Dario P.
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Dario P.
@masqliddo
Se volete conoscermi meglio.. @opificioprugna https://t.co/v2sxccgQMA…
Sicilia, Italia Katılım Haziran 2010
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@afspagnuolo Preferisco un Tonino Mutandari e il nascondismo ma anche i sacritari di bimbogiulemano hanno il loro perchè..
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What an honour to share the night with such an incredible group of nominees. Congratulations to all the winners! Thank you @LaureusSport 🙏🏻

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@MastriTina Sono stato ad un buffet di matrimonio in Sicilia con molte più persone..
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“Allora ti piace o no la macchina nuova? “
(Spoiler: fa gli scherzi!🤭🖤💙)
Thanks to: retino.club
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@luca_caputa E' gente che non sa fare neppure la X su un foglio di carta.
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@paolobertolucci Ma non abbiamo avuto più notizie della cena succulenta a Montecarlo a spese del mitico @AdrianoPanatta
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@Don_Federicoo In panchina con il giacchetto di Louis Vuitton da migliaia di euro.. A capo di uno spogliatoio dove si scannano per chi deve guadagnare di più e fare la prima donna..
L'umiltà è sconosciuta a questi mercenari..
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@paolobertolucci @AdrianoPanatta @AdrianoPanatta hai voluto vedere la veronica di Sinner in prima fila a Montecarlo?
E mò paghi la cena da 500 sacchi al grande @paolobertolucci
Anche oggi NO TRIP FOR CATS.
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Rientro da Montecarlo con il cuore colmo di gioia. Ovviamente per la splendida vittoria di Sinner ma in particolare per aver fatto spendere a cena 500€ a @AdrianoPanatta mangiando in maniera indecente 😂😂😂😂
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Stiamo vivendo l’era del più grande sportivo italiano di sempre.
Diciamogli grazie.
#Jannik #Sinner #Alcaraz #AtpMasters1000 #RolexMontecarloMasters

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Alla fine non è neanche una questione di compagnia. Perché la compagnia, in realtà, piace. Eccome se piace.
Per mesi Giorgia Meloni si è mossa con una certa fierezza dentro quel perimetro lì: Donald Trump, J.D. Vance, Viktor Orbán. Non un inciampo, non un equivoco, ma una scelta politica. Rivendicata, coltivata, esibita. Un tempo sarebbe bastato un elogio di J.D. Vance per finire immediatamente su tutti i suoi social, rilanciato con orgoglio, quasi esibito come una medaglia. Oggi no. Oggi quello stesso elogio si maneggia con più cautela, si nasconde, si lascia scivolare via. Non perché sia cambiato il giudizio. Perché è cambiato il momento.
Altro che imbarazzo.
L’imbarazzo, semmai, è arrivato dopo. Quando i sondaggi hanno cominciato a raccontare un’altra storia. Quando Donald Trump ha iniziato a scendere, a perdere terreno, a diventare meno spendibile come santino internazionale. E allora improvvisamente quella stessa compagnia, così orgogliosamente frequentata, è diventata un filo più ingombrante. Non sbagliata, ingombrante.
Tant’è che i leader di Fratelli d’Italia hanno smesso di parlare di Viktor Orbán ed elezioni ungheresi.
È una differenza sottile ma decisiva.
Perché non c’è stato nessun ripensamento politico, nessuna presa di distanza sui contenuti, nessun “abbiamo sbagliato strada”. C’è stato, al massimo, un aggiustamento di tono. Una limatura. Un passo di lato. Come chi in una foto di gruppo prova a mettersi leggermente defilato quando capisce che qualcuno accanto sta venendo male.
Il punto è tutto qui: non è cambiata la direzione, è cambiata la convenienza.
E allora sì, un po’ di imbarazzo viene. Ma non per la qualità della compagnia, per il suo rendimento elettorale.
Viene quando capisci che il tuo Paese viene raccontato all’estero come parte di quel blocco lì. Viene quando il consenso che ricevi non è quello delle democrazie solide, ma di chi con la democrazia ci gioca come fosse un elastico: lo tira, lo torce, ma senza mai spezzarlo del tutto, giusto per poter dire che esiste ancora.
Nel frattempo, però, il mondo va avanti. E manda segnali piuttosto chiari.
In Canada, in Australia, l’onda lunga del trumpismo, o delle sue versioni locali, si è infranta contro un dato semplice: quando gli elettori devono scegliere tra il rumore e la normalità, a volte scelgono la normalità. Senza effetti speciali, senza muscoli esibiti, senza guerre quotidiane contro tutto e tutti.
È un fatto politico, prima ancora che geografico.
Ed è per questo che quello che accade in Ungheria conta. Perché lì, dove Viktor Orbán governa da anni come se fosse l’unico interprete possibile della volontà popolare, qualcosa si sta muovendo. E una figura come Péter Magyar prova a rompere un equilibrio che sembrava intoccabile.
Non è ancora un’alternativa compiuta. Ma è già una crepa.
E le crepe, in politica, fanno paura più delle sconfitte.
Perché raccontano che nulla è inevitabile. Nemmeno certe compagnie. Nemmeno certe fedeltà.
E magari, prima o poi, anche da queste parti qualcuno capirà che non è il momento di fare un passo di lato nella foto.
È il momento di cambiare proprio fotografia.
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@NicolaPorro Quando vedrò fallire un giornale che non vende una copia ma che prende milioni di euro (dalle tasse degli italiani) di finanziamenti sarà vera gloria.
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Grossa polemica perché non vengono dati fondi pubblici al docufilm su Regeni. Ma la domanda è semplice: perché dovremmo finanziare questi film coi soldi dei contribuenti? Non è questione di destra o sinistra, e non ha senso toglierli a uno per darli agli altri. Perchè finanziare pellicole che poi guardano quattro gatti? Tutti soldi buttati. #zuppadiporro
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@Agenzia_Ansa Ok, cominciate a riempire i bidoni di benzina che entro domani si torna ai cavalli e le bighe..
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Salvini: 'Escludo un piano per il razionamento di carburante. Mi aspetto a breve un calo dei prezzi, useremo tutti gli strumenti contro le speculazioni'
#ANSA
ansa.it/canale_motori/…
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