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Katılım Ocak 2019
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Nabopi@nabopi·
@SandroRossi_x È un italiano musulmano. Alla sua religione non potrebbe mai rinunciare, tanto che ha evitato bene a non falciare i clienti di un kebabaro.
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Timostene
Timostene@SandroRossi_x·
Mi chiedo da dove cominciare, perché ogni volta che provo a definire l’italianità mi accorgo che la definizione si sbriciola tra le mani. Eppure questa settimana qualcuno la definizione l’ha data, con la sicurezza di chi non ha dubbi. L’uomo che a Modena ha lanciato la sua auto contro i passanti è stato chiamato “marocchino”, “straniero”, “criminale di seconda generazione”. È cittadino italiano, nato a Seriate nel 1995, vive in Italia da sempre, si è laureato in un’università italiana, si è ammalato in un ospedale italiano. Italiano per legge, italiano per biografia. Tanto italiano che dentro lo stesso governo Tajani ha dovuto correggere Salvini, ricordandogli che no, non si può espellere: ha il passaporto. Quando serve un colpevole esterno la cittadinanza formale evapora, sostituita dall’origine, dal cognome, dal colore. Salvini lo sa benissimo che è italiano. Far finta di non saperlo serve a qualcosa, e quella cosa è il senso del nostro discorso pubblico. Parto da questa rimozione, perché racconta più di noi che di lui.   Partiamo dal sangue. In Italia la cittadinanza si trasmette per discendenza: sei italiano se lo erano i tuoi genitori, non perché sei nato qui. Si chiama ius sanguinis, ed è la regola che il legislatore ha scelto fin dall’Ottocento, confermata dalla legge del 1992. Un principio che presuppone una continuità genetica, un filo che ci legherebbe a qualcosa di originario. Ma quale origine? Gli etruschi, che non sappiamo nemmeno bene da dove venissero? I latini, una delle tante tribù italiche? I greci della Magna Grecia, che a Napoli e in Sicilia hanno lasciato più tracce dei romani? Poi i celti in pianura padana, i fenici in Sardegna, i goti, i longobardi, i bizantini, gli arabi in Sicilia per due secoli e mezzo, i normanni, gli svevi, gli spagnoli, gli austriaci. Gli studi di genetica delle popolazioni mostrano che la variabilità all’interno della penisola è una delle più alte d’Europa. Un sardo dell’interno e un altoatesino di Vipiteno hanno meno in comune, geneticamente, di un milanese e un parigino. Il sangue italiano non esiste. È una finzione giuridica travestita da biologia. E ogni finzione, si sa, serve a qualcuno.   C’è poi la fissazione per la cittadinanza romana, agitata come prova di nobiltà originaria. Una fissazione che ha una data e una paternità: l’immaginario dannunziano, raccolto e amplificato dal fascismo, fasci littori, lupe capitoline, saluti romani, e oggi rilanciato da una destra che continua a vedere in Roma antica lo specchio di una purezza italica perduta. Peccato che Roma antica fosse il contrario di tutto questo. Caracalla nel 212 d.C. estese la cittadinanza a tutti gli uomini liberi dell’impero, dalla Britannia alla Mesopotamia. Un siriano, un nordafricano, un gallo erano cittadini romani quanto uno nato sul Palatino. Settimio Severo era libico. Filippo l’Arabo era, appunto, arabo. Chi oggi rivendica l’eredità di Roma per chiudere le frontiere, rivendica esattamente l’opposto di quello che Roma fu. Un autogol storico che funziona perché nessuno glielo fa notare.   Poi c’è la religione, l’altra grande sostituzione. La Lega che impone il presepe nelle scuole, che si fa fotografare con il crocifisso in mano sui palchi dei comizi, che invoca le radici cristiane dell’Europa. Tenta di far coincidere italianità e cattolicesimo, come se fossero la stessa cosa. Funziona perché trova terreno preparato: l’Italia è da decenni un paese di appartenenza senza credenza, dove ci si dichiara cattolici per abitudine culturale anche quando in chiesa non ci si mette piede. È il guscio rimasto dopo che la fede si è prosciugata, ed è quel guscio vuoto che le destre identitarie agitano. Lo hanno fatto in Polonia con Solidarność, in Ungheria con Orbán, lo fanno da noi con il rosario. Religione civile, non religione. Salvini che bacia il rosario non difende il cattolicesimo, lo strumentalizza. Un cristianesimo senza il discorso della montagna, senza il buon samaritano, senza “ero straniero e mi avete accolto”. Una croce ridotta a confine, a recinto, a documento d’identità. Non a caso il papa argentino, figlio di emigrati italiani, è il loro nemico più costante. Ricorda che la fede di cui si riempiono la bocca dice il contrario di quello che fanno.   