Gianfranco Refosco

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@grefosco

Katılım Mart 2012
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Radosław Sikorski 🇵🇱🇪🇺
Moscow supports Orban because he sabotages the European Union, blocks sanctions and money for Ukraine. Ergo, he who supports Orban, helps Moscow. It really is that simple.
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Shanaka Anslem Perera ⚡
Shanaka Anslem Perera ⚡@shanaka86·
President Trump just posted that seven defense CEOs agreed to quadruple production of what he called “Exquisite Class” weaponry. BAE Systems, Boeing, Honeywell Aerospace, L3Harris, Lockheed Martin, Northrop Grumman, Raytheon. All in the room. He said expansion began three months ago. He said the United States has a virtually unlimited supply of medium and upper medium grade munitions. Read it as a press release and it sounds like strength. Read it as an engineering document and it is the most alarming confession of the entire war. You do not convene every major defense CEO in America on day seven of a military operation unless the consumption rate has exceeded planning assumptions. You do not announce a quadrupling of production unless current production is insufficient. You do not emphasize unlimited supply of medium grade munitions unless the high grade inventory is the constraint. The January 2026 framework agreement to scale THAAD interceptor production from 96 to 400 per year and PAC-3 MSE from 600 to 2,000 per year requires a full seven year ramp to reach maximum capacity. Seven years. The war is eight days old and has already consumed interceptors at a rate that points toward global THAAD exhaustion within sustained weeks of this tempo. Lockheed Martin, RTX, and L3Harris cannot manufacture precision interceptors faster than this conflict is burning through them. The metallurgy alone for a THAAD kill vehicle requires specialized alloys with multi-month procurement cycles. You cannot quadruple that with a press conference. What Trump can quadruple quickly is exactly what he described: medium and upper medium grade munitions. JDAMs. Gravity bombs. Cruise missiles with established production lines. The weapons Hegseth announced as “unlimited” at his briefing. These are the munitions that destroy buildings, crater runways, and flatten military infrastructure. They are offensive weapons. They are not the defensive interceptors being depleted every night by Iranian ballistic missiles and drones hitting Prince Sultan, Al Udeid, and Muwaffaq Salti. The announcement reveals the asymmetry the market has not priced. America can produce the bombs it drops on Iran faster than Iran can rebuild what those bombs destroy. That is the offensive equation and it favors Washington. But America cannot produce the interceptors that defend its bases faster than Iran can produce the missiles aimed at those bases. That is the defensive equation and it favors Tehran. Trump’s meeting with seven CEOs addressed the offensive equation. Nobody in the room can solve the defensive one on any timeline this war permits. The next CEO meeting is scheduled for two months from now. In two months at current tempo the question is not whether production has quadrupled. The question is whether the interceptor inventory that protects the bases launching those quadrupled munitions still exists. The arsenal of attack is unlimited. The arsenal of defense is finite. That gap is the structural vulnerability of the entire campaign and Trump just told you it exists by calling a meeting to fix half of it. open.substack.com/pub/shanakaans…
Shanaka Anslem Perera ⚡ tweet media
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Marco Fattorini
Marco Fattorini@MarcoFattorini·
Michele Santoro: «Io penso che la dialettica politica sia molto più forte in Russia che in Ucraina. Non credo proprio che l’Ucraina sia più democratica della Russia». Altro che propaganda, qui siamo alle barzellette.
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Ilario Piagnerelli
Ilario Piagnerelli@ilario82·
I russi stanno cancellando Kostantynivka con il fosforo bianco. In città vivrebbero ancora 2mila persone.
