luca foresti

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@lforesti

I love people, ideas, nice places, time for thinking and feeling. I am looking for passions and relevant goals.

Milano Katılım Mayıs 2007
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luca foresti@lforesti·
Una teoria della conoscenza Esiste la realtà, i dati che tentano di misurarla e la rappresentazione che ne da il nostro cervello (percezioni), infine i nostri desideri. Questi quattro insiemi che si intersecano producono una combinazione di diverse aree: I. Unknown Unknowns – Incognite sconosciute II. Hidden Informations – Informazioni nascoste III. Measurement Errors – Errori di misurazione IV. Future Discoveries – Scoperte future V. Hard Truth – Verità scomoda VI. Future Welcome Discoveries – Scoperte future positive VII. Good Real Life – Realtà positiva VIII. Welcome Real Life Not Understood – Realtà positiva non compresa IX. Cognitive Biases Data Based – Bias cognitivi basati sui dati X. Desired Errors – Errori desiderati (es. conferme ingannevoli) XI. Wrong Fears – Paure infondate XII. Wrong Ideologies – Ideologie sbagliate XIII. Wrong Dreams Not Understood – Sogni sbagliati non compresi Quando discutiamo di qualcosa dovremmo sempre cercare di capire in che area ci troviamo Ci sono due dimensioni cartesiane che determinano i comportamenti e la cognizione delle persone: 1-Dati <—> Percezioni 2-Realtà <—> Desideri Ogni persona tende a mettersi in una certa posizione del quadrante creato da queste due dimensioni. Infine la realtà viene anche creata dagli esseri umani, soprattutto quella sociale. Quindi nell’immagine sotto esistono desideri non reali al tempo t=0 che diventano realtà al tempo t=1 grazie alle azioni di chi aveva desiderato Credits: Illustrazione fatta da Alice Foresti
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luca foresti@lforesti·
Seguo una regola molto semplice: scrivo sui social quello che direi in piazza davanti a persone reali Davanti a persone reali con comportamenti inappropriati me ne vado e li evito da li in avanti, sui social li blocco Come dal vivo se incontro persone con opinioni diverse dalle mie ben argomentate posso stare ore a discutere, lo stesso faccio sui social Per me le uniche differenze sono geografiche (dal vivo solo chi c’é li, sui social ovunque nel mondo) e di banda di informazione (dal vivo comunicazione ricca con il non-verbale)
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I dialoghi in una scala destra-sinistra, a seconda che avvengano tra persone reali dal vivo, sui social network, con Chatbot I social estremizzano dove i chatbot centrizzano
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Il tasso di crescita della popolazione mondiale ha raggiunto il picco nel 1963, poi é crollato
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L'intervento che ho fatto al Global Welfare Summit sul futuro della sanità data l'AI La tecnologia non sostituisce il lavoro. Sostituisce l'assenza di lavoratori. Nei prossimi 20 anni, l'Italia avrà 9 milioni di persone in meno in età lavorativa e 7 milioni in più di ultra-65enni. Non è una crisi tecnologica. È prima di tutto una crisi demografica. E la tecnologia è l'unica risposta credibile. Ho parlato al GWS 2025 di un concetto che ritengo centrale per capire dove stiamo andando: l'ambiguità dei processi. Ogni processo si colloca su uno spettro: Non ambiguo → il bancomat. Nessuna variabile umana. La tecnologia lo sostituisce completamente. Ambiguo → una visita medica, una trattativa commerciale, la gestione di un'azienda. Lì l'umano conta ancora. Il punto non ovvio: la soglia si sposta nel tempo. Quello che ieri era troppo ambiguo per essere automatizzato, oggi non lo è più. L'AI sta portando la tecnologia sempre più dentro territori che ritenevamo esclusivamente umani. In sanità questo è già