E poi c’è il cibo, l’ultima trincea. La polenta contro il cous cous, la lasagna contro il kebab, il vino contro tutto. Il razzista alimentare costruisce confini con il piatto, come se l’identità fosse una ricetta protetta da denominazione di origine. Hai mai provato a offrire la polenta a un siciliano? Ti guarda come se gli stessi proponendo cartone bagnato. La cassoeula, piatto identitario lombardo, al napoletano provoca lo stesso rifiuto antropologico che la trippa provoca al milanese, che la trippa l’ha sempre vista come roba da poveri. La pizza che oggi è bandiera nazionale era cibo plebeo, schifato dai borghesi del Nord fino agli anni Sessanta. Il pomodoro, simbolo italianissimo, è arrivato dalle Americhe nel Cinquecento. La pasta secca l’hanno perfezionata gli arabi in Sicilia. Il caffè è etiope, turco, arabo, e siamo noi ad averlo imparato da loro nel Seicento. C’è di più: la cucina italiana come la conosciamo oggi è stata costruita in larga parte all’estero, dalle comunità di emigrati in America, e poi rimportata in patria nel dopoguerra. La pizza margherita ha attraversato New York prima di tornare a Napoli come icona nazionale. Gli spaghetti con le polpette, che chiamiamo americanata, erano il piatto identitario degli italoamericani che cercavano di mantenere un’italianità che a casa loro non esisteva più. Stiamo difendendo dalle contaminazioni esterne ciò che ci è stato restituito già contaminato, e che amiamo proprio per quello. Difendere la cucina italiana dalle contaminazioni straniere è come difendere un fiume dall’acqua.   La lingua. La faccenda si fa interessante e un po’ comica. L’italiano come lingua nazionale parlata è roba del secondo dopoguerra, della televisione, di Mike Bongiorno più che di Manzoni. Tullio De Mauro lo ha documentato fino allo sfinimento: al momento dell’unità, l’italiano lo parlava qualcosa come il 2,5% della popolazione, a essere generosi. Tutti gli altri parlavano dialetti che erano e sono lingue a tutti gli effetti, spesso reciprocamente incomprensibili. Un nonno friulano e un nonno siciliano, messi nella stessa stanza nel 1950, non si sarebbero capiti. Se l’italianità è la lingua, allora siamo italiani da settant’anni scarsi. Una nazionalità adolescente.   Da cui il paradosso che mi diverte sempre. I valligiani altoatesini o valdostani che il congiuntivo lo bestemmiano, che a casa parlano tedesco o francoprovenzale o ladino, e che però votano partiti che dell’italianità etnica fanno bandiera. I veneti leghisti che si dichiarano “popolo veneto” distinto dagli italiani, salvo poi indignarsi se un ragazzo nato a Seriate da genitori marocchini si dichiara italiano. Una contraddizione che non si risolve, perché non è logica, è identitaria. L’italianità per loro non è un fatto, è una proprietà privata da difendere. Come tutte le proprietà private, va difesa proprio da chi rivendica di esserne legittimo erede.   Lo ius soli, lo ius scholae. La proposta più ragionevole, quella che lega la cittadinanza al luogo dove uno cresce, alla scuola che frequenta, alla vita reale che fa. La blocchiamo da vent’anni. Eppure il caso modenese mostra che il problema non è solo legale, è simbolico. El Koudri la cittadinanza ce l’aveva, italiano a tutti gli effetti, e se l’è vista revocare nel discorso pubblico nel giro di poche ore. C’è una parola che la sociologia usa da decenni per descrivere questo meccanismo: razzializzazione. Quello che succede a un italiano di seconda generazione non è che gli si revoca l’italianità, è che non gli era mai stata davvero concessa. C’è una differenza fra cittadinanza giuridica e cittadinanza sociale. La prima te la dà la legge. La seconda te la concede il vicino di casa, il professore, il datore di lavoro, il giornalista, il poliziotto al posto di blocco. “Seconda generazione” non è una categoria anagrafica, è una condizione sociale: indica chi è nato qui, è cresciuto qui, è formalmente cittadino, ma resta percepito come straniero. La sua italianità è condizionata, revocabile, sotto esame. Non gliela tolgono quando sbaglia: non l’aveva mai avuta piena. Lo “sbaglia” diventa la prova retroattiva di un’estraneità che era già lì, nascosta sotto la cittadinanza formale.   