Gian Domenico Caiazza

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Gian Domenico Caiazza

Gian Domenico Caiazza

@gdcaiazza

Presidente Unione @CamerePenali 2018-2023. Presidente Comitato @fleinaudi per il Sì alla separazione delle carriere dei magistrati.

Roma, Lazio Katılım Mart 2017
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Fondazione Luigi Einaudi
La verità è che con la #SeparazionedelleCarriere avremo giudici più forti e più liberi. Ieri l’avv. @gdcaiazza, negli studi di #PiazzaPulita, ha provato a chiedere al fronte del no in che modo i magistrati potrebbero essere sottoposti alla politica. Ovviamente non ha ricevuto risposta… #SìSepara #SìVotaSì
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Gian Domenico Caiazza
Gian Domenico Caiazza@gdcaiazza·
La più poderosa opera di mistificazione del contenuto di una riforma sottoposta al voto dei cittadini che io ricordi, e Lei cincischia con la mia arroganza? Stiamo andando a votare su un tema, la sottoposizione della magistratura alla politica, che non solo non è nella riforma, ma anzi che la riforma impedisce. A Lei sembra una cosa normale? Perché non rispondete MAI a questa semplice domanda: dove, come ed esattamente in quale parte della riforma? Ripeto: una vergogna
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Nino Cartabellotta
Nino Cartabellotta@Cartabellotta·
"Se il Pubblico Ministero deve attendere un cenno del Ministro per sapere se deve o non deve iniziare un processo penale contro un uomo politico, se deve o non deve insistere nell’accusa, in quel momento la giustizia penale è finita, e la libertà del cittadino è perduta" #Calamandrei
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Gian Domenico Caiazza
Gian Domenico Caiazza@gdcaiazza·
“Un impianto che rafforza il controllo politico sull’esercizio dell’azione penale”: torno a domandarle: di cosa sta parlando? Cosa c’entra questa riforma con il controllo sull’esercizio dell’azione penale? Spieghi a chi ci sta leggendo in quale modo e in quale sua parte la riforma incida sull’esercizio dell’azione penale. Fumo negli occhi degli elettori, nella consapevolezza e nella impudente arroganza di volerlo fare
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Nino Cartabellotta
Nino Cartabellotta@Cartabellotta·
Egregio @gdcaiazza il Suo commento è l’esempio perfetto di come si tenta di coprire la povertà delle argomentazioni con l’isteria verbale. Lei non confuta nulla: strepita, insulta, accusa di malafede e di menzogna, ma evita di entrare nel merito. È il riflesso tipico di chi prova a delegittimare l’interlocutore con un’aggressività tanto scomposta quanto inconsistente. Ma il punto resta intatto. La separazione tra Pubblico Ministero e giudice, se inserita in un impianto che rafforza il controllo politico sull’azione penale, apre esattamente il problema evocato da Calamandrei: l’autonomia del PM rispetto al potere. Capisco la Sua agitazione, ma non cancella né la questione, né la storia costituzionale italiana. Si misuri con il merito, non con l’insulto. Perché la veemenza non sostituisce l’intelligenza e l’arroganza non è una prova.
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Gian Domenico Caiazza
Gian Domenico Caiazza@gdcaiazza·
Stasera sarò ospite a Piazza Pulita su LA7, dalle ore 22:25
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Gian Domenico Caiazza
Gian Domenico Caiazza@gdcaiazza·
Vergogna! Votiamo per dire se vogliamo o non vogliamo che la magistratura dipenda dalla politica; cioè su qualcosa che la riforma non prevede, anzi impedisce. È il referendum delle menzogne. Il mio intervento oggi alla manifestazione dei penalisti italiani. #IoVotoSI
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Gian Domenico Caiazza
Gian Domenico Caiazza@gdcaiazza·
Ci sono due Costituzioni: una che è stata cambiata 22 volte; e l'altra, intoccabile solo se la vogliono cambiare gli altri. Oggi su PQM
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Gian Domenico Caiazza
Gian Domenico Caiazza@gdcaiazza·
Le ragioni del Sì: la mia intervista al Corriere della Sera
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Gian Domenico Caiazza
Gian Domenico Caiazza@gdcaiazza·
@pixiedixi @mitjagialuz Marras, chiunque tu sia sei talmente stupido che, dopo aver preso due schiaffi da Grok su tua iniziativa, manco te ne sei accorto ed anzi sei convinto che li abbia preso io. Devi avere una vita complicata, voglio esserti solidale, anyway😂
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Gian Domenico Caiazza
Gian Domenico Caiazza@gdcaiazza·
