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Musica e Beatles su @Yesterdaypills e @Progrockpills

Yellow Submarine Katılım Mayıs 2009
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perché poi alla fine le cose più semplici, come l’amore che ti da un cane, sono anche le cose più belle
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Hanno trovato conferma le voci che parlavano di un tour d’addio di Paul McCartney e Ringo Starr. Sono state annunciate le prime date del Farewell Tour, tra le quali anche quella italiana: 25 luglio a Milano, allo stadio Stadio San Siro. Il tour si concluderà il 21 dicembre 2026 con una serata che si preannuncia magica, proprio dove tutto ebbe inizio: il leggendario Cavern Club di Liverpool. #PaulMcCartney #RingoStarr #Beatles #Yesterdaypills
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🎞️ Ecco alcune riprese tratte dai due concerti che Paul McCartney ha tenuto il 27 e 28 marzo al Fonda Theatre di Los Angeles, due serate speciali in un club storico della città californiana. #Beatles #yesterdaypills #paulmccartney 🔊
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🥁 Postcards from Paradise Il 31 marzo 2015 Ringo Starr pubblicò Postcards from Paradise, il suo diciottesimo album in studio. Prodotto dallo stesso Ringo, il disco si muove in un’atmosfera rilassata e spensierata, con sonorità che spaziano dal rock al pop, passando per il reggae e il blues. Tra i musicisti coinvolti figurano nomi di primo piano come Joe Walsh, Peter Frampton, Benmont Tench e Steve Lukather. Il brano Postcards from Paradise, che dà il titolo all’album, è un vero e proprio omaggio alla storia dei Beatles: il testo è costruito intrecciando titoli e riferimenti a numerose canzoni della band, trasformandolo in un divertente gioco di citazioni per i fan più attenti. #Beatles #Yesterdaypills
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🎙️ “Mandarono Ringo a casa mia” “Alla fine mandarono Ringo Starr a casa mia a Cavendish con un messaggio: ‘Vogliamo che tu rimandi la data di uscita del tuo disco, è per il bene dei Beatles’ e tutte queste stronzate. Lui mi stava dando la linea del partito, l’hanno fatto venire qui, così ho fatto una cosa che non avevo mai fatto prima: gli ho detto di andarsene. Dovevo fare una cosa del genere per affermarmi perché stavo affondando. Linda è stata di grande aiuto e mi ha detto: ‘Senti, non devi accettare queste stronzate, sei un uomo adulto, hai tutti i diritti…’ Mi stavano prendendo a pugni in testa, almeno nella mia mente.” Paul McCartney #Beatles #Yesterdaypills
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🎸 Quando Ringo venne cacciato di casa da Paul Il 31 marzo 1970 Ringo Starr si presentò a casa di Paul McCartney con una lettera firmata da John Lennon e George Harrison. Il messaggio era chiaro: John, George e Ringo chiedevano a Paul di posticipare l’uscita del suo primo album solista per non interferire con la pubblicazione di “Let It Be”. La reazione di McCartney fu furiosa. Anni dopo, Ringo avrebbe ricordato quel momento con queste parole: “Sono andato a trovare Paul. Con mio sgomento, è andato completamente fuori controllo e, urlandomi contro e puntandomi le dita in faccia, mi ha detto di mettermi il cappotto e andarmene. L’ho fatto.” #Beatles #Yesterdaypills

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🎸 Quando Ringo venne cacciato di casa da Paul Il 31 marzo 1970 Ringo Starr si presentò a casa di Paul McCartney con una lettera firmata da John Lennon e George Harrison. Il messaggio era chiaro: John, George e Ringo chiedevano a Paul di posticipare l’uscita del suo primo album solista per non interferire con la pubblicazione di “Let It Be”. La reazione di McCartney fu furiosa. Anni dopo, Ringo avrebbe ricordato quel momento con queste parole: “Sono andato a trovare Paul. Con mio sgomento, è andato completamente fuori controllo e, urlandomi contro e puntandomi le dita in faccia, mi ha detto di mettermi il cappotto e andarmene. L’ho fatto.” #Beatles #Yesterdaypills
