Gian Domenico Caiazza

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Gian Domenico Caiazza

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@gdcaiazza

Presidente Unione @CamerePenali 2018-2023. Presidente Comitato @fleinaudi per il Sì alla separazione delle carriere dei magistrati.

Roma, Lazio Katılım Mart 2017
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Gian Domenico Caiazza
Gian Domenico Caiazza@gdcaiazza·
Cara @gaiatortora, gli insulti di una certa categoria di persone (ricorderai le parole definitive che Marco Pannella dedicó a questo signore) sono medaglie al valore. “Portobella” è la esatta misura dell’uomo. Tu fottitene bellamente, il problema è solo suo. Abbracci
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Gian Domenico Caiazza
Gian Domenico Caiazza@gdcaiazza·
L’indecente romanzo popolare di #Garlasco, figlio della sciagurata decisione di non arrestare il giudizio penale di fronte al limite sacro ed inviolabile del dubbio, esprime ogni giorno il peggio di sé. Dopo aver messo in scena per mesi vergognosi riti voodoo sugli “occhi di ghiaccio” e sulle privatissime fantasie pornografiche del signor Stasi, ora siamo passati alla pubblicazione a puntate dei bizzarri soliloqui del signor Sempio. Spizzichi e bocconi di intercettazioni di senso incomprensibile, di rilevanza probatoria misteriosa, sui quali si avventano, famelici, contrapposti studi televisivi, popolati di ogni genere di “specialisti”, perfino increduli di avere così liberamente tra le mani le vite altrui, e di poterne fare ciò che meglio credono.
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Gian Domenico Caiazza
Gian Domenico Caiazza@gdcaiazza·
L’unica verità che possiamo e dobbiamo trarre dalla vicenda di #Garlasco è che un sistema giudiziario che consente di condannare l’ imputato già assolto due volte, per di più sulla base dello stesso compendio probatorio, è un sistema malato, che produce sconcerto e sfiducia nei cittadini, e- come stiamo vedendo- una catena di tragedie e di vite spezzate che sarà difficile interrompere. Il nostro Paese ha un bisogno vitale di recuperare il culto sacrale e non derogabile della presunzione di innocenza, e dunque l’umiltà, la forza e la grandezza del Giudice che sappia arrestarsi dinanzi al dubbio
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Gian Domenico Caiazza
Gian Domenico Caiazza@gdcaiazza·
Se “una fonte”, della quale ho il diritto di proteggere l’anonimato, mi ha riferito una notizia “la cui fondatezza sto verificando”, siamo almeno d’accordo sul fatto che, fino a quando non l’ho verificata, non ho alcun diritto, a nessun titolo, di renderla pubblica? Siamo d’accordo almeno su questo, per la miseria?!
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Gian Domenico Caiazza
Gian Domenico Caiazza@gdcaiazza·
L’unica presunzione che mi interessa è quella, costituzionale, di innocenza. Come ci si dovrebbe difendere da una accusa che prescinde dalla necessità di provare qualsivoglia condotta materiale dell’accusato, sintomatica di violenza, sopraffazione, induzione, inganno, approfittamento, bastando-nella ipotesi della riforma- che venga detto: “abbiamo fatto sesso ma io avevo detto no”. Bisogna misurarsi con questo problema, drammatico se me lo consente, senza continuare a ripetere l’ovvio, e cioè che è sempre necessario il consenso all’atto sessuale. Se poi la questione non interessa, basta dirlo
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Emanuela
Emanuela@EmanuelaVertigo·
@gdcaiazza Il sesso si fa di comune accordo, se non c'è accordo e stupro. Ma questo non porta che se una persona se ne esce "avevo detto no" è stupro, c'è un processo. Lei vorrebbe il consenso presunto?
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Gian Domenico Caiazza
Gian Domenico Caiazza@gdcaiazza·
Il parlamento Europeo rilancia: “se la donna dice no, è stupro”; e riprende in Italia la disordinata frenesia riformatrice di un reato che già la giurisprudenza di Cassazione interpreta da anni con severità a dir poco estrema. Ciò che impressiona è che non ci sia nessuno, ma proprio nessuno, che si metta nei panni di chi, senza tracce né di violenza, né di minacce, né di comportamenti induttivi o ingannevoli, né di abuso di condizioni di debolezza fisica o psichica della donna, dovrà difendersi da una delle accuse più infamanti, e dallo spettro di una condanna dalle conseguenze devastanti sul piano personale e sociale. “Avevo detto No”: sipario.
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Giuseppe Benedetto
Giuseppe Benedetto@avvbenedetto·
#Rocchi Ovviamente anche nel caso in questione vale la “mancetta” di 650 euro per l’avvocato che lo accompagnerà all’estero Si scherza eh😊 Incredibile, ma nulla mi costerà di più: sono per la non colpevolezza di Rocchi sino a sentenza passata in giudicato. Mi sto auto frustando.