Gentile prof @mitjagialuz , la Sua incontenibile passione per il NO Le fa addirittura scrivere su La Repubblica che Giuliano Vassalli non avrebbe mai reso alcuna intervista al Financial Times sostenendo la indispensabilità, per un processo realmente accusatorio, della separazione delle carriere. Ecco di seguito la foto della originale sbobinatura (prima pagina di tre) di quella intervista, con gli appunti autografi del Prof. Vassalli. La foto integrale del testo, e la sua meglio leggibile trascrizione, la trova sul quotidiano La Ragione del 14.11.2025, ed ancora prima su Panorama del 1° luglio 2024. Ma Le sarebbe bastato leggere l’intervento di Vassalli in Senato del 19.11.1986 (atti Senato, n.519, p.11-15), dove ribadisce e sviluppa senza equivoci il medesimo concetto, per evitare di scrivere menzogne pur di raccattare qualche NO in più. Comprendo che è la specialità della casa (tipo: “la riforma pone il PM alle dipendenze dell’esecutivo”), con la quale state ingannando gli elettori che danno purtroppo fiducia alle Vostre parole, ma insomma un docente universitario non dovrebbe superare certi limiti, non Le pare? Cordialità
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Gian Domenico Caiazza
Gian Domenico Caiazza@gdcaiazza·
Ma dove, come, esattamente attraverso quale parte del testo della riforma avviene questo “spostamento”? E cosa intende per “spostamento”? Ma le pare serio parlare per allusioni, senza un solo riferimento alle norme oggetto del voto? Sono veramente senza parole, e profondamente deluso, per la stima che avevo di Lei. Mi dispiace
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Teresa Bellanova
Teresa Bellanova@TeresaBellanova·
Il 22 e 23 marzo non votiamo “contro” qualcuno. Votiamo per difendere un equilibrio. Da riformiste e garantiste, abbiamo scelto di dire NO al referendum sulla giustizia. Non per conservatorismo. Non per paura del cambiamento. Ma perché le riforme vere rafforzano i contrappesi, non li spostano a favore di chi governa. In queste settimane è diventato chiaro anche il quadro politico in cui questa riforma si inserisce. Da Addis Abeba, Giorgia Meloni ha chiarito la sua collocazione internazionale, prendendo le distanze da chi in Europa mette in guardia contro derive illiberali e avvicinandosi a un asse politico che guarda a Donald Trump e Viktor Orbán. Parliamo di modelli politici che hanno normalizzato la pressione sui contrappesi democratici: attacchi alle corti, delegittimazione dei giudici, riduzione degli spazi di autonomia delle istituzioni di garanzia. Quando questo clima diventa la cornice culturale, anche le riforme interne non sono più “tecniche”. Sono scelte di potere. Ed è così che leggiamo questo referendum. Non neghiamo i problemi della giustizia italiana. Anzi: li denunciamo da anni. Tempi lunghi, carichi di lavoro insostenibili, organizzazione inefficiente, investimenti insufficienti. Ma questa riforma non interviene lì. Non mette risorse. Non migliora i processi. Non introduce meccanismi misurabili di responsabilità. Prendiamo il tema del passaggio tra magistratura requirente e giudicante, agitato come emergenza nazionale. Dopo la riforma Cartabia, questi passaggi sono già fortemente limitati e riguardano meno dell’1% dei magistrati. Non è questo il nodo che determina la qualità o la lentezza della giustizia italiana. È una bandiera ideologica, non una soluzione concreta. E poi c’è il tema del garantismo. Non accettiamo lezioni da chi lo usa a corrente alternata: duro con alcuni, indulgente con altri. La cultura delle garanzie non è uno slogan buono per le conferenze stampa. È coerenza. È rispetto delle regole sempre, anche quando non conviene. Per questo diciamo: 🔹 NO a riforme costituzionali usate come leva politica per indebolire i contrappesi. 🔹 SÌ a una giustizia più veloce e più giusta, con risorse vere, organizzazione efficiente e riforme valutabili nei risultati. 🔹 SÌ a un’Italia pienamente europea, saldamente ancorata allo Stato di diritto. Il 22 e 23 marzo votiamo NO. Per difendere l’equilibrio tra i poteri. Per chiedere riforme serie. Non propaganda.
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Gian Domenico Caiazza
Gian Domenico Caiazza@gdcaiazza·
Ah ecco, quindi lei non legge questa norma nell’ovvio senso che essa voglia garantire già in Costituzione sempre e comunque la presenza togata nei collegi, ma nel senso che essa invece, pur non ancora scritta in sede di attuazione, certamente vorrà validamente prevedere che la componente togata, pur contro ogni logica dei numeri, sia posta in minoranza nella formazione dei collegi. Visto che Lei ha queste capacità divinatorie, ci dica anche chi deciderà la composizione dei collegi, per esempio: la “politica”( qualunque cosa ciò significhi)?E da quanti membri sarà composta, per favore. Già che ci siamo, approfittando delle Sue arti divinatorie, ci dica anche i nomi dei sorteggiati. La vostra ossessione è ormai a livelli talmente patologici, da smarrire ogni decoroso senso del ridicolo. Ingannare ad ogni costo i cittadini elettori sul reale contenuto della riforma, questa è la missione che vi siete dati. Complimenti
