Marco Fasolo

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@mrcfasolo63

“Prendi posizione. La neutralità favorisce sempre l’oppressore, mai la vittima.” E. Wiesel

Katılım Şubat 2017
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Marco Fasolo
Marco Fasolo@mrcfasolo63·
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Bartolomeo Mitraglia@BMitraglia

CIAK, SI MENDICA ✍🏻 Roberto Riccardi Attori e registi di sinistra non si limitano a piagnucolare per ottenere soldi pubblici ogni volta che possono. Pretendono anche di farci la predica. Sermoni geopolitici, grida al fascismo, solidarietà alla Flotilla: ogni palco è un pulpito, ogni statuetta un microfono per il comizio. L'ultima occasione è stata la 71ma edizione dei David di Donatello, quattro ore più noiose di un'antica tragedia greca in lingua originale, trasmesse su Rai 1. Tre milioni di italiani li hanno visti arrivare e hanno cambiato canale al volo. Del resto, perché sarebbero dovuti restare? Per guardare i protagonisti di film che non sono voluti andati a vedere al cinema, ascoltarne i soliti sermoni geopolitici e applaudirne le lacrime di coccodrillo? In pochi istanti è rimasto sintonizzato poco più di un milione di telespettatori tramortiti. Non sono fuggiti dal cinema. Sono fuggiti da un'autocelebrazione tra sconosciuti che ha trasformato Cinecittà in un congresso politico permanente. È stata una gara a chi la spara più grossa. Lino Musella, premiato per il ruolo non protagonista di un uomo in coma, ha ringraziato la Global Sumud Flotilla, senza però spiegarne i meriti per il cinema. Poi, dato che ci si trovava, ha chiuso con "Palestina libera." Matilda De Angelis ha denunciato 'l'umiliazione di un'intera categoria.' Ha ragione: la categoria è umiliata. Ma non dal governo. Dai propri risultati al botteghino, figli di un amichettismo di sinistra che decide chi lavora, chi viene recensito e chi vince. Temi e messaggi devono restare in linea con il catechismo radical chic. Se non sei allineato, non hai speranze. Niente recensioni addomesticate, niente ospitate e soprattutto niente premi e coppe. Queste ultime, visti i criteri di assegnazione, sono più paragonabili a portaombrelli che a trofei. Pierpaolo Capovilla, forse ancora prigioniero del ruolo dell'alcolista in "Le città di pianura", ha sfilato con la kefiah. Il miglior cortometraggio è stato assegnato a - indovinate un po' - un film su Gaza. L'anno prima era toccato a Elio Germano. Immancabile sermone e richiesta di soldi. Il copione non cambia: cambiano solo gli attori. Piangono. Piangono sempre. La regista del documentario su Rossellini ha lamentato che i soldi del ministero "non sono mai arrivati." L'intero comparto recita la parte della vittima con una convinzione che meriterebbe, quella sì, un David. Tra il 2017 e il 2025 lo Stato ha regalato al cinema italiano 7 miliardi e 260 milioni di euro. Regalato, non prestato: a fondo perduto, senza obbligo di restituzione, senza rendiconto, senza che nessuno rispondesse di nulla. Nel solo 2026, altri 606 milioni e già gridano alla catastrofe. Tre film su quattro tra quelli finanziati nel 2022 e nel 2023 non sono mai arrivati in sala. Non hanno deluso il pubblico: non esistono. Il contribuente ha pagato per il nulla. Chi è arrivato in sala ha fatto anche peggio. Massimo Cappelli ha incassato 29 biglietti con 669 mila euro di contributo pubblico per "Prima di andare via". Titolo involontariamente perfetto, visto che il pubblico se n'è andato prima di entrare in sala. Ma il capolavoro assoluto è "Ciak, si mangia": 4 milioni di euro di contributi pubblici, 80 mila euro di carta igienica dichiarata tra i costi di produzione e 13 mila euro di incasso al botteghino. Nemmeno il più feroce dei sarcasmi può competere con la realtà. Questa sarebbe la categoria umiliata. Questi sarebbero gli artisti impoveriti. Solo nel cinema italiano il fallimento diventa curriculum, l'insuccesso diventa martirio e il contribuente resta l'unico spettatore obbligato. Sette miliardi regalati e nemmeno un film in concorso a Cannes, che si apre la settimana prossima senza il tricolore. Il Paese di Fellini e De Sica spedisce un documentario nella sezione roba d'epoca. Ma dal palco di Cinecittà il problema era il fascismo. Il cinema va sostenuto, ha detto Mattarella dal Quirinale. No, Signor Presidente: va riformato. Basta regali. Prestiti d'onore, come per qualunque impresa che chieda soldi allo Stato. Chi produce un film restituisce il prestito con gli incassi. Chi brucia tutto per 29 biglietti o per 80 mila euro di carta igienica risponde della perdita, come risponderebbe qualunque imprenditore in qualunque altro settore. In Francia funziona così. In Italia chi lo propone è un fascista. I David, intanto, vadano su Rai Cinema. La prima serata di Rai 1 non è un palcoscenico per noiosi comizi finanziati dal canone. Il cinema italiano non ha un problema di fascismo. Ha un problema di sette miliardi regalati a chi non ha restituito un euro, non ha riempito una sala e non ha portato un film dove conta. Prima di gridare "Palestina libera" dal palco di Cinecittà, il cinema italiano risponda a una domanda meno scenografica, ma assai più urgente: dove sono finiti i soldi?

