Francesco Fiorillo

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Francesco Fiorillo

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@frency62

“La paura bussò alla porta; il coraggio si alzò ed andò ad aprire e vide che non c’era nessuno.” (Martin Luther King) 🙏 ⚪️⚫️🇮🇹 (δ + m) Ψ = 0

Seravezza, Toscana, Italy Katılım Temmuz 2009
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Beyza
Beyza@hicasamadim·
mantığını anlamadan bu soruyu çözmen imkansız! çözebilir misin?
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Francesco Fiorillo
Francesco Fiorillo@frency62·
@EdoardoMecca1 Forse rimandato solo Ottolini, non ha avuto tempo né voce in capitolo finora … i primi due sono personaggi fantozziani, così come Modesto che mi pare il Geometra Calboni … bellino (piace alle donne) ma esattamente, che cosa fa??? 🤬 piazza pulita per favore
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Edoardo Mecca
Edoardo Mecca@EdoardoMecca1·
Ferrero-Comolli-Ottolini/Modesto mi ricorda tanto Cobolli Gigli-Blanc-Secco. Spero di sbagliarmi.
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Edoardo Mecca
Edoardo Mecca@EdoardoMecca1·
Io vi ricordo che la Juve ha un portiere che ha la doppia Effe nel cognome. Proprio come Zoff e Buffon. Giovanni DaFFara.
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Edoardo Mecca
Edoardo Mecca@EdoardoMecca1·
Il rapporto tra Spalletti e Comolli/Modesto è ai minimi storici. L’allenatore ritiene che manchi personalità e vuole alzare il livello perché imputa mediocrità nel gruppo squadra. La visione dei dirigenti francesi è quella che i giocatori non abbiano reso per colpa di Spalletti. Ecco diciamo che optare per la convivenza forzata significherebbe uccidere un’altra stagione già dall’inizio.
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Francesco Fiorillo
Francesco Fiorillo@frency62·
@GiorgiaJG Ma poi che cos’ha? La sciolina? Sarà scivolato venti volte In questo campionato …
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Francesco Fiorillo
Francesco Fiorillo@frency62·
@nicole_tosi_ Oltretutto Cremonese e Verona in dieci… prendiamo atto che non contiamo più nulla. O ci guadagnano tutto da noi o i giudizi arbitri-VAR sono sempre e comunque contro. Basta vedere il fallo su Vlahovic fuori area … Va bene, polli noi comunque
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Nicole Tosi
Nicole Tosi@nicole_tosi_·
Scemi noi ad arrivare all’ultima giornata a giocarci la qualificazione CL dipendendo dai risultati delle altre. Perché è evidente che dobbiamo fare il doppio degli altri per raggiungere gli stessi obiettivi. La gestione delle partite nel mese di maggio è sotto gli occhi di tutti.
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Tuğçe yıldız
Tuğçe yıldız@tugce190333·
Sonuç her seferinde farklı çıkıyor Bunu çözersen, sen dahisin. Çözebilir misin ?
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Francesco Fiorillo
Francesco Fiorillo@frency62·
@pisto_gol Vabbè anche Ancelotti non credeva in Henry … a volte succede, non per questo questi allenatori sono scarsi … mia modesta opinione
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Maurizio Pistocchi
Maurizio Pistocchi@pisto_gol·
True story
Paolo Ziliani@ZZiliani

Quando Conte all'Inter non sapeva che farsene di Dimarco e lo spedì per due volte in prestito al Verona facendosi comprare Ashley Young e Moses Nei giorni in cui Federico festeggia il premio di miglior giocatore del campionato è giusto ricordare quando nell'estate 2019, di rientro da Parma, fu sbolognato da Conte non essendo ritenuto utile Nel pezzo che ripropongo oggi in lettura libera a tutti, scritto nell’aprile di un anno fa su Antonio Conte, ritroverete anche un po’ della storia di Federico Dimarco, il 28enne esterno sinistro dell’Inter, 7 gol e 18 assist in campionato, che ha appena ricevuto il premio di miglior giocatore della Serie A 2025-26. Nell’estate 2019, rientrato a 21 anni dal prestito al Parma, Dimarco trovò sulla panchina dell’Inter Antonio Conte che dopo avergli fatto fare due spezzoni di partita uno in sostituzione di D’Ambrosio e uno in sostituzione di Biraghi, a gennaio disse a Marotta che il ragazzo non gli serviva: di cederlo pure in prestito al Verona e di comprargli due mammut come Ashley Young dal Manchester United e Moses dal Chelsea. Dimarco. Che se al ritorno dal secondo anno di prestito al Verona, nell’estate 2021, avesse trovato ancora sulla panchina dell’Inter Conte e non Simone Inzaghi, chissà oggi in quale club starebbe giocando… “Qui nessuno ha vinto niente. A chi lo chiedo, a Barella che arriva dal Cagliari?”