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Franco Oceano
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One week until the album of the year #BULLY
Yeezy over everything
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There’s only one right answer.
Kalshi Culture@Kalshi_Culture
Who is one artist you would like to see perform at the Super Bowl?
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The older you get, the more you understand how much this song is real and relevant
infolky@infolky
10 years ago today… Kanye West — Real Friends (feat. Ty Dolla $ign)
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@SThingsMeme Duffers going down in history for creating an ending so bad their audience goes into mass psychosis
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3 episodes of practically nothing…
Cinema Solace@SolaceCinema
3 new episodes of ‘STRANGER THINGS’ release today.
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Pluribus è la risposta alla domanda: che cosa può fare un autore di talento quando ha soldi, spazio e il sostegno di uno studio importante? Con il finale di stagione, Vince Gilligan è riuscito a portare la storia esattamente dove voleva portarla, senza strafare. Ha costruito una specie di trama circolare: non siamo ritornati indietro, ma la posizione di Carol, interpretata da Rhea Seehorn, è più definita e chiara. Gilligan ha preso un'idea e l'ha usata come leva per decostruire un certo tipo di racconto e per adattare il genere e la sua grammatica alle necessità che aveva. È partito da una premessa solo apparentemente semplice: che cosa succederebbe se di colpo gli esseri umani agissero e si muovessero come un'unica entità.
Ecco, in questa premessa si celano anche tanti altri temi, alcuni piuttosto evidenti: l'intelligenza artificiale e la "minaccia" (virgolette obbligatorie) che rappresenta per l'individualità; il difficile equilibrio tra libertà e sicurezza. Poi c'è Rhea Seehorn, che dopo Better Call Saul ha trovato l'ennesimo ruolo della vita. È lei contro tutti. E più volte deve farsi carico di ogni cosa: dei silenzi, delle lunghe pause; della tenuta stessa del racconto. E non è facile, a prescindere da quanto possa essere bravo un interprete. Perché significa doversi confrontare con l'immateriale, con ciò che immaginiamo e che pensiamo stia succedendo per la bontà della storia, e non solo con interazioni ed esperienze. Appena nove episodi sono bastati per costruire un prologo (perché sì, questo è un prologo) enorme, che sembra puntare in una direzione ma che in realtà, conoscendo Gilligan, promette molte altre deviazioni.
Pluribus è il nuovo tassello di un percorso iniziato anni fa con Breaking Bad. Se Better Call Saul è stata l'occasione per limare e perfezionare la propria visione, Pluribus è l'affermazione totale della scrittura sulla materia narrativa. Non ci sono sbavature, non ci sono esagerazioni. Il genere funziona perché rimane all'interno di confini prestabiliti, sotto regole che lo stesso Gilligan si è dato. E la storia è coinvolgente perché ha una grande protagonista e perché c'è un filo di tensione costante che tiene insieme i vari episodi.
Se volete recuperare Pluribus, e ve lo consiglio, la trovate in streaming su Apple tv.

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