Leopoldo Papi

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@leopoldopapi

direttore Public Policy - @PPolicy_News

Rome Italy Katılım Haziran 2009
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Luciano Capone
Luciano Capone@lucianocapone·
A Trani il No ha vinto con il 55%: forte apprezzamento in città per l’equilibrio e la professionalità mostrati dalla Procura di Trani negli ultimi 15 anni.
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Luigi Marattin
Luigi Marattin@marattin·
Sto vedendo dei video in cui un gruppo di persone festeggia per la vittoria del NO intonando cori da stadio (“chi non salta … è”, laddove a posto dei puntini mettete nomi di politici o di loro colleghi) e cantano le canzoni della Resistenza contro il nazi-fascismo. E ho pensato che è comunque bello vedere militanti politici festeggiare, anche se nella fattispecie sostengono un’opinione diversa dalla mia. Poi ho guardato meglio: quelle persone sono magistrati della Repubblica, ovviamente in servizio. Persone che, con le proprie inchieste, hanno il potere di privare una persona della propria libertà o comunque rovinarle la vita. Che strano paese che siamo.
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Gaia Tortora🐦
Gaia Tortora🐦@gaiatortora·
Perfetto. Buon divertimento.
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Nicola Giocoli
Nicola Giocoli@ngiocoli·
La Casta vince sempre in Italia. Mica solo quella dei tassisti o dei balneari. L'immobilismo di un paese vecchio, decadente e chiuso in se stesso lo superi solo proponendo demagogia a multiple stelle.
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Alessandro De Nicola
Alessandro De Nicola@aledenicola·
Però la separazione delle carriere è un principio acquisito di tutte le liberaldemocrazie e avversato dai regimi autoritari. La commistione tra PM e giudici fa sì che le correnti organizzate decidano le promozioni in primis in base ad appartenenza e che i procedimenti disciplinari così come i giudizi di idoneità siano una barzelletta (lo0,4% di non idonei ogni 4 anni è una cosa seria?). I CSM manterranno la loro indipendenza protetta e sancita dalla costituzione. Il sorteggio, oltre a scardinare le correnti (solo il 22% dei magistrati sono iscritti contro il 95% dei componenti del CSM!) è tra personale qualificato. Si vuole seriamente sostenere che chi è in grado da solo di decidere pesantemente della vita, libertà e proprietà degli individui non è in grado collegialmente di decidere il presidente del tribunale di Frosinone? Potrei andare avanti smontando ciascuna delle obiezioni del NO , perché onestamente di fattuali non ce ne sono, ma mi fermo per non annoiarti. Dicendoti che sì, valeva la pena spendere capitale politico per questa riforma, peccato che alcuni dei messaggeri siano completamenti inadeguati a rappresentarne la bontà .
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Carmelo Palma 🇮🇹🇪🇺
Felice di Persia, Lucio di Pietro e il referendum Dopo avere avviato l’operazione Tortora e avere ottenuto la condanna del presentatore in primo grado nel 1985, il dott. Felice di Persia nel 1986 sbarcò al Consiglio Superiore della Magistratura come eletto della corrente Magistratura Indipendente, giusto in tempo per vedere il castello accusatorio contro il “cinico mercante di morte” crollare prima in Appello e definitivamente in Cassazione. Il collega del Di Persia e co-accusatore di Tortora, il dottor Lucio Di Pietro, sobriamente definito “il Maradona del diritto”, continuò una fantasmagorica carriera fino a diventare per alcuni mesi nel 2005 Procuratore Nazionale Antimafia facente funzione. La prova regina delle accuse a Tortora dei pentiti di camorra (alla fine furono una ventina, ma il numero diverge a seconda delle fonti) erano due numeri di telefono trovati nell’agendina della compagna del boss Giuseppe Puca. Che però non erano di Enzo Tortora, ma di un tale Enzo Tortona, conoscente della compagna di Puca. Questo “errore” emerse già in fase istruttoria, ma gli accusatori insistettero nel sostenere che questo numero collegava Tortora alla camorra, fino che una perizia disposta nel processo di appello dimostrò quello che era già chiaro dall’inizio. Cosa c’entra tutto questo con il referendum? Se vincesse il Sì non potrebbe darsi il caso di due inquirenti che conducono un’indagine con questo livello di negligenza e disprezzo della funzione e più che sospettabile malafede? Certo, potrebbe ancora darsi il caso. Ma non si darebbe più il caso che i responsabili di questa macelleria giudiziaria, grazie all’immeritata fama, sbarchino al CSM per auto-assolversi dai propri peccati o ascendano all’empireo della magistratura anti-mafia, anziché essere radiati dall’ordine giudiziario.
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Francesco 🇮🇹
Per chi è ancora indeciso su cosa votare, ripropongo:
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Marco Cantamessa
Marco Cantamessa@MarcoCantamessa·
Se i magistrati si comportano così su questa questione, come fa un cittadino ad avere fiducia che cose simili non accadrebbero in un processo nel quale si trova coinvolto?
Luciano Capone@lucianocapone

