isid0
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Gestire emozioni e pressione psicologica, vale per i campioni dello sport come nella vita di tutti i giorni. Riccardo Ceccarelli, pioniere dell'allenamento mentale racconta l’innovazione del Mental Economy Training: massimizzare le prestazioni cognitive riducendo al minimo lo spreco di energie fisiche e mentali.
Riccardo Ceccarelli ha seguito le performance di campioni del calibro di Charles Leclerc, Jannik Sinner, Sofia Goggia e tanti altri, ma anche astronauti, militari e grandi aziende.
Puoi ascoltare la sua intervista su app e sito di Radio DEEJAY (puntata del 19 maggio).
#onair #gazzology #riccardoceccarelli
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@underflowR If you need any advice on some hidden gems , i m at your disposal
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@isid0 not planning on Italy this time, as we have future big plans for that 😅
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@DAVIDPARENZO David chiedi gentilmente al rabbino che ti ha trovato moglie di trovarti anche una coscienza, un caro abbraccio
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L'arrivo di un prestito secco è la certificazione del fatto che la situazione è disperata, sia dal punto id vista tecnico che finanziario.
Gianluca Di Marzio@DiMarzio
Il @TorinoFC_1906 prende Marianucci in prestito secco dal @sscnapoli, firme in corso! @SkySport
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Ma Hallissey era andato per quale motivo? Voleva supportare i manifestanti e lo hanno trattato così? O voleva provocarli perché in disaccordo con la protesta?
Chiedo, è una domanda vera.
Local Team@localteamit
Momenti di tensione davanti a Montecitorio durante il presidio organizzato dai tassisti in occasione della giornata di sciopero nazionale della categoria. Alcuni lavoratori presenti al sit-in hanno aggredito il presidente di +Europa Matteo Hallissey, dopo che questi aveva cercato di avvicinarsi alla manifestazione. I tassisti hanno sfondato il cordone delle forze di polizia in borghese inseguendo il politico e colpendolo con almeno un calcio. Hallissey è stato allontanato dagli agenti.
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Il Torino è uno strumento finanziario gestito al minimo indispensabile per restare in piedi. Si vende per respirare, non per investire; si risparmia per sopravvivere, non per crescere. Nessun piano industriale, nessuna visione di lungo periodo, solo galleggiamento e rattoppi continui. In questo quadro il club perde valore sportivo, appeal e prospettiva: risultati mediocri, entusiasmo azzerato.
Ma mentre il Torino si impoverisce come progetto calcistico, il presidente mantiene saldamente il controllo senza esporsi davvero,i tifosi si ritrovano con un club indebitato e senza ambizioni reali.
Il nodo centrale è il consolidato fiscale, vero paracadute del sistema Cairo. Le perdite del Torino non sono un problema, anzi diventano uno strumento: vengono compensate all’interno del gruppo, riducendo il carico fiscale complessivo delle altre società più redditizie. In pratica, il Toro brucia valore sportivo ma genera “utilità” finanziaria, perché consente di pagare meno tasse altrove. È qui che la distanza tra interesse del club e interesse del proprietario diventa insanabile: al Torino non conviene crescere, perché crescere costerebbe; conviene restare fragile, perché il passivo fa comodo. Così una società storica viene tenuta artificialmente in vita non per tornare competitiva, ma per rientrare in un equilibrio contabile che serve al gruppo, non alla maglia. E il prezzo di questa operazione lo pagano sempre gli stessi: i tifosi.

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Da giorni i giornalisti del Sole 24 Ore sono in sciopero perché la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha preteso l’ennesima intervista cucita su misura da una collaboratrice esterna (Maria Latella), scavalcando la redazione. Lo denunciano nel comunicato sindacale: siamo arrivati al punto in cui «gli intervistati si scelgono gli intervistatori» e le redazioni vengono umiliate.
È l’immagine plastica di un potere che non sopporta domande, solo inchini. Meloni ha costruito la sua narrazione rifiutando i confronti ostili, vantandosene perfino davanti ai leader mondiali. Intanto chi prova a raccontare ciò che disturba viene intimidito, travolto da querele temerarie o costretto a difendersi in tribunale. E se non basta, come nel caso di Sigfrido Ranucci, si passa alle minacce, alle campagne d’odio, perfino alle bombe recapitate come avvertimenti.
Nel frattempo una larga fetta di giornalismo si adegua: c’è chi fa da megafono, chi da cerimoniere, chi da cameriere. C’è un giornalismo che appare nei video istituzionali come fondale, mentre la premier si auto-intervista tra applausi preconfezionati. La propaganda chiama queste cose “dialogo con gli italiani”. È solo monologo col potere.
Mentre i cronisti che resistono vengono lasciati soli, lo Stato che dovrebbe proteggerli applaude la premier che aggira le redazioni. E così il giornalismo italiano è messo davanti a un bivio: essere vassallo o essere bersaglio.
In questo clima, chi sceglie di restare libero deve sapere che non gli verrà perdonato. Ma è l’unico modo per non smettere di essere giornalisti.
Buon lunedì.
(il mio #buongiorno per @Left_rivista)
left.it/2025/10/20/qua…
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