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Simone Ceccherini
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Simone Ceccherini
@sette_pini
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Quarantaquattro anni fa, il 2 agosto, la strage di Bologna: io avevo il treno per Piacenza ma decisi di perdere due minuti per fare un regalo alla mia ragazza
Il 2 agosto 1980 avevo 26 anni, lavoravo al Guerin Sportivo di Bologna e come ogni sabato avrei dovuto fare ritorno a casa col treno per Piacenza delle 10:55: scampai all'attentato per un nonnulla. Qui l'articolo che Guglielmo Zucconi e Pierluigi Magnaschi mi chiesero di scrivere per "Il Giorno" in occasione del primo anniversario
Oggi è il 2 agosto. È il 2 agosto 2024 e mi ritrovo a pensare che nella mia seconda vita, quella che ho avuto in sorte di continuare a condurre a differenza delle 85 persone che il 2 agosto 1980 morirono nell’attentato alla stazione di Bologna, compio 44 anni. Ne avevo 26 allora, da qualche anno lavoravo al Guerin Sportivo a San Lazzaro di Savena, poco fuori Bologna, era sabato e come ogni settimana avrei dovuto prendere il treno per Piacenza delle 10:55, al binario 3, per tornare a casa. Con Luciano Pedrelli, mio collega e amico del Guerino, ero andato all’Ordine dei Giornalisti in via Galliera per sbrigare una pratica, ma gli uffici erano chiusi per ferie. Luciano era in bicicletta: portandola a mano mi accompagnò allora verso la stazione e arrivati a fine via Indipendenza mi disse che gli era venuta fame, che aveva bisogno di mangiare un panino e mi chiese di fermarmi qualche minuto a fargli compagnia. Lo feci. Dopodiché ci salutammo, io mi incamminai sotto i portici di fronte alla stazione ma nella vetrina di una profumeria vidi esposta una scatola di campioncini di profumo: erano la passione di Stella, la mia ragazza (oggi mia moglie), che li collezionava. Mi sembrò che non li avesse. Così buttai un’occhio all’orologio, feci due conti, in stazione avrei dovuto fare il biglietto e ci sarebbe stata coda ma decisi ugualmente di entrare: non c’era gente, acquistai i profumi e mi feci fare persino la confezione regalo. Passarono tre minuti, massimo quattro. Quindi uscii, comprai Prima Comunicazione all’edicola sotto i portici proprio di fronte alla stazione, attraversai la strada e mi avviai verso la biglietteria.
Il 2 agosto del 1981, un anno dopo, la mia vita era cambiata. A marzo ero diventato giornalista professionista e avevo lasciato il Guerino per trasferirmi al Giorno di Milano diretto a quei tempi da Guglielmo Zucconi. Non erano in molti al Giorno a sapere che il 2 agosto dell’anno prima io avevo vissuto da testimone l’attentato alla stazione di Bologna. Ma il vicedirettore Pierluigi Magnaschi, piacentino come me, in qualche modo l’aveva saputo. E così sabato 1 agosto mi convocò nel suo ufficio e mi chiese di scrivere un pezzo per l’indomani, domenica 2 agosto, primo anniversario della strage di Bologna.
Ho ritrovato proprio in questi giorni una copia ingiallita di quel giornale: con il mio articolo a pagina 3 di spalla a quello di Marco Nozza. Rileggerlo a distanza di tanti anni non è stato semplice: ricordo che scriverlo fu dolorosissimo, credo che nessun pezzo mi sia mai costato tanto. E però, anche se stride dirlo, sono fortunato: oggi posso dire che questo giorno, il 2 agosto 1980, fa parte della mia vita ma non l’ha chiusa.
Ne ha chiuse invece altre. Tante. Ottantacinque. Barbaramente. Senza un motivo. Un sabato d’agosto. Erano le 10:25 e ognuno, proprio come me, stava facendo la sua vita.




