Mick Odelli (Just Mick)

417 posts

Mick Odelli (Just Mick) banner
Mick Odelli (Just Mick)

Mick Odelli (Just Mick)

@mickodelli

Content Creator, Storyteller, Divulgatore, Speaker, Youtuber. Tratto Creatività, Idee & Madness.

Trieste, Italy Katılım Eylül 2014
225 Takip Edilen735 Takipçiler
Mick Odelli (Just Mick)
Siamo tutti convinti di volere una vita stabile, tranquilla e senza problemi. "Quando chiudo questo progetto, mi riposo." "Quando raggiungo quel fatturato, smetto di correre." Mentiamo a noi stessi. La verità è che il nostro cervello odia la calma. Nel 1978, uno studio sui vincitori della lotteria dimostrò che, dopo il picco iniziale, non erano più felici di prima. Anzi, la loro capacità di godersi le cose semplici si era azzerata. Il nostro sistema nervoso non funziona ad accumulo di felicità, ma a contrasto. Quando togliamo il contrasto, sparisce anche il senso. Ed è qui che scatta il sabotaggio. Siamo talmente abituati a funzionare sotto stress e ad avere un "nemico" da combattere (una scadenza, un competitor, un problema), che quando finalmente le cose vanno lisce, ci annoiamo. Cosa facciamo allora? Ci inventiamo dei draghi da sconfiggere. Creiamo complessità dove bastava semplicità. Litighiamo per dettagli irrilevanti. Lanciamo un progetto impossibile esattamente quando quello precedente stava iniziando a girare da solo. La chiamiamo "ambizione" o "hustle culture", ma spesso è solo un disperato tentativo di scappare dal silenzio. Perché se non c'è più nulla da risolvere, chi siamo? La consapevolezza aiuta. Sapere che dopo un grande risultato arriverà un inevitabile calo dopaminico (e non una crisi mistica) mi salva dal prendere decisioni disastrose solo per "sentire qualcosa". Ho imparato a "stare", ad aspettare che la biologia faccia il suo corso e il corpo si ricalibri. Voi riuscite a godervi i momenti di calma professionale o sentite subito il bisogno fisiologico di complicarvi la vita con qualcosa di nuovo? Parliamone nei commenti. 👇
Mick Odelli (Just Mick) tweet media
Italiano
0
0
0
22
Mick Odelli (Just Mick)
Mick Odelli (Just Mick)@mickodelli·
Spesso passiamo ore al giorno a fare i diplomatici con clienti difficili o a morderci la lingua in riunione. Ma c'è un prezzo biologico da pagare, e di solito lo facciamo pagare a chi ci aspetta a casa. Un assurdo esperimento del 2014 ha dimostrato una verità tanto banale quanto scomoda: l'autocontrollo non è una virtù infinita. È un muscolo. E consuma una quantità enorme di glucosio. I ricercatori hanno dato a 107 coppie un misuratore di glicemia e una bambola voodoo che rappresentava il partner. I dati sono stati impietosi: le sere in cui il livello di zuccheri nel sangue era più basso, il partner diventava un cuscino per gli spilli. Nessun dramma irrisolto, nessuna incompatibilità caratteriale. Semplicemente: finiamo il carburante, affondiamo l'ago. In psicologia si chiama ego depletion (esaurimento dell'autocontrollo). Ogni volta che filtrate una mail per non ferire un dipendente o gestite il caos lavorativo senza perdere la testa, la vostra corteccia prefrontale (l'area dei freni inibitori) fa le flessioni e brucia energia. Arrivati alle 19:00, la batteria è in rosso sparato. Il cervello spegne la razionalità per risparmiare energia ed entra in gioco l'amigdala, programmata solo per l'istinto animale: lottare o scappare. Ecco perché, dopo aver fatto i lord in ufficio, torniamo a casa e avviamo il tribunale di Norimberga su come è stato caricato lo scolapasta nella lavastoviglie. Ci raccontiamo di litigare per dinamiche relazionali profonde, ma la verità ci sgretola l'ego: abbiamo solo esaurito l'energia per controllarci. E sfoghiamo la frustrazione sull'unica persona disarmata che abbiamo a tiro. Rendersene conto non risolve tutto, ma cambia completamente la prospettiva. C'è un'enorme dignità e maturità nel sapersi fermare e dire: "Non c'è nessun problema irrisolto tra noi. Sono solo a batterie vuote. Mettiamo giù la bambola voodoo, piantiamola di fare psicanalisi spicciola e andiamo a dormire." - Dalla newsletter di oggi. Iscriviti da qui: mickodelli.com/newsletter
Mick Odelli (Just Mick) tweet media
Italiano
0
0
0
37
Mick Odelli (Just Mick)
Mick Odelli (Just Mick)@mickodelli·
