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@niun68

Io sostengo i diritti della comunità LGBTQ+ 🏳️‍🌈🏳️‍⚧️. Incidentalmente sono anche i vostri diritti, i diritti di tutti.

Sardegna Katılım Ağustos 2010
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Vanessa
Vanessa@_Vane_Sardegna·
Primo festeggiamento con un amica cara al mio cuore @Fert_Nef 50 anni, auguri a me! Roma bella♥️
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camila 🌺
camila 🌺@CamilaItsMe·
Oggi è il mio compleanno
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 🏳️‍🌈 FabioDaddyNuovoProfilo®️ 
Abbiamo salutato #mamma 💔 Devo un grazie enorme a migliaia di voi che con un like o un messaggio mi hanno fatto sentire calore e affetto Farò fatica lo so ma posso dire di aver passato ore al suo fianco e di averla lasciata andare senza accanimenti inutili come avrebbe voluto
 🏳️‍🌈 FabioDaddyNuovoProfilo®️  tweet media
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Nino Cartabellotta
Nino Cartabellotta@Cartabellotta·
Mai condivise linea politica e azioni del dittatore #Maduro Ma l’azione di forza di #Trump è arbitraria e giuridicamente indifendibile Due torti non fanno mai una ragione #Venezuela
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Lucillola
Lucillola@lucillaMasini2·
A tutti gli elettori di destra: vi hanno promesso il blocco navale, ma col decreto flussi firmato da Giorgia, nel triennio 2023-25 sono sbarcati 450 mila migranti, che nel prossimo triennio diventeranno 500 mila. Sipario. #3gennaio #GovernoDellaVergogna #GovernoMeloni #Salvini
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Nino Cartabellotta
Nino Cartabellotta@Cartabellotta·
Difendere la #sanità pubblica non è una battaglia ideologica, ma una questione di sopravvivenza civile. Perché il giorno in cui la carta di credito conterà più della tessera sanitaria, non avrete perso un servizio, ma un diritto. E quel giorno, per curarsi, non basterà più aspettare. Bisognerà pagare #SalviamoSSN editorialedomani.it/fatti/lettera-…
Nino Cartabellotta tweet media
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Marco Setaccioli
Marco Setaccioli@marsetac·
Si potrebbe dire che siamo alle solite. L’ultima accusa arrivata da Mosca è quella di un presunto attacco ucraino con decine di droni contro una residenza di Vladimir Putin nella regione di Novgorod. Questo episodio, che Kyiv contesta non dice molto sull’Ucraina, ma dice moltissimo sulla Russia. Perché mentre i propagandisti del Cremlino ululano e intonano danze di guerra, accusando l’Ucraina di non volere la pace in un momento di intense trattative, non solo c’è discrepanza di informazioni tra il ministero della difesa e quello della propag… cioè degli Esteri (come ha spiegato in un post di @MaistroukV) ma sarebbe forse utile soffermarsi a notare quanto questo provvidenziale colpo, guarda caso fallito, sia in realtà perfettamente coerente con una tradizione politica e militare di menzogne funzionali alla guerra, di false flag, che affonda le radici ben prima di Putin, ben prima della Russia post-sovietica, e che attraversa senza soluzione di continuità tutto il Novecento russo. Non sorprende infatti che le prime dichiarazioni uscite dai vertici russi non siano state legate ad eventuali indagini da svolgere per accertare i fatti, ma ad una immediata revisione della posizione negoziale di Mosca. Una posizione negoziale che, diciamolo pure, non è mai esistita. D’altra parte non si tratta di un vizio recente. Già agli inizi del secolo scorso la polizia segreta zarista e poi la Čeka bolscevica avevano fatto dell’inganno un metodo. Negli anni Venti l’Operazione “Trust” costruì una finta rete controrivoluzionaria per attirare, identificare e neutralizzare gli oppositori. Non c’era nessun nemico reale: il nemico veniva inventato, messo in scena, reso credibile quanto bastava per giustificare purghe e sistematiche eliminazioni. Lo schema è antico, ma sorprendentemente attuale. Nel 1939, quando Stalin decise di attaccare la Finlandia, l’Armata Rossa bombardò il villaggio sovietico di Mainila e accusò Helsinki dell’aggressione. Peccato che l’artiglieria finlandese fosse fuori portata. Poco