daje ke me so rotto (accademico in disuso)

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daje ke me so rotto (accademico in disuso)

daje ke me so rotto (accademico in disuso)

@meso_polis

Architect, Urban Designer

somewhere in the mediterranean Katılım Şubat 2015
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THE KIINE
THE KIINE@asherrkiinee·
What number do you see? RT LEVEL- VERY HARD Nobody is yet to find the number Correct answer wins $6,000 Ends 78hrs
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Furkan Gözükara
Furkan Gözükara@FurkanGozukara·
THE WORLD NEEDS PEACE, NOT WAR - man this LEGO Rock video song was great 🫡🥹🤯 via Rock ID Official
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Zarii
Zarii@Gosleepriya·
Tell me the umber that is greater than 46 by moving just one stick ? 0.00001% will be succeessed
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Simi🦋🇺🇸
Simi🦋🇺🇸@Simi_2210_·
Who is the topper here ...? Let's solve this if you're top iQ level
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Shamsa Raheem
Shamsa Raheem@ShamsaRaheem·
Stop scrolling! Which tank actually fills up first?
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Jewel 🌗
Jewel 🌗@OfficialJoel4_·
ANOTHER BIG CHALLENGE Nobody can get it correctly…. What Numbers Do you see 👀? RT Correct deserve $600 Ends 48 hours
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Rena
Rena@renabaddie_·
Solve This! Post your guess below 👇 ​And then scroll through the comments to see the correct answer.
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Ⱥᴀʀᴏʜɪ 📍
Ⱥᴀʀᴏʜɪ 📍@aarohiyadav100·
Iq test 😋 What is the solution to this question? 99.09% failed 😀
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@LuciaGoracci
@LuciaGoracci@ZiaLulli1·
E’ la sola macchia di colore Hani Baja, con la sua maglia impolverata e la sua notte insonne. Ma solo quando ci conta i morti, 5, capisce il peso che il suo corpo di sopravvissuto dovrà sopportare. Jibchet, tra i bombardamenti della aviazione israeliana. Con Marco Nicois #Libano
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Federica D'Alessio
Federica D'Alessio@federdale·
Gente che ha difeso la necessità di natura del genocidio di un popolo per tre anni, adesso la senti dire "abbassiamo i toni" se qualcuno osa dire che quella della Brigata Ebraica a Milano era solo e soltanto una provocazione. In verità, se in queste vicende c'è un problema, è che i toni sono stati troppo bassi. Un attentato terroristico contro due cittadini inermi – ricordiamoci che anche quello ordito da Cospito non avrebbe mai potuto uccidere nessuno, ma Cospito sta al 41-bis – eseguito con modalità tipicamente criminali e da anni di piombo italiani, proprio il giorno del 25 aprile, dovrebbe essere uno scandalo nazionale che vede in allerta il mondo intero. E qui si dice "abbassiamo i toni" come a dire "non dire al violento che è violento, potrebbe risentirsi e fare ancora peggio", secondo la più classica delle complicità patriarcali. E i media principali, di fatto, stanno tenendo toni bassissimi. Il vero immenso problema è che non c'è nessuno sufficientemente allarmato per ciò che sta succedendo, e non c'è nessuno che stia sottolineando con la dovuta forza che la violenza del 25 aprile, giornata della Liberazione italiana, avvenuta contro manifestanti antifascisti, in forma di provocazione a Milano e di attentato terroristico a Roma, è un atto ostile organizzato da persone che pur essendo cittadine della Repubblica italiana antifascista sono di fatto asservite e assoldate ai dettami di una potenza estera, il cui governo è alleato esplicito dei movimenti fascisti internazionali. Una potenza estera alla quale è consentito tutto, dal rapimento di liberi cittadini in acque internazionali, alla costituzione di corpi speciali di autodifesa sul territorio del nostro Stato – è di questo che si parla? Se è così, che venga detto una volta per tutte e in modo chiaro, e siano fatte le dovute interrogazioni parlamentari – fino alla possibilità di inserirsi nel nostro sistema scolastico, universitario e di polizia, attraverso il futuro DDL Antisemitismo, per normalizzare il suprematismo sionista e la sua libertà di agire come uno Stato nello Stato. Questo è il punto, e non mi pare di averlo ancora sentito dire da nessuno con la dovuta forza.
