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#UE, Terzi (Fdi): Italia sostiene adesione Serbia "Balcani priorità strategica"
Roma, 18 apr. (askanews) - "Nella missione che ho effettuato ieri a Belgrado con la senatrice Rojc in rappresentanza della Commissione per le Politiche UE del Senato, abbiamo incontrato Autorità e Commissioni parlamentari serbe nel quadro di un
concreto dialogo sul percorso di adesione della Serbia all'Unione europea. Il primo incontro è stato con Ana Brnabic, presidente dell'Assemblea nazionale serba ed già primo ministro, che ha elogiato l'Italia per il consenso mostrato all'apertura del cluster negoziale n. 3, relativo alla competitività e alla crescita inclusiva, ma si è rammaricata dell'atteggiamento critico mostrato da alcuni Stati membri; e ciò nonostante il parere positivo espresso lo scorso novembre dalla Commissione europea. La presidente Brnabic ha sostenuto che la mancata apertura di questo cluster negoziale rischia di dare un segnale negativo ai cittadini serbi, che hanno un grande desiderio di aderire rapidamente all'Unione, ritenendo che non ci sia una reale alternativa politica al processo di adesione. Eventuali lacune nel processo normativo serbo potranno essere recuperate attraverso un percorso di cooperazione, di cui quella parlamentare è un aspetto importante, e al riguardo ha ricordato l'imminente parere della Commissione di Venezia, richiesto proprio da parte serba su alcune modifiche alla legge giudiziaria. La presidente Brnabic ha poi ricordato come il 2026 sia l'anno elettorale in Serbia e ha sottolineato come la mancata apertura del cluster 3 potrebbe essere letta anche come indiretto mancato sostegno al presidente Vucic, come evidenziato - secondo la sua lettura - anche dall'atteggiamento dell'opposizione parlamentare in Serbia. Ritiene invece che tutte le componenti della politica serba dovrebbero impegnarsi a fondo per garantire l'adesione, come desiderano i cittadini serbi. Ha citato al riguardo un recente articolo a doppia firma Vucic-Rama, apparso sull'Handelsblatt, in cui i due premier serbo e albanese sgombrano il campo da alcuni elementi addotti dai critici dell'adesione. In particolare, ha ricordato come, secondo l'impostazione dei due leader, la Serbia e l'Albania potrebbero non reclamare necessariamente un Commissario europeo e potrebbero non esercitare il loro diritto di veto. Si tratta di preoccupazioni dei critici dell'adesione che, secondo questa impostazione, sarebbero quindi fugate". Lo scrive in una nota Giulio Terzi, senatore di Fratelli d'Italia e presidente della commissione politiche Ue di Palazzo Madama". "La delegazione del Senato - prosegue
- ha poi incontrato Elvira Kovacs, esponente politico della minoranza ungherese e presidente della Commissione affari europei del Parlamento serbo. Nel corso dello scambio, la presidente Kovacs ha evidenziato i costanti sforzi serbi per costruire un
consenso il più largo possibile sul percorso di adesione, tra cui la costante partecipazione ai tanti eventi della cooperazione parlamentare europea e alle riunioni organizzate dal Parlamento europeo. Ha lamentato tuttavia il pregiudizio che ha potuto
registrare nei vari incontri, dove il fatto che la #Serbia abbia una posizione di politica estera non perfettamente coerente con quella dell'Unione sta condizionando pesantemente il processo di adesione. Rileva soprattutto la politica di mancato sostegno alle
sanzioni nei confronti della Federazione russa che, tuttavia, a suo avviso, non può essere ostativa alla prosecuzione dei negoziati di adesione. La Serbia è uno Stato indipendente e autonomo e quindi, a suo avviso, sbaglia chi ritiene che la politica serba sia dipendente da quella russa. Anche nell'ultimo incontro, il presidente del gruppo parlamentare di amicizia, Jovan Palalic ha sottolineato i profondi legami di amicizia tra il popolo italiano e quello serbo, testimoniato dalla profondità storica dei rapporti, a partire dall'antica Roma e dal governo della Serenissima, e dagli ottimi rapporti tra il presidente Vucic e la presidente @GiorgiaMeloni. Molto rilevante è anche la cooperazione tra la Serbia e tante Regioni italiane, soprattutto con la Lombardia, per sviluppare progetti imprenditoriali comuni. Palalic ritiene urgente lavorare per ricercare delle formule di negoziato che permettano la prosecuzione del processo di adesione, senza condizionamenti politici relativi ad altri temi. La domanda che si stanno ponendo molti esponenti della politica serba è infatti se i paesi europei vorranno proseguire il lavoro comune con la Serbia oppure se l'argomento relativo alle sanzioni nei confronti della Russia risulterà comunque un elemento di forte criticità per il negoziato. In conclusione, per parte
nostra nei vari incontri ho, insieme alla senatrice Rojc, sottolineato il forte senso di amicizia tra Italia e Serbia, dimostrato dalle frequenti visite dei ministri e dei parlamentari italiani e da un importante interscambio commerciale. Ho ricordato come l'Italia sia convintamente favorevole all'adesione di tutti i paesi dei #Balcani occidentali, che sono parte dello sviluppo storico, sociale ed economico europeo. Su tale punto serve un processo di adeguamento dell'ordinamento serbo a quello europeo che sia ordinato e progressivo, in modo tale da permettere anche ai cittadini, alle formazioni sociali, alle imprese, di capire l'importanza di avere regole europee condivise, che sono strumentali a uno sviluppo economico ancora più sostenuto. Il messaggio che abbiamo veicolato, insieme con la senatrice Rojc, è stato quindi quello di un forte sostegno italiano all'adesione della Serbia all'Unione europea, su cui l'Italia continuerà a lavorare in tutte le opportune sedi. L'ingresso di tutti i paesi dei Balcani occidentali nell'Unione europea costituisce non solo un processo storico inevitabile, ma anche una necessità strategica l'Italia per rafforzare la nostra presenza in un'area cruciale per la sicurezza politica ed economica dell'intera Unione Europea", conclude la nota."
Con tutti gli interlocutori ho anche sottolineato la grande sensibilità e impegno dell'Unione e degli Stati membri, riflessa da tempo nelle conclusioni del Consiglio europeo, della prevenzione e contrasto alle sfide delle minacce ibride e della strategia e strutture necessarie per difendersi dalle ingerenze esterne nei processi democratici, a partire dallo scudo europeo per la democrazia e dalle strategie FIMI.
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