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Matteo Giangrande
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Matteo Giangrande
@librazione_
docente Storia e Filosofia @miursocial
Pescara, Abruzzo Katılım Ekim 2015
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La ricchezza è più concentrata negli anziani e a beneficiarne saranno i pochi figli
Di Davide Mattone
ilfoglio.it/economia/2026/…
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L'intelligenza artificiale rappresenta una rottura rispetto alle precedenti ondate tecnologiche perché tende a favorire chi possiede già esperienza, competenze e posizione professionale, invece di offrire ai giovani un vantaggio iniziale;
Gianfrancesco@GianfrancescoG9
L'AI, una diabolica rivincita dei boomer, ci credo poi che ai giovani viene l'ansia. Da leggere @esterviola su @ilfoglio_it
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Il rispetto dei diritti degli omosessuali è un valore universale. Escludere gli ebrei dal Pride rende vuota qualunque mobilitazione, falso qualunque slogan. La politica deve dire parole chiare su quanto sta accadendo. O difendete gli ebrei al Pride o siete complici della discriminazione squadrista
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Dal 5 giugno sarà finalmente in libreria il volume a cui ho lavorato in questi ultimi anni, e che ricostruisce il pensiero di Calogero su educazione e scuola dalla crisi del neoidealismo alla chiusura del ciclo riformatore degli anni '60
morcelliana.net/collane-schole…


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Un lavoro importante e attuale. Da leggere.
Andrea Mariuzzo@MariuzzoAndrea
Dal 5 giugno sarà finalmente in libreria il volume a cui ho lavorato in questi ultimi anni, e che ricostruisce il pensiero di Calogero su educazione e scuola dalla crisi del neoidealismo alla chiusura del ciclo riformatore degli anni '60 morcelliana.net/collane-schole…
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Mentre ancora l’orchestra suona, in questo clima da tardo impero, non ci rendiamo conto che i barbari sono già fra noi, che ogni spazio è colonizzato da incompetenza e vuota retorica, che il distacco dalla realtà è ormai completo, e nel gioco delle parti imperversa l’ennesimo, desolante bluff.
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@SandroRossi_x solo una constatazione, nessun giudizio di valore.
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@librazione_ La tua ignoranza arriva al punto da pensare che tutti siano ignoranti come te.
Ti fa sentire meglio? Meno sfigato?
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Valditara e la resa dei Promessi Sposi
Spostare i Promessi Sposi dal biennio al triennio delle superiori non è una riforma, è una capitolazione. La presenta come modernizzazione, come adeguamento ai tempi, come rispetto dei ritmi di apprendimento dei ragazzi. In realtà è l’ammissione che la scuola italiana, sotto questo governo, ha smesso di credere nei propri studenti.
Il biennio è esattamente l’età in cui un adolescente va messo davanti a un testo che resiste. Quindici anni sono l’età giusta per imparare che la letteratura non si consuma, si attraversa. I nostri nonni leggevano Manzoni a tredici anni e non erano geni, erano ragazzi a cui veniva chiesto qualcosa. Oggi Valditara decide che a quindici anni non si può più, che bisogna aspettare i diciassette, che prima serve un percorso di avvicinamento, che il testo è troppo denso, la lingua troppo lontana, le pagine troppe. Ogni volta che si abbassa l’asticella si abbassano anche i ragazzi, non il contrario.
C’è poi una questione pedagogica che il ministro finge di non vedere, o forse non vede davvero. I Promessi Sposi non sono un romanzo ottocentesco da collocare in sequenza cronologica dopo Dante e Petrarca. Sono la prima vera palestra di cittadinanza che la scuola italiana offre ai suoi studenti. La peste che arriva e nessuno vuole riconoscerla. I potenti che piegano la legge ai propri interessi. La giustizia che non arriva mai per chi non ha voce. Le folle manipolate che cercano un untore qualunque su cui scaricare la rabbia. Don Abbondio che si tira indietro perché “il coraggio, uno, non se lo può dare”. Questa roba, a quindici anni, ti entra dentro e ti ci resta per la vita. Al triennio arriva tardi, quando i ragazzi hanno già deciso che la letteratura è una cosa che non li riguarda, che appartiene ai professori e agli esami.
Il sospetto, neanche troppo nascosto, è che il problema non sia pedagogico ma politico. I Promessi Sposi sono un libro scomodo per chi governa oggi. Raccontano un’Italia in cui il potere è sempre dalla parte dei don Rodrigo, in cui la Chiesa si divide tra chi sta con gli ultimi e chi benedice i prepotenti, in cui la peste diventa pretesto per sospendere ogni garanzia, in cui i tribunali non funzionano e la giustizia la si cerca altrove. Spostarlo al triennio significa ridurne il peso formativo, farlo diventare un testo da esame di maturità e non un testo che forma lo sguardo sul mondo.
