Mister Bean
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Mister Bean
@mrcazzi
"Nullus alius BEEN praeter me est..." (There is no other BEEN besides me...)
CEO MULTIMEDIA CORPORATION UK Katılım Kasım 2013
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QUANDO L’ITALIA LA NAZIONE PIÙ VECCHIA D'EUROPA, VOTA A CAZZO DI CANE.
Non era una battaglia tra Cani & Gatti. Non lo era... No! E Non era nemmeno una competizione elettorale politica, era un semplice referendum. Lo era Sì. Ed hanno litigato come fanno di solito i cani con i gatti quando non si pigliano. Graffi, zannate, bau e miao urlati a voce grossa.
QUANDO L'ITALIA VOTA DA IGNORANTE.
C’è qualcosa di profondamente rivelatore nel modo in cui l’Italia affronta le grandi riforme. Non è tanto il merito delle questioni a colpire, quanto il metodo: rapido, superficiale, emotivo. Dove altrove si discute di equilibrio tra poteri, modelli giuridici e conseguenze sistemiche, da noi il dibattito si riduce spesso a una contrapposizione elementare, semplificata fino al limite della caricatura.
MAGISTRATI, GIUDICI, PM O POLITICI?
La separazione delle carriere, tema complesso per definizione, viene trasformata in una grafica da social: da una parte i Paesi “giusti”, dall’altra quelli “sbagliati”. Blu contro rosso. Sì contro No. E in mezzo, evidenziata come uno studente richiamato alla lavagna senza aver studiato, c’è l’Italia. Non come protagonista consapevole, ma come elemento da giudicare, quasi da collocare.
IGNORANZA ITALICA UN POPOLO CHE NON LEGGE E NON S'INFORMA.
Il problema, tuttavia, non è nemmeno la posizione che si assume, ma il percorso con cui ci si arriva. La domanda centrale — se la riforma sia utile, dannosa, necessaria o sbagliata — dura lo spazio di pochi secondi. Subito dopo viene sostituita da interrogativi molto più semplici e molto più italiani: chi lo propone, da che parte sta, se conviene sostenerlo o attaccarlo. È qui che il dibattito si svuota e si trasforma in tifoseria.
ECCO PERCHÈ I GIOVANI MIGLIORI SCAPPANO ALL'ESTERO
In questo vuoto si inserisce inevitabilmente la personalizzazione. Quando la complessità diventa scomoda, serve un volto. E allora il tema non è più la struttura della giustizia, ma Nicola. Non conta più il contenuto, conta il simbolo. È un meccanismo ricorrente: si sostituisce l’analisi con l’identificazione, la discussione con l’adesione. Come se bastasse scegliere una figura per risolvere un problema strutturale.
SCAPPARE È OBBLIGATORI, SE RESTI SEI FOTTUTO.
Il risultato è una dinamica prevedibile: posizioni prese in modo istintivo, spesso senza una reale comprensione della materia. C’è chi condivide senza leggere, chi contesta senza approfondire, chi attacca per principio. Tutti partecipano, pochi capiscono davvero. E soprattutto, quasi nessuno dubita. In un contesto del genere, la sicurezza non nasce dalla conoscenza, ma dalla convinzione.
DESTRA & SINISTRA: BESTIE CON CAPRE.
La conseguenza è sotto gli occhi di tutti, anche se raramente viene ammessa. Non è tanto che l’Italia voti “male” in senso assoluto; è che vota senza gli strumenti necessari per valutare ciò che sta decidendo. La complessità viene ridotta, il tempo di riflessione azzerato, il confronto sostituito dallo scontro. E quando la decisione nasce da queste premesse, l’esito è inevitabilmente fragile.
CHI L'HA PRESA IN CULO DI PIÙ?
Poi arriva il giorno dopo. Si torna a lamentarsi della politica, della giustizia, dello Stato che non funziona. Si cercano responsabilità altrove, come se il problema fosse sempre esterno. Ma raramente si mette in discussione il processo che ha portato a quelle scelte.
GRATTERI PREMIER SINDACO E MAGISTRATO
Forse il punto più scomodo è proprio questo: la democrazia non fallisce solo quando chi governa sbaglia, ma anche quando chi decide lo fa senza comprendere davvero. E in Italia, troppo spesso, il voto diventa un gesto impulsivo, più simile a una reazione che a una scelta consapevole.
Il resto viene dopo. E di solito, puntualmente, non piace.
#Gratteri #ReferendumGiustiziaSì #ReferendumGiustiziaNo
#Meloni #AssociazioneNazionaleMagistrati