Siamo sommersi da tutorial, libri, podcast e guide che ci spiegano come vivere, come comunicare, come stare al mondo. Immagazziniamo tonnellate di nozioni. Ma la verità è che finché una cosa non la fate passare attraverso il corpo, la fatica, la pratica, la condivisione, rimane solo teoria. L'esperienza resta l'unica vera forma di apprendimento. È l'unico momento in cui il cervello smette di archiviare informazioni e inizia a trasformarle in consapevolezza. Meno teoria, più vita vera. Se sentite il bisogno di spegnere per un po' il rumore di fondo e tornare a vivere davvero con un'esperienza reale, date un'occhiata a quello che combiniamo con il JustLost. Vai su justlost.it
Mick Odelli (Just Mick) tweet media
Italiano
0
0
0
8
Mick Odelli (Just Mick)
Mick Odelli (Just Mick)@mickodelli·
Passiamo le giornate lavorative convinti di prendere decisioni. La verità è che, per il 90% del tempo, ci limitiamo a reagire. Stimolo ➔ Risposta. Come un distributore automatico: metti la monetina, esce la lattina, nessuno si chiede il perché. Nella teoria dei giochi questo si chiama Livello Zero. Ed è il livello in cui nascono le litigate fotocopia, le email scritte di pancia e le frustrazioni croniche con quel collega che proprio non sopportiamo. Ma cosa succede se facciamo la fatica di salire di un livello col nostro ragionamento? Prendiamo un grande classico: il collega che vi irrita. - Livello 0 (Reazione): "Che palle, è insopportabile." Fine. Restate lì a farvi il fegato amaro. - Livello 1 (Analisi): "Perché mi irrita? Forse perché dice ad alta voce cose che in fondo penso anche io, ma che non ho il coraggio di dire." - Livello 2 (Profondità): "E se il fatto che mi dia fastidio non riguardasse lui, ma una parte di me che non riesco a gestire quando qualcuno la mette in luce?" Il collega in questione rimane lo stesso, ma il paesaggio cambia completamente. Passate da "collega insopportabile" a "specchio scomodo". Servono dieci secondi in più di ragionamento, ma il problema si sposta. E quando il problema si sposta, smette di consumarvi energia a vuoto. Il nostro cervello odia fare questo passaggio. Reagire è gratis, prendere decisioni vere costa tempo e glucosio. Per uscirne, ho iniziato a usare una specie di "igiene mentale". Prima di rispondere a un'email infuocata o di prendere una scelta, mi faccio due domande: 1. Sto decidendo o sto reagendo? Se la risposta (o l'azione) arriva in meno di cinque secondi, sto reagendo. Le decisioni vere non sono un impulso. 2. Cosa vedrebbe uno un livello sopra di me? Questa è scomoda. Ci obbliga ad ammettere che il nostro primo pensiero è quasi sempre il più pigro. Non serve farlo perfettamente ogni volta. Serve farlo abbastanza spesso da accorgersi di quando stiamo andando col pilota automatico. E a voi, in quale situazione lavorativa o professionale capita più spesso di rimanere bloccati al Livello Zero della reazione?
Mick Odelli (Just Mick) tweet media
Italiano
0
0
0
30
Mick Odelli (Just Mick)
Mick Odelli (Just Mick)@mickodelli·
In un mondo di risposte facili e veloci, le domande sono il vero motore che ci spinge in avanti. Non smettiamo mai di farcele.
Mick Odelli (Just Mick) tweet media
Italiano
0
0
1
8
Mick Odelli (Just Mick)
Mick Odelli (Just Mick)@mickodelli·
Guardate indietro alla vostra carriera, o a quella decisione che vi ha cambiato la vita, e vi capita mai di pensare: "Era ovvio che finisse così"? O magari, di fronte a un progetto fallito, vi ripetete: "Dovevo capirlo prima, c'erano tutti i segnali"? Se lo fate, tranquilli. Avete solo un "bug di fabbrica" nel cervello. Si chiama hindsight bias (il bias del senno di poi). La nostra mente prende il caos del passato e lo riscrive, trasformandolo in una storia ordinata per farlo sembrare logico e inevitabile. Ci rassicura pensare che ci fosse un piano. Ma la verità è molto più scomoda, e affascinante: la nostra vita personale e professionale non è un percorso. È un processo. La differenza è enorme: - Un percorso ha una destinazione. Implica che ci sia un disegno, un traguardo finale che ci aspetta. - Un processo è cieco. È puro trial and error. Funziona esattamente come l'evoluzione biologica (o l'Intelligenza Artificiale): si genera un'opzione, se funziona sopravvive, se non funziona sparisce. Si itera. Nessun piano. Perché facciamo così fatica ad accettarlo e preferiamo dirci che "doveva andare così"? Perché se accettassimo che le cose potevano andare in modo completamente diverso, dovremmo anche accettare una verità pesantissima: la prossima scelta che faremo potrebbe cambiare tutto di nuovo. Le nostre scelte contano così tanto che il cervello, per non impazzire sotto il peso di questa responsabilità, preferisce raccontarsi che i risultati fossero inevitabili. Non c'è nessuna versione "finale" di noi che ci aspetta al traguardo. Non c'è un copione già scritto o un ruolo definitivo. C'è solo la prossima cosa che decidiamo di fare. E forse, anche se il nostro cervello protesta e cerca sicurezza, questa è la migliore notizia che potessimo ricevere. Voi da che parte state? Vi rassicura l'idea di seguire un "piano" prestabilito, o vi fa sentire più liberi sapere che la vostra carriera e la vostra vita sono un continuo trial and error?