Nel dibattito sul referendum menzogna e manipolazione diventano internazionali. L’@ANMagistrati ha chiesto e ottenuto l’appoggio, contro la riforma costituzionale, dell’International Association of Judges/Unione internazionale dei magistrati (Iaj-Uim). 1/n ilfoglio.it/giustizia/2026…

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Luciano Capone
Luciano Capone@lucianocapone·
L’@ANMagistrati fa di più dell’Iaj-Uim: manipola la traduzione del testo per renderlo ancora più falso. L’Alta Corte sarebbe composta, dice la versione in italiano della risoluzione, “in maggioranza da non magistrati”. Siamo al falso del falso: la menzogna al quadrato. 5/n
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Stefano Esposito
Stefano Esposito@esposito18669·
@GiustodireNO Visto che la maggioranza dei magistrati non è iscritta alle correnti come mai tutti i membri del csm, tranne uno, sono espressione delle correnti? Come mai non c’è mai stato un presidente @ANMagistrati indipendente? Ma a chi volete raccontare le favole.
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Ermes Antonucci
Ermes Antonucci@ErmesAntonucci·
FAKEROOM, PIU’ CHE DATAROOM. Oggi Gabanelli sul @Corriere si improvvisa esperta della riforma costituzionale che sarà oggetto di referendum ma finisce per snocciolare una serie di bufale e notizie fuorvianti da far impallidire. Cito le principali: 1) Sulla separazione delle carriere: “Oggi un pm può diventare giudice e viceversa soltanto una volta e cambiando regione, la media dei trasferimenti è una trentina l’anno”. Di nuovo si fa confusione tra separazione delle carriere e separazione delle funzioni per trasmettere il messaggio che la riforma in realtà ha un altro intento (quello di ridurre l’indipendenza dei magistrati). Ma il passaggio tra una funziona e l’altra non ha nulla a che vedere con la separazione delle carriere: pm e giudici oggi rispondono a un unico organo di governo autonomo (il Csm) che decide su tutti gli aspetti delle loro carriere (promozioni, trasferimenti, nomine ecc.) e che è composto sia pm che da giudici, secondo una commistione illogica e assurda che ha ovvie conseguenze. 2) “Per il No i giudici non sono accondiscendenti ai pm, tant’è che le assoluzioni ci sono nel 30% dei casi con punte del 50%”. Dato fuorviante: il punto non è mai stato il tasso di assoluzione in dibattimento, bensì la tendenza del giudice ad appiattirsi alle tesi dell’accusa soprattutto nella fase delle indagini. Recenti statistiche del Ministero della Giustizia dimostrano come le richieste avanzate dai pm durante le indagini (come le intercettazioni) vengono accolte con un tasso di oltre il 90% da parte dei gip. 3) “Con un Consiglio tutto dei pm il rischio è che venga tenuta in piedi l’accusa a tutti i costi, mentre oggi devono cercare le prove anche a favore dell’imputato”. Falso. La riforma non cancella l’articolo 358 del codice di procedura penale, secondo cui il pm deve svolgere anche indagini su fatti e circostanze a favore della persona sottoposta alle indagini. 4) “Con due Csm i costi passano da 50 a 100 milioni di euro l’anno”. Falso. Non essendo ancora stato stabilito dalla legge ordinaria il numero dei componenti dei due futuri Csm è impossibile calcolarne il costo. 