. A 6 anni dallo sfogo di Conte che se ne andò non credendo nella squadra, l’Inter di Inzaghi è oggi una big d’Europa Antonio Conte, che non credette in Dimarco, si disfò di Politano e snobbò Eriksen non riuscì mai a passare i gironi Champions. Ma con i suoi “scarti” Inzaghi ha portato l’Inter all’eccellenza assoluta PAOLO ZILIANI APR 11, 2025 Antonio Conte ha lavorato all’Inter due stagioni, nel 2019-20 e nel 2020-21. Il secondo anno ha vinto lo scudetto. In quelle due stagioni l’allenatore non si è mai detto contento di quel che la società, a cominciare da Marotta che l’aveva fortemente voluto per affidargli la panchina che era di Spalletti, gli metteva a disposizione. Su sua richiesta l’Inter gli aveva comprato Lukaku dal Manchester United (più Alexis Sanchez in prestito), Lazaro dall’Herta Berlino, poi Marotta aveva investito una cifra importante per acquistare Barella dal Cagliari, dal Sassuolo erano arrivati Politano e Sensi, dal prestito al Parma erano rientrati Bastoni e Dimarco e Godin, ex Atletico Madrid, era stato ingaggiato a costo zero in quanto svincolato. Il 5 novembre 2019, dopo Borussia Dortmund-Inter 3-2 (Champions League, con l’Inter rimontata da 2-0 a 2-3), Conte si era presentato ai microfoni di Sky e con la voce rotta dall’amarezza aveva detto: “A parte Godin nessuno ha vinto niente qui: a chi chiedo qualcosa in più? A Barella che arriva dal Cagliari?”. Era chiara la sua sfiducia nei confronti della rosa messagli a disposizione: Conte venne eliminato ai gironi (fece 7 punti contro i 14 del Barcellona e i 10 del Dortmund) e l’Inter retrocesse in Europa League. Per la cronaca: Conte non seppe cosa farsene di Dimarco, riserva anche di Biraghi, che ad agosto fece mandare in prestito al Verona, e anche di Politano, ceduto al Napoli al mercato di gennaio. Visto che il giovane Barella che arrivava da Cagliari non dava a Conte alcuna speranza di poter vincere, Marotta gli diede a gennaio due super esperti in campo internazionale come Moses (Chelsea) e Ashley Young (United). In più, cogliendo al volo l’occasione di ingaggiarlo quasi a zero perchè prossimo a svincolarsi, Marotta prelevò dal Tottenham Eriksen. Facendo storcere il naso a Conte al quale il danese non piaceva; tant’è che nella finale di Europa League persa contro il Siviglia fece giocare al suo posto Gagliardini. Chiusa la prima stagione, Marotta fece di tutto per accontentare al massimo Conte che era stato sul punto di abbandonare baracca e burattini e con cui, alla presenza di Zhang, venne trovato un accordo per proseguire nel famoso incontro di Teano, pardon, di Villa Bellini del 25 agosto 2020. Dopo avere acquistato Hakimi dal Real Madrid, Marotta mise sotto contratto due vecchi lupi di mare come Vidal, preso dal Barcellona e Kolarov dalla Roma. Da Parma arrivò il non più giovane Darmian e dal Verona si ripresentò per fine prestito Dimarco: che però continuava a non godere di alcuna stima da parte di Conte, tant’è che venne rispedito a Verona dove l’esterno avrebbe giocato 35 partite e segnato 5 gol in una squadra che lottava per non retrocedere. Con quell’Inter, l’Inter che l’anno prima aveva imbarcato Lukaku, Bastoni, Barella, Godin e anche Dimarco e Politano, non graditi però all’allenatore e quindi ceduti, e che ora aveva inserito in organico Hakimi, Vidal e Darmian, Conte fece in Champions League un disastro più grande ancora di quello dell’anno prima arrivando 4° su quattro in un girone che comprendeva Real Madrid, Borussia Moenchengladbach e Shakhtar: ma riuscì tuttavia a vincere lo scudetto. Dopodiché, a causa della