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Dario D'Angelo
Dario D'Angelo@dariodangelo91·
🚨🇺🇸 Donald Trump: "Sulla base di un’analisi approfondita, dettagliata e completa della ridicola, mal scritta e straordinariamente antiamericana decisione sui dazi emessa ieri, dopo MOLTI mesi di riflessione, dalla Corte Suprema degli Stati Uniti, si intenda questa dichiarazione come rappresentativa del fatto che io, in qualità di Presidente degli Stati Uniti d’America, con effetto immediato, aumenterò il dazio globale del 10% applicato ai Paesi - molti dei quali hanno “derubato” gli Stati Uniti per decenni, senza subire alcuna ritorsione (finché non sono arrivato io!) - portandolo al livello del 15%, pienamente consentito e legalmente testato. Nel corso dei prossimi mesi, l’Amministrazione Trump determinerà e introdurrà i nuovi dazi legalmente consentiti, che continueranno il nostro straordinario e riuscitissimo processo di rendere l’America di nuovo grande - PIÙ GRANDE CHE MAI!!! Grazie per l’attenzione su questa questione. Presidente DONALD J. TRUMP".
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Gianfranco Refosco
Gianfranco Refosco@grefosco·
La Russia deve essere veramente disperata per mandare avanti Salvini a chiedere a Zelensky di arrendersi
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Mariano Giustino
Mariano Giustino@MarianoGiustino·
AGGIORNAMENTO! CIRCA 3.500 MORTI E OLTRE 10.000 FERITI. TERRIFICANTE! IN IRAN È IN CORSO UNA CARNEFICINA DI GIOVANI! Il numeri dei morti aumenta esponenzialmente di ora in ora. Secondo fonti interne di personale medico e di organizzazioni umanitarie i morti sarebbero circa 3.500 e oltre 10.000 feriti. Questo è il numero totale dei manifestanti uccisi registrato dal personale ospedali degli ospedali del paese.
Mariano Giustino@MarianoGiustino

Vi prego di diffondere ovunque quanto sto per riferirvi. Diffondete questo video e le mie parole ai vostri contatti e alle istituzioni. Fatelo subito! Dovete sapere che le forze della repressione impiegate in #Iran non sono prevalentemente costituite da paramilitari #basij, né dal corpo dei guardiani della rivoluzione. Sono, in modo significativo, milizie mercenarie sciite fatte affluire in Iran dalla guida suprema #Khamenei in particolare dall’#Iraq, dal #Libano e dall’#Afghanistan. Il regime sta facendo affluire veri e propri criminali jihadisti nel paese per mettere in atto le uccisioni di massa, la feroce repressione che non sono riuscite a compiere appieno le forze pasdaran. Khamenei, oltretutto, sembra posseduto da un’angoscia paranoide e non si fida del tutto del Corpo dei guardiani della rivoluzione. Numerosi combattenti delle milizie Hashd al-Shaabi stanno aiutando il regime nelle operazioni di brutale repressione e nel massacro dei manifestanti nelle strade con esecuzioni sommarie dei manifestanti catturati. A 15 giorni dall’inizio della rivoluzione in corso per la liberazione dell’Iran dall’orrifica repubblica islamica i morti sono già diverse centinaia, si parla di circa trecento morti. I feriti sono migliaia. Gli ospedali sono al collasso, come riferiscono operatori umanitari, medici e altri operatori sanitari. “I combattenti per la libertà”, come vengono definiti i giovani in lotta per la liberazione dell’Iran dalla Repubblica islamica, che sono trucidati dai miliziani sciiti, vengono portati in un centro clandestino dove si occultano i cadaveri. Sono strazianti il pianto e le grida delle famiglie presenti presso il Centro di medicina legale di #Kahrizak a #Teheran per identificare i corpi dei loro cari. Le immagini che ci giungono da fonti nella capitale iraniana sono strazianti. A #Kahruzak hanno allestito un vecchio carcere per portarvi i corpi dei giovani trucidati. Vi aggiornerò sull’andamento di queste ore terribili per il movimento rivoluzionario iraniano fermamente determinato a resistere fino in fondo, fino alla fine dell’occupazione del proprio paese dalla barbarie di una oppressione sanguinaria rappresentata dalla repubblica islamica. Vi aggiornerò sull’andamento di queste ore terribili per il movimento rivoluzionario iraniano fermamente determinato a resistere fino in fondo, fino alla fine dell’occupazione del proprio paese dalla barbarie di una oppressione sanguinaria rappresentata dalla repubblica islamica. #IranRevolution2026 #IRGCterrorists @RadioRadicale #Turchia

