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@gseba_sca

Lettore accanito, militante antifascista convinto cum grano salis.

Roma, Lazio Katılım Ağustos 2016
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Claudio Borghi A.
Claudio Borghi A.@ClaudioBorghi·
Intanto se ricuciremo con gli Stati Uniti lo dovremo anche ad UN PO' di lavoro della Lega 👇 Ora su Truth. Trump riconosce la lealtà di Salvini. Occasione d'oro per riprovare con trattative bilaterali per evitare i dazi alla UE.
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Christian Ricchiuti 🇮🇹
Christian Ricchiuti 🇮🇹@ChrisRicchiuti·
Un popolo senza identità diventa un numero. Chi difende famiglia, radici e fede difende la libertà. 🇮🇹 Parole forti di Giorgia Meloni.
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Abolizione del suffragio universale
Oggi, sul Corriere della Sera, Matteo Salvini ha rilasciato l’intervista più delirante della sua carriera. Un concentrato di ipocrisia, vittimismo e smemoratezza selettiva. Vale la pena metterne in fila cinque passaggi. Primo. “Quello che sta accadendo mi ha colpito come mai mi era accaduto, da trent’anni a oggi. È un prima e un dopo. Ho pianto vedendo i ragazzi che pregavano”. Più dell’11 settembre, più di Bucha, più di Gaza. Più di Capitol Hill. Per Salvini, il vero spartiacque della storia non sono i genocidi, i golpe o gli attentati che hanno segnato il mondo: è la morte di Charlie Kirk. Secondo. “Mi ha colpito il fiume di rabbia e cattiveria, non più nascosta, esibita con il sorriso e senza vergogna”. Parla proprio lui. Lo stesso che nel 2024, commentando l’uccisione di un migrante depresso da parte delle forze dell’ordine, disse: “Non ci mancherà”. Lo stesso che da anni aizza i suoi seguaci contro migranti, persone LGBT+, donne, minoranze di ogni tipo. Terzo. “Domani stesso manderò una lettera ai presidi e ai rettori: mi metto a disposizione per andare a parlare nelle scuole e nelle università”. A raccontare cosa? Di quando esibì su un palco una bambola gonfiabile per insultare Laura Boldrini? O di quando convocò un presidio sotto casa di Elsa Fornero e aizzò i presenti dicendo: “Sono un pacifista, ma quando sento Fornero mi incazzo come una bestia e mi prudono le mani. Fortuna che non è in casa oggi”. O di quando mise alla gogna sui suoi social degli studenti che lo contestavano, lasciando visibili i loro volti, compreso quello di un ragazzo con disabilità? Quarto. “Se una parte della sinistra legittima la violenza nei confronti di chi non la pensa come lei vivremo giorni difficili”. Ma chi? Chi è che la starebbe legittimando? Quale leader, quale partito, quale movimento? Salvini non fa nomi, perché non ci sono. Accusa nel vuoto per coprire un fatto semplice: a legittimare la violenza, per anni, è stata proprio la sua propaganda. Quinto. “Dopo questo omicidio, cambierà completamente il segno del raduno di Pontida. È necessario che diventi un momento di riflessione sulla libertà contro la violenza. Mi piacerebbe un collegamento con il Brasile, dove l’ex presidente Jair Bolsonaro è stato condannato a 27 anni perché primo nei sondaggi, altra eliminazione politica”. Siamo alla follia. Nella stessa intervista in cui piagnucola contro la violenza, dice di voler invitare un uomo appena condannato per aver pianificato l’avvelenamento del presidente eletto Lula, l’assassinio del giudice Alexandre de Moraes e un tentato colpo di Stato. Questo è Matteo Salvini: il vicepresidente del Consiglio che piange per Kirk, ride della morte dei migranti, paragona le avversarie a bambole gonfiabili e sogna di collegarsi con un golpista condannato in Brasile. Se cercavate un’immagine dell’ipocrisia e della pericolosità di questa destra, eccola servita.
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Poveri comunisti
Poveri comunisti@povcomunisti_·
Solo i governi di destra hanno garantito stabilità alla nazione. La sinistra può solo osservare e imparare.
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🦓🇮🇹ZittoNonCiSto 🇮🇹🗽
Stasera mio figlio mi ha detto che nella nostra città sono tutti di sinistra. No figlio mio,non sono tutti di sinistra, è che chi è di Destra non lo può dire per paura di essere emarginato, perché nell’Italia attuale è così: se dici di essere di sx sei figo e lavori, viceversa no
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Michi
Michi@Newprompt·
Appena verrà ufficializzato l'errore giudiziario ci saranno circa 12 anni da risarcire che pagheremo noi TUTTI! COMPLIMENTI a chi ha VOTATO NO al referendum!