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Paolo Mossetti
Paolo Mossetti@paolomossetti·
Accusato di essere un «ebreo buono» o persino un «ebreo di corte» dai difensori a oltranza di Israele, Gad Lerner sul @Manifesto rincara la dose su una radicalizzazione occultata troppo a lungo. E lo fa usando le parole più esatte anche per riassumere l'operazione della Brigata (le stesse parole per anni lasciate a giornalisti deboli e isolati): «Riesumata dall’Ucei (l’Unione delle comunità ebraiche italiane) a più di sessant’anni da quegli eventi, allo scopo di fomentare un separatismo ebraico nelle celebrazioni del 25 aprile che solidarizzavano con i palestinesi dei territori occupati da Israele. L’importazione della guerra mediorientale nel dibattito pubblico italiano è stata una scelta scellerata, ha sparso sale sulle ferite. Ha propagato nelle Comunità ebraiche una sindrome di accerchiamento che neppure i rapporti privilegiati col governo di destra hanno potuto circoscrivere. È in questo ambito che da tempo denunciamo una degenerazione squadristica di elementi che - in nome di una supposta «autodifesa» - minacciano e aggrediscono nelle scuole e per strada chi individuano come nemico di Israele. È l’ideologia sparsa a piene mani dalla destra israeliana del «soli contro tutti», di un «antisemitismo eterno» che prescinderebbe dai crimini perpetrati da Israele - e dunque lo assume a modello di brutalità necessaria. Leader irresponsabili hanno sospinto al fanatismo questi giovani. E di fronte ai numerosi episodi di violenza che li ha visti protagonisti a Roma è stata calata una coltre di omertà, purtroppo anche da parte delle forze dell’ordine. Si sono sentiti benvoluti all’interno delle Comunità, anche se la maggior parte degli ebrei italiani rifiuta il loro estremismo, e trattati con indulgenza da chi avrebbe dovuto vigilare... Di sicuro un filo diretto territoriale lega il giovane alla cosiddetta brigata ebraica “Dario Vitali”, gruppo d’azione di estrema destra dedicato al militare ebreo e dichiaratamente fascista Dario Vitali"».
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lastregatriste
lastregatriste@lastregatriste·
Da Adri 💜 IL SOLE RUSSO NON SCALDA: EDUCA In Italia il sole è una presenza quasi imbarazzante per quanto è generosa. Entra ovunque, senza chiedere permesso. Si appoggia sui muri, sulle pietre, sulle facce stanche dei bar al mattino. Anche la povertà, sotto quella luce, sembra avere una dignità scenografica. Il sole, da noi, non è un evento. È un’abitudine. E le abitudini, quando sono gratuite, smettono di avere valore. In Russia questa illusione non esiste. Qui il sole non si possiede. Si aspetta. Non è una figura retorica. È una condizione mentale. Per mesi il giorno nasce già debole, come se non avesse la forza di sostenere sé stesso. Il cielo resta basso, uniforme, ostinato. Le ore scorrono, ma non si aprono. Cammini, lavori, vivi. Ma qualcosa rimane sospeso. Poi accade. Un giorno qualunque, senza preavviso, il sole esce. Non esplode. Non si impone. Semplicemente appare. E tutto cambia. Lo vedi nei dettagli più banali. Le persone rallentano. Si fermano nei punti esatti dove la luce tocca il terreno. Non parlano di sole. Lo usano. Lo assorbono con una concentrazione quasi fisica. Non c’è entusiasmo teatrale. C’è riconoscimento. Una mattina, vicino alla metro Аминьевская, ho visto una scena che in Italia non esisterebbe. Tre anziani, fermi, immobili, seduti su una panchina gelida. Non parlavano. Non facevano nulla. Avevano semplicemente il volto rivolto verso il sole. Sembravano statue. Non stavano “prendendo aria”. Stavano recuperando qualcosa. Questo è il punto che l’Occidente non capisce. Per noi il sole è comfort. Per loro è risorsa. E quando una risorsa è scarsa, smette di essere estetica e diventa struttura. Entra nel linguaggio, nei gesti, perfino nel modo di amare. “Solnyshko”, piccolo sole, non è un vezzo linguistico. È un modo serio per dire: tu sei calore in un mondo