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🎸 Eric Clapton, 81 anni di “Slowhand” Compie oggi 81 anni Eric Clapton, nato a Ripley, Surrey il 30 marzo 1945. Con il suo stile inconfondibile e il suo straordinario virtuosismo, Clapton ha scritto pagine indimenticabili nella storia del rock e del blues, diventando uno dei chitarristi più influenti di sempre. Nel 1968 fu il primo chitarrista esterno a suonare in un disco dei Beatles, regalando un assolo indimenticabile in “While My Guitar Gently Weeps”, il capolavoro di George Harrison contenuto nel White Album. Da allora, il suo legame con il mondo dei Beatles si è consolidato in un intreccio di collaborazioni, amicizie e momenti famosi. Clapton suonò infatti con John Lennon nella Plastic Ono Band, partecipò allo storico “Concert for Bangladesh” organizzato da Harrison nel 1971 e contribuì con la sua chitarra anche all’album “All Things Must Pass”. Il rapporto tra Clapton e Harrison fu particolarmente profondo, fatto di stima musicale e amicizia personale, e rimane uno dei legami più significativi nella storia del rock. #Beatles #Yesterdaypills #EricClapton #georgeharrison
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🎨 La copertina che cambiò la storia della musica Il 30 marzo 1967 il fotografo Michael Cooper realizzò lo storico servizio fotografico per la copertina di “Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band”, l’album dei Beatles destinato a diventare il disco più rivoluzionario e innovativo della storia della musica. Nei giorni precedentigli artisti Peter Blake e Jann Haworth avevano lavorato alla creazione del celebre collage che avrebbe affiancato i Beatles sulla cover: un sorprendente mosaico di personaggi storici, artisti, scrittori, attori e figure simboliche scelti per rappresentare le influenze culturali della band e lo spirito creativo dell’epoca. Il risultato fu molto più di una semplice copertina: divenne una vera e propria opera d’arte pop, capace di trasformare l’immagine di un disco in un manifesto visivo della cultura degli anni Sessanta. “Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band” non rappresentò soltanto una svolta straordinaria dal punto di vista musicale: fu un’esperienza artistica completa che dimostrò che un disco poteva essere pensato come un’opera totale, dove musica e grafica si fondono in un unico progetto creativo. #Beatles #Yesterdaypills
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🌟 Stella di marzo. a cura di @sabrimasce La Paris Fashion Week di marzo 2026 ha segnato uno dei momenti più intensi della carriera di Stella McCartney che ha presentato una collezione autobiografica con una coreografia di cavalli e una sfilata che intreccia ricordi personali, estetica anni ’80 e materiali sostenibili certificati. Un racconto della sua vita e del suo impegno, accolto con entusiasmo dal pubblico e dalla critica. Tra i momenti più emozionanti dell’evento c’è stato l’omaggio affettuoso a Papà Paul, seduto in prima fila. Una modella è apparsa in passerella con un top che recitava “My dad is a rockstar”, un gesto ironico e tenero che ha strappato un sorriso al musicista e un applauso al pubblico. Pochi giorni dopo, Stella ha ricevuto dal presidente Emmanuel Macron la “Légion d’honneur”, la più alta onorificenza francese, durante una cerimonia all’Eliseo. Il riconoscimento ha celebrato oltre vent’anni di lavoro nella moda “cruelty‑free” e nell’innovazione sostenibile, un percorso che l’ha resa una delle voci più autorevoli del settore della moda. A confermare il suo ruolo centrale nel dibattito contemporaneo è arrivata anche la recente copertina del “TIME” che l’ha scelta tra le figure più influenti degli Earth Awards 2026. Nell’intervista, Stella riflette sul rapporto tra creatività, responsabilità ambientale e futuro dell’industria della moda, ribadendo la necessità di un lusso che non comprometta il pianeta. Tre momenti che confermano Stella McCartney come una delle voci più autorevoli della moda e un simbolo di un nuovo modo di intendere stile ed etica. Una traiettoria luminosa che le auguriamo continui a brillare a lungo. #StellaMcCartney #PaulMcCartney #Yesterdaypills