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Christian Ricchiuti 🇮🇹
Christian Ricchiuti 🇮🇹@ChrisRicchiuti·
"Non lo vivo come un traguardo da festeggiare, ma come una responsabilità ancora più forte verso gli italiani. Grazie a chi continua a sostenerci, a credere nel nostro lavoro e nella serietà del nostro impegno. Andremo avanti con determinazione per completare il percorso avviato, con rispetto per il mandato ricevuto dai cittadini italiani e con una sola bussola: l’interesse nazionale." #GiorgiaMeloni 🇮🇹
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Claudio Borghi A.
Claudio Borghi A.@ClaudioBorghi·
@MarcoFattorini No. Per affermare un principio. Vale molto di più dei quattro spicci della UE (peraltro soldi nostri)
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Marco Fattorini
Marco Fattorini@MarcoFattorini·
La Biennale di Venezia ha perso la faccia, i finanziamenti europei e la giuria internazionale. Tutto questo per ospitare la macchina di propaganda culturale di uno Stato terrorista come la Russia di Putin.
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Timostene
Timostene@SandroRossi_x·
Il record che Meloni non rivendica Centosedici voti di fiducia. Mai successo prima nella storia repubblicana. Eppure il record che Meloni si gode è un altro, il secondo governo più longevo dal dopoguerra. Il primato della longevità lo sventola dovunque. Quello dei 116 voti di fiducia lo nasconde sotto il tappeto. Strano, perché i due numeri raccontano la stessa cosa. Il governo dura proprio perché ha smesso di parlare con il Parlamento. 116 volte ha detto alle Camere prendere o lasciare. Niente emendamenti. Niente discussione vera. Tre anni e mezzo dentro la stessa formula. Funziona, certo. Ma chiamarla ancora democrazia parlamentare diventa una bugia per cortesia. Quando lei stava all’opposizione la stessa identica pratica la definiva “deriva preoccupante”. Adesso che la pratica porta il suo timbro, è normalità. Il regolamento delle Camere è uguale a prima. La Costituzione pure. È cambiato solo chi siede al governo. E qui arriva il pezzo che spiega perché tutto questo passa quasi liscio. La stampa. Reporters sans frontières il 30 aprile ha pubblicato il World Press Freedom Index 2026 e l’Italia è scivolata al 56° posto. Per dare una misura: nel 2024, primo anno intero di governo Meloni, eravamo al 46°. Dieci posizioni perse in due anni di sue manovre legislative. Stabilmente fuori dagli standard dei Paesi fondatori dell’Unione Europea, lo dice testualmente la Federazione nazionale della stampa. Insieme all’Ungheria di Orbán. Davanti a noi (davanti, non dietro) Ghana, Costa d’Avorio, Gambia. Il rapporto le ragioni le elenca senza giri di parole. La legge bavaglio approvata dalla maggioranza. Le interferenze dirette sulla Rai, descritta come “strumento di comunicazione politica al servizio del governo”. Il Media Freedom Act europeo che il governo non ha recepito. Le querele Slapp usate come arma di intimidazione contro le inchieste scomode. La riforma sulla diffamazione bloccata in commissione Giustizia con un testo, quello del senatore Balboni, che la Fnsi giudica peggiorativo. La precarietà dei giornalisti che mina indipendenza e capacità di scavo. Ecco. È così che Meloni può raccontare quello che vuole. Una stampa zoppa, controllata nei nodi, intimorita dalle querele, alza meno la mano. Lei lo sa. Lo sa così bene che il 22 ottobre scorso, in Senato, ha avuto il coraggio di rivendicare un miglioramento della libertà di stampa: ha confrontato il 58° posto del 2022 (anno Draghi, peraltro) con il 49° posto del 2025, intascandosi un avanzamento che non era suo. Pagella Politica le ha fatto i conti il giorno dopo. Sotto il suo governo il punteggio italiano è sempre sceso, non salito. Le posizioni guadagnate erano merito di chi c’era prima. Quelle perse sono firmate da lei. Ma con una stampa indebolita anche una contabilità così sfacciata passa, viene ripetuta, arriva ai TG senza un controvento decente. Veniamo a quello che pesa sulle vite, però. Numeri economici. Il PIL 2025 è cresciuto dello 0,5%, certificato Istat. Negli anni pieni del governo Meloni la crescita è stata costantemente sotto l’uno per cento. La Spagna nel 2025 è cresciuta del 2,9%. La Polonia del 3,2%. Noi siamo fermi, con una macchina che ha il motore sotto sforzo da un pezzo. Il debito pubblico ha sfondato il 137% del PIL, secondo solo alla Grecia nell’Eurozona. La pressione fiscale ha toccato il 43,1%, due punti pieni in più in due anni. Il deficit è rimasto al 3,1%, sopra la soglia europea, e l’uscita dalla procedura d’infrazione che il governo aveva sbandierato per mesi è saltata. Ma il dato che dovrebbe far calare il silenzio in qualunque conferenza stampa di autocelebrazione è un altro. L’Ocse, a marzo 2026, ha collocato l’Italia al penultimo posto della sua area per recupero dei salari reali. Penultima. Davanti a noi solo la Repubblica Ceca. I salari italiani in termini reali sono ancora sotto il livello del 2021. Lo stipendio medio del nostro Paese, sempre Ocse, è 21° su 34, con un gap di 8.523 dollari rispetto alla media (dati in parità di potere d’acquisto, omogenei). Per questo i giovani fanno le valigie. Mica perché amano Berlino. Il 4 settembre Meloni festeggerà il sorpasso sul Berlusconi IV. Ci sarà il video, magari verticale per i social, voce ferma e sguardo dritto in camera. Non dirà dei 116. Non dirà del 56° posto RSF. Non dirà del penultimo posto Ocse sui salari. Sarà compito nostro, di chi scrive ancora liberamente, ricordare cosa c’è dietro al primato di durata. Una democrazia che si fa più sottile ogni mese che passa, mentre l’economia reale lascia indietro chi lavora.
