Gian Domenico Caiazza

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Gian Domenico Caiazza

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@gdcaiazza

Presidente Unione @CamerePenali 2018-2023. Presidente Comitato @fleinaudi per il Sì alla separazione delle carriere dei magistrati.

Roma, Lazio Katılım Mart 2017
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Gian Domenico Caiazza
Gian Domenico Caiazza@gdcaiazza·
Il rilancio popolare della Odissea omerica ci può aiutare meglio a comprendere la vicenda Roggiero. La vendetta è un naturale sentimento umano che nasce dalla esigenza di riscattare un torto subito; ma se diventa criterio regolatore dei rapporti sociali, non c’è altro che il caos. Qui spiego perché i giudici del signor Roggero hanno irrogato la pena minima di legge, e tutte le attenuanti concedibili in considerazione della violenza inizialmente subita dall’imputato. La Politica sia responsabile, non fomenti odio, rancore ed ignoranza, si assuma invece la responsabilità di spiegare, informare, convincere. Una mia riflessione oggi sul Foglio👇👇
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Gian Domenico Caiazza
Gian Domenico Caiazza@gdcaiazza·
Film semplicemente stre-pi-to-so. Mio padre, grecista, che mi leggeva e mi spiegava l'Odissea passo per passo, forse oggi avrebbe sofferto, forse non avrebbe compreso. Ma io ho avuto davvero la sensazione, fisica ed emotiva, di trovarmi di fronte ad un omaggio poderoso ad Omero ed alla sua universale modernità
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Gian Domenico Caiazza
Gian Domenico Caiazza@gdcaiazza·
Vorrei far notare che la inapplicabilità della legittima difesa al caso #Roggero è sancita dalla “riforma Salvini”, che ha sì introdotto il principio per il quale la difesa verso chi si introduce nel mio domicilio è SEMPRE legittima, ma a CONDIZIONE CHE IL PERICOLO SIA ATTUALE. Se chi si è introdotto nel mio domicilio (per rubare, stuprare, rapinare, fate voi) se ne è poi andato, e io lo inseguo e lo uccido, SECONDO LA STESSA “LEGGE SALVINI”, la legittima difesa non è (ovviamente!) MAI invocabile. Se a ciò si aggiunge che il Roggero è stato condannato alla minima pena irrogabile per un duplice omicidio volontario ed un tentato omicidio, con concessione di tutte le attenuanti concedibili (generiche e provocazione), sarei grato se mi si facesse comprendere di cos’altro esattamente stiamo parlando. Grazie.
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Gian Domenico Caiazza
Gian Domenico Caiazza@gdcaiazza·
Sul caso #Ranucci è evidentemente troppo presto per ragionare di mandanti e moventi, lasciamo alle indagini il tempo necessario. Invece discutiamo di ciò che già appare chiaro, e cioè un rapporto almeno singolare e certamente pericoloso che questo “giornalismo d’inchiesta” nostrano crea con le proprie fonti. Per Ranucci, Lavitola è “la scatola nera del potere in Italia”, e forse ha ragione. Ma proprio per questo, se stringi un rapporto così inspiegabilmente profondo e personale con la “scatola nera”, il problema diventa: chi dei due governa l’altro? Vale per la fonte Lavitola, vale per la fonte servizi segreti, vale per le fonti investigativo-giudiziarie che #Report chiaramente predilige frequentare. È questo in discussione: la natura delle fonti notiziali ed il rapporto con queste, e dunque la credibilità stessa di quel “giornalismo d’inchiesta”.
