessa situazione. Il risultato lo conosciamo tutti: una mano lava l’altra. Oggi salvo te, domani salvi me. Non importa se sei di destra o di sinistra. Il corporativismo parlamentare è trasversale, è il vero partito unico italiano. Il PD che vota per piazzare Gasparri in commissione Sicurezza, salvandogli la poltrona, non è un incidente. È il sistema. Cane non mangia cane.   La Santanchè è ancora al suo posto. Delmastro è ancora al suo posto. La Montaruli è ancora al suo posto. Persone con procedimenti penali, con condotte che in qualsiasi democrazia matura avrebbero prodotto dimissioni immediate. Non in Italia. In Italia resti, resisti, ti aggrappi alla poltrona e aspetti che passi la tempesta mediatica. Perché passa sempre.   Poi ci sono i soldi. Le retribuzioni dei parlamentari italiani sono tra le più alte del mondo occidentale. Lo sanno tutti. Quello che la gente percepisce ma non riesce a quantificare è il resto: il mutuo a tasso vicino allo zero mentre tu paghi il tre per cento, la pensione dopo quattro anni e mezzo di legislatura mentre tu lavori quarant’anni sperando che non ti spostino l’asticella un’altra volta. I rimborsi, le consulenze per gli amici, le fidanzate sistemate, gli amichetti piazzati. Il valore reale di un seggio parlamentare è incalcolabile. Non perché sia alto. Perché è nascosto.   La gente queste cose le vede. Non le legge sui giornali, le sente sulla propria pelle. Fai la spesa e spendi il doppio di cinque anni fa. Il tuo stipendio è fermo al 2015. La sanità pubblica ti dà un appuntamento tra otto mesi e devi pagare il privato. Tuo figlio laureato con lode manda curricula nel vuoto. Poi accendi la televisione e vedi questi che si insultano, che mettono in piazza le amanti, che parlano di morale con la bocca piena, che litigano su chi odiare oggi.   Chi si stufa per primo, chi smette per primo di votare, non è il professionista del centro di Milano. È l’operaio di Taranto. La commessa di Catania. Il pensionato di Napoli con seicento euro al mese. La disaffezione non è democratica: colpisce più forte chi ha meno strumenti per difendersi, chi dalla politica avrebbe più bisogno e dalla politica riceve meno di tutti.   Un anno lo sopporti. Cinque li sopporti. Dieci, forse. Vent’anni no. Vent’anni di politica costruita sull’odio, sulla contrapposizione identitaria, sulla demonizzazione dell’avversario. Senza proposte vere. Senza visione. Senza persone preparate. Anzi, peggio: con l’istruzione trasformata in un disvalore, la competenza in un sospetto, la cultura in un marchio di élite da cui prendere le distanze. Qui si tocca il punto più profondo: una classe politica che distrugge deliberatamente gli strumenti critici del popolo che dovrebbe rappresentare. Che rende i cittadini incapaci di giudicarla e poi si lamenta che non la giudicano abbastanza. È il governo dei peggiori che si autolegittima smontando pezzo per pezzo la capacità di pensiero di chi lo subisce.   Il risultato è sotto gli occhi di tutti. L’Italia è l’ultimo paese in Europa per crescita economica. L’ultimo. Nonostante i miliardi del PNRR, nonostante le risorse europee, nonostante un tessuto imprenditoriale che resiste per miracolo. Perché nessuno si è mai posto il problema di come sarà questo paese tra vent’anni. Nessuno ha mai pensato a una politica industriale seria, a una riforma fiscale vera, a un piano energetico che non fosse una toppa elettorale. L’unico orizzonte è la prossima elezione. L’unica domanda è: cosa riesco a prendere adesso.   Questa è la questione morale. Non è un concetto astratto, non è un sermone da intellettuali. È la frattura concreta, quotidiana, tra chi governa e chi viene governato. È il motivo per cui milioni di italiani non votano più. Non per pigrizia, non per ignoranza. Per disgusto. Per la consapevolezza lucida, dolorosa, razionale che chiunque vinca non cambierà nulla. Che il sistema si autoprotegge. Che destra e sinistra, quando si tratta dei propri privilegi, sono la stessa cosa.   “Ma perché devo votare? Che me ne frega a me. Tanto questi mangiano, mangiano sempre.”   Non è qualunquismo. È la resa di un popolo che ha capito il gioco. Se non arriva una classe politica nuova, gente che si preoccupa dell’Italia e non del proprio seggio, gente che guarda ai prossimi trent’anni e non alle prossime regionali, questa frattura diventerà irreversibile. La società civile e la politica divergono ogni giorno di più. La politica parla da sola, ormai. In un palazzo vuoto. Fuori la vita va avanti senza di lei. Senza nemmeno più la rabbia. Solo stanchezza.