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Is AI silencing music, or will it make it roar? by Raffaella Mezzanzanica of the Musicalmind editorial staff Part One There was a moment, not too long ago, when the whole world went quiet. During the Covid pandemic, the “sound of silence” coming from empty venues, shuttered clubs, and deserted festival fields became really loud. Live music disappeared overnight, and with it the fragile ecosystems that sustain hundreds of thousands of people, especially the not-mainstream musicians, independent promoters, touring crews, small labels, and grassroots venues. And yet, when the world slowly reopened, something beautiful happened: people rushed back to concerts to experience music together again, rediscovering the irreplaceable magic of live music. But then, we had to find out that a new force was rising, one that is reshaping every industry on the planet.  Artificial Intelligence has become the “new normal,” and companies everywhere are adapting their business models to it as fast as possible. And the debate around the use of A.I. in the arts, particularly in music, has been particularly intense. Songwriters and composers fear for their jobs, but also for creativity itself. Many feel their work is being stolen, and imitated by AI systems without consent, compensation, or control. And even when the technology is “well trained,” can we trust what it produces? Does it understand intention, emotion, experience?  It is in this framework that the “Is This What We Want” project emerged in the UK, a powerful collective action by more than 1,000 artists protesting the unchecked use of AI in music. The campaign’s silent track release and accompanying petition aim to draw attention to the need for regulation, transparency, and protections for human creativity. Among the artists participating, we can find Robert Fripp,Damon Albarn, Billy Ocean, Tori Amos, Hans Zimmer and none other than Kate Bush. All of them decided to choose silence as a statement.  The initiative has also got support from artists like Paul McCartney, who joined the effort after the project went public, emphasizing the need to defend the creative soul of music. His participation follows widespread concern in Great Britain over AI-generated tracks imitating artists without permission and the growing push for legislative clarity around digital rights. In addition, all profits from the album will be donated to the charity. Yet Paul McCartney’s presence in this movement is quite interesting. In 2023, alongside Ringo Starr and with the endorsement of the estates of John Lennon and George Harrison, McCartney approved the release of the new Beatles song “Now & Then.” AI was used to isolate and enhance John Lennon’s original home-recorded vocals, a technological restoration that allowed the track to be completed with respect, not fabricated artificially. In this specific case, AI was used for good: a tool that amplified what already existed rather than replacing the creative source.  #AI #ArtificialIntelligence #musica #musicindustry #creatività #PaulMcCartney #Beatles #Yesterdaypills
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🎵 L’intelligenza artificiale sta mettendo a tacere la musica o la farà ruggire? 🎶 di Raffaella Mezzanzanica della redazione di Musicalmind Parte prima Non molto tempo fa il mondo si è improvvisamente fermato. Durante la pandemia di Covid, il “suono del silenzio” proveniente da locali chiusi, club serrati e campi dei festival deserti è diventato assordante. La musica dal vivo è scomparsa dall’oggi al domani, portando con sé i fragili ecosistemi che sostengono centinaia di migliaia di persone: musicisti indipendenti, promoter, tecnici in tour, piccole etichette e locali underground. Quando il mondo ha iniziato lentamente a riaprire, però, è successo qualcosa di bellissimo: il pubblico è tornato ai concerti con entusiasmo, riscoprendo quanto sia insostituibile la magia della musica dal vivo. Nel frattempo è emersa una nuova forza destinata a cambiare ogni settore: l’intelligenza artificiale. In pochissimo tempo è diventata la nuova normalità e molte aziende stanno adattando i propri modelli di business a questa tecnologia. Nel mondo dell’arte, e in particolare nella musica, il dibattito è diventato molto intenso. Autori e compositori temono non solo per il proprio lavoro, ma anche per