Mario Rodriguez

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@marodri

Fanaticamente (auto)ironico, già consulente (sconsolato) di comunicazione pubblica e politica e docente universitario a contratto. https://t.co/oTCkKmwxDs

Milano Katılım Nisan 2009
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Ranieri Bizzarri
Ranieri Bizzarri@nanoscalebiomed·
AI, forse non dovremmo avere solo paura. Una riflessione. Ho avuto la ventura di leggere l'articolo che allego nella prima risposta a questo post; un articolo che mi ha impressionato per la sua profondità e logica. Sostanzialmente l'idea dell'autore, un filosofo inglese, è la seguente. Da sempre, le tecnologie dell'informazione influenzano le società, perchè in larga parte determinano chi parla e cosa viene detto. Questa cosa ha un effetto molto profondo. Pensate a questo: se ci sono "guardiani" dell'informazione che rimuovono elementi di discussione, le persone non accedono a certe informazioni e non hanno la possibilità di capire quante altre persone condividano quello che pensano o sanno. Questo vale nel bene, come nel male. L'invenzione della stampa ha democratizzato l'informazione nel bene, perchè la trasmissione di informazioni che erano prima solo appannaggio di re, funzionari del re o chierici, si è potuta diffondere. Non è un caso che le idee illuministiche che ci sembrano il sale della democrazia si siano strutturate attorno alla carta stampata. Nel male, possiamo citare l'effetto dirompente dei social media negli ultimi anni. La democratizzazione completa (e il basso costo) dell'informazione condivisa e il vantaggio economico di trasformare piattaforme di comunicazione in sistemi performativi e di engagement (e nulla appare divertente per la nostra specie come leggere/vedere persone che litigano e prendere una posizione bianco/nero), ha rimosso i "controllori" di una informazione "tecnocratica" che -ad esempio- evitavano follie di tipo scientifico basate sui fatti. Da qui il cospirazionismo, che è una qualità precipua umana, ma che si alimenta di schemi binari e del sospetto che le elite "nascondano la verità" attraverso i convenzionali mezzi di informazione. I feed e gli algoritmi premiano ciò che cattura attenzione (sensazionalismo, allarme, conflitto, negatività), non ciò che è più accurato o ben argomentato Tutto questo, incluso quello che familiarmente chiamiamo "populismo", che altro non è che la popolarizzazione di idee prima marginalizzate dalle "elites" che modulavano l'accesso alle informazioni. Un processo che può piacere o non piacere, ma che questo è. Ora, il criterio di fondo di questo articolo -che condivido- è che il mondo moderno è troppo complesso per l’esperienza diretta, quindi ci affidiamo a intermediari "epistemici" che ci spiegano parte di ciò che è giusto pensare; l’ideale sarebbe che fossero esperti e istituzioni orientate a metodi rigorosi e il più possibile oggettivi, perchè solo così possiamo pensare di portare avanti una società che garantisce lo sviluppo di ciascuno di noi in modo il più possibile (=umano, non stabilito per ideologia) equilibrato. E a favore di questa cosa, in realtà, l'AI dà speranza. La tesi centrale dell'articolo è che l'AI come chatGPT (LLM) siano una forza “anti‑social”: non democratizzano l’arena come i social, ma tecnocratizzano l’accesso all’informazione, avvicinando le persone a contenuti più esperti e evidence‑based. L'autore invita a fare un confronto pratico: chiedere a un LLM (ChatGPT, Gemini, Claude, Grok) informazioni su temi controversi e poi confrontarle con ciò che emerge scorrendo i social. La sua previsione è che gli LLM, in media, restituiscano risposte più accurate, basate su evidenze, più allineate al consenso esperto (o, quando non c’è consenso, una panoramica ragionevole delle posizioni informate). Ma perchè è così? La risposta, la banalizzo io, è in una sola parola, che molti disprezzano senza capire la forza "civilizzatrice" che la accompagna: MERCATO. Ci sono infatti forti incentivi economici e reputazionali: le aziende AI competono per sistemi “utili” a un’utenza vasta (anche business) che ha bisogno di affidabilità; inoltre hanno rischi reputazionali e legali se diffondono errori dannosi. Questo le spinge verso norme di accuratezza e utilità più che verso partigianeria. Inoltre, e questo è davvero una rivincita delle "buone maniere", un LLM può rispondere a domande idiosincratiche, reggere un contraddittorio paziente, spiegare passaggi e prove senza stancarsi—es. non solo “vaccini ≠ autismo”, ma perché e su quali evidenze. Questo può renderlo efficace anche nel correggere credenze complottiste. Gli LLM tendono a essere educati e rispettosi; rispetto a molti esperti umani (che possono apparire condiscendenti o irritanti), riducono la “minaccia di status” e quindi la resistenza al messaggio correttivo. In sostanza, i social hanno fratturato le “immagini nella testa” delle persone (realtà parallele, ecosistemi di narrativa). Gli LLM, invece, sarebbero una tecnologia epistemicamente convergente: tendono a offrire risposte simili, con un bias verso ciò che il mondo degli esperti considera vero o ragionevole. Attenzione: sembra una gabbia, ma non lo è. Perchè ciò che è ragionevole è ciò che funziona in una società complessa, per definizione. Infine, l’autore passa in rassegna quattro obiezioni e spiega perché, pur reali, non annullano la tesi: 1) Sycophancy/personalizzazione: rischio di compiacere l’utente e rafforzare bias; vero, ma molti usi siano “zero‑shot” (richieste informative semplici) e che aziende/regolatori abbiano incentivi a limitare questi effetti. 2) Manipolazione dall’alto: tecnicamente possibile, ma secondo l'autore un LLM apertamente inaffidabile sarebbe poco competitivo; inoltre il mercato di massa richiede credibilità su moltissimi domini. 3) Disinformazione generativa (deepfake, bot swarm, ecc.): riconosce che è potente, ma è scettico che cambi davvero le opinioni “top‑down” su larga scala; e ipotizza anche un effetto controintuitivo: con più deepfake, le persone potrebbero affidarsi di più a fonti verificate e credibili. 4) Inoltre: se più persone hanno accesso facile a strumenti di fact‑checking/contestualizzazione, possono aumentare le difese contro la disinformazione e ridurre la sua circolazione. La conclusione è che gli LLM possono essere un “correttivo” ai trend social: da “democratizzante e diverging” (social) a “tecnocratizzante e converging” (LLM), con maggiore orientamento ad accuratezza e toni civili. Occorre essere consapevoli anche del rovescio: c’è il rischio di ridurre la diversità epistemica delle opinioni; quindi serve una capacità di comprensione culturale su come questa infrastruttura informativa verrà costruita e governata.
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Mario Rodriguez
Mario Rodriguez@marodri·
occhio alla truffa della bambina che danza! Se aprite il messaggio vi hackerano e mandano ai vostri contatti il messaggio! Vi costa la sospenzione da WhatsApp!
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Mario Rodriguez
Mario Rodriguez@marodri·
Mi vergognavo a pensarlo ma per fortuna l'ha scritto il Cassese: mostrare i cartelli in Parlamento non è solo frutto di una visione puerile della comunicazione ma immiserisce il ruolo della politica e di chi la interpreta. E poi è volgare quanto il si urlato alla fine dell'inno.
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Mario Rodriguez
Mario Rodriguez@marodri·
@Arturo_Parisi Ma come si può pensare che il congresso o l'assemblea di un partito decida il candidato PdC di una coalizione? Chi può accettare una cosa del genere o meglio a quali condizioni lo fa? E cosa vedono o vivono gli elettori se non accordi di potere? @pdnetwork
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Arturo Parisi
Arturo Parisi@Arturo_Parisi·
Nuovo StatutoPd in funzione della partecipazione di Elly Schlein a eventuali #primarie di coalizione: “candidata premier unica della coalizione”? Nel caso: “candidata unica del Pd alle primarie di coalizione per la designazione del premier” E tuttavia MEMO Ogni parola un problema
Il Foglio@ilfoglio_it

