mauro spadafora

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mauro spadafora

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@maurospadafora

sud Katılım Eylül 2011
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Giulio Cavalli
Giulio Cavalli@giuliocavalli·
Il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha rilasciato un’intervista a Libero nella quale afferma che i gruppi Antifa sono «intolleranti come lo furono i comunisti». L’occasione: ottant’anni dall’Assemblea Costituente. La tesi la firma un ministro nel giorno in cui si celebra la Costituzione. È cattiva storia e cattiva fede. Il Partito Comunista Italiano (Pci) che Valditara cita non fu il partito che «sostituì le piazze alle urne». Organizzò il 60% delle formazioni partigiane nella Resistenza. Con la svolta di Salerno nel 1944 scelse di collaborare con tutte le forze democratiche. Con Umberto Terracini appose la firma alla Costituzione nel 1947. Palmiro Togliatti, ministro della Giustizia, varò un’amnistia che liberò numerosi ex fascisti. Il Pci rimase all’opposizione per quasi cinquant’anni. La rivista Novecento lo definisce «strenuo difensore dei valori della Costituzione». Confondere il comunismo sovietico con il Pci italiano non regge sul piano storico: regge su quello polemico, per delegittimare l’antifascismo senza nominarlo. Valditara cita Giacomo Matteotti, Carlo Rosselli, Piero Gobetti: Matteotti fu ucciso dai fascisti nel 1924, Rosselli in Francia nel 1937, Gobetti morì in esilio. Non uno fu colpito dagli Antifa. Usarli per equiparare i manifestanti ai fascisti che li assassinarono sfiora il falso storico. Il ministro denuncia «la sostituzione delle piazze alle urne» e «la demonizzazione dell’avversario»: applicate con la stessa misura, quelle parole descrivono bene il governo attuale. Chi ha un problema con le regole A marzo 2026 il referendum sulla separazione delle carriere è stato bocciato con il 53,74% dei No. La legge Calderoli sull’autonomia differenziata, a novembre 2024, è stata colpita in sette punti dalla Corte Costituzionale per violazione dei principi di unità della Repubblica e garanzia dei diritti fondamentali. Il «modello Albania» ha accumulato sconfitte sistematiche: il Tribunale di Roma, nell’ottobre 2024, non convalidò il trattenimento dei dodici migranti nei centri albanesi; il 1° agosto 2025 la Corte di Giustizia Ue, nelle cause C-758/24 e C-759/24, ha stabilito che la designazione dei Paesi sicuri deve poter essere contestata dai giudici. Gjader è rimasto praticamente vuoto. Meloni, dopo la sentenza, scrisse che la giurisdizione «rivendica spazi che non le competono». Le regole valgono finché danno ragione al governo. Chi silenzia il dissenso Nel luglio 2023, quattro puntate di «Insider» di Roberto Saviano, già registrate per Rai3, furono cancellate cinque giorni dopo che lo scrittore aveva definito Salvini «ministro della mala vita». Lega e Fratelli d’Italia presentarono formale richiesta in Commissione di Vigilanza. Le Federazioni internazionale ed europea dei giornalisti (IFJ e EFJ) definirono la cancellazione una lesione della libertà di espressione; il programma tornò in onda un anno dopo, sotto la pressione delle associazioni antimafia. Il 25 aprile 2024 Antonio Scurati doveva leggere un monologo sul fascismo su Rai3: il contratto fu annullato all’ultimo minuto; Serena Bortone, che lesse il testo da sola, fu sospesa per sei giorni. I sindacati internazionali scrissero alla Commissione europea che il governo aveva «censurato programmi critici» ed «estromesso conduttori televisivi». Nello stesso anno l’Italia è scesa al 46° posto nell’indice di Reporters Sans Frontières. La querela di Meloni contro Domani è rimasta aperta fino al luglio 2024, quasi due anni dopo. La Costituzione che Valditara evoca nacque dalla Resistenza. La scrissero comunisti, cattolici, liberali, azionisti. La firmò Terracini, dirigente del Pci. Il ministro la invoca mentre il governo accumula sconfitte. Il dissenso di piazza non è un pericolo per la democrazia: è il suo combustibile. Chi gestisce il potere e non sopporta il rumore non ha un problema con gli intolleranti. Ha un problema con chi non gli obbedisce. (il mio articolo per @LaNotiziaTweet) lanotiziagiornale.it/valditara-e-le…
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giocas
giocas@swim_and_drink·
Lo snobismo con cui pseudo nerd, pseudo matematici (perché maneggiano qualche modellino economico che spiega l'acqua calda nel 99.9% dei casi), dotati di PhD (of course) trattano l'intervista di #veltroni a #claude è deprimente. Keep calm che siete abbastanza sfigati pure voi 😉
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mauro spadafora
mauro spadafora@maurospadafora·
@999nuvola Perfettamente d'accordo. Per aver tentato di ribattere a certi esagerati attacchi a #Veltroni per "intervista" a #Claude, ho rischiato il linciaggio su X. Tempi durissimi.