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Marco Bellandi Giuffrida
Marco Bellandi Giuffrida@mbgiuffrida·
@gdcaiazza Mi sarebbe piaciuto leggere l'edizione ma nonostante mi sia iscritto alla newsletter della @fleinaudi non riesco ad accedere né a quella corrente né all'archivio
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Gian Domenico Caiazza
Gian Domenico Caiazza@gdcaiazza·
Sulla condanna di Mauro #Moretti sono ovviamente legittime tutte le opinioni. Ma è almeno necessario informarsi e comprendere di cosa esattamente si stia parlando. Le sentenze penali, e la ragioni per le quali si condanna o si assolve, non riguardano mai solo gli imputati, ma sempre, inevitabilmente, i diritti e le libertà di tutti noi. Questa settimana su L'#Eccezione👇👇
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Gian Domenico Caiazza
Gian Domenico Caiazza@gdcaiazza·
A proposito, prima che i soliti assetati di ghigliottina (con il collo degli altri) si scatenino scrivendo idiozie, informo che sono stati giudicati e condannati quali responsabili diretti di quella Immane tragedia: 1. I responsabili della impresa tedesca proprietaria del carro cisterna che ha causato l’imminente strage; 2. Gli operai che hanno errato la manutenzione del carro cisterna; 3. I dirigenti delle officine che hanno montato l’assile del carro cisterna deragliato ed esploso. Dunque qui non stiamo discutendo di vittime rimaste senza colpevoli, stiamo ragionando su quale possa mai essere stata, e come sia stata motivata, la colpa dell’amministratore delegato di FFSS, che nulla ha mai ovviamente saputo circa la stessa esistenza di quel maledetto carro. Tutto qui
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Gian Domenico Caiazza
Gian Domenico Caiazza@gdcaiazza·
Ho appreso solo oggi che la sentenza di condanna del dott. Mauro Moretti aveva riconosciuto che costui avesse rispettato le leggi vigenti in materia di controllo di sicurezza dei trasporti, ma gli aveva addebitato la colpa di non averne colto la insufficienza a fini di prevenzione, e quindi di non avere in sostanza adottato misure che ne adeguassero l’efficacia, così violando il principio generale del neminem ledere. Con la decisione di ieri si è affermato che una simile responsabilità colposa è talmente grave, da non meritare nemmeno la riduzione di un terzo della pena per le concesse attenuanti generiche, ma solo quella di un nono. Insomma, il carcere per Moretti era l’aspettativa delle vittime, e carcere è stato. Mi raccomando, dato che non basta, sbrighiamoci ad inserire la vittima in Costituzione
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Fondazione Luigi Einaudi
Fondazione Luigi Einaudi@fleinaudi·
Avevamo visto giusto, dunque, indicando come primo obiettivo dell’#OsservatorioGiustiziaLiberale una proposta di riforma per la riduzione dei tempi del processo. Ce lo conferma la pubblicazione del report #ISTAT (link nel primo commento) sulla “efficienza del sistema #giustizia” e sul dichiarato raggiungimento degli obiettivi Pnrr. Una accuratissima esposizione di dati percentuali comparativi sui tempi di pendenza e di definizione dei processi (civili e) penali, tutti - ci viene assicurato - di segno positivo. Senonché i dati non sono mai neutri, e non ci dicono nulla sulle ragioni della riduzione dei tempi, né se siano stati sacrificati diritti e garanzie, e quali e perché. L’efficienza del #processopenale è una ambizione di tutti noi: ma ciò che fa la differenza è il percorso che si sceglie per raggiungerla, e i valori non negoziabili che si hanno a cuore. Noi abbiamo le idee chiare, e siamo già al lavoro. @gdcaiazza
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Gian Domenico Caiazza
Gian Domenico Caiazza@gdcaiazza·
La vittima del reato è innanzitutto protetta dall’azione e dai poteri dei Pubblici Ministeri nella fase delle indagini, e poi dal diritto di partecipare con pienezza di poteri processuali nella fase del dibattimento. La proposta di inserire la vittima in Costituzione è figlia di una idea vendicativa della giustizia, perché implica inevitabilmente la presunzione di colpevolezza della persona che la vittima indica come proprio carnefice. Questa settimana su L’Eccezione👇👇
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Gian Domenico Caiazza
Gian Domenico Caiazza@gdcaiazza·
Non c’è bisogno di essere Vannacci: fior di giuristi liberali hanno criticato duramente la riforma che ha voluto irrazionalmente punire il femminicidio (pena base: l’ergastolo) come reato più grave di qualunque altro omicidio, anche il più orrendo (pena base: 21 anni). Il codice prevede apposta una serie di aggravanti, per connotare la peculiare gravità di un fatto omicidiario commesso per odio e disprezzo verso la libertà e la indipendenza della donna ed ottenere, se necessario, la pena più estrema. Altro è strumentalizzare questa giusta critica per vellicare ed alimentare -a fini di consenso elettorale- il peggio delle pulsioni misogine, populiste e fasciste, che sono purtroppo ancora vive nella nostra società. Qui c’è bisogno, senza alcun dubbio, di essere Vannacci.