il futuro della creatività stessa. Molti artisti ritengono che le loro opere vengano utilizzate dai sistemi di AI senza consenso, compenso o controllo. E anche quando la tecnologia è ben addestrata, rimane una domanda fondamentale: una macchina può davvero comprendere intenzione, emozione ed esperienza? È in questo contesto che nel Regno Unito è nato il progetto “Is This What We Want”, un’azione collettiva a cui hanno partecipato più di mille artisti per protestare contro l’uso incontrollato dell’intelligenza artificiale nella musica. L’iniziativa ha pubblicato una traccia silenziosa e una petizione per richiamare l’attenzione sulla necessità di regolamentazione, trasparenza e tutela della creatività umana. Tra i partecipanti figurano artisti come Robert Fripp, Damon Albarn, Billy Ocean, Tori Amos, Hans Zimmer e Kate Bush. Tutti hanno scelto il silenzio come forma di protesta. Il progetto ha ricevuto anche il sostegno di Paul McCartney, che ha sottolineato la necessità di difendere l’anima creativa della musica. La sua partecipazione arriva in un momento di forte preoccupazione nel Regno Unito per le canzoni generate dall’AI che imitano artisti reali senza autorizzazione. La posizione di McCartney è particolarmente interessante. Nel 2023, insieme a Ringo Starr e con il consenso delle famiglie di John Lennon e George Harrison, ha approvato la pubblicazione della canzone dei Beatles Now and Then. In quel caso l’intelligenza artificiale è stata utilizzata per isolare e migliorare la voce originale di Lennon registrata su una vecchia demo domestica. Non si trattava quindi di creare qualcosa di artificiale, ma di restaurare e valorizzare una registrazione esistente. #AI #ArtificialIntelligence #musica #musicindustry #creatività #PaulMcCartney #Beatles #Yesterdaypills

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🎹 Ebony and Ivory Il 29 marzo 1982 usciva “Ebony and Ivory”, lo storico duetto di Paul McCartney e Stevie Wonder. Prodotto da George Martin, il brano, un inno all’armonia e all’uguaglianza tra le persone, con un messaggio ancora oggi attualissimo, anticipò l’uscita dell’album “Tug of War” e divenne uno dei più grandi successi della carriera solista di McCartney. La canzone conquistò rapidamente il pubblico internazionale, arrivando al primo posto della classifica statunitense Billboard Hot 100, dove rimase per sette settimane consecutive. Fu anche un grande successo nel Regno Unito, raggiungendo la vetta della UK Singles Chart. Costruita attorno alla semplice ma efficace metafora dei tasti del pianoforte, l’ebano e l’avorio,?la canzone invitava a riflettere sulla convivenza tra culture e persone diverse: “Ebony and ivory live together in perfect harmony”. A oltre quarant’anni dalla sua uscita, il duetto tra McCartney e Wonder resta una delle collaborazioni più celebri della musica pop. #Beatles #Yesterdaypills #StevieWonder #PaulMcCartney
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Pink Floyd – The Division Bell Il 28 marzo del 1994 i Pink Floyd pubblicano in Uk (il 5 aprile in Usa) per la Emi con la produzione di David Gilmour e Bob Ezrin,il lp The Division Bell penultimo lavoro della band. Il disco è in buona parte composto da David Gilmour coadiuvato da Rick Wright che torna ad essere anche voce solista in alcune parti del disco (era da Wish you were here che Wright non risultava dai crediti del disco). Parte dei testi sono della moglie di Gilmour Polly Simpson. L’album viene concepito durante varie jam presso la casa galleggiante Astoria di Gilmour trasformata in uno studio di registrazione e le registrazioni vengono completate presso i Britannia Studio Row. Alle jam sessions partecipano Gilmour, Wrigth, Mason ed in bassista Guy Pratt che aveva suonato con la band durante il tour di A Momentary Lapse of Reason. Nel giro di un paio di settimane vengono abbozzati circa 65 pezzi che poi vengono man mano ridotti anche con la collaborazione di Ezrin. Alla registrazione vera e propria del disco hanno poi contribuito anche il batterista/percussionista Gary Wallis ed il tastierista Jon Carin (che recupera e campiona i suoni di vecchie tastiere della band tra cui un Farfisa), oltre che Dick Parry al sax. Le