Italiano

VANNACCI: SONO UN COGLIONE MA ANCORA NON L'HO CAPITO...😳😳😳
Il commento video del generale Vannacci non è un’analisi geopolitica, ma un esercizio retorico costruito per insinuare un presunto doppio standard europeo.
Primo punto: il “c’è un aggressore e un aggredito”.
Nel diritto internazionale questa non è una categoria automatica né si stabilisce per simpatia ideologica. Si accerta sulla base di fatti, dinamiche precedenti, eventuali risoluzioni ONU, legittima difesa ex art. 51 della Carta delle Nazioni Unite e contesto regionale. Senza questi elementi, la formula è uno slogan.
Secondo punto: il “fondo da 90 miliardi a Teheran”.
L’Unione europea non finanzia governi sanzionati o regimi soggetti a misure restrittive. L’Iran è sottoposto da anni a sanzioni europee per questioni nucleari, diritti umani e attività regionali. Evocare un maxi-fondo è una provocazione che ignora deliberatamente l’assetto normativo esistente.
Terzo punto: “armi e sostegno agli ayatollah”.
L’UE ha un regime di embargo e restrizioni sulle esportazioni verso l’Iran. Parlare di forniture militari a Teheran contraddice la linea europea consolidata. Non è una previsione plausibile, è un paradosso costruito per polemica.
Quarto punto: “sanzioni per mettere in ginocchio l’economia USA”.
Gli Stati Uniti sono partner strategico dell’Unione europea nella NATO e nel sistema occidentale di sicurezza. Anche nei momenti di frizione politica, l’UE non adotta sanzioni strutturali contro Washington come farebbe verso potenze rivali. Equiparare le due situazioni significa ignorare quarant’anni di architettura euro-atlantica.
Quinto punto: “esclusione di atleti e artisti americani”.
Le misure culturali e sportive, quando adottate, sono state conseguenza di decisioni politiche coordinate in contesti specifici e con una base multilaterale ampia. Non sono strumenti automatici da applicare per analogia.
Sesto punto: il riferimento a Calenda e ai Pasdaran.
Qui si abbandona del tutto il terreno dell’analisi per entrare nella caricatura personale. Non aggiunge alcun elemento sostanziale alla discussione.
In sintesi: il ragionamento del generale #Vannacci non dimostra incoerenza europea; mette insieme scenari volutamente incompatibili per produrre indignazione. La politica estera non si valuta con parallelismi sarcastici, ma con analisi giuridiche, strategiche e storiche precise.
Se si vuole discutere seriamente di coerenza dell’Unione europea, si portino dati, decisioni ufficiali e basi normative. Il resto è propaganda polemica.
#Vannacci #futuronazionale
Italiano

@pierofranz78 @avila92796 FAKE VIDEO GENERATO CON AI: Falcone non ha mai fatto queste dichiarazioni.🤣🤣🤣🤣
Italiano

Questa grafica è fuorviante perché mescola modelli giuridici che non sono comparabili tra loro e presenta una semplificazione che non corrisponde alla realtà dei sistemi giudiziari europei.
È vero, in senso generale, che nella maggior parte dei Paesi europei esiste una distinzione tra magistrati requirenti e giudicanti. Tuttavia, questo non significa affatto che esista ovunque una “separazione delle carriere” nel senso italiano del termine. In molti Stati, infatti, il pubblico ministero non appartiene nemmeno alla magistratura indipendente, ma è inserito nell’esecutivo o sottoposto al controllo del governo. In questi casi non si può parlare di un modello equivalente a quello italiano, perché cambia completamente la natura dell’autonomia del PM.
In Italia, al contrario, giudici e pubblici ministeri appartengono allo stesso ordine proprio per garantire l’indipendenza del PM dal potere politico. Esiste già una separazione delle funzioni, ma non una separazione di carriera. Questo assetto è pienamente legittimo sul piano europeo: non esiste alcuna norma dell’Unione Europea che imponga un modello unico, né un obbligo di separazione.
Il problema quindi non è stabilire chi sia “avanti” o “indietro”, ma riconoscere che in Europa coesistono sistemi profondamente diversi tra loro, spesso non sovrapponibili. Presentare la questione come se esistesse un unico standard europeo è una rappresentazione semplificata, politicamente orientata e giuridicamente imprecisa.
Italiano