grave crisi finanziaria in cui l’Inter era precipitata per le difficoltà della famiglia Zhang, crisi che rendeva necessaria la cessione di Lukaku e Hakimi per permettere al club di iscriversi al via della stagione successiva, Antonio Conte ruppe i ponti, disse che un’Inter così malridotta avrebbe imboccato il cammino discendente, non volle sentire ragioni e se ne andò insalutato ospite non dopo essersi fatto bonificare una lauta, milionaria buonuscita a riparazione del disturbo arrecatogli. Fu così che in fretta e furia, a feste scudetto ancora in corso, Marotta si trovò costretto a precettare Simone Inzaghi, che era sul punto di firmare il rinnovo di contratto con la Lazio, scippandolo a Lotito e portandolo a Milano sulla panchina dell’Inter. Che come da programmi procedette alla cessione sia di Lukaku che di Hakimi: e che non potendo spendere più di tanto fece di necessità virtù ingaggiando a parametro zero Calhanoglu dal Milan e Dzeko dalla Roma e acquistando Dumfries a 12 milioni dal PSV e Correa per 30 milioni (5 più 25 di riscatto) dalla Lazio. In più Marotta disse a Inzaghi: se vuoi ci sarebbe anche Dimarco, che a Conte non interessava, di ritorno dal secondo anno in prestito al Verona. Certo che m’interessa, disse Simone Inzaghi. Quello che è successo poi all’Inter è cronaca (ma anche storia) recente. A due anni di distanza dal risentito e velenoso addio di Antonio Conte, l’Inter che avrebbe dovuto - non potendo spendere un euro più di quanto incassava - imboccare il cammino discendente, è discesa al punto tale da andare a giocarsi una finale di Champions League persa contro il Manchester City per il rotto della cuffia con una squadra che nel frattempo aveva imbarcato, dopo gli addii a Brozovic, Perisic e Vidal, Mkhitaryan e Onana presi a zero da Roma e Ajax e in più, per due spiccioli, Acerbi, Bellanova e Asllani; ed è andata così a catafascio da vincere l’ultimo scudetto con 19 punti di vantaggio sul Milan e 23 sulla Juventus e dal trovarsi in corsa oggi, nella quarta stagione con Inzaghi in panchina, su tutti i fronti: con una semifinale di Champions già per metà ipotecata, con un primo posto a +3 sul Napoli in campionato, con l’approdo alla finale di Coppa Italia da contendere al Milan dopo l’1-1 dell’andata e col biglietto già in tasca per andare a giocare a giugno-luglio il Mondiale per club negli USA. Sotto la guida di Inzaghi, Bastoni e Barella (quelli che Conte snobbava perchè provenienti da Parma e da Cagliari, così come Sensi da Sassuolo; un po’ come se Rocco ai tempi avesse detto: “A chi chiedo qualcosa di più? A Rivera che viene dall’Alessandria?”) sono diventati due tra i giocatori più forti d’Europa nel loro ruolo; lo stesso dicasi di Calhanoglu e Dimarco; e in quanto a Lautaro, senza Lukaku a fargli ombra è diventato più Lukaku di Lukaku dimostrando nei fatti di essere lui a valere di più, superiore per rendimento al pur forte attaccante belga senza il quale pare che Conte non sia in grado di svolgere il lavoro di allenatore. Al punto da schifare persino Osimhen, perchè sia chiaro il concetto. Sempre senza spendere una lira più di quanto incassa, l’Inter che Conte vedeva avviata al disfacimento ha aggiunto poi al suo organico, agli ultimi giri di giostra, Thuram, Zielinski e Taremi (costati zero) e ancora Sommer, Pavard, Carlos Augusto, Frattesi, Arnautovic, Bisseck, J. Martinez. E se Conte con Lukaku e Hakimi non era mai riuscito a superare i gironi di Champions, con Simone Inzaghi l’Inter è arrivata agli ottavi il primo anno (eliminata dal Liverpool), in finale il secondo (battuta dal City), agli ottavi il terzo (eliminata dall’Atletico) e come detto oggi ha già messo un piede in semifinale. Solo col rendimento in Champions Inzaghi ha fatto guadagnare all’Inter, rispetto a Conte, dei 250 ai 300 milioni in più. E guidando la squadra da cui Conte aveva preso le distanze giudicandolo troppo scarsa per competere in Italia, prim’ancora che in Europa. E però continuano a dire che tra i due quello bravo sia lui. P.S. La cosa buffa è che Conte racconta oggi che contro l’Inter non ci può essere