visibile: Prenotazioni, pagamenti, referti, triage informativo → oggi gestibili da LLM addestrati ad hoc Imaging diagnostico → il radiologo diventa allenatore del sistema, non lettore di ogni singola lastra Diagnosi differenziale → i modelli stanno già superando la media clinica su molte specialità Il rischio reale non è che la tecnologia sostituisca i medici. È che i pazienti, se i medici non salgono a bordo, inizino a bypassarli direttamente. Quanti di voi hanno già dato un referto a ChatGPT nell'ultimo anno? Il grande cambiamento del lavoro, in un'immagine: Il mondo sta passando dalla funzione alla derivata. Lavorare non sarà più "fare". Sarà progettare, allenare e supervisionare sistemi che fanno. Questo ha un lato bello: meno ripetizione tediosa, più attività ad alto valore. E un lato difficile: non tutti riescono a fare questo salto. E il periodo di transizione può produrre disoccupazione strutturale, non ciclica. Non è fantascienza. Sta già accadendo. La domanda non è se adattarsi. È con quanta velocità. youtube.com/watch?v=xZ8k7k…
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Burocrazia = vincoli normativi + dipendenze da terzi + processi autorizzativi non scalabili
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Se una applicazione é connesso con altri sistemi (pagamenti, scaricamenti di documenti, firme digitali, social networks, sensoristica terza, sistemi di prenotazione, connettività, etc. etc.) nonostante la velocità di sviluppo dell’AI rimangono colli di bottiglia burocratici rilevanti da dover superare Forse un pezzo dell’evoluzione futura dell’economia sarà legata a quanto riusciamo a togliere questa sabbia dagli ingranaggi della produzione
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Come avevo scritto ed era quasi banale prevedere il referendum ha soprattutto un valore politico più che di riforma della costituzione tecnica. Oggi chi ha votato NO per colpire il governo e abbassare le sue possibilità di vittoria alle prossime elezioni si sente soddisfatto. Questi eventi mi fanno pensare che le riforme costituzionali in questo paese siano possibili solo con ampie maggioranze, ovvero in modo condiviso tra i partiti.
luca foresti@lforesti

La tristissima verità sul Referendum La triste verità (almeno per me) è questa: "Al di là del merito della questione la vittoria darebbe forza in vista delle prossime elezioni alla maggioranza di governo mentre la sconfitta li indebolirebbe." Quindi anche per chi vuole farsi una sua opinione più tecnica e profonda della questione in discussione rimane il fatto che il proprio voto verrà "usato" politicamente ed esattamente avrà la stessa valenza di un pollice in alto o in basso al presente governo e la sua maggioranza. Questo accade perché la questione è ipertecnica e di scarsissima rilevanza rispetto ai problemi reali percepiti dalle persone, non ha elementi di "coscienza" ne di "visione della democrazia", sui quali si potrebbe votare per il merito della questione. Ovviamente non avrà nessun impatto sui tempi e la qualità della giustizia, che è il tema che invece è noto e tocca molti milioni di Italiani e molte aziende presenti sul territorio o che valutano se venire nel nostro paese. Se devo fare un educated guess prima di questo referendum meno del 5% della popolazione Italiana conosceva i meccanismi di carriera dei magistrati e di composizione del CSM. Quindi la triste verità è che andremo quasi tutti a fare il tifo per una parte politica attraverso una crocetta sotto questa domanda: “Approvate il testo della legge di revisione degli artt. 87, decimo comma, 102, primo comma, 104, 105, 106, terzo comma, 107, primo comma e 110 della Costituzione, approvata dal Parlamento e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 30 ottobre 2025 con il titolo **‘norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare’”?