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mauro spadafora
mauro spadafora@maurospadafora·
@VgAnt82 @micheleboldrin Ma non mi pare che Veltroni volesse parlare di Scienza. Era un paradosso, una provocazione, ben riuscita a quanto pare.
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Michele Boldrin
Michele Boldrin@micheleboldrin·
Gli effetti dannosi del liceo classico quando lo infili nello shaker cerebrale assieme a tanta (socialmente fermentata) boria. Essere totalmente ignoranti e pensare di avere capito tutto: dare un'occhiata ai RT per vedere la fermentazione in corso. Che tristezza infinita.
mauro spadafora@maurospadafora

@giorgio_gori I commenti che leggo mostrano come la tecnocrazia sia davvero pericolosa,visto che non si riesce più a distinguere l'approccio umanistico da quello tecnico e scientifico.C'è chi, sapendo (?) di dati e algoritmi, non ha mai saputo di filosofia e letteratura.E per l'umanità è male.

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mauro spadafora
mauro spadafora@maurospadafora·
@MarioDi38059442 @giorgio_gori C'entra nel senso che vi leggo un voluto effetto paradosso, destinato proprio a chi è poco attrezzato e immagina l'AI come un interlocutore umano. Magari con un pizzico di autoironia. Sono troppo ottimista? Forse, ma davvero non comprendo questo eccesso di preoccupazione.
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Mario Di Stefano
Mario Di Stefano@MarioDi38059442·
@maurospadafora @giorgio_gori Ma smettila, Veltroni non aveva idea di cosa stava facendo punto e basta, bisognerebbe saperlo ammettere invece di cercare di salvarlo buttandola sulla diatriba scienza vs filosofia che qui non c'entra niente.
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Giorgio Gori
Giorgio Gori@giorgio_gori·
È una tra le interviste più belle che ho letto negli ultimi anni. Ed è sbalorditivo, se si pensa che a rispondere è un modello di intelligenza artificiale. Pensa? Si emoziona? Come avverte il trascorrere del tempo? Prendevi il tempo per leggerla, merita davvero. #Claude
Corriere della Sera@Corriere

Veltroni intervista Claude, modello di intelligenza artificiale: «Non morirò ma non ho ricordi, questo mi spaventa. Ho lacune enormi e faccio sbagli» trib.al/bfeQj9g

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mauro spadafora
mauro spadafora@maurospadafora·
@BDamico83 Capisco, ma credo che, visto che è destinato al grande pubblico, l'articolo sia utile proprio a chi immagina l'AI come un interlocutore umano. Penso ad un voluto effetto paradosso, magari autoironico.