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Lo scandalo di DAZN che si trasforma in sanguisuga della gente sotto gli occhi di Lega e Palazzo che chiudono gli occhi e fingono di non vedere
Quel che sta accadendo in Italia a meno di un mese dal via del campionato è vergognoso: si va verso un quinquennio di rovina dopo la decisione di affidarsi a una piattaforma che impoverisce l'offerta, abbassa la qualità, licenzia i giornalisti e in cambio di tutto ciò - col beneplacito delle mummie di Palazzo - chiede più soldi agli appassionati portando il movimento alla catastrofe ormai imminente
Anche se nessuno lo dice, la bancarotta del calcio italiano, stritolato nell’abbraccio mortale tra Lega e DAZN, è vicina. E badate bene, per una volta non si tratta di una frase fatta, di una forzatura, di un’esagerazione: la catastrofe è davvero dietro l’angolo e sta avvenendo nel disinteresse di tutti. Tempo un anno o al massimo due e la bagnarola del calcio italiano è destinata a colare a picco. Il naufragio è già cominciato e io lo scrivo da mesi. Nelle solitudine più totale.
Per chi non lo sapesse, l’inizio della fine c’è già stato. Per l’esattezza il 23 ottobre scorso quando la Lega con la benedizione del Palazzo e della politica ha ceduto i diritti tv della Serie A per i prossimi cinque anni a DAZN e Sky per 900 milioni a stagione: DAZN ne mette 700 per trasmettere 7 partite in esclusiva e 3 in co-esclusiva con Sky, che a sua volta interviene pagando 200 milioni. Nonostante il bando si sia chiuso in ribasso rispetto al precedente (chiuso a 927,5 milioni) e in netto calo rispetto a quello ancora antecedente (perfezionato a 1 miliardo e 50 milioni), i presidenti di Serie A, avendo temuto a lungo di chiudere l’accordo a cifre ancor più basse, di fronte ai 700 milioni sventolati sotto il loro naso da DAZN si sono buttati a capofitto sui soldi senza pensare ad altro. Increduli, hanno brindato e festeggiato come se i 4,5 miliardi del quinquennio DAZN 2024-29 li avessero già depositati in banca pronti per essere spesi, un bigliettone dopo l’altro, 2025, 2026, 2027, 2028, 2029. E hanno firmato la loro fine.
Prima di spiegare il perchè, v’invito a seguirmi in questo breve inciso utile a fare chiarezza su ciò di cui sto parlando. Non più tardi di sei anni fa, era il maggio 2018, il calcio francese annunciò festante di aver venduto i diritti della Ligue 1 a Mediapro alla cifra record di 1,153 miliardi: per la prima volta nella storia il valore del campionato francese superava quello italiano. Ma di lì a poco successe questo. Mediapro, che per rendere produttivo l’investimento aveva calcolato di raggiungere i 3,5 milioni di abbonati, si trovò dopo 15 mesi (un campionato e un trimestre del secondo) a contarne solo 600 mila, cioè 1/6 del preventivato: e fallì smettendo da un giorno all’altro di pagare il dovuto. A quel punto la Lega di Francia (LFP), per non affondare con tutto il carico, stipulò in corsa un frettoloso accordo con Amazon che arrivava in soccorso mettendo 331 milioni, e con Canal + che ne metteva 332: totale 663 milioni, poco più della metà del miliardo e 153 milioni concordato con Mediapro. Così fu. E così si è andati avanti fino a che, scaduto il contratto, si è reso necessario indire un nuovo bando. Amazon, che per via dei pochi abbonati raccolti aveva chiuso l’esperienza in perdita nonostante la modestia dell’investimento (331 milioni), non si è ripresentata. Non si è ripresentata nemmeno Canal +, che ha preferito dirottare le sue risorse sull’acquisto dei diritti delle tre coppe europee per cui stanzia 480 milioni a stagione; e la LFP si è ritrovata a un mese dal via con i diritti invenduti e nel dramma più totale. Così, dopo febbrili e frenetiche trattative si è giunti all’accordo di pochi giorni fa: i diritti del campionato francese sono stati venduti per 500 milioni (in calo di ulteriori 163 milioni rispetto ai 663 del contratto, anzi dell’accrocchio precedente) a DAZN e a beIN Sports: DAZN mette 400 milioni per l’esclusiva di 8 delle 9 partite e beIN Sports ne aggiunge 100 per l’esclusiva della nona partita che sarà alternativamente la migliore o la seconda migliore di giornata. Per la cronaca: a distribuire sulle sue frequenze la partita in esclusiva di beIN Sports sarà Canal +.