competizione perchè la squadra di Inzaghi “è una corazzata progettata da anni per vincere”. Quattro anni fa parlava di bagnarola. E a dirla tutta, solo con gli acquisti di Lukaku, Buongiorno, Neres, McTominay e Gilmour messigli a disposizione l’estate scorsa, De Laurentiis ha speso più soldi di quanti non ne abbia spesi Marotta in 4 anni per dare rinforzi a Inzaghi. P.S. Se l'articolo ti è piaciuto, considera la possibilità di abbonarti al mio account “Palla Avvelenata” su Substack paoloziliani.substack.com Con 6 euro al mese o 60 all'anno mi sosterrai nel mio lavoro di giornalismo-verità e avrai ogni giorno una buona lettura e un'informazione libera che nessuno ti dà, anzi che spesso ti viene nascosta

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Francesco Fiorillo
Francesco Fiorillo@frency62·
@FabRavezzani Più che altro un suicidio di qualche altro, sempre ammesso che la Juve batta il Toro … non scontatissimo
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Fabio Ravezzani
Fabio Ravezzani@FabRavezzani·
Così come avevo detto di non dare il Milan per spacciato una settimana fa, invito a fare altrettanto con la Juve. Certo, servirebbe un miracolo. Ma il Dio del Calcio è dispettoso e burlone.
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Carlo Calenda
Carlo Calenda@CarloCalenda·
Mentre il mondo va a pezzi e dovremmo costruire l’Europa, pensiamo alla nuova legge elettorale che, se approvata, spingerà a costruire coalizioni assurde, da Renzi a Di Battista e da Tajani a Vannacci. Qualcuno deve opporsi a questa deriva suicida.
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Edoardo Mecca
Edoardo Mecca@EdoardoMecca1·
@AlfredoPedulla 😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂
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Alfredo Pedullà
Alfredo Pedullà@AlfredoPedulla·
De Siervo: “La finale di Coppa Italia è ormai al livello di qualsiasi finale di Champions”. Con tutto il rispetto possibile…
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Edoardo Mecca
Edoardo Mecca@EdoardoMecca1·
Arteta ha riportato l’Arsenal dopo 20 anni in finale di Champions League. Ci ha messo diversi anni, ha avuto modo di plasmare la squadra con una sua idea di gioco, che piaccia o meno, e ha avuto modo di lavorarci negli anni. L’Arsenal non è la squadra più ricca di Inghilterra e ha anche speso meno rispetto ad altre superpotenze ma negli ultimi anni è tornata a giocarsi le sue carte sia in Premier League sia in Champions League, perdendo talvolta per dettagli, talvolta per errori perché nel calcio, alla fine, il vincitore è sempre uno. Però Arteta ha avuto modo di riprovarci e quest’anno è davvero a un passo dal portare l’Arsenal ad alzare un trofeo prestigioso dopo tantissimi anni. Il rischio di rimanere a mani vuote c’è perché le rivali sono fortissime ma come si fa a non applaudire il lavoro che è stato svolto in questi anni? Al tempo stesso la sensazione è che un progetto simile in Italia faticherebbe ad esistere perché Arteta, nel nostro Paese, sarebbe stato mandato a casa dopo una stagione. Qui risiede la differenza significativa tra la nostra filosofia calcistica e le altre: non dare tempo di sviluppare un’idea.
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Francesco Fiorillo
Francesco Fiorillo@frency62·
@nicole_tosi_ Portiere che non chiude neanche il suo palo aggiungerei. Gol fotocopia di molti, troppi altri subiti quest’anno
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Nicole Tosi
Nicole Tosi@nicole_tosi_·
Gol al primo tiro subìto Decine di tiri Pali e traverse Portiere avversario MVP allo Stadium Riserve a centrocampo inutili se non controproducenti Dirigente avversario che si lamenta del nulla cosmico per avere i suoi due minuti di celebrità = Serata tristemente omologata
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Edoardo Mecca
Edoardo Mecca@EdoardoMecca1·
Più lo vedo e più è inspiegabile subire un gol del genere.
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Arden Gray 🇺🇸
Arden Gray 🇺🇸@Arden_2210·
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