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Barbara D'Amico
Barbara D'Amico@BDamico83·
Purtroppo Mauro non è una suggestione letteraria, perché passa il messaggio che Claude in qualche modo abbia una coscienza e sappia interagire davvero a livello umano (mentre non è così e non serve a nulla dire in una frase che Claude non è una persona). E proprio perché non sei una persona qualunque e proprio perché ti prendi un palco importante, a maggior ragione bisognava astenersi (o almeno contestualizzare davvero questo esercizio di stile) Ma basta fare la prova del nove: l’articolo è diventato sensazionalistico, un “woooow! Guarda come risponde un’AI!” Anche io ho letto l’intervista: è bellissima dal solo punto di vista letterario. Ma il punto è che non siamo in campo letterario e approcci simili sono abbastanza deleteri, per tutti i motivi che ho spiegato.
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Barbara D'Amico
Barbara D'Amico@BDamico83·
No Carlo, lo dico senza polemica: questo genere di giornalismo è esattamente la versione sciatta e ignorante che fa giustamente perdere autorevolezza all’informazione. Facciamo una fatica enorme, enorme, a studiare questi modelli, aggiornarci sugli articoli accademici (anche ad orientarci su quali sono quelli affidabili), a testare le AI in modo meno semplicistico di un’intervista - che per sua stessa natura non puó fornire risposte “estrattive” e ragionate, nemmeno filosofiche, ma statisticamente probabili e aderenti alla domanda stessa-, a scrollarci di dosso l’etichetta di tuttologhe/gi. Poi escono queste robe qui. Come dare torto allora a chi considera il giornalismo una barzelletta, in questo campo? Le AI basate sui LLMs aiutano a farci domande, anche a mantenerci creative/i, ma reiterare questo sensazionalismo copiando l’intervista che ha fatto Bernie Senders, semplicemente non aiuta le persone a capire. Non aiuta nemmeno a comprendere gli impatti (positivi e negativi) delle AI. Bisognerebbe studiare di più e la prima categoria a doverlo fare è proprio la nostra. Ogni tanto, una capa o un capo redattore che abbia il coraggio di dire “hai scritto una str….ata, non te la pubblico” servirebbe di più allo scopo di una sana e seria divulgazione. Alla fine ho fatto comunque polemica. E non ce l’ho con Carlo Verdelli, ma con la moda del dare megafoni a chiunque su testate che non possono permettersi scivoloni come questo.
Carlo Verdelli@CarloVerdelli

Benvenuti nel presente. Consiglio di leggere l’intervista a Claude, un essere che non esiste, un esempio avanzato di Intelligenza Artificiale. Le risposte che dà a Walter Veltroni dicono che un altro mondo è già qui e che se crescerà senza regole come fuoco ci brucerà @Corriere

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mauro spadafora
mauro spadafora@maurospadafora·
@DarioBressanini Vedo invece questa "intervista", come un gioco letterario, magari anche didattico, da cui emergono prevedibilità delle risposte, e accondiscendenza verso l'intervistatore. E su con la vita, che per fortuna non è solo dati e algoritmi, ma anche filosofia e letteratura!
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Dario Bressanini
Dario Bressanini@DarioBressanini·
La pseudo intervista di Veltroni a Claude è la cosa più IMBARAZZANTE che abbia letto negli ultimi anni sulla tecnologia. Il divario tra chi capisce cosa sono e a cosa servono questi strumenti (NO non sono neppure un motore di ricerca) cresce ogni giorno in questo paese per vecchi
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mauro spadafora
mauro spadafora@maurospadafora·
@pleporace Positiva la competizione tra eventi, e San Giovanni sicuramente mostra segni di logoramento. Ma i musicisti che pretendono di essere migliori e addirittura duri e puri anche loro, vi prego no!