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Fabio Sabatini
Fabio Sabatini@FabbioSabatini·
Guardate questo video. A Minneapolis, un agente dell'ICE spara contro la conducente di un’auto, all’altezza del volto. La donna muore pochi istanti dopo. Secondo gli agenti, la sua auto stava ostruendo la strada durante un’operazione. Secondo la responsabile del Department of Homeland Security, Kristi Noem, gli agenti avrebbero agito per sventare una minaccia terroristica interna. Nel video, però, non c’è traccia di alcun attentato né di una minaccia imminente. Si vede una donna ferma alla guida della propria auto, probabilmente spaventata e indignata, che si trova nel posto sbagliato al momento sbagliato. Gli agenti tentano di aprire lo sportello con la forza. La conducente inserisce la retromarcia per allontanarsi, poi accenna ad avanzare. Un agente mascherato le si para davanti, prende la mira e spara al volto. Tutto è avvenuto a meno di un miglio dal luogo in cui, nel 2020, fu ucciso George Floyd. Non è un caso isolato, ma l’esito prevedibile degli eccessi di un apparato che tratta ogni corpo come sospetto e considera la violenza fisica un passaggio amministrativo. L’ICE è stata trasformata nella più grande forza repressiva della storia americana: una struttura paramilitare che risponde di fatto solo al presidente, con un budget superiore a quello delle forze armate di interi paesi, un sistema carcerario parallelo e pratiche operative sempre più svincolate dal diritto. Non è più soltanto un’agenzia che si occupa di immigrazione. È diventata il perno di un’infrastruttura di coercizione interna, che opera con margini sempre più ampi di discrezionalità e sempre meno vincoli di controllo democratico. Nel post che trovate linkato nei commenti ricostruisco, sulla base di fonti pubbliche, atti legislativi e documenti emersi negli ultimi mesi, come l’ICE stia evolvendo in una milizia paramilitare senza precedenti nella storia recente degli Stati Uniti — e perché questa traiettoria sia incompatibile con la democrazia. So che l’attenzione pubblica è assorbita da molte crisi simultanee. Ma è essenziale prendere atto del deterioramento della democrazia nel paese che oggi si arroga il diritto di impartire lezioni libertà di espressione all’Europa.
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Daniele Angrisani
Daniele Angrisani@putino·
Un’altra angolatura del video dell’uccisione a bruciapelo a Minneapolis di una donna da parte di un agente dell’ICE.
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Anonymous Italia 🇮🇹
Anonymous Italia 🇮🇹@ANONYM0USITALIA·
State assistendo in diretta a una rivoluzione. Questo è l'Iran. Il popolo rifiuta il regime islamico. Nelle strade gridano la loro identità iraniana affinché il mondo intero possa sentirli. #Iran #IranProtests #iranRevolution #FreeIran ✊ 🇮🇷
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Rayan Amiri
Rayan Amiri@realRayanAmiri·
🚨 IRAN | BREAKING Huge crowds have just taken to the streets in central Tehran, chanting continuously “Javid Shah” (Long Live the Shah), with women on the front lines in support of Iran’s exiled Shah, Reza Shah Pahlavi II [@PahlaviReza]. Share these videos so the world sees Iran
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Astraia AI
Astraia AI@astraiaone·
Europe is a country 🇪🇺🇪🇺🇪🇺 Do you agree?