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Giovanni Donzelli
Giovanni Donzelli@Donzelli·
È ossessionato. Vede fascismo e Meloni ovunque. All’odio che una certa sinistra prova a fomentare nelle piazze ha già risposto ieri il sorriso che Giorgia Meloni aveva mentre incontrava i ragazzi straordinari di PizzAut. corriere.it/politica/26_ma…
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pier luigi pinna
pier luigi pinna@pierpi13·
L’ELEMOSINA SPACCIATA PER MIRACOLO: LA TRUFFA DEI NUMERI Ancora una volta ci fa pipì in testa e ci dice che piove. L’ultimo annuncio della "Regina della Menzogna " è un insulto all'intelligenza di chiunque sappia fare una divisione da terza elementare. 100.000 CASE IN 10 ANNI. Detto così sembra un impero. Ma togliamo il trucco e le luci del set: sono 10.000 case all'anno. Divise per i quasi 8.000 comuni italiani, fa la bellezza di UNA CASA E UN PEZZETTO a comune. Capito? Il grande piano per l'emergenza abitativa è costruire UNA CAXXO DI CASA all'anno a Treviso, una a Canicattì e una a Roccacannuccia. Una roba che non basta nemmeno a coprire il fabbisogno di un condominio di periferia, figuriamoci di una nazione in ginocchio! Ma loro festeggiano. Fanno i post con la faccia fiera, il font istituzionale e lo slogan patriottico. "FOZZA GIOGGIA", avanti col rullo compressore delle cazzate per i creduloni che si bevono tutto senza masticare. È una presa per il… scientifica: 1. SPARANO il numerone per stordirti (100 MILA!). 2. SPALMANO il tempo su 10 anni (così nel frattempo saranno già spariti con la pensione d'oro). 3. MUNGONO il consenso di chi è troppo pigro per farsi due conti in tasca. Mentre le famiglie vengono sfrattate e i ragazzi dormono in tenda davanti alle università, questi vendono fumo con l'arroganza di chi crede di avere a che fare con un popolo di analfabeti. Non è politica abitativa, è MARKETING DEL NULLA. È il gioco delle tre carte applicato ai mattoni. La prossima volta che sventolano un numero, tirate fuori la calcolatrice: è l'unico modo per non farsi fottere da chi vive di slogan e mangia sulle vostre spalle.
pier luigi pinna tweet media
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Azzurra Barbuto
Azzurra Barbuto@AzzurraBarbuto·
Senza dubbio anche su questo barcone, come su tutti gli altri, i passeggeri, tutti rigorosamente maschi giovani, sono tutti quanti muniti di smartphone e nessuno è munito di documenti. Chi scappa dalla guerra, dalla fame e dalla morte certa, abbandonati anziani e donne e bambini, ha il tempo di prendere il telefonino ma non ha il tempo di prendere il documento. È chiaro. Sì, è chiarissimo che siamo scemi.
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Alessio Muceli ن 🇮🇹
Alessio Muceli ن 🇮🇹@MuceliAlessio·
Il Primo Maggio di Giorgia Meloni con i ragazzi di PizzaAut a Monza, una realtà inclusiva unica al mondo che valorizza lavoratori nello spettro autistico… e il primo maggio di Elly Schlein, VIP retro palco al Contertone di Roma. Notate qualche differenza?
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Lucio Malan
Lucio Malan@LucioMalan·
Rosiconi! Pronti? Via!
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