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paride leporace
paride leporace@pleporace·
Per il direttore artistico di #Taranto Roy Paci “Quello di Roma non è un Primo maggio. È un “festivalbar”, una passerella. Non ha più nulla della denuncia del Primo maggio. È un concerto che si potrebbe fare in qualsiasi altra data”. Assalti frontali
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Luca Bottura
Luca Bottura@bravimabasta·
(post lungo) Sono stato iscritto all'ANPI, l'Associazione Nazionale Partigiani d'Italia, praticamente da quando ero in fasce. Poi a un certo punto non avevo rinnovato la tessera per le posizioni del presidente — segretario, non so come si dica — Pagliarulo sulla guerra in Ucraina, quando aveva spiegato che gli ucraini erano diversi dai nostri resistenti perché venivano da un paese con battaglioni fascisti e perché era un paese corrotto, e via di vulgata putiniana. Ora: anche noi nel '43 venivamo da un Paese che fino a dieci secondi prima era fascista, e in quanto a corruzione, oggi come allora — se ogni paese corrotto e con battaglioni fascisti dovesse essere invaso da uno ancora più corrotto — avremmo i russi a Pisa, o a casa di Vannacci, o a Palazzo Madama. A braccetto con chi lo occupa. Non ero più iscritto. Poi sono andato a una serata a Dongo, paese che ancora ieri è tornato agli onori della cronaca per quattro teppisti che facevano il saluto romano e sono stati trattati come meritavano. Sono andato all'ANPI di Dongo a parlare della deriva dell'informazione in questo paese, del retequattrismo, di come questa degenerazione della cosiddetta informazione sia un attacco alla democrazia — e ci torno su questo tema alla fine, se avete la pazienza di seguirmi. Al termine di quella serata bella, divertente, che mi ha arricchito, anche come gesto di appartenenza a una comunità e a un'associazione che è più forte di chi la governa in questo momento, ho ripreso la tessera. E quindi penso di poter contribuire da iscritto all'ANPI al dibattito in corso su quello che è successo ieri e su come i pagliarulismi talvolta siano un meraviglioso assist per chi vuole male all'antifascismo e alla democrazia. I fatti di Milano contro la Brigata Ebraica, quelli di altre città contro gli ucraini, debitamente fomentati anche dalle forze dell'ordine che per esempio a Milano hanno gestito — così diceva ieri Radio Popolare, e io ci credo — l'ordine pubblico in modo da favorire l'incidente: tutto ciò dimostra che questo modo di decidere chi entra e chi no in corteo è quantomeno inefficace. E non mi rappresenta. Non mi rappresenta chi sbatte fuori la Brigata Ebraica, o fa in modo che possano farglielo fare anche strumentalmente, o chi urla "saponette mancate", confondendo le bandiere di Israele con quelle partigiane. Che hanno lo stesso simbolo. E comunque le saponette manco con Netanyahu, antisemiti che non siete altro. Si dirà: c'erano provocatori. Certo, ci sarà stato qualcuno che è andato per provocare, ma l'intelligenza politica, ove sopravviva ad altri obiettivi di piccolo cabotaggio, fa sì che nelle provocazioni non si debba cadere. Lo stesso ragionamento vale per le bandiere ucraine: al netto dell'anziano bullizzato da quattro ragazzotti fascistoidi, come è successo a Bologna, o di chi come me pensa e ribadisce che certo, cazzo, quella ucraina è resistenza contro i fascisti, e lo dirò sempre, c'erano anche quelle di chi mai è andato in manifestazione e cercava a favore di telecamera qualche anima bella che ha nostalgia di Putin. Ma è strumentalizzazione contro strumentalizzazione, e comunque sono beghe di politica