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Marco Setaccioli
Marco Setaccioli@marsetac·
Il progetto imperiale di Vladimir Putin, che sempre più chiaramente emerge anche dalla retorica sciovinista (con tratti di millenarismo distopico) dei suoi discorsi ed atteggiamenti, non è una deviazione recente né una reazione emotiva all’allargamento della NATO. È una visione coerente, stratificata e dichiarata, che affonda le radici nella storia lunga della Russia e nella sua incapacità cronica di concepirsi come Stato-nazione. In questo senso Putin non è un’anomalia, ma un sintomo. Incarna cioè l’ultimo interprete di una tradizione che va dall’Impero zarista all’URSS, passando per quel vuoto identitario che gli anni Novanta non hanno mai davvero colmato. Già nel XIX secolo pensatori come Čaadaev e poi Dostoevskij avevano colto il nodo centrale: la Russia esiste solo in funzione di una missione imperiale, reale o immaginata. Aleksandr Solženicyn, nel saggio La Russia sotto le macerie, lo aveva brutalmente scritto che senza impero, la Russia rischia di scoprire di non sapere chi è. Putin ha trasformato questa angoscia semi-collettiva in ideologia di Stato. Il suo discorso di Monaco del 2007, l’annessione della Crimea nel 2014 e infine il saggio del luglio 2021 sull’“unità storica di russi e ucraini” sono tappe di un’unica narrazione: l’Ucraina non come soggetto, ma come errore; la sovranità altrui come concessione temporanea; la forza come strumento legittimo di riordino dello spazio post-sovietico. L’invasione del 2022 nasce da questa premessa. Doveva essere l’atto fondativo della restaurazione imperiale. Come ha scritto Foreign Affairs nei mesi successivi, Putin non mirava solo a Kiev, ma a ristabilire il principio secondo cui la Russia potesse ancora decidere chi è sovrano e chi no nel suo “estero vicino”. Il risultato, tre anni dopo, è esattamente opposto. La guerra in Ucraina non ha ampliato l’impero russo, lo ha rimpicciolito, smontato pezzo per pezzo, spesso senza neppure bisogno di un avversario diretto. Il primo cedimento evidente è avvenuto in Medio Oriente. L’intervento in Siria del 2015 aveva permesso a Mosca di tornare sulla scena globale come potenza indispensabile, capace di salvare Assad e di porsi come interlocutore ineludibile per tutti: dall’Iran a Israele, fino alla Turchia. Non a caso The Economist aveva definito la Siria “il laboratorio del ritorno russo”. Un laboratorio che però oggi è imploso. Il crollo del regime di Assad ha mostrato che la protezione russa è diventata contingente, fragile, subordinata ad altre priorità. Mosca non aveva più né risorse militari né capitale politico per sostenere un alleato mentre veniva risucchiata dalla guerra di logoramento in Ucraina. Parallelamente si è incrinato il pilastro iraniano. L’asse Mosca-Teheran, celebrato come alternativa all’ordine occidentale, si è rivelato vulnerabile. Gli attacchi congiunti di Israele e Stati Uniti hanno colpito duramente le capacità iraniane, gli hanno inflitto un’umiliazione politica, che in una regione nella quale i rapporti sono da sempre concepiti sull’approccio muscolare, si traduce in un affondo strategico e, soprattutto, hanno azzerato i suoi proxy regionali: Hamas, Hezbollah, Houthi. Financial Times e Washington Post hanno sottolineato come l’Iran sia oggi più concentrato sulla propria sopravvivenza interna che sulla proiezione esterna. Le proteste che attraversano il paese non sono un episodio, ma una frattura strutturale. L’ipotesi di un ritorno di un establishment legato all’eredità dello Scià, quindi più permeabile all’Occidente, non è più tabù. Per la Russia significherebbe perdere un alleato strategico e uno strumento di destabilizzazione indiretta. Ancora più istruttivo è il collasso dell’influenza russa nel Caucaso. Qui Mosca aveva costruito il proprio potere sulla gestione dei conflitti congelati, trasformandoli in leve di controllo. Il Nagorno Karabakh ha segnato la fine di questa illusione. L’Armenia, come hanno raccontato Politico e Carnegie Endowment, ha preso atto che l’alleanza con la Russia non garantiva alcuna sicurezza reale. L’Azerbaijan, dal canto suo, ha rotto progressivamente i rapporti dopo l’abbattimento di un aereo azero da parte russa e una serie di incidenti diplomatici gestiti con arroganza e opacità. È un caso quasi da manuale di declino imperiale: riuscire a inimicarsi contemporaneamente due nemici storici, perdendo il ruolo di arbitro su entrambi è un record negativo non da tutti. Il quadro non migliora guardando oltre lo spazio ex sovietico. In America Latina, il Venezuela di Maduro rappresentava per Mosca una testa di ponte simbolica e strategica contro Washington. Oggi quel regime è sempre più instabile. The Economist e Reuters hanno più volte sottolineato come una sua caduta avrebbe effetti a catena, mettendo in discussione anche la sopravvivenza del regime cubano. Per la Russia significherebbe la perdita quasi totale di influenza strutturata nel continente. Sul piano economico e infrastrutturale, il fallimento imperiale assume una forma ancora più tangibile. La Russia doveva essere il grande corridoio eurasiatico, il ponte naturale tra Cina ed Europa. Oggi le merci cinesi aggirano sempre più il territorio russo. Come documentato da Financial Times e da diversi report della Banca Mondiale, il traffico si sposta verso il cosiddetto Middle Corridor, attraverso Caucaso e Asia centrale. Pechino, che Mosca presenta come “partner senza limiti”, si comporta in realtà da potenza predatoria: compra energia russa a prezzi scontati, rileva asset industriali che poi alimenta con materie prime e componenti portate dalla Cina (senza dunque generare crescita reale e indotto in Russia), impone condizioni, riduce la dipendenza logistica e osserva il logoramento del vicino con il distacco di chi sa che l’altro non ha alternative. È l’amicizia tipica dei rapporti asimmetrici, non delle alleanze paritarie. E l’ulteriore paradosso è che la guerra lanciata in nome della sicurezza ha prodotto una insicurezza strutturale permanente. L’aggressione all’Ucraina ha innescato un riarmo generalizzato in Europa, l’allargamento della NATO, una militarizzazione stabile dei confini russi. Come ha scritto Foreign Policy, il Cremlino è ora prigioniero delle proprie paranoie: costretto a investire per anni risorse enormi (che non ha) in difesa e sicurezza interna, a scapito della tenuta finanziaria e sociale del paese. È una spirale che non ha nulla a che fare con l’ascesa di un nuovo impero, ma che ricorda anzi in modo fin troppo evidente la fine dell’ultimo e più grande di sempre, quello sovietico. La guerra in Ucraina, che doveva essere il mattone fondativo della restaurazione imperiale, si sta dunque rivelando un atto di suicidio geopolitico. Putin ha scoperto troppo tardi che l’impero non si ricostruisce con i carri armati quando il mondo ha smesso di riconoscerlo, e quando persino gli alleati iniziano a prepararsi al dopo. Alla fine resta solo una potenza armata, più povera, più isolata, più temuta che rispettata. E come la storia russa insegna, quando l’impero si restringe fino a coincidere con il regime, è il regime a diventare la prima linea del fronte.
Marco Setaccioli tweet media
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Claudio Borghi A.
Claudio Borghi A.@ClaudioBorghi·
Legge sulla proprietà delle riserve auree è in Gazzetta Ufficiale. Mi dispiace per BCE e Bankitalia (che ringrazio per la preziosa attività di custodia) ma da oggi nessuno può accampare alcun diritto sul nostro oro. Si chiude qui una battaglia iniziata nel 2014.
Claudio Borghi A. tweet media
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Daniele Angrisani
Daniele Angrisani@putino·
Trump ha condiviso un articolo su Truth Social in cui afferma che: "È la Russia a ostacolare la pace". Dall'articolo: "La fine di una guerra devastante è più vicina che mai", ha detto Trump. “Poi, al momento giusto, Putin ha scelto altre menzogne, odio e morte"
Daniele Angrisani tweet media
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Mariano Giustino
Mariano Giustino@MarianoGiustino·
Media italiani continuano a definire le proteste in #Iran come manifestazioni per il caro vita. È falso! Le proteste sono per abbattere la Repubblica islamica. È un punto di non ritorno. Le donne sono tornate a guidare la rivoluzione. Questa notte i pasdaran stanno facendo irruzione nei dormitori e stanno aggredendo le ragazze trascinandole via e caricandole nei furgoni bianchi. Orrore indicibile! @RadioRadicale #Turchia
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Maurizio Belpietro
Maurizio Belpietro@BelpietroTweet·