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luca foresti@lforesti·
I fattori rilevanti nel voto al referendum Ranking dei fattori non politici per peso sul risultato, dal più determinante al meno determinante: 1. REGIONE (Nord vs Centro-Sud) — Fattore dominante Il No ha vinto in 17 regioni su 20. Solo Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia hanno visto il Sì avanti. Lo scarto tra le regioni è enorme: in Campania il No ha raggiunto il record con il 65,22% , in Sicilia i No hanno superato il 60% in quasi tutte le province, con punte del 69% ad Agrigento . Al contrario, in Veneto il Sì ha raggiunto il 57,9%, in Lombardia il 53,63%, superando in queste regioni persino i voti del centrodestra alle Politiche 2022 . Questo asse geografico spiega la quota maggiore della varianza: tra il Veneto (~58% Sì) e la Campania (~65% No) c’è un delta di oltre 20 punti percentuali. 2. VIVERE IN UN CAPOLUOGO / GRANDE CITTÀ — Secondo fattore per peso Questa è la vera sorpresa strutturale. A Bologna il No ha raggiunto il 68,19%, a Torino il 64,77%, a Roma il 60,32%, a Milano il 58,33% — margini che non hanno paragone con il dato nazionale del 53,54%. Il punto chiave è che il Sì si è imposto nelle aree regionali del Nord, in particolare nelle province, ma ha perso terreno nei grandi centri urbani . Il caso più emblematico è Milano: in una regione dove il Sì ha vinto, il capoluogo ha scelto il No con quasi sedici punti di vantaggio. Nelle città con oltre 500.000 abitanti il No supera mediamente il 60%, mentre il Sì riesce a vincere solo nei piccoli comuni, come i centri rurali della Pianura Padana. Anche al Sud il fenomeno si amplifica: a Napoli il No ha raggiunto il 71,48%, a Palermo il 64,86%, a Bari il 60,27% . La frattura urbano/rurale è stata probabilmente più determinante dell’appartenenza partitica in molte province del Nord. 3. ETÀ — Terzo fattore, molto significativo Secondo le stime Opinio Italia per la Rai, tra i 18 e i 34 anni il No ha prevalso con il 61,1% contro il 38,9% del Sì. Tra i 35 e i 54 anni il 53,3% ha votato No e il 46,7% Sì. Oltre i 55 anni la forbice si assottiglia: il 49,3% per il No, il 50,7% per il Sì. Quindi l’unica fascia in cui il Sì vince è quella degli over 55, e di misura. Il dato degli under 34 ha rappresentato la roccaforte del No, con uno scarto di oltre 22 punti. Tra i 35 e i 64 anni il No ha prevalso al 53%, e persino tra gli over 65 si è attestato al 52% secondo Tecnè (dato leggermente diverso da Opinio, ma la direzione è coerente). L’età è un predittore forte, ma il delta inter-fascia (~22 punti tra estremi) è inferiore al delta inter-regionale (~20+ punti) e soprattutto al delta urbano/rurale (Milano città vs provincia lombarda: ~16 punti solo all’interno della stessa regione).
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luca foresti@lforesti·
@DrugoDrugo1 Il numero di auto in circolazione nei due picchi in Italia è circa il 10% delle immatricolate, 8% a Milano, 12% in alcune città. Quindi ci sarà bisogno di circa 4,5M di auto a guida autonoma
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Drugo^2
Drugo^2@DrugoDrugo1·
@lforesti Bell'articolo, ma credo che per competere in termini di libertà il numero di robo-taxi debba essere più simili al numero di auto pvt di quanto si creda. Al mattino alle 8 a tutti serve un robo-taxi. Così come alle 18.
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La gioia delle piccole conquiste, composte È ormai molto noto che la felicità, la soddisfazione per la propria vita ha molto più a che fare con le differenze percepite rispetto agli altri e quelle rispetto a se stessi nel passato che alla situazione oggettiva assoluta. Focalizzandoci sul secondo fenomeno, costruirsi una vita che ha piccole conquiste frequenti é un prerequisito fondamentale per essere felici. Fare un passo alla volta verso un obiettivo godendo nella fatica, saper generare nuovi obiettivi quando si sono raggiunti quelli prima, andare a letto la sera sapendo che il giorno dopo avrai piccoli miglioramenti, sono tutti pezzi di una vita ben vissuta. I passi indietro, gli errori, gli imprevisti, fanno tutti parte di un moto browniano con una direzione verso cui andiamo. Lo stato assoluto in cui siamo è il risultato composto di queste piccole conquiste. Ma la felicità dipende dallo stato assoluto in termini di derivata parziale rispetto agli altri e molto poco rispetto alla derivata parziale temporale verso se stessi. Riuscire psicologicamente a dare molto maggior peso al miglioramento nel tempo rispetto sl confronto con altri é un’altra magia verso la felicità