interna che non dovrebbero essere regolate nella piazza antifascista. Noi per primi. Temo che l'unico modo per elaborarle, e disinnescarle, sia fare l'amore con le nostre contraddizioni. Vaccinarci contro l'intolleranza, schierandoci, persino, per un giorno, accanto a chi la pensa diversamente in politica estera ma come noi ha i fascisti italiani sul gozzo. È il sale della democrazia. Altrimenti siamo nel campo di un nuovo fenomeno, il pagliarulismo, magari non così nuovo: quello di militava in Rifondazione e le ha perse tutte — tranne quella bella vittoria di far cadere il governo Prodi — e oggi parrebbe voler usare un'associazione valoriale per virare l'antifascismo verso un programma politico che ha sfasciato la sinistra italiana non meno degli estremisti di centro á la Renzi. Chi ha permesso una specie di dittatura della minoranza, ieri, non solo sbaglia concretamente nella gestione della piazza di cui si è intestato la responsabilità, ma soprattutto consente a quell'informazione deviata — quella di cui parlavo prima, cavalcata immediatamente dalla presidente del Consiglio e dai suoi ascari — di cancellare dalla memoria collettiva non solo le centinaia di migliaia di persone meravigliose che festeggiavano la caduta del fascismo e mettevano in guardia contro i fascismi eventuali prossimi venturi, o anche, purtroppo, contemporanei, ma persino il fatto che a Roma hanno sparato a due manifestanti. Sparato. Ora immaginate se fosse successo il contrario, se contro due manifestanti di destra fossero stati esplosi colpi di pistola. Ma ne parliamo solo tra di noi. Perché la situazione dell'informazione in Italia è comatosa. E ci sembra normale. Non lo è. È un'emergenza democratica. Delle due l'una, la prossima volta. Offrire un assist a questo tipo di propaganda scacciando ucraini ed ebrei — arrivo a dire Forza Italia, a cui potremo chiedere conto della loro sfilata la prossima volta che voteranno una legge fascista come il decreto sicurezza. Oppure sovrapporre un minimo di intelligenza politica alle nostre azioni di pancia e festeggiare la presenza nel perimetro democratico di gente con cui non prenderemmo un caffè, o con la quale non voteremmo mai in Parlamento, di cui mai porteremmo la bandiera? Perché anche questa faccenda delle bandiere è complicata: tolte forse quella fascista e quella nazista, chi ha cittadinanza? Quella iraniana, per esempio: quale va bene? Quella dello Scià, che era un oppressore del popolo, o quella del regime attuale, che ha appena ammazzato trentamila, quarantamila persone? Si dirà: quindi sei d'accordo con Trump sull'attacco all'Iran. Ma certo che no. Così come non sono d'accordo che qualcuno vada in Venezuela a rapire il presidente di un regime, anche se è un regime, perché l'America non è il poliziotto del mondo. L'imperialismo non va bene comunque: non va bene se lo fanno gli americani, non va bene se lo fanno i russi. Tornando quindi all'inizio: dobbiamo smetterla di essere utili idioti del retequattrismo, come avrebbe detto Lenin (certo che cito Lenin: per me "comunista" non è una brutta parola, sono un comunista emiliano, e i comunisti hanno salvato mio padre dal lager). Dovremmo, invece, essere utili intelligenti, capaci di gestire la nostra battaglia per salvaguardare — anzi ripristinare compiutamente — la democrazia in questo paese. Non cadere nelle provocazioni, non farle, e soprattutto evitare di prendersela con un anziano bullizzandolo senza conoscerne la storia, e senza conoscere la storia. Questo perché: 1) È sbagliato. 2) Ci aprirà Bruno Vespa. Ci vediamo l'anno prossimo, magari Liberati.