parti orchestrali sono state invece curate da un altro vecchio collaboratore della band, Michael Kamen. La cover del disco, as usual, viene realizzata da Storm Thorgerson. Il disco ottiene un notevole riscontro commerciale debuttando al numero uno sia nel Regno Unito che negli Stati Uniti. Le recensioni della critica musicale non sono state invece benevole nei confronti del disco mentre per suo conto Waters ha parlato di: “Robaccia senza senso..dall'inizio dalla fine”. In effetti il disco ha dei passaggi a vuoto, dei momenti veramente poco ispirati anche se contiene almeno due bei pezzi quali What Do You Want from Mee High Hopes ed anche se il suono complessivo è sicuramente meno datato di quello che caratterizza il precedente A Momentary Lapse of Reason. Certamente il lpnon aggiunge nulla né alla storia gloriosa della band né alla storia della musica. Una parte dei brani registrati durante le session all’Astoria verranno poi rivisitate e costituiranno The Endless River. @pinkfloyd #Yesterdaypills #RockandOthers #Progrockpills #ProgRock #ItalianProg #Musicalmind
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King Crimson - Starless and Bible Black Il 29 marzo del 1974 i King Crimson pubblicano per la Island il lp Starless and Bible Black. Il disco viene registrato nel gennaio del 1974 dopo un periodo di intensa attività live nel corso della quale il percussionista Jamie Muir abbandona il gruppo. Fatto è che la band si presenta in studio con pochissimi brani già pronti e alla metà del mese il materiale registrato arrivava a poco più di tredici minuti per cui il gruppo decide di utilizzare anche pezzi registrati dal vivo nel corso del 1973, ripulendo il suono dalla presenza del pubblico e se del caso sovraincidendo parti in studio. Gli unici brani realizzati completamente in studio sono in effetti The Great Deceiver (che apre il disco con un forsennato fraseggio di chitarra e violino) e Lament. Nel corso dei concerti successivi all’uscita di Larks' Tongues in Aspic il gruppo aveva via via incrementato il numero e la durata delle improvvisazioni nel corso della quale sono nati (e sono stati registrati) parte dei pezzi del disco. Così We'll Let You Know è il risultato di una improvvisazione catturata durante un concerto a Glasgow, mentre la base di The Mincer viene da un concerto a Zurigo e la voce di Wetton viene sovraincisa in studio. Trio (viene accreditata anche a Bruford in forza della sua decisione di non suonarvi nulla ritenendo il pezzo già perfetto), Starless and Bible Black e Fracture (brano che Fripp ha giudicato come uno dei più difficili che abbia suonato) vengono invece dalla registrazione di un concerto ad Amsterdam. I testi della (non molte) parti cantate sono dovuti, come nel disco precedente, alla penna di Richard Palmer-James. Un disco notevolissimo anche solo a pensare che è in larga parte frutto di improvvisazioni live, attesta una band compatta, consapevole e decisamente in grande spolvero. Da avere, senza se e senza ma @DGMHQ #Yesterdaypills #RockandOthers #Progrockpills #ProgRock #ItalianProg #Musicalmind
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#musicadaleggere a cura di Maurizio Galli (@GalliMaurizio69) direttore di Musicalmind 🎸 How About Some More – Il gioiello ritrovato dei The Vipers Il titolo stesso - How About Some More - suona come una promessa sfrontata, quasi una sfida lanciata all’ascoltatore: ne vuoi ancora? E la risposta, dopo pochi minuti di ascolto, è inevitabilmente sì. Questo secondo lavoro dei The Vipers si muove lungo una traiettoria ben precisa, già intuibile dal loro esordio Outta The Nest!, ma qui affinata con una consapevolezza stilistica sorprendente. Come suggerisce anche il testo riportato nella foto, siamo di fronte a una band che ha trovato una “formula vincente”: un equilibrio raro tra immediatezza pop, ruvidità garage e suggestioni psichedeliche anni ’60. Il risultato non è un semplice esercizio di revivalismo. Al contrario, How About Some More vibra di una tensione moderna, pur restando saldamente ancorato a un immaginario sonoro che richiama le grandi stagioni del rock newyorkese. Le chitarre si intrecciano con eleganza nervosa, le armonie vocali