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luca foresti@lforesti·
Potere senza leadership: il costo nascosto più alto delle organizzazioni C’è una distinzione che la maggior parte delle persone confonde: potere e leadership non sono la stessa cosa. Il potere è una posizione. La leadership è una capacità. Il primo si ottiene, la seconda si esercita. E quando il potere è in mano a chi non ha leadership, i danni si propagano in modo sistemico. Sindaci che non decidono. CEO che rinviano sine die. Presidenti di associazioni che mediano all’infinito senza mai scegliere una direzione. GP di fondi che si nascondono dietro ai comitati. Il pattern è sempre lo stesso: persone che occupano posizioni di potere senza possedere la capacità di esercitarlo. Le conseguenze sono prevedibili e misurabili. Le decisioni non vengono prese, o vengono prese con ritardi che le rendono irrilevanti. Le organizzazioni entrano in uno stato di paralisi ambigua: nessuno sa cosa si sta facendo né perché. Le persone migliori se ne vanno, perché il talento non tollera la confusione cronica. Ma il danno più sottile è un altro. Chi detiene potere senza leadership quasi sempre lo sa. E questa consapevolezza genera una forma strutturale di sindrome dell’impostore che si traduce nel comportamento più tossico possibile per un’organizzazione: la mancanza di trasparenza. Chi non è sicuro delle proprie decisioni non le comunica. Chi non le comunica crea il vuoto informativo. E il vuoto informativo viene riempito dalla politica interna, dalle interpretazioni, dal caos. Il principio di fondo è semplice: la leadership è il requisito operativo minimo del potere. Non un optional, non un nice-to-have. È la condizione necessaria perché una posizione di responsabilità produca valore anziché distruggerlo. Chi non ce l’ha, non dovrebbe occupare quella posizione — non per giudizio morale, ma per efficienza di sistema. Il mondo non ha un deficit di potere. Ha un deficit di leadership nelle posizioni di potere. E la differenza tra i due è il costo più alto che le organizzazioni e le società pagano ogni giorno senza contabilizzarlo.
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Questa intervista a Gisèle Pelicot mi ha colpito profondamente. La dignità, lucidità e onestà intellettuale di questa donna é, davanti a quello che le é successo (terribile sotto tutti i punti di vista), il vero protagonista ilpost.it/episodes/gisel…
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Portafoglio di azioni ad alto impatto per creare valore con l’AI Per usare strumenti AI ed avere impatto sul mondo bisogna avere leva concreta, il che significa essere capaci di azioni significative, che quindi verranno potenziate nei risultati dall’uso dell’AI Per chi invece svolge soprattutto attività riflessive, speculative senza azioni, l’AI da sola non aumenterà la produttività. Quindi l’impatto potenziale della rivoluzione che stiamo vivendo tenderà a distribuirsi in valore assoluto secondo la distribuzione di impatto attuale. Esiste poi la possibilità che persone a basso impatto usino l’AI per diventare persone ad alto impatto. Possibile ma rara.
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luca foresti@lforesti·
One click away Sapere come funzione qualcosa, su base teorica, è lontano un prompt ben scritto e un goccio di tempo. Questo fatto sposta completamente il collo di bottiglia della conoscenza, su quasi tutto, dall’accesso alle informazioni al tempo, curiosità ed energia per perseguirle ed impararle. Bisogna saper leggere le risposte, andare alla ricerca delle allucinazioni, controllare le fonti, usare il buon senso, eventualmente confrontare con altre fonti non presenti nella risposta. Ma l’incipit, la prima azione, il primo brainstorming su tutto ciò che può essere scritto é li, disponibile. Non esistono più aree della conoscenza inaccessibili a meno della loro intrinseca difficoltà di apprendimento (come fisica, matematica, informatica, ingegnerie varie, etc. etc.). Questa é, per chi crede nel valore della meritocrazia, una rivoluzione epocale. Tutto questo ci é accaduto sotto il naso senza che molti si rendessero conto del salto e mentre altri si focalizzavano sui limiti della tecnologia. Per i curiosi é come essere in un luna park senza limiti