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Federico B
Federico B@federicob84·
@Guidolino8 Tolti gli ex calciatori, tutta gente vista, rivista e stravista. Vero che è un ruolo che richiede esperienza, ma dovendo rifondare mi sembra non si possa ripartire dall'usato sicuro
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Guido Olivares🇮🇹
Guido Olivares🇮🇹@Guidolino8·
Quote SNAI prossimo presidente FIGC Malagó 1.40 Abete 2.75 Albertini 6 Marani 12 Uva 15 Bedin 20 Marotta 33 Gandini 33 Baggio 66 Maldini 66 Galliani 66 Lotito 100 Claudio Ranieri 100
Guido Olivares🇮🇹 tweet media
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Marco La Scala ⚰️
Marco La Scala ⚰️@cippiriddu·
Non più tardi di qualche mese fa il nostro Premier sosteneva il Nobel per la Pace per un malato mentale che parla di riportare all'età della pietra un altro Stato. Questo è tutto ciò che so sull'inadeguatezza, sullo schifo e sul disprezzo che provo per chi ci governa.
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Fabio Ravezzani
Fabio Ravezzani@FabRavezzani·
Ulivieri si sorprende delle dimissioni di Gravina dopo due clamorosi fallimenti mondiali. 85 anni, da 20 presidente dell’assoallenatori e direttore scuola allenatori su indicazione di Abete (legato a Gravina). Percepisce 150 mila euro di stipendio. Garantisce il 10% dei voti.
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stefano menichini
stefano menichini@smenichini·
“Non possiamo farci carico di asili nido, di assistenza sanitaria, la gente deve capirlo. Siamo una grande potenza, facciamo le guerre” Nessun politico al mondo sopravviverebbe a simili affermazioni. Ma per alcuni qui #Trump è ancora un esempio, un amico
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Federico B
Federico B@federicob84·
@GiovaQuez Magari poi ci fosse un papa, per giunta americano, a farglielo notare... e invece, silenzio quasi tombale
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Giovanni Rodriquez
Giovanni Rodriquez@GiovaQuez·
Sono impegnati a fare guerre. Non possono preoccuparsi di asili nido, sanità o cose simili. Tolta la patina dell'ufficio della fede e delle preghiere di gruppo in favore di telecamera, non credo ci sia messaggio più radicalmente anticristiano di questo.
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Federico B
Federico B@federicob84·
@MarcoFattorini Ogni giorno penso si sia toccato il punto più basso (e inimmaginabile fino a qualche tempo prima). Ogni giorno loro prendono una ruspa e scavano, scavano e scavano ancora
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Marco Fattorini
Marco Fattorini@MarcoFattorini·
«Presidente Trump, lei è stato stato tradito, arrestato e accusato ingiustamente. Un esempio familiare che il nostro Signore Gesù ci ha mostrato. Lei sarà vittorioso in tutto ciò che farà perché Dio la sta usando». (Paula White-Cain, capo dell’ufficio per la fede della Casa Bianca)
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Genio78
Genio78@Zziagenio78·
La colpa di questo fallimento è dei bambini che non giocano più a calcio per strada ma giocano a tennis, pallavolo, sci alpino, nuoto, biathlon, salto triplo, motogp, formula uno, curling quante cazzo di cose fanno per strada per forza c'è sempre traffico #BosniaItalia
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zambro 📊
zambro 📊@zambrysss·
I giornalisti che fanno i processi e le analisi sono gli stessi che al primo passo falso di Fabregas fanno le battutine in diretta nazionale? Anche il dibattito calcistico in Italia è ai minimi storici, le dimissioni che chiedete a tutto spiano dovrebbero riguardare anche voi.
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Federico B
Federico B@federicob84·
Il paese che siamo e nelle scuole lo sport è visto come una specie di prolungamento dell'intervallo. Che poi ogni tanto qualche campione emerga è più frutto del caso che altro. Siamo 60 mln, ogni tanto qualcuno emerge per forza. Ma dietro c'è poco, pochissimo, di strutturale
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Federico B
Federico B@federicob84·
Comunque non vorrei passasse un messaggio sbagliato. A parte un paio di federazioni che han fatto un gran lavoro, il resto delle grandi prestazioni italiane in altre sport non è certo dovuto alla lungimiranza di politici e vertici federali. Abbiamo strutture ridicole per [1/2]
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Amena Bakr
Amena Bakr@Amena__Bakr·
So much 💩 !
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raglia nainggolan
raglia nainggolan@OdioSuning3·
poi bisognerebbe fare un discorso anche sui giornalisti italiani che ora fanno tutti gli indignati e gli accusatori, poi alla prossima conferenza di gattuso gli chiedono se preferisce la spianata calabra o il peperone crusco e giù di risate
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Federico B
Federico B@federicob84·
@p_in_algeri A me fa straridere una cosa: anni ad ammorbarci i coglioni con la squadra più forte per distacco, quella che non poteva perdere...e ora tutti a dire che il blocco principale è composto da pippe. Incoerenza al suo meglio
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Alessio Lasta
Alessio Lasta@alessiolasta·
A vedere la calma di Gravina - che rimanda tutto al consiglio federale - direi che non si arriverà alle dimissioni. Non è l'unica cosa da rivedere. C'è grossa irresponsabilità dei club. Che della Nazionale se ne fregano. Per una mera questione di guadagni #italiabosnia
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