Schlein accelera: assemblea Pd il 14 dicembre. La segretaria chiederà la modifica dello statuto e l'incoronazione come candidata premier unica della coalizione. Di @CarusoCarmelo e @e_Cicchetti ilfoglio.it/politica/2025/…

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Mario Rodriguez
Mario Rodriguez@marodri·
@sebmes credo non ci sia più potente sostegno al populismo di questo referendum e del modo in cui inevitabilmente viene/verrà gestito. Spero che qualche voce contro questo modo di concepire il confronto politico e la ricerca della legittimazione democratica si faccia sentire prima o poi.
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Sebastiano Messina
Sebastiano Messina@sebmes·
Sulla separazione delle carriere la magistrale lezione di diritto costituzionale di Augusto Barbera, ex deputato ed ex presidente della Consulta.
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Mario Rodriguez
Mario Rodriguez@marodri·
@giodiamanti e soprattutto l'America non è l'Italia (nemmeno l'Europa) e NY non è Milano (o qualsiasi altra città)
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Mario Rodriguez
Mario Rodriguez@marodri·
Anche oggi leggo sondaggi interpretati come "spaccatura"! Certo è la logica dei media! Ma bianco e nero sono sempre solo sfumature di grigio. La frattura è conseguenza dello strumento di misurazione mentre considerare il grigio aiuterebbe molto di più a capire la complessità.
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Mario Lavia
Mario Lavia@mariolavia·
Questo Paolo Romano è il nuovo Pd che avanza?
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Mario Rodriguez
Mario Rodriguez@marodri·
@Arturo_Parisi forse l'unico modo per tenersi i propri è quello di cercare di interpretare le aspettative dei molti
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Mario Rodriguez
Mario Rodriguez@marodri·
@mariolavia Ma chi è il responsabile della strategia di comunicazione del Pd? Sarebbe importante che i media lo facessero sapere e si potesse conoscere l' impostazione data.
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Mario Lavia
Mario Lavia@mariolavia·
Il Pci fece una dura autocritica quando perse a Castellammare di Stabia (1978). Bassolino fu messo in croce. Qui prendono una batosta nelle Marche dove si sarebbe dovuto dare l"avviso di sfratto" a Giorgia Meloni e nessuno dice una parola
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Mario Rodriguez
Mario Rodriguez@marodri·
Gira e rigira non mi pare sufficientemente chiara e condivisa la ragione per cui l'elettore vota quel che vota. Ma su quale ipotesi "falsificabile" si basa la congettura che i partiti possano aumentare i propri voti rivolgendosi all’elettore cosiddetto identitario?
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Michele Magno
Michele Magno@magnomiche·
A costo di essere rimproverato dal direttore del Foglio, pubblico integralmente questo articolo. So che non frega niente a nessuno, ma lo condivido pienamente. L'autrice è professore di Geografia culturale all'Università di Torino. Sono cinque minuti di lettura ben spesi per chi vuole ragionare con la testa e non con l'intestino.
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Mario Rodriguez
Mario Rodriguez@marodri·
Non voglio rompere anche oggi ma bisogna riflettere sul fatto che gli sport così come li concepiamo oggi in quasi tutto il mondo sono nel bene e nel male un prodotto non casuale della modernità europea comunemente definita Occidente.
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Mario Rodriguez
Mario Rodriguez@marodri·
@pinapic @nomfup Bravo, dai tempi di Europa, ma sposterei il focus. Gli obiettivi che di @nomfup sono essenziali non per aderire a un concetto (il riformismo) che parla solo a una parte ideologizzata ma per fare stare meglio tutti, per trovare un nuovo equilibrio, insomma the pursuit of hapiness
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Pina Picierno
Pina Picierno@pinapic·
“Il riformismo non si può esternalizzare” e tocca a tutti noi rendere il Pd aperto e plurale . Grazie @nomfup per questa bella riflessione
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Mario Rodriguez
Mario Rodriguez@marodri·
Strano dover ricordare che il congresso di un partito serve a risolvere i problemi di linea e leadership di quel partito non il candidato PdC di un'eventuale coalizione alle prossime elezioni. Questa confusione è uno degli ostacoli maggiori alla nascita di una coalizione.
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Giovanni Diamanti
Giovanni Diamanti@giodiamanti·
- Penso che i no al quesito sulla cittadinanza (il 35%) evidenzino che i referendum sul lavoro non hanno portato al voto esclusivamente elettori di centrosinistra - Detto questo, è evidente che la polarizzazione ha limitato la platea potenziale a cui si rivolgevano i comitati
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Giovanni Diamanti
Giovanni Diamanti@giodiamanti·
Appunti sparsi e un po' banali. - Un anno fa alle europee, con tutti i partiti a fare campagna, votava il 49%. - Dal 1995 a oggi, solo il referendum del 2011 ha superato il quorum (ma si parlava di nucleare, all'indomani di Fukushima) - Il Veneto ha votato meno della Campania
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