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giannino
giannino@smelfnew·
Schlein: "Daremo una nuova prospettiva a questo paese e una delle prime cose che faremo sarà riconoscere lo Stato di Palestina". Capito la nuova prospettiva per l'Italia? Ora vedo di recuperare le palle.
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Daniele Mari
Daniele Mari@marifcinter·
SONO LE 22:39 DEL 3 MAGGIO 2026: L'INTER E' CAMPIONE D'ITALIA PER LA 21ESIMA VOLTA!!!! 2⃣1⃣🇮🇹🏆2⃣1⃣🇮🇹🏆2⃣1⃣🇮🇹🏆2⃣1⃣🇮🇹🏆2⃣1⃣🇮🇹🏆
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Marco Fasolo
Marco Fasolo@mrcfasolo63·
@Sofiajeanne @Renzo_Rensan @CarloCalenda Che poi mi dicono abbia un carattere “fumantino”! Io per molto meno l’avrei mandata a quel paese la Gruber!! “…la strategia di armare l’Ucraina non è servita……. NOI stiamo pagando un prezzo altissimo”!! 🤦🏻 🤡🤡🤡🤡🤡🤡 #Gruber
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Marco Fasolo
Marco Fasolo@mrcfasolo63·
€. 67 Economia e lavoro €. 64 Trasporti €. 25 Protezione ambiente €. 23 Cultura e sport €. 23 Contributo Bilancio UE €. 21 Abitazioni e assetto territorio #tasse
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Marco Fasolo
Marco Fasolo@mrcfasolo63·
Il Quadro riassuntivo destinazione imposte prodotto dall’Agenzia dell’Entrate. Per ogni 1.000 euro di tasse pagate: €. 214 Previdenza e assistenza €. 181 Sanità €. 110 Istruzione €. 106 Interessi sul debito €. 84 Difesa, Ordine pubblico €. 82 Servizi Generali P.A. ⬇️
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Marco Fasolo@mrcfasolo63·
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José Morón@jmgmoron

Sobre el tema Kostyuk y que no salude a las rusas, quiero deciros una cosa ya que lo vengo viendo toda la semana, leyendo cientos de críticas hacia ella. Desde un sofá, con tu tele, tu internet, tu calefacción y tu comida es fácil opinar sobre otros, sin saber NADA de lo que realmente pasa. Las tenistas rusas no tienen la culpa de la guerra, obvio, pero hay que tener en cuenta algo que cambia todo: los deportistas representan a su país. Kostyuk representa a Ucrania, cualquier tenista rusa, a Rusia. ¿Y qué sucede con esto? Aunque ellas no lo quieran, pueden ser usadas como armas políticas. Las tenistas ucranianas no saludan a las rusas o bielorrusas porque el gobierno ucraniano tomó la decisión de no saludar a sus homónimos rusos al reunirse para negociar. Es su decisión. Se trata de respeto a su país. A su gente. Si Kostyuk diese la mano a una rusa, aunque Andreeva no tenga culpa de nada, que no la tiene, ¿sabéis lo que eso implicaría? Sería usado como imagen en contra de los suyos. Sería como insultar a su país. Además, su familia, que vive allí, serían muy mal vistos por su propia gente. Kostyuk, Svitolina o cualquier tenista son vistas como héroes. Eso provocaría problemas para sus familias y una ofensa a su gobierno y su ejército, que se juegan la vida por ellos. Solo un ucraniano sabe lo que se siente que vengan a invadir tu país tirando bombas y matando a tu gente. ¿Quién es nadie para decir cómo deben sentirse o actuar? Como seres humanos, con estas actitudes, lo que veo es cómo nos hemos deshumanizado por completo. Antes de opinar sobre si saluda o no saluda o insultarla por ello, la gente debería ponerse en su lugar y entender por qué hacen eso. Y aunque una rusa se nacionalice austriaca, sigue teniendo familia rusa y esa imagen también podría ser usada como os he dicho a nivel político. Las familias allí sufren cortes de luz durante gran parte del día. Imaginen lo que es vivir sin calefacción a 10 bajo cero. Les destruyen las casas, hay falta de suministros y viven amenazados. Los hombres, además, tienen prohibido salir del país. Piensa en cómo te sentirías tú si tus padres, abuelos, hermanos y amigos estuvieran en esas condiciones, y si no harías lo que fuera por evitarles más problemas y sufrimientos. Lo que debería es acabar esta maldita guerra para que volvamos a la normalidad de una vez y no tengamos que hablar de política tras la victoria de una tenista en un WTA 1000.