A Milano, ma non solo, mi succede con frequenza di incrociare auto di grossa cilindrata con targa ucraina. Non penso si tratti di turisti, né di imprenditori in viaggio d’affari. Immagino siano persone che possono permettersi di fuggire dalla guerra. laverita.info/basta-inviare-…
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Marco Setaccioli
Marco Setaccioli@marsetac·
Quando si dice “mettere una toppa peggiore del buco”. L’@Anpinazionale ha pubblicato un comunicato a seguito delle contestazioni di studenti e attivisti all’ormai celebre convegno organizzato a Napoli dal Prof. D’Orsi, nel quale non solo dice di aver avuto sempre posizioni chiarissime di condanna nei confronti dell’invasione russa dell’Ucraina, ma scarica anche sulla sezione napoletana la responsabilità di aver patrocinato l’iniziativa “non condivisa dalla segreteria Nazionale”. Una “chiarezza” contestata dalla base, dal momento che è sufficiente scorrere i commenti, per trovare decine di interventi di iscritti, “schifati” o “indignati” proprio dall’ambiguità mostrata dall’Associazione nei confronti della resistenza ucraina e dalle uscite indecenti prodotte negli anni dal presidente Pagliarulo nei quali ripeteva alla lettera tutte le falsità della propaganda russa, sulle presunte stragi dei russofoni del Donbas e sull’allargamento della NATO. Ma il più interessante è senza dubbio quello della sezione ANPI “Aurelio Ferrara”, la stessa che ha collaborato all’organizzazione del convegno di D’Orsi. Nel testo - nel quale si ribadisce la tesi dell’attacco squadrista contro i relatori - si legge che la segreteria nazionale era invece al corrente di tutto, dal momento che era prevista la presenza del rappresentante dell’Associazione per il mezzogiorno (assente solo per motivi di salute) e che c’era una rappresentanza del comitato nazionale, oltre a 7 presidenti di altre sezioni con relative “ampie delegazioni”. Ora, chiarito che l’Associazione che dovrebbe difendere i valori dell’antifascismo, ha invece ormai scelto di stare con chi supporta apertamente regimi fascisti - la partecipazione ai festival di RT a Minsk e Mosca di D’Orsi in qualità di ospite non offre margini di dubbio in tal senso -, viene da chiedersi come mai la segreteria nazionale ANPI si sia avventurata una sorta di scaricabarile per un convegno come quello svoltosi a Napoli, quando appena qualche settimana fa ne ha patrocinato uno ben peggiore a Torino, al quale, oltre al professore e al tronista della propaganda putinista Di Battista, hanno partecipato personaggi quali Vincenzo Lorusso, co-organizzatore di campagne di affissioni di manifesti pro-russi, di proiezioni di contenuti sanzionati dall’UE e collaboratore di “International Reporters”, organizzazione finanziata dal governo russo (ma anche ideatore della campagna di raccolta di firme contro il Presidente della Repubblica Mattarella, difeso invece dall’Associazione nello stesso comunicato di ieri). E visto anche che a seguito del diniego del Polo del ‘900 quale sede dell’incontro, il presidente Pagliarulo aveva, insieme agli altri, gridato alla censura, difendendo di fatto il diritto di proporre menzogne prodotte in serie da regimi totalitari nel tempio dell’antifascismo torinese. Forse sarebbe il caso che l’ANPI chiarisse una volta per tutte da che parte sta, rispondendo a queste semplici domande. Ritenete o no che quella ucraina sia la resistenza di un popolo che difende la propria libertà contro un regime che ne vuole la cancellazione? Credete o no che il popolo ucraino possa autonomamente scegliere il proprio futuro, incluse le proprie alleanze politiche, commerciali e militari in quanto stato sovrano, come previsto dalle regole ONU? Ritenete o no che l’Ucraina abbia diritto alla propria integrità territoriale, in base ai confini internazionalmente riconosciuti? Credete o no che una PACE GIUSTA sia l’unica pace possibile, perché la sola in grado di assicurare il rispetto della dignità e della libertà delle popolazioni attualmente sotto occupazione, la restituzione dei bambini rapiti, deportati e russificati, oltre alle riparazioni dei danni di guerra e condanne giuste per i crimini commessi? E, infine, come avreste definito se non “fascista” o “collaborazionista” un’associazione che 80 anni fa, riferendosi alla nostra resistenza rispetto al nazifascismo, a queste stesse domande avesse risposto “no”?
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