sono costruite con cura quasi artigianale, e ogni brano sembra scolpito attorno a un’idea melodica forte, memorabile senza mai risultare banale. Ciò che colpisce, soprattutto in questa nuova edizione remixata e rimasterizzata, è la nitidezza con cui emergono i dettagli: piccoli fraseggi, controcanti, incastri ritmici che nella versione originale rischiavano di perdersi. Qui invece tutto respira, tutto acquista profondità. È come se il disco, per anni rimasto in ombra, trovasse finalmente la sua piena legittimazione. L’aspetto più affascinante resta però la capacità dei Vipers di suonare “fuori dal tempo” senza essere anacronistici. Non c’è nostalgia sterile, ma un dialogo vivo con il passato, rielaborato con intelligenza e gusto. È in questa tensione, tra radice e slancio, che il disco trova la sua identità più autentica. Se davvero, come suggerisce il testo nella foto, queste registrazioni avrebbero potuto catapultare la band “into the big time”, viene spontaneo chiedersi quanto la storia del rock avrebbe potuto essere diversa. Ma forse è proprio questa dimensione laterale, quasi sotterranea, a rendere How About Some More così prezioso: un gioiello riscoperto, che oggi brilla con una luce ancora più intensa. Un disco che non chiede solo di essere ascoltato ma di essere riscoperto, abitato, e sì: riascoltato. Ancora. #Rock #GarageRock #PsychedelicRock #musicalmind #progrockpills #rockandothers #yesterdaypills #thevipers
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🎵 L’intelligenza artificiale sta mettendo a tacere la musica o la farà ruggire? 🎶 di Raffaella Mezzanzanica della redazione di Musicalmind Parte prima Non molto tempo fa il mondo si è improvvisamente fermato. Durante la pandemia di Covid, il “suono del silenzio” proveniente da locali chiusi, club serrati e campi dei festival deserti è diventato assordante. La musica dal vivo è scomparsa dall’oggi al domani, portando con sé i fragili ecosistemi che sostengono centinaia di migliaia di persone: musicisti indipendenti, promoter, tecnici in tour, piccole etichette e locali underground. Quando il mondo ha iniziato lentamente a riaprire, però, è successo qualcosa di bellissimo: il pubblico è tornato ai concerti con entusiasmo, riscoprendo quanto sia insostituibile la magia della musica dal vivo. Nel frattempo è emersa una nuova forza destinata a cambiare ogni settore: l’intelligenza artificiale. In pochissimo tempo è diventata la nuova normalità e molte aziende stanno adattando i propri modelli di business a questa tecnologia. Nel mondo dell’arte, e in particolare nella musica, il dibattito è diventato molto intenso. Autori e compositori temono non solo per il proprio lavoro, ma anche per il futuro della creatività stessa. Molti artisti ritengono che le loro opere vengano utilizzate dai sistemi di AI senza consenso, compenso o controllo. E anche quando la tecnologia è ben addestrata, rimane una domanda fondamentale: una macchina può davvero comprendere intenzione, emozione ed esperienza? È in questo contesto che nel Regno Unito è nato il progetto “Is This What We Want”, un’azione collettiva a cui hanno partecipato più di mille artisti per protestare contro l’uso incontrollato dell’intelligenza artificiale nella musica. L’iniziativa ha pubblicato una traccia silenziosa e una petizione per richiamare l’attenzione sulla necessità di regolamentazione, trasparenza e tutela della creatività umana. Tra i partecipanti figurano artisti come Robert Fripp, Damon Albarn, Billy Ocean, Tori Amos, Hans Zimmer e Kate Bush. Tutti hanno scelto il silenzio come forma di protesta. Il progetto ha ricevuto anche il sostegno di Paul McCartney, che ha sottolineato la necessità di difendere l’anima creativa della musica. La sua partecipazione arriva in un momento di forte preoccupazione nel Regno Unito per le canzoni generate dall’AI che imitano artisti reali senza autorizzazione. La posizione di McCartney è particolarmente interessante. Nel 2023, insieme a Ringo Starr e con il consenso delle famiglie di John Lennon e George Harrison, ha approvato la pubblicazione della canzone dei Beatles Now and Then. In quel caso l’intelligenza artificiale è stata utilizzata per isolare e migliorare la voce originale di Lennon registrata su una vecchia demo domestica. Non si trattava quindi di creare qualcosa di artificiale, ma di restaurare e valorizzare una registrazione esistente. #AI #ArtificialIntelligence #musica #musicindustry #creatività #PaulMcCartney #Beatles #Yesterdaypills