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Gian Domenico Caiazza
Gian Domenico Caiazza@gdcaiazza·
Quindi l’idea sarebbe questa: diamo due soldi in premio all’avvocato in modo che costui, commettendo infedele patrocinio, convinca il proprio assistito, migrante in Italia, a tornarsene bel bello a casetta sua, insomma a fare il contrario di ciò per cui il migrante medesimo lo aveva nominato proprio difensore. Mi stavo chiedendo se roba di questo genere sia frutto di lunga ed approfondita elaborazione teorica, tipo un qualche centro studi, o salta fuori così, per talento naturale.
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Gian Domenico Caiazza
Gian Domenico Caiazza@gdcaiazza·
@ACastellani69 @EspiatorioCapro Incredibile. Ma Lei legge quello che scrivo, o preferisce selezionare quello che le fa comodo per poter comunque polemizzare? O semplicemente non capisce quello che legge?
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Gian Domenico Caiazza
Gian Domenico Caiazza@gdcaiazza·
Ciascuno di noi, nelle proprie conversazioni private, parla in totale libertà, e ha dunque diritto di dire le cose più tremende o sgradevoli, protetto dalla Costituzione: nessuno, perciò, si erga a giudice. Ma leggendo oggi le conversazioni intercettate a due ex magistrati nei riguardi dei familiari di Borsellino -la figlia <>, il figlio <>, e di Borsellino stesso (<> <>)- e peggio ancora mentre concordano audizioni in Commissione antimafia, mi è tornato alla mente il Presidente Corrado Carnevale, intercettato mentre definiva Giovanni Falcone <>, <>, nonché <>. All’epoca Carnevale fu letteralmente linciato per quelle parole, e condannato all’eterno ludibrio. Oggi, chi si azzarda ad alzare il sopracciglio, viene subissato di condanne per diffamazione. Così va il mondo, evidentemente: ma possiamo dire che è un mondo che non ci piace?
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Gian Domenico Caiazza
Gian Domenico Caiazza@gdcaiazza·
Enrico, questa volta non sono d’accordo. Il Gip collegiale è insostenibile considerati gli organici e le giuste regole sulla incompatibilità. Aggiungo che questo rafforzamento del giudizio cautelare rischia davvero di tradursi in una sentenza anticipata di responsabilità. Stiamo attenti a non far rientrare dalla finestra il giudice istruttore che Vassali ha cacciato via dalla porta
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Enrico Costa
Enrico Costa@Enrico__Costa·
La legge stabilisce che da agosto 2026 sara' un collegio di tre Giudici, anziché il singolo Gip, a decidere sulle richieste di arresto presentate dal Pm. Una norma di civiltà che garantisce una maggiore ponderazione per una provvedimento che può cambiare la vita di una persona. L'Anm si è opposta fin da subito, ed ora, in nome del dialogo post referendum, pretende che il Governo la rinvii. Ogni anno tra 25mila e 30mila persone vengono messe in custodia cautelare in carcere (quasi 50mila se aggiungiamo i domiciliari). Tra il 20 e il 30% di questi non dovrebbe perdere la libertà, o perché viene restituita da riesame o Cassazione, o perché vengono assolti, o perché beneficiano della condizionale. E' indispensabile un intervento incisivo contro l'abuso della custodia cautelare, ma visto che non è detto che in questa legislatura vedrà la luce, almeno non si faccia dietrofront sulle norme già approvate definitivamente dal Parlamento.
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Gian Domenico Caiazza
Gian Domenico Caiazza@gdcaiazza·
Piero Sansonetti, per avere posto alcune domande agli ex magistrati Scarpinato e Lo Forte sull’archiviazione della indagine mafia-appalti di Paolo Borsellino, viene condannato a risarcimenti iperbolici, dopo che il PM aveva addirittura richiesto la condanna a tre anni e sei mesi di reclusione. Intanto, una ricerca statistica svolta su cinque anni di sentenze civili per diffamazione presso il Tribunale di Roma ci dice che la percentuale di accoglimento di domande di risarcimento proposte da magistrati è pari al 70%, quella di ogni altro cittadino è pari al 30%. Questa settimana su PQM
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Gian Domenico Caiazza
Gian Domenico Caiazza@gdcaiazza·
L’Italia dopo il NO: l’ANM, leader del fronte del NO per delega esplicita della politica, invoca ora la propria legittimazione popolare, e pretende di dettare al legislatore l’agenda della riforma della giustizia. Ma in democrazia l’agenda politica la dettano Parlamento e Governo, sempre che la Costituzione non valga a giorni alterni. E sarà bene non dimenticare che quasi metà del Paese ha detto Sì alla riforma della magistratura. Una mia riflessione oggi su “Il Foglio”👇👇
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Gian Domenico Caiazza
Gian Domenico Caiazza@gdcaiazza·
Le regole democratiche si rispettano, le sconfitte politiche si accettano. Il Comitato Si Separa della Fondazione Einaudi, che ho avuto l’onore di presiedere, ha avuto un solo impegno, quello cioè di rendere per quanto possibile chiaro ai cittadini il contenuto della riforma sulla quale essi erano chiamati a votare. Lo scontro referendario però è divenuto politico, e d’altronde -come ho imparato da Marco Pannella- del diritto di voto ciascuno fa ciò che ritiene utile. Resta però, di questo scontro, una eredità con la quale il Paese comprenderà da subito di doversi misurare. La magistratura italiana si è fatta partito, assumendo nello scontro referendario addirittura la leadership politica di una parte del Paese. Chi immagina che dal superamento di questa linea rossa si possa tornare indietro facilmente, temo abbia fatto male i conti. Intanto, complimenti ai vincitori.
