mario dal pont

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Matteo Salvini non mi rappresenta sono esattamente l'opposto

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E quindi?
Leonardo Facco@LeofaccoTweet

Li chiamano atleti, ma sono dipendenti pubblici. Quanti atleti italiani sono dipendenti di enti statali? 296 atleti su 403 (pari al 73% della squadra azzurra che ha partecipato alle olimpiadi di Parigi del 2024) appartengono ai gruppi sportivi militari e dei corpi civili dello Stato. Si tratta di atleti assunti a tempo indeterminato (o con contratti equivalenti) presso: Forze Armate (Esercito, Marina, Aeronautica, Carabinieri) → circa 115 atleti solo dalla Difesa. Polizia di Stato (Fiamme Oro) → 101 atleti. Guardia di Finanza (Fiamme Gialle) → 54 atleti. Polizia Penitenziaria (Fiamme Azzurre) e altri corpi. Questi atleti sono dipendenti pubblici a tutti gli effetti: percepiscono uno stipendio fisso, hanno un grado, contribuiscono alla previdenza e possono dedicarsi a tempo pieno all’allenamento senza dover cercare sponsor privati per sopravvivere. Quanto costano al contribuente?Non esiste un dato ufficiale aggregato e pubblico che quantifichi esattamente il costo totale degli atleti olimpici statali (i bilanci dei singoli corpi non lo isolano). Tuttavia, si può stimare in modo realistico: Stipendio medio mensile netto di un atleta militare/poliziotto: tra 1.300 € (poliziotto semplice) e 1.850 € (maresciallo o grado intermedio). Media realistica: 1.500–1.600 € netti al mese (circa 18.000–20.000 € netti annui per atleta). Costo lordo annuo stimato per atleta (compresi oneri contributivi e previdenziali a carico dello Stato): 25.000–30.000 €. Stima complessiva per i 296 atleti: Costo annuo lordo approssimativo: tra 7,4 e 8,9 milioni di euro solo per gli stipendi di base (esclusi premi, straordinari, trasferte e costi di preparazione). Nota importante: Questo costo esiste indipendentemente dalle Olimpiadi: gli atleti sono dipendenti stabili dei corpi e lo Stato li paga tutto l’anno (anche fuori dalle competizioni). A questo si aggiungono i premi CONI per le medaglie (180.000 € lordi per oro, 90.000 € per argento, 45.000 € per bronzo), pagati dal CONI (quindi indirettamente dallo Stato). Il sistema viene difeso perché permette all’Italia di competere ad alto livello senza un modello di sport professionistico puro come negli USA o in altri Paesi. Viene invece criticato perché rappresenta una forma di sostegno pubblico indiretto allo sport élite a spese del contribuente. In sintesi: circa 3 atleti su 4 della squadra olimpica italiana sono dipendenti pubblici. Il costo diretto (stipendi) è nell’ordine di 7–9 milioni di euro all’anno per l’intero gruppo, anche se non esiste una voce di bilancio dedicata esclusivamente a loro.

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