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📸 Le ultime foto di John e Paul insieme Il 29 marzo 1974, nella casa che John Lennon aveva affittato a Santa Monica, vennero scattate quelle che sono considerate le ultime fotografie conosciute che ritraggono John insieme a Paul McCartney. Nella prima immagine compaiono, da sinistra: John, Paul, Linda McCartney, Harry Nilsson e, di spalle, May Pang. Paul e Linda fecero visita a John durante il suo celebre “Lost Weekend”, il periodo tra il 1973 e il 1975 in cui Lennon visse separato da Yoko Ono. Furono mesi turbolenti, segnati da eccessi e notti folli a Los Angeles, ma anche sorprendentemente creativi dal punto di vista musicale. Quella sera, però, il clima fu tutt’altro che teso. L’incontro si svolse in modo rilassato e spontaneo: tra chiacchiere, ricordi condivisi e qualche risata, i due ex compagni dei Beatles finirono anche per improvvisare una piccola jam session, tornando per un momento a suonare insieme come ai vecchi tempi. Non fu comunque l’ultima volta che John e Paul si videro. Il 24 aprile 1976, Paul si presentò senza preavviso al Dakota, l’appartamento newyorkese di Lennon. La serata trascorse in modo semplice e quasi domestico: i due passarono il tempo chiacchierando e guardando la televisione. Un momento intimo e privato, lontano dai riflettori e dalla storia ufficiale, che rimase soltanto loro. #Beatles #JohnLennon #PaulMcCartney #Yesterdaypills
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✨ È sabato sera! È sabato sera: alzate il volume, scendete in pista, potete scatenarvi e godervi ogni istante della notte. Lasciatevi trasportare dalla musica e divertitevi un mondo “You can dance You can jive Having the time of your life” 💃🕺🎶 #abba #yesterdaypills
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🎸 Red Canzian e l’incontro con Paul McCartney Il bassista dei Pooh, Red Canzian, ha raccontato con grande emozione il suo incontro con Paul McCartney. Per Canzian, grande ammiratore dei Beatles, conoscere McCartney significava incontrare il musicista che più di tutti aveva influenzato il suo modo di suonare il basso. Durante il loro incontro parlarono anche del leggendario Höfner 500/1 Violin Bass, lo strumento simbolo di Paul. Un momento indimenticabile per uno dei bassisti più importanti della musica italiana. #Beatles #Yesterdaypills #paulmccartney #redcanzian #pooh
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🎶 “Days We Left Behind”Quando una canzone diventa emozione di @mcalcan Voglio essere assolutamente sincero: a me quello che pensano gli altri di una canzone interessa davvero poco. Non è una forma di snobismo, semplicemente credo che la musica sia una delle esperienze più intime e personali che esistano. Ognuno di noi la vive in modo diverso, la ascolta con il proprio bagaglio di ricordi, di sensazioni, di momenti vissuti. Certo, per pura curiosità ogni tanto mi capita di leggere qualche recensione o di ascoltare il parere di qualche amico. È normale, fa parte anche del piacere di condividere la musica. Ma alla fine dei conti quello che conta davvero, almeno per me, è una sola cosa: le emozioni che un brano riesce a trasmettermi. Ed è proprio quello che mi è successo ascoltando “Days We Left Behind”di Paul McCartney. È una di quelle canzoni che non hanno bisogno di artifici per arrivare al cuore. Basta lasciarle scorrere, ascoltarle con attenzione, e all’improvviso ci si ritrova dentro una storia, dentro un ricordo che non è soltanto dell’autore ma in qualche modo è diventato anche un po’ nostro. Sì, è vero: la voce di Paul oggi è diversa da quella che conoscevamo negli anni d’oro, è una voce fragile, segnata dal tempo, una voce che racconta inevitabilmente il passare degli anni. Ma forse è proprio questo a renderla così autentica. Personalmente la preferisco così, vera e imperfetta piuttosto che levigata artificialmente con l’autotune. In