Mick Odelli (Just Mick) tweet media
Italiano
0
0
0
26
Mick Odelli (Just Mick)
Mick Odelli (Just Mick)@mickodelli·
Ogni volta che succede qualcosa nel mondo, ci mettiamo dieci secondi a dividerci in due squadre. Complottisti da una parte, anticomplottisti dall'altra. O magari c'è chi dice "noi stiamo nel mezzo". La verità? Nessuno sta ragionando. Stiamo tutti reagendo. Il nostro cervello è pigro. Cerca scorciatoie, prende la situazione, la schiaccia dentro uno schema che ha già e si rilassa. Chiude il caso. Avere un'opinione rapida non è segno di intelligenza, è solo un modo che il nostro cervello usa per risparmiare energia. Nel nuovo video su YouTube ho voluto smontare questa trappola biologica e ho parlato del K-Level Reasoning: un modello mentale usato nella teoria dei giochi (e da chi fa previsioni per lavoro) che vi costringe ad andare oltre il primo livello di pensiero. Non serve per prevedere il futuro. Serve per smettere di essere ostaggi delle vostre reazioni automatiche e della prima risposta facile che vi viene in mente. Il video completo: youtu.be/WO_U3Uqm6Jg?si…
YouTube video
YouTube
Mick Odelli (Just Mick) tweet media
Italiano
0
0
0
17
Mick Odelli (Just Mick)
Mick Odelli (Just Mick)@mickodelli·
Sono al bar. Guardo un ragazzo dietro il banco che lavora. È gentile e sorridente, ma parla tantissimo. Sposta un bicchiere, pulisce il banco, commenta, riempie ogni spazio vuoto. Le parole escono anche quando non servono, come se il silenzio fosse un buco da tappare. Esce la collega: "Ok, ci vediamo domani. Ciao." Tre parole, dritte al punto. Lui la rincorre: "Sì, ok, bene, allora a domani, perfetto, dai, che bello, ciao." Questa scena mi ha fatto riflettere. In etologia, chi parla meno spesso detiene uno status più alto. Ma tra noi esseri umani la questione è meno gerarchica e più legata a un concetto della psicologia comportamentale: la behavioral baseline. Il nostro "stato zero" è il modo in cui ci comportiamo quando siamo a nostro agio: il ritmo, le parole, i movimenti. Quando deviamo da questo stato, stiamo lanciando un segnale. Se una persona di solito taciturna inizia a riempire ogni silenzio, non è entusiasmo: è il termometro di un disagio. E se chi parla tanto diventa improvvisamente muto, qualcosa si è chiuso. L'ho notato anche su di me (spesso quando non mi sento al mio posto nel gruppo), e ho trasformato questa osservazione in una lente per leggere le interazioni quotidiane, aiutandomi anche a restare ancorato al presente nei momenti di distrazione. Quando ho di fronte qualcuno — a una riunione o a un primo incontro — e noto che sta riempiendo freneticamente i vuoti, capisco che non sto vedendo la persona per quello che è, ma per come sta in quel preciso istante. E qui scatta la sfida: se invece di giudicare quella reazione, lavoro sull'interazione per farla rilassare? Spesso, abbassando la tensione, si scopre un'altra fetta del suo carattere. Quella vera e autentica. Non serve per manipolare, ma per esplorare. Perché alla fine, capire dove si trova chi abbiamo davanti è l'unico modo per connetterci davvero. E a volte basta solo contare le parole. Voi fate mai caso a questi sbalzi rispetto alla "baseline", in voi stessi o negli altri? Buon lunedì. Mick
Mick Odelli (Just Mick) tweet media
Italiano
1
0
1
48
Mick Odelli (Just Mick)
Mick Odelli (Just Mick)@mickodelli·
Sento già l’arietta, la brezza serale accarezzare tutti gli ospiti a bordo. Ma rimaniamo ancora nel salone attendendo chi di voi sta ancora salendo con tutte le valigie. Fra 4 ore si chiudono i portoni! #fallo instagram.com/p/CmmicMbI8n9/…
Italiano
0
0
1
173
Mick Odelli (Just Mick)
Mick Odelli (Just Mick)@mickodelli·
Quanto siamo condizionati dalla mente? E se questo condizionasse il nostro corpo in modo molto peggiore di quello che pensiamo? E se ci facesse del male fisico? Per non parlare di quanto condiziona chi è ipocondriaco... Lo siete? youtu.be/Acy9edsSQ8I youtu.be/Acy9edsSQ8I)
YouTube video
YouTube
Italiano
0
0
8
0