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Nonostante tutto...c'è ancora tempo per non sprecarne altro...💪😉
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Y llegaron los 58 y como siempre digo: Un gran día para nacer. Happy birthday for me and #MayThe4thBeWithYou
#starwarsday

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En lugar de ocultar a su hija con síndrome de Down, Charles de Gaulle la crió con orgullo, y ella se convirtió en el corazón de su vida.
Cuando Charles de Gaulle murió en 1970, hizo una petición discreta que sorprendió a muchos. No quería un funeral de estado grandioso en París. Pidió ser enterrado en el pequeño pueblo de Colombey-les-Deux-Églises, junto a su hija Anne. Para él, ese lugar de descanso importaba más que cualquier monumento.
Anne nació el Día de Año Nuevo de 1928, la menor de tres hijos. Tenía síndrome de Down, una condición rodeada de miedo y desinformación en esa época. Los médicos y la sociedad a menudo culpaban a los padres y urgían a las familias a esconder a niños como ella de la vista pública. Para familias de poder y estatus, enviar a tales niños lejos se consideraba normal.
Charles y su esposa Yvonne se negaron. Criaron a Anne en casa con su hermano Philippe y su hermana Élisabeth. No hubo secreto, ni vergüenza, ni separación. Ella era simplemente su hija.
Para el mundo, de Gaulle era distante e inflexible. Un líder forjado por la guerra, la disciplina y el mando. Pero dentro de su hogar, Anne revelaba un lado que pocos veían. Con ella, reía libremente. Cantaba canciones, contaba historias y jugaba juegos. Los amigos notaban que el hombre que rara vez mostraba emoción se ablandaba por completo en su presencia.
La llamaba mi alegría. Anne no le pedía nada excepto amor, y en esa simplicidad, él encontraba paz. Nunca se la trató como frágil o inferior. Se la respetaba plenamente, se la incluía siempre y se la amaba sin condiciones.
Ese amor no se limitó a la familia. Después de la guerra, Charles y Yvonne fundaron la Fondation Anne de Gaulle. Convirtieron un château en un hogar para jóvenes mujeres con discapacidades intelectuales, muchas de las cuales habían sido abandonadas. En una época en que el apoyo apenas existía, eligieron la acción en lugar del silencio.
La vida de Anne fue corta. Murió de neumonía en 1948, justo después de cumplir veinte años, en los brazos de su padre. En su dolor, de Gaulle susurró que ahora ella era como las demás, finalmente libre de los límites que el mundo le había impuesto.
Tras su muerte, él llevaba su fotografía a todas partes. Creía que su presencia lo protegía, incluso durante un intento de asesinato años después. Ya fuera fe o destino, nunca dudó de su importancia en su vida.
Charles de Gaulle encontró su calma más profunda no en el liderazgo o la victoria, sino en amar a una niña que el mundo no comprendía. Su familia mostró que la dignidad no se trata de la capacidad. Se trata de cuán ferozmente elegimos cuidar.

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L’ultimo sussurro del corpo: cosa succede dopo la morte.
Quando si prende l’ultimo respiro, la vita non finisce in un solo istante svanisce a fasi.
Il cervello è il primo a cedere, privato di ossigeno mentre la sua attività rallenta e si arresta. Il cuore segue, e con esso la circolazione che sostiene ogni organo. Uno dopo l’altro, i sistemi del corpo si spengono.
Ma la morte non è un silenzio immediato.
Per un breve periodo, alcune parti del corpo continuano. Alcune cellule nelle cornee, nella pelle e nei tessuti connettivi possono rimanere vitali per ore. Alcune cellule immunitarie persistono anche più a lungo.
A livello microscopico, i processi non si fermano tutti insieme. Un’attività residua continua mentre le cellule utilizzano le ultime riserve di energia, cedendo gradualmente quando le condizioni diventano insostenibili.
Questa breve transizione è talvolta descritta come il “crepuscolo” del corpo non un ritorno alla vita, ma una fase finale di spegnimento biologico.
È un promemoria che la morte non è un singolo momento, ma un processo un graduale silenziarsi dei sistemi che una volta lavoravano in perfetta coordinazione.
Non drammatico.
Non improvviso.

Italiano
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"La cifra da capogiro del risarcimento a Stasi:
"Che pagheremo noi italiani"
Se potessi decidere io il risarcimento del danno inflitto ad Alberto stasi, glielo farei pagare fino l'ultimo centesimo a tutti quelli (compresi i miei figli) che hanno votato NO al referendum in favore dei giudici che non pagano mai i loro errori delle errate sentenze!

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DEL TUO RICORDO MI RESTERÀ, UNA PERSONA CHE HA SAPUTO TRASFORMARE LE DIFFICOLTÀ IN UNA TESTIMONIANZA DI FORZA, DI DIGNITÀ UMANA E SPORTIVA... CIAO ALEX ❣️
#pensierodellasera
#ciaoAlex

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“Non c’è nessun avviso. Nessuna preparazione. Nessuna scelta.
Un giorno sei una persona qualunque. Il giorno dopo sei tutto: infermiere, medico, assistente, segretario, psicologo, difensore. Senza contratto, senza formazione, senza rete. Ti chiamano “amore”. Ma in realtà è sopravvivenza.
La verità è che il caregiver è l’unico “lavoratore” che lo Stato pretende senza riconoscerlo. Sei indispensabile… ma invisibile. Sei necessario… ma ignorato.
E mentre ti chiedono di reggere tutto — dolore, responsabilità, paura, burocrazia — ti tolgono anche il diritto di crollare.
Quante persone hanno perso il lavoro per assistere un familiare?
Quante hanno consumato la propria salute, il proprio futuro, la propria dignità nel silenzio?
E poi ti dicono: “sei forte”.
No. Non è forza. È assenza di alternative.
Io non voglio essere un’eroina.
Non voglio essere compatita.
Non voglio essere invisibile.
Voglio diritti.
Voglio tutele.
Voglio un riconoscimento reale, economico e umano.
Perché dietro ogni caregiver c’è una vita sospesa per permettere a un’altra di andare avanti.
E questa non è una scelta individuale.
È una responsabilità collettiva che oggi viene scaricata su chi ama.
Se ti trovassi tu al mio posto…
quanto resisteresti prima di chiedere aiuto?
E quando lo chiederesti, chi risponderebbe? Ricordatelo: lungo questo percorso incontrerai tanti professionisti.
Ma pochi vedranno davvero la persona che sei.”
Per me è stata una scelta, per la maggioranza no…
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