dove il calore non è garantito. La cultura russa non ha mai trattato la luce come decorazione. L’ha trattata come condizione. Anche nelle tradizioni popolari, spesso reinterpretate in modo superficiale dall’Occidente, il sole non è folklore. È ritorno. È ordine dopo il caos. È una vittoria minima, ma reale. E qui emerge la differenza più profonda. L’Occidente moderno ha trasformato la luce in un servizio. Illuminazione ovunque, sempre. Ambienti perfetti, vetri, trasparenze, controllo totale. Risultato: persone illuminate, ma cieche. Sempre più incapaci di sopportare l’assenza. La Russia ha fatto l’opposto. Ha trasformato l’assenza in disciplina. Non per scelta estetica, ma per necessità storica. Un popolo che ha vissuto lunghi inverni, guerre, isolamento, non costruisce il proprio equilibrio su ciò che è facile. Lo costruisce su ciò che resta quando il facile sparisce. E quando il sole arriva, non diventa intrattenimento. Diventa misura. Lo vedi nei parchi, nelle finestre, nei cortili. Lo vedi nei bambini coperti fino agli occhi che giocano sotto una luce che, per loro, è quasi un premio. Lo vedi negli adulti che non sprecano un raggio. Nessuno corre. Nessuno ostenta. Si sta. Si prende. Si conserva. Anche l’architettura lo riflette. In Russia la luce non invade. Entra. Filtra. Disegna. Nelle chiese ortodosse non illumina semplicemente lo spazio. Costruisce un rapporto tra visibile e invisibile. L’oro non brilla per decorazione. Brilla perché la luce è rara. Noi, abituati alla sovrabbondanza, abbiamo perso questa percezione. Abbiamo luce ovunque e non vediamo più nulla. Abbiamo sole ogni giorno e non lo ricordiamo mai. Abbiamo trasformato un dono in uno sfondo. I russi, al contrario, hanno fatto un’operazione più difficile. Hanno costruito calore dove il sole non bastava. Nella famiglia. Nella casa. Nei rituali semplici. Nel tempo lento. Non per romanticismo, ma per sopravvivenza. E questo cambia tutto. Perché il valore non nasce da ciò che hai. Nasce da ciò che ti manca. L’acqua la capisce il deserto. Il pane lo capisce chi ha fame. Il sole lo capisce la Russia. Noi lo subiamo. Loro lo riconoscono. E forse è questa la differenza più scomoda. Un popolo abituato alla luce non impara mai davvero a cercarla. Версия на русском языке: ⬇️⬇️⬇️ РУССКОЕ СОЛНЦЕ НЕ ГРЕЕТ, ОНО ВОСПИТЫВАЕТ В Италии солнце - это почти неловкое присутствие, настолько оно щедрое. Оно проникает повсюду, не спрашивая разрешения. Ложится на стены, на камни, на уставшие лица в барах по утрам. Даже бедность при таком свете кажется имеющей сценическое достоинство. Солнце у нас - не событие. Это привычка. А привычки, когда они достаются даром, перестают иметь ценность. В России этой иллюзии не существует. Здесь солнцем не владеют. Его ждут. Это не риторическая фигура. Это ментальное состояние. Месяцами день рождается уже слабым, словно у него нет сил поддерживать сам себя. Небо остаётся низким, однообразным, упрямым. Часы текут, но не раскрываются. Ты идёшь, работаешь, живёшь. Но что-то остаётся подвешенным. А потом случается. В какой-то обычный день, без предупреждения, солнце выходит. Оно не взрывается. Не навязывается. Оно просто появляется. И всё меняется. Ты видишь это в мельчайших деталях. Люди замедляются. Останавливаются точно в тех местах, где свет касается земли. Они не говорят о солнце. Они его используют. Впитывают с почти физической концентрацией. Нет театрального восторга. Есть узнавание. Однажды утром, недалеко от метро «Аминьевская», я увидел сцену, которой в Италии не существовало бы. Трое пожилых людей, неподвижно сидящих на холодной скамейке. Они не разговаривали. Ничего не делали. Их лица были просто повёрнуты к солнцу. Они казались статуями. Они не «дышали воздухом». Они возвращали себе что-то. Вот что Запад не понимает. Для нас солнце - это комфорт. Для них - ресурс. А когда ресурс скуден, он перестаёт быть эстетикой и становится структурой. Он входит в язык, в жесты, даже в способ любить. «Солнышко» - это не языческая