@avila92796 meglio la lesbica o la cameriera? Questo è il dilemma🤣🤣🤣🤣🤣🤣
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@shauryabjym ...take care it's a Bot IA isn't a real singer: video is made with EVO3 AI and song featured with SUNO AI music 🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣
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@shauryabjym This is AI. Here is the link to real one. Feel the difference and heed the message:
youtu.be/OflUhlwLRzU?si…

YouTube
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@Zorro116711289 @shauryabjym ...is just a Bot IA made with EVO3 AI video and SUNO AI music.😂😂
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@shauryabjym can`t find it.....
What is that song called?
THX in advance
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L'ASSOCIAZIONE NAZIONALE MAGISTRATI USA METODI PARAMAFIOSI, IL CASO PALAMARA LO AVEVA SCOPERTO E DENUNCIATO.
IL #CSM organo dello stato #PARAMAFIOSO per i suoi metodi. Chi non si allinea viene punito con l'espulsione. (Vedi il caso #Palamara)
Dato di partenza accertato: un magistrato di primo piano come il siciliano #NinoDiMatteo, con una lunga storia professionale nella lotta alla #mafia e con esperienza diretta all’interno del Consiglio Superiore della Magistratura, ha denunciato pubblicamente l’esistenza di “logiche paramafiose” e di “sistemi di potere” legati alle correnti interne. Queste dichiarazioni si collocano nel contesto emerso dopo il caso Palamara del 2019, che ha rivelato pratiche di influenza nelle nomine e rapporti opachi tra gruppi organizzati della magistratura associata.
Su questo terreno si innesta una questione più ampia e strutturale: la percezione di una magistratura che, nel tempo, si è progressivamente trasformata da ordine autonomo dello Stato a sistema chiuso, autoreferenziale e difficilmente penetrabile da controlli esterni. Non si tratta di una contestazione giuridica in senso penale, ma di una critica al funzionamento del potere: un meccanismo interno fondato su appartenenze, equilibri correntizi, reciprocità e gestione delle carriere.
Il punto centrale della denuncia riguarda proprio questa dinamica: quando un’istituzione pubblica sviluppa al proprio interno circuiti di influenza che determinano nomine, avanzamenti e posizioni di potere, si crea inevitabilmente una struttura corporativa. In tale contesto, la magistratura rischia di apparire — e in parte di comportarsi — come una casta separata, dotata di un’autonomia non bilanciata da adeguati strumenti di responsabilità e trasparenza.
Questo produce una frattura evidente: da un lato, un potere che rivendica indipendenza assoluta; dall’altro, un’opinione pubblica che percepisce opacità, autoreferenzialità e assenza di autocontrollo efficace. Le parole di Di Matteo, proprio perché provenienti dall’interno del sistema, assumono un peso specifico particolare: non descrivono un conflitto politico esterno, ma una critica strutturale al modo in cui il potere giudiziario organizza se stesso.
La questione, quindi, non riguarda l’esistenza di reati né l’equiparazione tra magistratura e criminalità organizzata. Riguarda piuttosto il metodo: quando il potere si chiude, si autoprotegge e si riproduce attraverso logiche interne non trasparenti, tende a sviluppare dinamiche tipiche di ogni sistema oligarchico. Ed è proprio questa percezione di superiorità e impermeabilità — più che i singoli episodi — ad alimentare l’accusa di un sistema giudiziario percepito come distante, intoccabile e privo di reali contrappesi.
Italiano

@Nathan_Gr_ ma quel fallo andava fatto e se non lo capisci sei un cazzone doppio! Si vede che sei interista simulatore😂😂😂
Italiano

Quel giorno stava sventolando la bandiera italiana però.
Eddy K.@Edmond_0519
@pap1pap Parla di comportamento antisportivo. Chiellini 🤦🏻♂️
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