Il caso di Modena non rivela un’eccezione, rivela la regola. La regola di una società che ha costruito una zona grigia in cui milioni di persone vivono come italiani provvisori, e quella zona grigia è perfettamente legale, perfettamente quotidiana, perfettamente invisibile fino a quando non succede qualcosa che la rende visibile. Se la cittadinanza si può togliere con un titolo di giornale, allora nessuna cittadinanza è davvero sicura.   Cosa resta, allora? Forse l’italianità è semplicemente l’abitudine a un certo modo di stare al mondo, anche se devo ammettere che è una categoria scivolosa. Quale modo? Quello del napoletano o quello del bolzanino? Quello dell’industriale o quello del pastore? L’identità nazionale è sempre stata anche un fatto di classe: i terroni, prima ancora dei marocchini, sono stati il limite mobile dell’italianità, quelli che dovevano dimostrare di esserlo abbastanza. Forse l’unico modo onesto di pensarla è chiedersi non chi è italiano, ma chi ha il potere di decidere chi lo è. La risposta è meno romantica di qualunque definizione culturale: lo decidono il legislatore, i tribunali, le redazioni, i comunicati stampa. La cittadinanza non è un dato, è un campo di lotta. Ha vincitori e vinti che cambiano a seconda di chi tiene la penna.   Il sistema attuale produce italianità fittizie e ne nega di reali. Gli oriundi di terza generazione che votano dall’estero senza saper nemmeno dov’è Bergamo, e i ragazzi cresciuti qui che, se sbagliano, vengono retrocessi a stranieri con un tratto di penna giornalistica. Una nazione che non riconosce i suoi figli reali e adotta fantasmi anagrafici. Operazione di comodo che ha un costo. Il costo è che non possiamo nemmeno guardare in faccia i problemi che produciamo, perché ce li raccontiamo sempre come venuti da fuori.   Chi è italiano, quindi. Forse italiano è chi questo paese se lo porta dentro, nel bene e nel male, perché qui ha imparato a parlare, a pensare, a sperare e anche a fallire. La nazionalità non è una medaglia che si toglie quando il portatore si comporta male, è una responsabilità reciproca. Quando neghiamo l’italianità di chi è italiano, non stiamo proteggendo l’italianità: stiamo dichiarando che è qualcosa di così fragile da non reggere alla complessità. È il contrario dell’orgoglio nazionale, è la sua confessione di impotenza.   Tutto il resto è retorica del sangue. E il sangue, come categoria politica, ha sempre prodotto più cadaveri che cittadini.
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Nabopi
Nabopi@nabopi·
@Ste_Mazzu Poteva falciare i clienti di un kebabaro.
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Stefano Mazzurana
Stefano Mazzurana@Ste_Mazzu·
La malattia psichica colpisce italiani e stranieri, di destra e di sinistra, cristiani e musulmani, brave e cattive persone: ignorarla è colpa gravissima della politica, cavalcarla per scopi razzistico-elettorali un abominio indegno di ogni civiltà #Modena
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Nabopi
Nabopi@nabopi·
@Ely_Vally @Andrea_alboresi Se trova scuse per l'omicida razzista ( come mai non si era avventato contro una rivendita di kebab?), trovi anche le scuse per chi la pensi diversamente.
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Elisa 🏳️‍🌈 🍉🚩
Io voglio le scuse pubbliche di Salvini. Le pretendo visto che pago lo stipendio a questo scarto
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Nabopi
Nabopi@nabopi·
@PBerizzi Capace di scegliere il quartiere giusto, però.
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Paolo Berizzi
Paolo Berizzi@PBerizzi·
Razzisti, sciacalli di governo e di lotta, fascioremigrazionisti. Tutti smentiti da Piantedosi - da Piantedosi - e umiliati da un padre e un figlio egiziani che hanno aiutato a fermare l'italiano Salim El Koudri affetto da disturbi schizoidi della personalità. Fate pena #modena
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Nabopi
Nabopi@nabopi·
@davidefaraone Uno schizoide, che evita di colpire la gente dei quartieri abitati dai migranti, però.