ласка. Это серьёзный способ сказать: ты - тепло в мире, где тепло не гарантировано. Русская культура никогда не относилась к свету как к украшению. Она относилась к нему как к условию. Даже в народных традициях, которые Запад часто поверхностно переосмысливает, солнце - не фольклор. Это возвращение. Это порядок после хаоса. Это минимальная, но реальная победа. И здесь проявляется самое глубокое различие. Современный Запад превратил свет в услугу. Освещение везде, всегда. Идеальные пространства, стёкла, прозрачность, тотальный контроль. Результат: люди освещённые, но слепые. Всё более неспособные выносить отсутствие. Россия поступила наоборот. Она превратила отсутствие в дисциплину. Не из эстетического выбора, а из исторической необходимости. Народ, переживший долгие зимы, войны, изоляцию, не строит своё равновесие на том, что легко. Он строит его на том, что остаётся, когда лёгкое исчезает. И когда солнце приходит, оно не становится развлечением. Оно становится мерой. Ты видишь это в парках, в окнах, во дворах. Ты видишь это в детях, укутанных до глаз, которые играют под светом, являющимся для них почти наградой. Ты видишь это во взрослых, которые не тратят ни одного луча зря. Никто не бежит. Никто не выставляет напоказ. Стоят. Вбирают. Сохраняют. Даже архитектура это отражает. В России свет не захватывает. Он входит. Просачивается. Вычерчивает. В православных храмах он не просто освещает пространство. Он выстраивает отношение между видимым и невидимым. Золото блестит не для украшения. Оно блестит, потому что свет редок. Мы, привыкшие к изобилию, утратили это восприятие. У нас свет повсюду, и мы больше ничего не видим. У нас солнце каждый день, и мы его никогда не помним. Мы превратили дар в фон. Русские, напротив, проделали более трудную работу. Они создали тепло там, где солнца было недостаточно. В семье. В доме. В простых ритуалах. В медленном времени. Не из романтизма, а ради выживания. И это меняет всё. Потому что ценность рождается не из того, что у тебя есть. Она рождается из того, чего тебе не хватает. Воду понимает пустыня. Хлеб понимает голодный. Солнце понимает Россия. Мы его претерпеваем. Они его узнают. И, возможно, это самое неудобное различие. Народ, привыкший к свету, никогда по-настоящему не учится его искать. #новости #последние_новости #новости_сегодня #мировая_политика #новости_мировой_политики
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▲ FONTE AUTOREVOLE ▲
▲ FONTE AUTOREVOLE ▲@francotaratufo2·
Se tu, #brigataebraica, metti alla testa del tuo corteo mister 'definisci bambino' (Eyal Mizrahi), addirittura col megafono ad impartire slogan e sventoli le bandiere di uno stato #genocida, non puoi aspettarti che ti accolgano con un applauso. #25Aprile
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Federica D'Alessio
Federica D'Alessio@federdale·
Si autodefiniscono Brigata Ebraica, ma chiamiamo le cose con il loro nome. Sono la Brigata Sionista. Quel rispetto nei loro confronti che si poteva avere, dovuto innanzitutto all’ignoranza delle loro reali origini storico-politiche e dunque alla buona fede che, fino a prova contraria, le brave persone sempre mettono avanti a tutto quando qualcuno si presenta, si è definitivamente dissolto a partire da quanto accaduto quest’anno; ed è giusto così. Finalmente viene a galla che non sono nient’altro che una formazione di hasbara fatta e finita; e, tornando indietro nel tempo, viene fuori che lo sono sempre stati. Lo spezzone della Brigata nelle manifestazioni del 25 aprile è spuntato fuori solo a partire dal 2004 e leggetevi l’intervista storica al Corriere in cui spiegano perché sono spuntati, è illuminante, l’ha postata ieri qui su X l’account di @stacce2021. “Troppe bandiere palestinesi e irachene in queste piazze”, dicevano, in piena mobilitazione planetaria contro la guerra, una guerra che Israele aveva voluto e spinto in tutti i modi, come ha fatto con l’attuale guerra contro l’Iran. Non c’era alcun intento di compartecipazione