importava: la versione ufficiale serviva a giustificare la guerra. Decenni dopo Mosca ammise che si trattava di una messinscena. Ma la lezione era già stata appresa: non serve che una bugia sia vera, basta che sia utile. Lo stesso principio guidò una delle più grandi operazioni di falsificazione della storia europea: il massacro di Katyn. Migliaia di ufficiali polacchi eliminati dall’NKVD, che per mezzo secolo Mosca cercò di attribuire ai nazisti, con perizie false, documenti manipolati e una propaganda martellante. Anche qui, la verità non contava. Contava costruire una narrazione che proteggesse il potere e ne giustificasse le scelte. Durante la Guerra Fredda, ogni invasione sovietica fu accompagnata dallo stesso copione. In Ungheria nel 1956 e in Cecoslovacchia nel 1968 Mosca parlò di colpi di Stato fascisti, controrivoluzioni eterodirette, complotti occidentali. Nessuna prova, sempre le stesse parole. Cambiavano i Paesi, non gli argomenti. Il nemico era sempre esterno, organizzato dalla NATO, pronto a distruggere dall’interno società che, guarda caso, stavano cercando di liberalizzarsi. Con il crollo dell’URSS non cambia il metodo, cambia solo il contesto. Nel 1999 una serie di esplosioni devastò palazzi residenziali in Russia, uccidendo centinaia di civili. La responsabilità fu attribuita immediatamente ai ceceni e divenne il detonatore della Seconda guerra di Cecenia. Ma quando a Rjazan’ un ordigno venne scoperto prima di esplodere, si arrivò a una spiegazione grottesca. Quando si scoprì che gli attentatori erano del FSB, si dichiarò che si trattava di un’esercitazione e che l’esplosivo era in realtà zucchero, piazzato sul posto per testare il grado di prontezza della cittadinanza. Una giustificazione talmente implausibile da gettare ombre anche sulle esplosioni dei mesi precedenti. Quegli attentati, peraltro, segnarono l’ascesa politica di Putin, già funzionario proprio del FSB, e mostrarono con chiarezza come una tragedia costruita – o quanto meno sfruttata – potesse diventare fondamento del consenso e della guerra. L’Ucraina non fa eccezione, anzi rappresenta l’apice di questa tradizione. Dal 2014 in poi la Russia ha riproposto l’intero repertorio: colpo di Stato eterodiretto, persecuzione dei russofoni, genocidio imminente, minaccia NATO. Identici argomenti usati contro Budapest, Praga, Tbilisi, Grozny. Solo che questa volta il teatro è più grande e le prove più difficili da nascondere. Nel 2022, mentre l’esercito russo occupava città ucraine, Mosca ha reagito a ogni strage con la stessa lista di manipolazioni, tese a negare, ribaltare, accusare. A Bucha, di fronte a immagini satellitari, testimonianze e corpi nelle strade, la risposta è stata costruire prima la tesi dei cadaveri “attori” e poi quella del “set” costruito come provocazione. A Mariupol, dopo il bombardamento dell’ospedale e del teatro, la linea è stata sostenere che fossero basi militari, che le vittime non esistessero o che gli ucraini si fossero bombardati da soli. Una narrazione che non cerca più di convincere il mondo, ma di tenere insieme il fronte interno, di offrire al pubblico russo una realtà alternativa, impermeabile ai fatti. Gli episodi più ambigui, come le esplosioni in aree sotto controllo russo o gli attacchi attribuiti all’Ucraina senza riscontri tecnici coerenti, rientrano nello stesso schema. Non sempre si può parlare di false flag in senso stretto, ma il meccanismo è identico: creare confusione, inquinare l’attribuzione delle responsabilità, guadagnare tempo e spazio politico. Per questo motivo, davanti ad accuse così nette come quella di oggi, che arriva in un momento nel quale rischiava di restringersi di molto l’opportunità per la Russia di rifiutare il piano di 20 punti, senza incappare nell’accusa di voler proseguire la guerra a oltranza, qualche dubbio è quanto meno legittimo. La storia russa insegna che quando Mosca parla di terrorismo, genocidio, complotti occidentali e attacchi subiti, prima ancora che domandarsi chi sia stato, ci si dovrebbe chiedere a chi e a cosa serva. Perché quasi sempre la risposta non si trova sul campo di battaglia, ma nella strategia politica che viene dopo.