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Gian Domenico Caiazza
Gian Domenico Caiazza@gdcaiazza·
Cento e più ragioni per votare SÌ. Contro le menzogne, contro chi inganna gli elettori. Questa settimana su PQM
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Gian Domenico Caiazza
Gian Domenico Caiazza@gdcaiazza·
Gli organi di garanzia, per giurisprudenza costante della Corte Costituzionali, NON POSSONO ESSERE ELETTI A MAGGIORANZA SEMPLICE, dunque devono includere rappresentanti laici della opposizione parlamentare, come infatti puntualmente accade da sempre . Non c’è uno di Voi, uno solo di Voi che risponda alle obiezioni tecniche in modo almeno decorosamente informato. È veramente una cosa desolante, e Lei sbatte anche il pugno e dice “chiaro ora?”. Roba da matti😂😂
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Nino Cartabellotta
Nino Cartabellotta@Cartabellotta·
"Se il Pubblico Ministero deve attendere un cenno del Ministro per sapere se deve o non deve iniziare un processo penale contro un uomo politico, se deve o non deve insistere nell’accusa, in quel momento la giustizia penale è finita, e la libertà del cittadino è perduta" #Calamandrei
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Fondazione Luigi Einaudi
Fondazione Luigi Einaudi@fleinaudi·
La verità è che con la #SeparazionedelleCarriere avremo giudici più forti e più liberi. Ieri l’avv. @gdcaiazza, negli studi di #PiazzaPulita, ha provato a chiedere al fronte del no in che modo i magistrati potrebbero essere sottoposti alla politica. Ovviamente non ha ricevuto risposta… #SìSepara #SìVotaSì
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Gian Domenico Caiazza
Gian Domenico Caiazza@gdcaiazza·
La più poderosa opera di mistificazione del contenuto di una riforma sottoposta al voto dei cittadini che io ricordi, e Lei cincischia con la mia arroganza? Stiamo andando a votare su un tema, la sottoposizione della magistratura alla politica, che non solo non è nella riforma, ma anzi che la riforma impedisce. A Lei sembra una cosa normale? Perché non rispondete MAI a questa semplice domanda: dove, come ed esattamente in quale parte della riforma? Ripeto: una vergogna
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Gian Domenico Caiazza
Gian Domenico Caiazza@gdcaiazza·
“Un impianto che rafforza il controllo politico sull’esercizio dell’azione penale”: torno a domandarle: di cosa sta parlando? Cosa c’entra questa riforma con il controllo sull’esercizio dell’azione penale? Spieghi a chi ci sta leggendo in quale modo e in quale sua parte la riforma incida sull’esercizio dell’azione penale. Fumo negli occhi degli elettori, nella consapevolezza e nella impudente arroganza di volerlo fare
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Nino Cartabellotta
Nino Cartabellotta@Cartabellotta·
Egregio @gdcaiazza il Suo commento è l’esempio perfetto di come si tenta di coprire la povertà delle argomentazioni con l’isteria verbale. Lei non confuta nulla: strepita, insulta, accusa di malafede e di menzogna, ma evita di entrare nel merito. È il riflesso tipico di chi prova a delegittimare l’interlocutore con un’aggressività tanto scomposta quanto inconsistente. Ma il punto resta intatto. La separazione tra Pubblico Ministero e giudice, se inserita in un impianto che rafforza il controllo politico sull’azione penale, apre esattamente il problema evocato da Calamandrei: l’autonomia del PM rispetto al potere. Capisco la Sua agitazione, ma non cancella né la questione, né la storia costituzionale italiana. Si misuri con il merito, non con l’insulto. Perché la veemenza non sostituisce l’intelligenza e l’arroganza non è una prova.
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