
Ora “er bobolo” s’è desto, e quindi “le toghe” di qua, “le toghe” di là (tralascio considerazioni su questa subalternità al linguaggio degli operatori informativi). Ma quando nel 1992 si scatenò un attacco giudiziario senza precedenti “er bobolo”, manipolato dal complesso mediatico-giudiziario, chiese (e facilmente ottenne) di alterare l’equilibrio dei poteri a favore delle “toghe” con la sostanziale soppressione dell’immunità parlamentare (la storia di quel putsch è qui: store.rubbettinoeditore.it/catalogo/leuta…). Oggi sarebbe rassicurante sentire meno rampogne a “le toghe” (spesso con argomenti ad personam facilmente controvertibili), e più sostegno per l’unico provvedimento risolutivo: il ripristino dell’art. 68 della Costituzione del ‘48, cioè l’unica cosa che può sconfiggere definitivamente la grillanza e rendere relativamente inoffensivo il complesso mediatico-giudiziario. Gli altri facciano quello che credono: sentenzino præter legem, sollevino le loro masse minoritarie, va tutto benissimo! Noi non dobbiamo commentare queste patologie, dobbiamo riaffermare i principi di una democrazia sana: vogliamo l’equilibrio fra i poteri, vogliamo rifiutare l’inganno grillino secondo cui il popolo sarebbe stato più forte se i suoi rappresentanti fossero stati più deboli. Che questa fosse una scemenza si capiva anche prima (bastava la fisiognomica di chi la proponeva), ma oggi non rendersene conto è suicidio! Quindi basta parlare di “toghe” o “ermellini”: bisogna parlare di #Art68 e procedere spediti.





