Marco Setaccioli tweet media
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Pina Picierno
Pina Picierno@pinapic·
Lei insiste, e mi costringe a ricordarle che siamo in uno Stato di Diritto e che il Dispositivo dell'art. 273 Codice di procedura penale dice testualmente che nessuno può essere sottoposto a misure cautelari se a suo carico non sussistono gravi indizi di colpevolezza. Immagino lei non sappia minimamente di cosa sto parlando, considerando il tenore delle cose che ha scritto. Ed è un grave problema perché fa il giornalista. Agevolo comunque la spiegazione: i gravi indizi di colpevolezza sono elementi probatori che, pur non costituendo una prova definitiva, creano una qualificata probabilità che l'indagato abbia commesso il reato. Probabilità valutata non da Israele (!!!) ma dalla Gip Silvia Carpanini, che ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare in carcere, la quale aggiunge che sussisteva un «concreto e attualissimo pericolo di fuga» oltre al pericolo di inquinamento probatorio: perché secondo quanto accertato dagli investigatori, Hannoun e gli altri indagati avrebbero «ripetutamente ripulito» cito dal provvedimento, i loro dispositivi elettronici. Saluti.
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Quintus Poppaedius Silo
Quintus Poppaedius Silo@francescoproia·
Il generale russo Leonid Ivashov, ormai in pensione, dopo aver ascoltato il discorso di fine anno di Putin ha dimostrato di avere le idee chiare su ciò che sta succedendo in Russia: "Guardate, sono professore, generale e studioso di geopolitica da decenni. Ho guardato questo spettacolo di quattro ore e non ho visto un leader, un comandante o un protettore del popolo. Ho solo visto un tizio che viveva in una favola mentre il resto del Paese lottava per sopravvivere con 16.000 rubli al mese." Ivashov è sempre stato contrario all'idea di invadere l'Ucraina, sin dall'inizio, e durante questa intervista ha rimarcato la sua contrarietà a quello che sta accadendo nel suo paese. Ecco qualche altra sua interessante dichiarazione: "Prima dell'inizio dell'"operazione militare speciale", ho lanciato un avvertimento. E gli ultimi quattro anni hanno dimostrato la correttezza e la serietà di quelle valutazioni." “Non abbiamo ottenuto alcun successo a livello tattico-operativo e a livello strategico abbiamo fallito su TUTTI i fronti.” “Tutti i settori industriali sono stati distrutti.” “La scienza è in condizioni critiche e l’istruzione è completamente crollata.” “L’aumento dei prezzi è un segnale allarmante: il popolo russo sta diventando sempre più povero.” "L'assistenza sanitaria è in rovina. Tutte le regioni stanno tagliando la spesa sanitaria." “La qualità del cibo sta peggiorando; l’olio di palma è ovunque; il cibo in Russia sta diventando tossico.” "L'unico ambito in cui la Russia è 'leader' nel mondo è l'andamento demografico. Siamo la nazione leader nella SCOMPARSA. Anche senza guerra, la guerra non fa che accelerare il rapido declino del numero di uomini". Ci restano solo alleati come la Corea del Nord e la Bielorussia, ma non possono aiutarci: possono solo prosciugare le nostre finanze, e le nostre finanze si stanno esaurendo…” “Ho lavorato con i cinesi per molti anni, ma la Cina non è nostra alleata; questa è una montatura e propaganda del Cremlino.” “Il fallimento strategico (nella guerra con l’Ucraina) potrebbe benissimo portare alla disintegrazione della Russia.”
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Elio Vito 🇮🇹🇪🇺🇺🇸🏳️‍🌈🌍
Il governo ha messo alla Camera sulla legge di bilancio la fiducia n.1️⃣0️⃣4️⃣. “Se al Parlamento togliete la legge di bilancio la democrazia parlamentare non c’è e non c’è manco il Parlamento”, diceva Meloni dall’opposizione. Ora lei elimina Parlamento e democrazia. Senza vergogna.