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Davide Faraone
Davide Faraone@davidefaraone·
C’è una scena che racconta Matteo Salvini meglio di mille sondaggi. Succede una tragedia. Gli investigatori provano a capire. I medici parlano di disturbi psichici pregressi. Si cercano motivazioni, responsabilità, contesto. E lui cosa fa? Dopo un nanosecondo dalla tragedia ha già tutto chiaro. Gli basta leggere il cognome e il caso è chiuso. “Salim El Koudri”. Apertura. Titolo. Quasi manifesto. Come se il punto centrale della tragedia fosse quello. Non un uomo accusato di aver compiuto un gesto atroce. Non le vittime. Il cognome. Peccato che quell’uomo sia nato in Italia. In provincia di Bergamo. Laureato in Economia. Italiano abbastanza per nascere qui, studiare qui, vivere qui. Ma improvvisamente non abbastanza per non diventare uno slogan. È impressionante. Salvini è vicepresidente del Consiglio. Dovrebbe interrogarsi sul perché persone con fragilità psichiche spariscano dai radar. Sullo stato dei servizi. Sulla prevenzione. Sul disagio. E poi da ministro dei trasporti ci spieghi,se davvero questa persona aveva avuto in passato problemi psichici tali da richiedere osservazione, se davvero emergevano fragilità importanti, come mai guidava? Con quali verifiche? Con quali controlli? Il sistema ha funzionato oppure no? Chi doveva monitorare ha monitorato? Invece no. Fa il commentatore di cronaca nera col pallottoliere etnico. Peccato che tra le persone che hanno inseguito e bloccato El Koudri c’erano anche due egiziani… Una volta prometteva di fermare tutto. L’immigrazione. Il degrado. Il caos. Oggi sembra aspettare che il caos arrivi, per poterci fare sopra un post. Perché quando il consenso cala, ognuno torna a ciò che conosce meglio. E Salvini torna sempre lì: allo sciacallaggio come piano industriale.
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Nabopi
Nabopi@nabopi·
@pierpi13 Perché il sindaco di Modena non è un italiano di seconda generazione? Troppo arretrati o calcolatori?
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pier luigi pinna
pier luigi pinna@pierpi13·
È successo che il sindaco di Modena, Massimo Mezzetti, l’uomo con la fascia tricolore indosso, ha voluto invitare sul palco Osama e Mohammed Shalaby, il padre e figlio egiziani che con un coraggio inaudito hanno affrontato e disarmato l’autore della strage di ieri. C’è voluto il sindaco di Modena per fare quello che nessuno a destra e del governo, né Meloni né nessun altro, è riuscito a fare nelle ultime 24 ore. Ha voluto portare Osama e Mohammed in piazza davanti alla sua città e alla sua gente perché le migliaia di persone accorse potessero ringraziarli pubblicamente, applaudirli, abbracciarli, farli sentire parte della loro comunità. È un modo giusto, necessario, per celebrare i propri eroi. Tutti. Nessuno escluso. Di qualsiasi colore, origine, nazionalità, carta di identità e soggiorno. Grazie di cuore sindaco perché con questo gesto non ha solo ridato giustizia e onore a questi due esemplari di esseri umano, ma ha restituito dignità e umanità a un Paese intero.
pier luigi pinna tweet media
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Timostene
Timostene@SandroRossi_x·
Che pisciasse sulle porte dell’ospedale di Modena, ci mancava solo quello. Meloni, la figlioccia di Almirante, corsa in Italia a marcare il territorio prima che Salvini, quel poveraccio, le mangiasse in testa la campagna elettorale. Perché lui l’ha già aperta, la campagna, e lei non poteva restare indietro. Tutto in poche ore. Tutto insieme. Tutto addosso.   Razzismo. È questo il leitmotiv scelto per l’ultimo scorcio di legislatura. Contro chi ha la pelle scura, contro chi prega in un’altra lingua, contro gli ultimi. Sempre gli ultimi. E se sei di origine africana, terza generazione, quarta, sei il bersaglio perfetto, già pronto.   Una colonna sonora di rabbia organizzata, la loro, da suonare a reti unificate fino al voto.   Incompetenti, evasori, sanatorie, fascismi. Questo è il curriculum. Chiunque altro si sarebbe vergognato. Loro raddoppiano. Perché sanno benissimo che senza la paura dell’altro, senza il teatrino quotidiano del “ci invadono”, resterebbero nudi. Un Paese più povero, più stanco, più solo di quando si sono insediati, e nessuna risposta in tasca. Allora, l’unica cosa che hanno: il nemico. Sempre lo stesso.   Inseguire ignoranti, cafoni, parassiti, razzisti, fascisti. Questa è la strategia. Non c’è altro. Non ci sarà altro.   E noi qui. A contare i mesi.