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Luca Foresti Podcast - Barbara Castellano- La salute femminile - Episodio 20 Youtube:youtu.be/aTrD932RG5w Spotify:open.spotify.com/episode/358lhy… Apple:podcasts.apple.com/it/podcast/20-… Summary In questa intervista approfondiamo la salute femminile, analizzando differenze biologiche, sfide nella ricerca clinica e innovazioni nel settore. Un viaggio tra dati, esperienze e prospettive future per migliorare la cura delle donne. In questa intervista approfondiamo le sfide e le opportunità nel campo della salute femminile, analizzando aspetti scientifici, sociali e di innovazione. Si discute di come migliorare la ricerca, le terapie e le politiche per un futuro più equo e sostenibile. Keywords salute femminile, medicina di genere, ricerca clinica, innovazione, salute delle donne, farmacologia, patologie femminili, diagnosi precoce, microcircolo, gravidanza salute femminile, innovazione, ricerca, investimenti, medicina di genere, tecnologia, salute mentale, demografia, IA, startup Key topics Differenze biologiche tra uomini e donne nella farmacologia Storia e stato attuale della ricerca clinica sulle donne Impatto delle alterazioni ormonali sulla salute femminile Sfide nella diagnosi e nel trattamento delle patologie femminili Ruolo delle donne medici e innovazione nel settore sanitario Disparità di genere nella ricerca medica Innovazioni tecnologiche in medicina femminile Impatto economico e sociale delle disuguaglianze di salute Ruolo delle politiche pubbliche e degli investimenti Sound bites "Le donne soffrono di forme di dolore più diffuse" "Dolori legati alla sessualità sono ancora tabù" "Ancora troppe donne muoiono di emorragie postpartum" Chapters 00:00 Introduzione alla Salute Femminile 04:02 L'importanza della Salute al Femminile 06:12 Differenze Biologiche tra Uomini e Donne 09:11 Storia della Ricerca Clinica e Inclusione Femminile 12:15 Impatto della Farmacologia di Genere 14:52 Fisiologia Femminile: Gravidanza e Menopausa 17:48 Percezione Culturale della Salute Cardiovascolare 20:43 Diagnosi e Trattamenti per le Donne 23:38 Pregiudizi e Differenze di Trattamento 26:22 Conclusioni e Prospettive Future 28:57 Differenze di genere nella percezione del dolore 38:11 Il mondo delle nascite: prima, durante e dopo 48:37 Anzianità e salute: differenze tra uomini e donne 52:05 Impatto economico e sociale della salute femminile 57:10 Innovazione e Salute Femminile 58:32 Investimenti e Ricerca nella Salute Femminile 01:00:19 Disparità di Genere nella Salute 01:02:54 Cultura e Consapevolezza nella Salute Femminile 01:06:36 Intelligenza Artificiale e Salute Femminile 01:20:30 Educazione e Differenze di Genere 01:23:42 End Resources McKinsey & Company - Report sulla salute femminile 2024 - mckinsey.com/it/our-insight… World Economic Forum - Salute delle donne 2024 - weforum.org/reports/womens… European Investment Fund - eif.org British Heart Foundation - bhf.org.uk Logic - Startup innovativa in salute femminile - logichealth.com
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La differenza dei fenomeni sociali Quando le mie figlie erano piccole (8-12 anni) giocavo ogni tanto con loro a Risiko. Vincevo sempre io, perché giocavo per vincere e usavo ogni possibile strategia per massimizzare la probabilità di vincere, mentre loro erano molto meno attente e preparate nell'attuare strategie per vincere. Poi arrivò il giorno in cui loro si stancarono e decisero di attuare una unica strategia: attacchiamo sempre babbo, ad ogni turno, entrambi. Da quel giorno io non ho più vinto: a volte vinceva l'una, a volte l'altra. Questo banale esempio famigliare mi ha fatto capire molto più di molti altri la differenza tra i fenomeni analitici duri (fisica, chimica, biologia, etc. etc.) e i fenomeni sociali. In quelli sociali i fenomeni dipendono dal comportamento degli altri e quindi dobbiamo usare la teoria della mente (cercare di capire cosa penseranno e faranno gli altri) per riuscire a fare la cosa giusta. Un esempio matematico per capire il tema è questo: in un gruppo di persone si chiede ad ognuno di scrivere su un foglio un numero da 0 a 100. Vince chi si avvicina di più a metà della media dei numeri detti. Quale sarà il numero vincente?
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I due più grandi limiti psicologici nell’era dell’AI Lo sono sempre, ma esplodono con l’AI: 1-L’autocensura intellettuale nell’immaginare soluzioni difficili da fare 2-Agire nel cercare di farle, mettendoci tutta l’energia necessaria Chi accoglie idee grandi e difficili da fare e senza troppi calcoli a priori ci picchia dentro tutta l’energia e lo sforzo necessari per provare a metterle in pratica, day-in day-out, ha una marcia in più che cresce in modo esponenziale. Il timore e la prudenza sono un freno mostruoso in un mondo dove tutto è accessibile
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