5) “I laici saranno sorteggiati dal Parlamento in un elenco di giuristi scelto dalla maggioranza”. Falso. Sarà la legge attuativa a stabilire il quorum richiesto al Parlamento per stilare l’elenco dei giuristi dal quale saranno poi estratti a sorte i membri laici dei Csm. La maggioranza quindi non è ancora stata stabilita, ma secondo la dottrina costituzionalistica più autorevole il quorum non potrà essere la maggioranza semplice: trattandosi di un organo di garanzia (come il Csm) dovrà essere richiesta una maggioranza qualificata, che implica il coinvolgimento delle opposizioni. 6) “Per il Sì bisogna togliere la sezione disciplinare al Csm perché troppo indulgente e affidare la funzione a un’Alta Corte. Per il No parlano i numeri: in 15 anni su 1.399 processi disciplinari ci sono state ben 644 condanne”. Falso. Qui non si comprende veramente da dove siano stati presi questi numeri. Secondo i dati forniti dalla procura generale della Cassazione, titolare dell’azione disciplinare, dal 2015 al 2025, quindi in 11 anni, i procedimenti disciplinari nei confronti dei magistrati sono stati 1.443 e le condanne 382, quindi il 26% (anziché 46% come riferito da Gabanelli). Senza dimenticare che oltre il 90% degli esposti viene archiviato ancor prima di arrivare a un vero procedimento disciplinare (e senza considerare che nella stragrande maggioranza dei casi la "condanna" irrogata è costituita da sanzioni che non impediscono al magistrato di proseguire la sua attività). 7) “Inoltre è pericoloso, perché il sanzionato non potrà più come oggi fare ricorso in Cassazione, ma soltanto davanti alla stessa Alta Corte”. Falso. Data la natura di sentenza pronunciata dall’Alta Corte non può ritenersi abrogata la possibilità di impugnare il provvedimento in Cassazione per violazione di legge. 8) “Il dato certo, per voce degli stessi promotori della riforma, è che non c’entra nulla con l’efficienza della giustizia e la separazione delle carriere non renderà i processi più veloci. Come dire: i problemi nostri restano tali e quali”. Cara Gabanelli, siamo di fronte a una riforma dell’ordinamento, non a una riforma del processo penale o civile, quindi appare surreale contestare il mancato miglioramento dell’efficienza della giustizia. Per quanto riguarda “i problemi nostri” direi che non restano affatto “tali e quali”: se non avremo una giustizia più rapida avremo sicuramente una giustizia migliore. La riforma rende pienamente terzo e imparziale il giudice e lo libera da qualsiasi contaminazione con il pm: il giudice non nascerà nella stessa ‘culla’ del pm, non farà lo stesso concorso, non si formerà insieme a lui, non si scambierà più i giudizi di professionalità, sarà più libero di decidere secondo scienza e coscienza. Con la separazione delle carriere avremo un giudice che mette sullo stesso piano le prove dell’accusa con le prove della difesa, come prevede esattamente l’articolo 111 della Costituzione, che sancisce la parità fra le parti. E' dunque ragionevole aspettarsi una riduzione dei casi di ingiusta detenzione e di errori giudiziario. No, direi proprio che “i problemi nostri” non resteranno “tali e quali”, anzi… Ma con la diffusione di queste bufale la vittoria del Sì è ancora più in salita.
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Luciano Capone
Luciano Capone@lucianocapone·
L’avvocato del pm Henry John Woodcock chiede di rettificare l’interpretazione delle parole del suo assistito sulla presunzione di colpevolezza/innocenza. L’articolo 27 secondo Woodcook. Lettera e risposta | Il Foglio ilfoglio.it/giustizia/2026…
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Ermes Antonucci
Ermes Antonucci@ErmesAntonucci·
Corteo a Roma per il No al referendum. L’appello di Mattarella all’abbassamento dei toni:
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