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Gian Domenico Caiazza
Gian Domenico Caiazza@gdcaiazza·
Secondo quanto dispone la riforma, la “politica” avrà la seguente presenza fisica negli organi di autogoverno e disciplinare della magistratura: 5 nel CSM dei PM, contro 10 magistrati + Presidente e Procuratore Generale Cassazione di diritto (dunque 5 laici contro 12 togati); idem nel CSM dei giudici (5 contro 12); nell’Alta Corte disciplinare la “politica”, su 15 membri ne ha 3 (tre), contro i 9 (nove) magistrati di Cassazione e i 3 (tre) membri nominati dal Presidente della Repubblica, dunque 3 su 12. In quale modo -intendo dire: tecnicamente, materialmente, operativamente- la volontà della politica potrà sopraffare, condizionare o anche solo “indebolire” l’autonomia e l’indipendenza della magistratura nella quotidiana attività di autogoverno?
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Gian Domenico Caiazza
Gian Domenico Caiazza@gdcaiazza·
@MarcelloChioven @dagando Cina e Russia? Quindi i principi costituzionali in una democrazia occidentale valgono quanto in tirannie sanguinarie? Ma allora, cosa c’entra la riforma? Se la Costituzione è carta straccia, lo è già adesso, e dal 1948! Dio santo, a cosa siete capaci di arrivare. Incredibile
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Gian Domenico Caiazza
Gian Domenico Caiazza@gdcaiazza·
Finalmente, Presidente! Si torni a parlare solo del merito della riforma. Che NEMMENO SFIORA i fondamentali principi costituzionali che presidiano dal 1948 autonomia ed indipendenza della magistratura (101: “i giudici sono soggetti SOLO ALLA LEGGE”; 104: la magistratura “è autonoma e indipendente DA OGNI ALTRO POTERE”; 107: “i magistrati sono INAMOVIBILI”; 109: “DISPONE DIRETTAMENTE della polizia giudiziaria”). Nei nuovi due CSM resta INALTERATA la maggioranza dei 2/3 della componente togata, che è addirittura maggiore nell’Alta Corte disciplinare. Dica il candidato con quale misteriosa sua disposizione la riforma “sottopone il giudice alla politica”. Svolgimento:
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Gian Domenico Caiazza
Gian Domenico Caiazza@gdcaiazza·
@dagando 101,104,107,109, e maggioranza togata blindata nei due CSM e nell’Alta Corte. Non faccia finta di non capire, sarebbe gradita un po’ di onestà intellettuale, grazie
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Daniele Gandolfi
Daniele Gandolfi@dagando·
@gdcaiazza Io non posso crederci che lei continua a restare sul punto di cosa c'è scritto sull'articolo 104 e non vedere attorno a sè l'atteggiamento peregrino di chi sta proponendo la modifica di ben 7 articoli Infine vedrá anche come sia davvero labile il confine tra teoria e pratica!
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Gian Domenico Caiazza
Gian Domenico Caiazza@gdcaiazza·
Nordio qualifica “metodo mafioso” quello del controllo del CSM da parte della correnti della magistratura, e ANM emette un infuocato comunicato di protesta. Lo capisco, l’iperbole polemica è molto forte, non la userei. Senonchè è qualcosa di meno di quello che il PM Di Matteo formulò ed argomentò approfonditamente in una intervista al Fatto Quotidiano del 15 settembre 2019 (“L’appartenenza a una cordata è l’unico mezzo per fare carriera e avere tutela quando si è attaccati e isolati, e questo è un criterio molto vicino alla mentalità e al metodo mafioso”), e che ribadì in una intervista a Repubblica (Liana Milella) più o meno coeva (titolo: “Le correnti? Metodo mafioso seguire l’appartenenza per le nomine”). Parliamo dello stesso dott. Di Matteo che oggi vota NO, perché dice che la riforma che elimina quel metodo mafioso “favorisce la mafia”. Gratteri, poi, ci invita a votare NO perché la riforma è sostenuta dalla Mafia. Suggerisco perciò agli amici di ANM la stesura di un decalogo che ci chiarisca quando si può dare del mafioso, e quando no; e chi si, e chi no. Suggerisco il titolo: “Due pesi e due misure”
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claudio amato
claudio amato@claudioama5228·
@gdcaiazza @MauroHGrondona L'art. 102 cost vieta l'introduzione di nuovi giudici speciali. Secondo alcuni studiosi, l alta corte è giudice speciale (dunqie la sua istituzione incoatituzionale). Lei, che ne pensa? (E nel caso, come argomenta la non inco$tituzionalità?) Cordialmente.
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Gian Domenico Caiazza
Gian Domenico Caiazza@gdcaiazza·
Un magistrato più libero dai condizionamenti correntizi, e più seriamente responsabile: ecco perché è giusta e necessaria l’Alta Corte Disciplinare. Che piaceva da sempre a tanti costituzionalisti, ed anche al PD, prima di diventare improvvisamente lo strumento del diavolo. Oggi su PQM, per chi voglia saperne di più👇👇
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