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Gian Domenico Caiazza
Gian Domenico Caiazza@gdcaiazza·
Durante il referendum, chi denunciava il correntismo nella magistratura era un nemico della Costituzione. Oggi, mentre si avvicinano le elezioni del nuovo CSM e la cruda realtà non può più essere nascosta, il Presidente di ANM e l’ex Presidente del Comitato per il NO si affrettano a denunciare “i guasti del correntismo”. Storia e ragioni di una ipocrisia gattopardesca, oggi su L’Eccezione 👇👇
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Gian Domenico Caiazza
Gian Domenico Caiazza@gdcaiazza·
Diritto di cronaca e verità dei fatti: il mondo alla rovescia di Travaglio e Ranucci. Una mia riflessione su Il Foglio
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Gian Domenico Caiazza
Gian Domenico Caiazza@gdcaiazza·
Caro Direttore, questa per esempio è una vera e grande notizia, perché -se confermata- accenderebbe una luce per niente rassicurante sull’operato della Procura Generale di Milano, e tutti noi avremmo allora il diritto di vederci chiaro (anche se ho conosciuto personalmente la dott.ssa Nanni, e ne ho tratto l’idea di una magistrata di grande qualità). Dunque, è molto semplice: pubblicate i riscontri, e tutto diventa più chiaro. Cordialità
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Peter Gomez
Peter Gomez@petergomezblog·
@gdcaiazza @MaranAlessandro Caro Caiazza i riscontri alla testimonianza sono stati cercati e secondo noi pure trovati. Se magari qualcuno ce li avesse chiesti magari li avrebbe potuti considerare utili, inutili, esistenti o inesistenti. Ma nessuno ce li ha chiesti. Curioso
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Gian Domenico Caiazza
Gian Domenico Caiazza@gdcaiazza·
Il nostro “giornalismo d’inchiesta” si fonda sul protervo rifiuto di una regola elementare: le notizie non verificate non si possono e non si debbono pubblicare. Non basta che “una fonte” abbia detto che Tizia reclutava prostitute, o che il Ministro Caio frequentava Sempronio. Bisogna verificarne l’attendibilità soggettiva, l’assenza di interessi a dire il falso o a manipolare il vero, e soprattutto occorre acquisire riscontri “esterni” alle dichiarazioni della fonte. Il che costa molta fatica, e autentica capacità investigativa. Tutto qui
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Gian Domenico Caiazza
Gian Domenico Caiazza@gdcaiazza·
Conosco perfettamente il processo Ambiente Svenduto, del quale mi sono occupato per molti anni, e posso testimoniare che l’imputazione a carico di Niki Vendola era, molto più che infondata, tecnicamente e logicamente addirittura assurda, in linea d’altronde con l’intera vicenda giudiziaria. Però dobbiamo metterci d’accordo: o la prescrizione, secondo la vulgata dei populisti -tipo 5 Stelle alleati di Vendola- è lo strumento dei ricchi e dei potenti per guadagnare l’impunità, o è -come io penso, e come sembra aver compreso anche Vendola sulla sua pelle- un fondamentale strumento di civiltà. Se lo Stato non riesce a pronunziare una sentenza definitiva in tempi ragionevoli, è doveroso che il reato si prescriva. Rimanere imputati a vita è pura inciviltà. Vale per Vendola, vale per tutti.
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