quella voce un po’ stanca c’è tutta la vita di un artista che ha attraversato decenni di musica, di successi, di cambiamenti. C’è la storia di qualcuno che non ha mai smesso di scrivere canzoni. E poi c’è il racconto. Quando Paul rievoca i suoi primi anni a Liverpool e i primi incontri con John Lennon, è impossibile non provare un brivido. Sono momenti che ormai appartengono alla storia della musica, ma che nelle sue parole tornano a essere ricordi vivi, quasi quotidiani. E in mezzo a quei ricordi affiora anche quel loro piccolo codice segreto che Paul e John si erano promessi di non pronunciare. È proprio in queste piccole cose che si percepisce la verità di un’amicizia, la complicità di due ragazzi che ancora non sapevano che avrebbero cambiato la storia della musica. Ed è difficile, davvero difficile, non emozionarsi ascoltando tutto questo. Perché a un certo punto ti rendi conto che non stai ascoltando soltanto una canzone. Stai ascoltando un pezzo di memoria, un frammento di storia raccontato da chi quella storia l’ha vissuta davvero. E allora penso che, in fondo, siamo molto fortunati. Fortunati a vivere in un’epoca in cui esiste Paul McCartney, e fortunati ad aver vissuto nel tempo in cui ci sono stati i Beatles. Grazie ragazzi! #Beatles #Yesterdaypills #paulmccartney
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#musicadaleggere a cura di Maurizio Galli (@GalliMaurizio69) direttore di Musicalmind Days We Left Behind Il nuovo singolo di Paul McCartney, “Days We Left Behind”, si sottrae consapevolmente alla retorica dell’evento. Non è un ritorno, né una dichiarazione: è piuttosto un frammento, quasi un appunto esistenziale che prende forma sonora. Ciò che colpisce, in primo luogo, è la qualità della sottrazione. McCartney lavora per levare, non per aggiungere: la composizione si regge su un equilibrio instabile tra presenza e assenza, tra ciò che viene detto e ciò che rimane ellittico. In questa economia espressiva si manifesta una fragilità che non è debolezza, ma condizione epistemologica - il riconoscimento, cioè, dei limiti del linguaggio di fronte all’esperienza del tempo. Il brano si configura come una meditazione sulla memoria non in quanto archivio, ma come processo dinamico e fallibile. I “giorni lasciati indietro” non sono oggetti nostalgici, bensì tracce, residui che affiorano senza mai ricomporsi in un racconto lineare. McCartney sembra rinunciare a qualsiasi pretesa di sintesi: il passato non viene ordinato, ma attraversato. Sul piano musicale, questa postura si traduce in una scrittura rarefatta, quasi ascetica. Gli elementi sonori non costruiscono un climax, ma si dispongono in uno spazio che potremmo definire fenomenologico: ogni nota esiste per sé, nella sua durata e nel suo decadimento. La melodia, tipicamente centrale nell’estetica mccartneyana, qui non scompare, ma si ritrae, come se fosse consapevole della propria insufficienza a contenere il vissuto. La voce, inevitabilmente segnata dall’età, diventa il vero luogo del senso. Non più veicolo di virtuosismo, ma superficie in cui il tempo si iscrive materialmente. In questo senso, l’“imperfezione” vocale non è un limite, ma un dispositivo espressivo: rende udibile ciò che altrimenti resterebbe astratto. Ascoltare “Days We Left Behind” significa confrontarsi con una forma di maturità artistica che rifiuta tanto la monumentalizzazione quanto l’autocitazione. È un gesto che potremmo definire etico, oltre che estetico: non c’è alcun tentativo di perpetuare un mito, ma piuttosto di abitare consapevolmente la propria finitudine. E qui si innesta la riflessione più ampia: essere contemporanei di artisti come McCartney implica una responsabilità percettiva. Non si tratta soltanto di assistere agli ultimi atti di una carriera irripetibile, ma di riconoscere, nel presente, forme espressive che portano con sé una densità storica e umana difficilmente replicabile. Il privilegio, allora, non è nostalgico. È critico. Sta nella possibilità di ascoltare, qui e ora, una voce che non cerca più di durare, ma semplicemente di essere. #paulmccartney #daysweleftbehind #musicalmind #Beatles #yesterdaypills

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