alla festa della Liberazione. C’era la volontà di marcare il territorio per proseguire con la loro propaganda islamofoba e antipalestinese. D’altra parte lo striscione storico della Brigata stessa lo dice. “Anche 5.000 sionisti liberarono l’Italia”. Difficile trovarne uno più egocentrato, autocelebrativo e intriso di logica superiorista di questo. E ciò sia detto tralasciando il peso storico reale della Brigata, la cui spedizione in Italia era evidentemente propedeutica alla costituzione di un esercito ufficiale israeliano in Palestina, e che di reale contributo alla liberazione degli italiani ha fornito poco e nulla; se pensiamo alle brigate dei brasiliani che persero la vita sui monti dell’Appennino emiliano, le cui storie sono state del tutto dimenticate, dovremmo stendere tappeti giallo-verdi al Brasile ogni anno, in occasione del 25 aprile. Non ultimo perché gli alleati utilizzarono i battaglioni che venivano dal sud del mondo come carne da macello, mandandoli avanti sui fronti più difficili, come quello del Monte Castello appunto. I brasiliani avrebbero diritto persino a riparazioni, per questo. Ma anche di queste storie, di tante di più di queste, è composta la Liberazione dell’Italia dal nazifascismo. Di opportunismi, di sciacallaggi, di piccole guerre condotte per interessi propri dentro la grande guerra. Solo perché ci hanno liberati non significa che fossero i buoni, e vale anche come monito di autocoscienza: solo perché gli italiano sono riusciti a liberarsi dal fascismo non significa che non ne siano stati anche complici, per esempio. Quando commemorare diventa mitizzare, e quando si cerca di utilizzare il mito per mistificare addirittura, lì è il momento in cui diventa giusto che salti il tappo di qualsiasi pacificazione, e che si riaccenda il conflitto. La piazza di Milano ha espresso il conflitto, è una cosa buona, è un’espressione di salute democratica, e quindi personalmente dico grazie di cuore a tutti quelli che, senza violenza e senza odio, hanno contestato la Brigata Sionista, che sarebbe meglio, da ora in avanti, iniziare a chiamare con il suo nome più appropriato, e non con quello che si sono autoattribuiti; non ultimo, perché il nome che si sono attribuiti cancella il contributo, quello sì davvero eroico, davvero parte della nostra migliore storia collettiva, di tantissimi ebrei ed ebree che lottarono nelle brigate partigiane del nostro Paese.
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Lily Dawson🦋
Lily Dawson🦋@Liza_6610·
Most will get this Wrong! What is the Answer?
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Arden Gray 🇺🇸
Arden Gray 🇺🇸@Arden_2210·
Answer is not "6" Then what is the answer?? Difficulty, "Hard"
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Rina Lu🇷🇺
Rina Lu🇷🇺@rinalu_·
One document contains a sentence so chilling it's hard to believe it was ever written: "There is no doubt that TENS of MILLIONS of people will die of hunger." The war against the Soviet Union was planned from the start as a war of extermination: deliberate, systematic starvation and death. What makes it even more disturbing is the tone.The decision to kill millions through famine is presented as a logical step, then the document moves immediately to practical matters. This was bureaucratic murder, rooted in a racist worldview that placed no value on Soviet lives and viewed them as obstacles to German expansion. You've been told endlessly about Hitler's brutality toward Jews, but documents like this reveal Hitler's plans to exterminate Slavs and take their land. And you were not told about it.
Rina Lu🇷🇺 tweet mediaRina Lu🇷🇺 tweet media
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Power to the People ☭🕊
Power to the People ☭🕊@ProudSocialist·
On the left is what Israel did to Gaza. On the right is what Israel did to Southern Lebanon. Anyone who cannot see that it is Israel who is the terrorist cannot see reality.
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