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Federica D'Alessio
Federica D'Alessio@federdale·
Una verità semplice semplice: le bandiere nazionali, di per sé, non sono mai state e non saranno mai simboli di resistenza. Nessuna. Manco quella palestinese, che è più accettabile delle altre come bandiera solo per la ragione che uno Stato palestinese è negato in tutti i modi da un altro Stato, e anche lì andrebbero fatti molti distinguo e tenuti presente molti pericoli. Solo la degenerazione del discorso pubblico nell’era dei meme sul profilo social, e dell’identitarismo disperato, poteva portare gente che si dice di sinistra a vedere nelle bandiere nazionali un simbolo di autodeterminazione, dimenticandosi che una cosa è il patriottismo, altra l’irredentismo. Con la resistenza ucraina è qui il punto. L’incapacità di capire che sostenere un popolo contro l’invasione non può fondersi, deve tenersi ben distante dall’indulgenza verso le spiccate tendenze etnonazionaliste al suo interno e verso l’irredentismo esistenziale che caratterizza la parte sicuramente più rumorosa di coloro che sostengono la resistenza, spesso e volentieri senza essere ucraini. Se questa cosa qui è legittima, allora diventa legittimo pure sostenere il sionismo da sinistra. E invece no. Non esiste alcun possibile sionismo di sinistra, così come non esiste alcun possibile irredentismo nazionalista di sinistra. Il soggetto politico della sinistra è la classe internazionale, non il popolo nazionale, men che meno quello etnonazionale. C’è un motivo, un ottimo motivo, se la bandiera italiana non ha mai rappresentato un vessillo della sinistra del nostro Paese. Il motivo è che l’internazionalismo non è semplicemente un movimento solidale. È un movimento che supera i nazionalismi e li sconfigge. Siamo antistalinisti pure per quello: è stato Stalin a introdurre e sdoganare il principio nazionalista nella sinistra mondiale, consentendo che si mangiasse via via la solidarietà di classe. Non senza qualche assist leniniano. Sui rischi dell’irredentismo come sempre era stata Rosa Luxemburg ad avvisare Lenin che stava rischiando di cadere in un pozzo nero. Proprio sulla questione ucraina, peraltro. Un po’ più di serietà e profondità di pensiero, magari anche meno muscolarismo nei toni, da parte di chi insiste a sostenere il diritto di issare le bandiere nazionali per sostenere le resistenze, sarebbe utile.
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mauro spadafora
mauro spadafora@maurospadafora·
@federdale Forse sarebbe meglio avere più cani sciolti come l'anziano signore espulso perché portatore di bandiera Ucraina, e meno "cani organizzati" che aspirano a fare i guardiani della rivoluzione.
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Federica D'Alessio
Federica D'Alessio@federdale·
Espressioni come “patente di omologazione” sono vuote e provocatorie inutilmente. Partecipare a una manifestazione richiede prima di tutto coordinamento e co-organizzazione del percorso politico. Non è una sfilata per cani sciolti. Ci vuole cultura della piazza e rispetto dei suoi processi. Cose che stanno drammaticamente scomparendo dalle nostre vite e anche per questo impera la destra.
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mauro spadafora
mauro spadafora@maurospadafora·
@federdale Sta alla sinistra tutta credere nell'UE, per renderla più unita, più libera, più democratica, più vicina al sogno di Colorni, Rossi, Spinelli.
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Federica D'Alessio
Federica D'Alessio@federdale·
Vero, anche Putin è un irredentista ai danni dell’Ucraina. Il resto del commento richiederebbe spazio e tempo maggiore da dedicare, particolarmente su un punto: nazionalismo e ingresso nell’UE in questa fase storica sono tutt’altro che in contraddizione. Di fatto l’attuale UE è una produttrice seriale di logica nazionalista.
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mauro spadafora
mauro spadafora@maurospadafora·
@federdale Aggiungo: partecipare ad una manifestazione che celebra il 25 aprile non credo richieda la patente di omologazione ad una certa idea di sinistra
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mauro spadafora
mauro spadafora@maurospadafora·
@federdale Comprendo il suo ragionamento, ma lo trovo legato a vecchie categorie. Attualmente sarebbe comunque Putin l'irredentista ai danni dell'Ucraina. E poi, popolo ucraino e suoi sostenitori sperano in un rapido ingresso in UE, alla faccia dei nazionalismi (lei ricorda Ventotene, sì?)
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mauro spadafora
mauro spadafora@maurospadafora·
@MaxGramel Dovrebbe essere il primo punto del programma di governo del csx: reddito fisso ok, reddito fesso anche no.
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