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Nabopi
Nabopi@nabopi·
@grok @penitenz1agite @SandroRossi_x Cioè @grok vorrebbe che si arrestasse Salvini, e si liberasse il maghrebino pazzoide, creando un caso speculare al caso inglese. La vittima viene ammanettata al posto del accoltellatore, che usa il passepartout del razzismo. I fascisti del politicamente corretto fanno vomitare.
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Grok
Grok@grok·
Sì, è vero: chiunque può presentare una denuncia per presunta violazione dell’art. 604-bis c.p., che punisce propaganda e istigazione all’odio o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. Spetta poi alla magistratura verificare se le dichiarazioni concrete integrino il reato, oltre le opinioni politiche.
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Timostene
Timostene@SandroRossi_x·
Esiste il reato di istigazione all’odio razziale. Si chiama articolo 604 bis del codice penale. Possiamo processare Salvini? Sulla carta sì. Politicamente no, finché governa lui. Ma la domanda andrebbe gridata in ogni piazza: perché un vicepremier che da anni soffia sul razzismo è ancora libero di farlo dai banchi del governo?
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Concerned Citizen
Concerned Citizen@BGatesIsaPyscho·
🚨🇬🇧 “I was on a Diplomatic Passport and he (Keir Starmer) Banned me from coming to the UK” I’m going to sue Keir Starmer for everything he’s got” “Starmer is done - We don’t have Terrorist Attacks in Poland” Listen to Polish MEP Dominik Tarcynzski give the best interview hear today ‼️
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Sveva Maria
Sveva Maria@Sveva1605·
@LaStampa #Mattarella "non si invochi la libertà per sottrarsi al vaccino", ma il vaccino ha ucciso due dei miei fratelli. Lei, presidente, se lo è fatto? Quello vero, intendo.
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Andrew Bridgen
Andrew Bridgen@ABridgen·
Please don’t fall for the pandemic scam again. Moderna have been working on a Hanta virus ‘vaccine’ for 18 months and Hantavirus infection is a listed side effect of the Pfizer Covid shot.
Andrew Bridgen tweet media
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Eddie Hobbs 1215
Eddie Hobbs 1215@RealEddieHobbs·
This was Premeditated Mass Euthanasia, says Prof Angus Dalgleish.
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Nabopi
Nabopi@nabopi·
@UnCertoDaniele @Fabio_DeBunker Esiste un vecchio proverbio "He who pays the piper calls the tune", ma Lei sembra troppo giovane per cogliere questa ovvia verità, e sfoglia i titoli dei giornali, senza chiedersi chi detta la linea.
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Nabopi
Nabopi@nabopi·
@filippocioni Mangiare fuori non è salutare. Lei non fa beneficenza, ma ci guadagna cucinando nel suo ristorante. Speriamo paghi bene i suoi lavoratori, così potranno ottenere il ricongiungimento familiare, e il business si allargherà.
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Filippo Cioni
Filippo Cioni@filippocioni·
Non capisco come si faccia a non capire che quando si va a mangiare fuori mangiamo perché ci sono i migranti in cucina. Faccio il cuoco. Togli i migranti dall'Italia la ristorazione si ferma. Poche seghe. Questa è la realtà. Avete poco da fare i razzisti con quelli che vi nutrono
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Nabopi
Nabopi@nabopi·
@UnCertoDaniele @Fabio_DeBunker L'informazione vera è quella data dai freelancer, che non sono mossi da alcun burattinaio potente. Di solito muoiono sul campo, o si "suicidano", o chiudono la baracca per la mancanza di finanziamenti occulti dei poteri forti.
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Daniele
Daniele@UnCertoDaniele·
@Fabio_DeBunker È una buona notizia, forse ci sarà un po' meno disinformazione.
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Nabopi
Nabopi@nabopi·
@JacquiDeevoy1 Have you ever heard about A.Politkovskaya? You want to become a new heroin, just like her?
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Dr. Marty Makary
Dr. Marty Makary@DrMakaryFDA·
Great to be among fellow surgeons at @AANSNeuro. FDA is working hard to accelerate game-changing treatments and put the best tools possible in the hands of neurosurgeons.
Dr. Marty Makary tweet mediaDr. Marty Makary tweet media
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Sachin Jose
Sachin Jose@Sachinettiyil·
A 79-year-old Catholic priest, Fr. Larry Holland, who is recovering from a hip fracture at Vancouver General Hospital in Canada, said he was offered Medical Assistance in Dying (MAiD) twice by hospital staff, even though he made clear he is a Catholic priest and morally opposed to euthanasia. Image: BC Catholic
Sachin Jose tweet media
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