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Ora è praticamente ufficiale.
Il ministro della Giustizia Nordio farà causa a Sigfrido Ranucci per le sue parole a “Cartabianca” sulla sua visita al ranch di Nicole Minetti in Uruguay.
Lo ha rivelato “Il Foglio”.
Una querela - l’ennesima - di fronte a cui Telemeloni lo lascerà solo, abbandonato, esposto, senza coprirgli neppure le spese legali.
Allora Ranucci, poco fa, ha fatto qualcosa che ci ricorda perché è un grande uomo, prima ancora che un grande giornalista.
Ha annunciato che affronterà il processo a sue spese, rifiutando ogni aiuto legale arrivato da centinaia di studi da tutta Italia e declinando tutte le raccolte fondi partite spontaneamente, più o meno in buona fede, con parole che davvero meritano di essere lette:
“Sento il dovere di informarvi, che davanti all'eventuale denuncia del Ministro della Giustizia Nordio, rinuncio già da ora ad esporre l'azienda, che gestisce soldi pubblici, a eventuali rischi.
Affronterò il giudizio a mie spese.
Ringrazio le decine di studi legali e le centinaia di persone che mi hanno scritto sui miei profili e via mail, per offrire la loro collaborazione gratuitamente, o di contribuire alle spese. E diffido chi sta avviando raccolte fondi a mio nome. Non ho bisogno di aiuti economici, solo di poter ancora contare sulla vostra passione. Oggi è la giornata mondiale della libertà di stampa, sento ancora il bisogno di sottolineare che non ha prezzo, ma che è un valore inalienabile dell'umanità”.
Un grande gesto, non ovvio e per nulla scontato.
La sua scorta non è chi gli paga le spese, ma chi lo segue da anni e non lo lascia solo, isolato.
Il suo pubblico.
Oggi più che mai sto dalla parte di Sigfrido Ranucci.
(Tosa)

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