La verità, spiacevole, è questa: una classe dirigente che non legge tende a credere che anche gli altri debbano leggere poco. Si governa come si è stati educati, e l’impressione che diano molti dei nostri ministri, Valditara in testa, è quella di persone che con la cultura hanno un rapporto strumentale, quando va bene, ostile, quando va male. La scuola diventa così il riflesso delle loro carenze, non il rimedio a quelle dei ragazzi.
Toccare Manzoni è facile, fa titolo, non costa nulla. Rimettere in piedi una scuola pubblica capace di chiedere molto e dare molto, quello sì che sarebbe una riforma. Ma richiederebbe una classe politica all’altezza dei libri che dovrebbe far leggere, e qui torniamo al punto di partenza.
I ragazzi italiani meriterebbero Manzoni a quindici anni. E meriterebbero ministri che l’hanno letto davvero.
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@guidotweet In #Garlasco emerge una forma distribuita di transmedialità: un "mondo narrativo", prodotto dallo stesso ecosistema digitale, ricostruito collettivamente sulle diverse piattaforme.
A differenza della transmedialità della Marvel o di Matrix, manca una regia centrale.
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Caso Garlasco, comunicato dei legali di Sempio:
Considerato che le indagini non sono chiuse e che dunque il quadro probatorio con il quale confrontarsi in sede di interrogatorio non è completo, vieppiù considerato che il fascicolo delle indagini oltre che incompleto non è ancora visionabile, atteso che proprio ieri, all’esito della riunione, abbiamo conferito incarico ad uno psicoterapeuta di redigere una consulenza personologica sul nostro assistito, tramite sottoposizione dello stesso ai canonici test all’uopo usualmente utilizzati (anziché ricorrere ai frammentari dati documentali del fascicolo), essendo questi presupposti ritenuti dal pool opportuni prima dell’eventuale sotto posizione di Andrea Sempio ad interrogatorio, preannunciamo che si avvarrà della facoltà di non rispondere, riservandoci di chiedere eventualmente di procedere a detto incombente dopo i predetti atti.
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AI will create more jobs than any other technology in history.
The doomers' fundamental error isn't just the lump of labor fallacy. It's deeper than that.
They assume a finite problem space.
This is the fundamental error of AI and job doomers. They look at the economy and see a fixed amount of work to be done, a pie that can only be sliced thinner as machines take bigger bites. They see humans a competitive resource for a finite amount of work and a finite amount of problems to solve that must be eliminated.
This is fundamentally, totally and completely wrong.
The pie isn't fixed. It never was. And the reason it isn't fixed is baked into the very nature of technology itself.
Technology is nothing but abstraction stacking. And abstraction stacking is infinite. Therefore the work is infinite.
The hammer didn't reduce the amount of work. It moved the work up the stack. And the new work was more complex, more varied, and more interesting than the old work.
Complexity breeds more complexity and more variety.
Once you have houses instead of mud huts, you have a cascade of new problems that didn't exist before. Plumbing. Wiring. Insulation. Roofing materials that don't rot. Drainage systems so the foundation doesn't flood. Fire codes so your neighbor's bad wiring doesn't burn down the whole block.
Each of those problems becomes a job. A plumber. An electrician. An insulator. A roofer. A civil engineer. A building inspector. None of those jobs existed when we lived in mud huts.
They exist because we solved the mud hut problem.
Think of all of human technological development as a stack of abstraction layers, each one built on top of the ones below it.
At the bottom: raw survival. Finding food. Building shelter. Making fire. These are the base-layer problems.
Each major technology wave solved a base-layer problem and in doing so created an entirely new layer of problems above it:
Agriculture solved "how do we reliably eat?" — and created problems of land ownership, irrigation, crop rotation, storage, trade, taxation, and governance.
Writing solved "how do we remember things across generations?" — and created problems of literacy, education, record-keeping, law, bureaucracy, and literature.
The printing press solved "how do we spread knowledge at scale?" — and created problems of intellectual property, censorship, journalism, publishing, public opinion, and democratic discourse.
The steam engine solved "how do we generate mechanical power without muscles?" — and created problems of factory design, worker safety, urban planning, railroad engineering, coal mining, labor relations, and environmental pollution.
Electricity solved "how do we deliver energy anywhere?" — and created problems of grid design, power generation, appliance manufacturing, electrical safety codes, utility regulation, and an entire consumer electronics industry.
The Internet solved "how do we connect all human knowledge?" — and created problems of cybersecurity, digital privacy, online commerce, content moderation, network infrastructure, cloud computing, social media dynamics, and an entire digital economy that employs tens of millions.
Notice the pattern?
Each solution didn't just solve a problem.
It created an entirely new problem space that was larger, more complex, and more varied than the one it replaced.
The stack grows. It never shrinks.
It's turtles all the way down and all the way up.
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