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Luigi Marattin
Luigi Marattin@marattin·
Nuovo sondaggio Emg per Tg3. Centrosinistra: 45,6% Centrodestra: 45% Futuro Nazionale: 3,2% Azione: 2,5% @Partito_Libdem 1,5%
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nonleggerlo
nonleggerlo@nonleggerlo·
Buongiorno, ci troviamo a Messina e vorremmo presentarvi una delle denominazioni elettorali più notevoli di sempre: Guitto Azzurra detta Crisafi o Azzurra o Azura o Azurra o Azzura o Assunta o Aurora o Gutto o Gitto o Gotto o Giotto o Quitto o Qutto. #candidatichedavvero
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Marco Fasolo
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Leonardo Facco@LeofaccoTweet

FARE IMPRESA ---------------- Antonio ha 26 anni. Vuole aprire una pizzeria a Napoli. Ha trovato il locale, ha imparato il mestiere, ha messo da parte i soldi. È pronto. Quello che non sa è che prima di infornare la prima pizza dovrà: aprire una partita IVA scegliere il codice ATECO giusto tra migliaia iscriversi alla Camera di Commercio inviare la pratica ComUnica presentare la SCIA al comune comprare PEC e firma digitale iscriversi all’INPS ottenere l’autorizzazione sanitaria della ASL frequentare il corso HACCP redigere il piano di autocontrollo preparare il DVR — il Documento di Valutazione dei Rischi nominare un responsabile della sicurezza richiedere il certificato antincendio ai Vigili del Fuoco registrarsi al RENTRI per i rifiuti stipulare un contratto per lo smaltimento degli oli esausti fare il corso di sicurezza obbligatorio trovare un commercialista pagare il diritto camerale annuale. Ma questo è il meno. Il colpo vero arriva dall’INPS. Antonio deve versare circa 4.500 euro l’anno di contributi fissi. Anche se non ha ancora venduto una pizza. Anche se il primo anno chiude in perdita. Anche se il forno resta spento. Quattromila e cinquecento euro che lo Stato vuole comunque — in quattro rate, a prescindere da quanto guadagni. Soldi che un ragazzo che ha appena investito tutto nel locale non ha. Il risultato lo confermano i dati: l’Italia è tra i paesi europei con il tasso più basso di nuove imprese. Non perché manchi l’iniziativa — ma perché il costo per iniziare è troppo alto per chi parte da zero. I contributi hanno una funzione — finanziano la pensione. Ma un contributo fisso su chi non ha ancora guadagnato un euro non è previdenza. È una barriera d’ingresso. Dice ad Antonio: prima paghi, poi hai il diritto di provare. In Estonia apri un’impresa online in 15 minuti e paghi i contributi in proporzione a quello che guadagni. A Napoli servono settimane, migliaia di euro, e un commercialista — e paghi anche se guadagni zero. Lo Stato non prende solo soldi. Prende tempo. Settimane di burocrazia che Antonio potrebbe usare per preparare l’impasto, cercare fornitori, parlare con i clienti. E prende coraggio — perché ogni barriera in più è un ragazzo in meno che ci prova. Chi vuole più imprenditori non aggiunge incentivi. Toglie ostacoli. (Giovanni Affinito)

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Marco Fasolo
Marco Fasolo@mrcfasolo63·
@pier_falasca Quello che c’è è oltre un 40% di elettori che non si riconoscono negli attuali schieramenti, oltre a una buona fetta degli altri che li votano turandosi il naso! Su questi si doveva lavorare, con meno social ma pancia a terra sul territorio! 🤷🏻‍♂️ #noncisonolecondizioni #TerzoPolo
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Piercamillo Falasca 🇮🇹🇪🇺
Io vedo le prossime elezioni politiche in modo molto semplice. Con sangue freddo. Partiamo dallo scenario base. Ci sarà un centrodestra guidato da Meloni che chiederà la riconferma. Ci sarà un centrosinistra guidato da Conte (o formalmente da Conte e Schlein) che ambirà a essere alternativa. Entrambi questi blocchi hanno certamente persone dignitose al loro interno, ma sono coalizioni incoerenti, infiltrate dai filo-putiniani populisti e sostenitori della spesa pubblica senza ritegno. Se nessuna delle due coalizioni coatte vi convince, avrete la possibilità di votare per un centro liberale ed europeista guidato da Calenda ed animato da tutti quelli che ci vorranno stare. L’obiettivo del centro liberale ed europeista è quello di non consegnare la maggioranza a nessuna delle due coalizioni coatte, in modo da costringerle ad isolare i filo-putiniani e a sedersi intorno a un tavolo per dar vita a un governo serio e dignitoso. Se il quadro cambia (Marina Berlusconi terremota il centrodestra, si rompe il campo largo, cambia la legge elettorale, arrivano gli alieni), valuteremo il quadro cambiato. Ma intanto, con sangue freddo, lavoriamo su quel che c’è, non su quello che non c’è.
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