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Lucillola
Lucillola@lucillaMasini2·
ASSURDO! Riforma della Corte dei Conti: sconti per chi spreca il denaro pubblico e meno controlli dei giudici contabili sulle decisioni politiche. Indovinate chi paga fra: gli unicorni il Governo degli incapaci gli italiani oberati dalle tasse #GovernoMeloni #Salvini #28dicembre
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Marco Setaccioli
Marco Setaccioli@marsetac·
L’arresto dell’imam di Genova Mohammad Hannoun per presunti finanziamenti ad Hamas porta con sé una serie di domande scomode, che intrecciano anche le figure di @ale_dibattista, @FranceskAlbs, ma soprattutto la parlamentare pentastellata @stefania_ascari, la quale a mio avviso dovrebbe fare un passo indietro rispetto alla commissione antimafia della quale è membro. Hannoun era già balzato agli onori della cronache nel 2000 per la chiusura della moschea di Via Venezia, il cui clamore aveva portato all’offerta di ospitalità per la preghiera del venerdì presso la la sala della Compagnia Portuale di Genova, una vicenda che non può non riportare alla mente la denuncia dello scorso settembre dell’analista @MatteoPugliese, il quale aveva rimarcato, come nel corso di una recente visita nel capoluogo ligure, la relatrice speciale ONU Francesca Albanese fosse stata scortata dagli uomini del Collettivo Autonomo dei Lavoratori Portuali, con distintivi che richiamavano i colori del nastro di San Giorgio (nero e arancio). Non una coincidenza, dal momento che il CALP aveva già in passato dato fuoco una bandiera dell’Azov, ne aveva esposta una della Novorossija (entità legata al separatismo filorusso) e in vari post aveva riproposto la narrazione del Cremlino. La stessa Albanese aveva condiviso con Hannoun il palco in una manifestazione e le prime manifestazioni di solidarietà nei confronti dell’imam in queste ore vengono pubblicate, guarda caso, dalle stesse organizzazioni politiche che dal 2014 diffondono la propaganda di Mosca (Potere al popolo, Carc e altri). Oggi tutti i giornali si sono tuttavia concentrati soprattutto su figure come quella di Di Battista, considerato uno dei personaggi più vicini ad Hannoun, per le cui associazioni ha promosso raccolte fondi, i quali, a questo punto, potrebbero aver avuto scopo tutt’altro che benefico. Questo, nonostante autorità italiane e banche, scrive Repubblica, tenessero l’imam sotto stretta osservazione perché già sospettato di legami con Hamas. Diverse foto ritraggono l’ex deputato grillino in compagnia di Hannoun, con il quale aveva fatto visita in alcuni campi profughi in Siria e Libano, incluso, scrive ancora il quotidiano romano, quello “di Ein el Hilweh che, secondo diverse informative di intelligence israeliane, è una base dei terroristi di Asbat an-Ansar”. Da sempre molto vicino ad alcuni deputati 5 Stelle, era stato ricevuto anche dall’ex sottosegretario agli Esteri Manlio di Stefano, che con Dibba condivide la passione per tutti i peggiori dittatori del mondo e che con lui aveva fatto visita ai vertici di Russia Unita, il partito di Putin. Quello che però trovo più sconcertante e decisamente imbarazzante è la ragione per la quale la deputata pentastellata Stefania Ascari - altra convinta antioccidentalista - che per Hannoun si è politicamente spesa ed esposta, non abbia immediatamente comunicato la propria autosospensione dalla commissione antimafia. Basta dare uno sguardo alla legge che la istituisce, la n. 22/2023, per notare che tra le competenze conferite alla Commissione ci sono anche quelle in materia di “esportazione di capitali verso Stati esteri attraverso canali di trasferimento di denaro regolari o irregolari”. Un “dettaglio”, che suscita una serie di interrogativi inquietanti e che merita almeno una riflessione seria su quanto sia opportuno che proprio la Ascari continui a partecipare ai lavori di un organismo che potrebbe trovarsi ad esaminare il caso Hannoun e a valutare le complicità anche politiche delle quali ha sinora goduto.
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Pina Picierno
Pina Picierno@pinapic·
Il finanziamento al terrorismo non c’entra nulla con la solidarietà: è l’esatto contrario. Hamas è una pericolosa organizzazione terroristica che opprime e terrorizza i civili di Gaza. Il fatto che si sia usata come motivazione per il finanziamento di terroristi la buona fede degli italiani e la sacrosanta vicinanza a donne e bambini ridotti alla fame e allo stremo dal governo criminale di Netanyahu, è una schifosa aggravante Il fatto che alcune organizzazioni attive in Italia non sappiano riconoscerlo, non sappiano dirlo, non sappiano fare distinzioni necessarie, è un indicatore preciso del cortocircuito pericoloso nel quale un pezzo del movimento propal è finito. Ed è un gigantesco problema. Essere amici dei palestinesi non significa essere amici di Hamas, è l’esatto contrario!
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Maurizio Scaltriti
Maurizio Scaltriti@ScaltritiLab·
Ho visitato con piacere la nuova e bellissima biblioteca comunale di Correggio. Posso dire di aver studiato l’80% del mio corso di laurea nella vecchia sede e sono felicissimo di vederla piena di studenti un sabato 27 dicembre.
Maurizio Scaltriti tweet mediaMaurizio Scaltriti tweet media
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Maurizio Scaltriti
Maurizio Scaltriti@ScaltritiLab·
La signora Balanzoni non può scrivere “Dottore di Ricerca in Fisiopatologia Cellulare e Molecolare di AstraZeneca” perché troppo lungo e difficile per la sua mente semplice. Ma la ringrazio sempre dell’attenzione perché ad ogni suo tweet il mio libro sale in classifica.
Maurizio Scaltriti tweet mediaMaurizio Scaltriti tweet media
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