Tutto risolto? Macché. Ancora sotto choc per il fallimento di Mediapro, i club francesi hanno imposto a DAZN, la piattaforma verso cui la fiducia non è evidentemente massima, una clausola che li autorizza a recedere dal contratto in caso di insoddisfazione dopo due anni. Anche beIN Sports si è detta d’accordo ed è in corso un dibattito tra le parti sul portare al terzo anno, come DAZN preferirebbe, e non al secondo il diritto di esercitare la clausola in questione. In realtà, tutto ciò sta avvenendo in uno scenario di forte e dilagante scetticismo dei francesi verso DAZN. Intervistato da “L’Èquipe”, l’ex presidente di Canal + Xavier Couture, protagonista delle convulse e concitate trattative degli ultimi mesi, ha dichiarato: “Quello di DAZN a me pare un investimento sbagliato, troppo oneroso per andare a buon fine. Amazon lo ha fatto spendendo meno e non si è rivelato produttivo. Sulla carta non mi sembra possa funzionare. Ma forse DAZN ha progetti a lungo termine che io non conosco”. A dir poco dubbioso sulla bontà della strategia adottata da DAZN è anche Maxime Saada, Ceo di Canal +. “Se fai una proposta a tuoi possibili clienti, questa proposta può essere cara a patto di essere chiara. Noi per esempio offriamo l’esclusiva totale delle coppe europee: la gente sa che può vedere le coppe solo su Canal + e questo dà valore alla nostra offerta. DAZN ha invece accettato di perdere l’esclusiva della Ligue 1: addirittura, la miglior partita o la seconda migliore - in alternanza - sarà visibile ogni settimana solo su beIN Sports attraverso Canal +. E per come la vedo io, senza esclusiva cade completamente il valore della tua offerta. Detto questo, essendo noi i distributori di beIN Sports, il fatto di restare con un piede dentro alla Ligue 1 in questo modo non ci dispiace”.
Tornando a noi la domanda è: esiste un rischio Mediapro anche in Italia? DAZN riuscirà a mettere a frutto il suo investimento di 700 milioni annui per 5 anni aumentando in modo esponenziale i suoi abbonati? È qui che si gioca tutta la partita: e al momento lo scenario che si prospetta è drammatico. Già nel 2018-21, l’ultimo triennio in cui a detenere i diritti era Sky, per la bruttezza del campionato e la narrazione in stile “La Voce del Padrone” si era assistito all’abbandono del 31 % degli abbonati, uno su tre, scesi da 3,2 milioni a 2,1 milioni. È poi iniziata l’era-DAZN che fin da subito, anche per gli inenarrabili problemi tecnici riversatisi sugli utenti, ha provocato una ulteriore, copiosa emorragia di abbonati. Già nel primo anno del triennio 2021-24 se n’era andato il 29 % degli abbonati: DAZN non ha mai reso note le cifre ma già a fine 2021-22 gli abbonati rimasti non erano più di 1,5 milioni. I rilevamenti ufficiali Auditel hanno certificato il forte ribasso di audience e il netto calo di spettatori proseguiti anche nelle due ultime stagioni. E anche se non siamo a livello dei 600 mila abbonati di Mediapro in Francia, la verità è che ci troviamo davanti a numeri spaventosi per non dire tragici.
E però, a fronte di tutto ciò, a meno di un mese all’inizio del primo dei cinque campionati del quinquennio 2024-29 che la Lega ha appaltato e messo nelle mani di DAZN, la situazione è questa. Con una sfrontatezza degna di miglior causa, DAZN ha annunciato: 1) di aver messo in esubero 14 dei 32 giornalisti della sua redazione (lavorerà quindi per i prossimi cinque anni con metà forza-lavoro); 2) di aver tagliato e eliminato tutti i programmi di contorno alle partite proposti nel primo triennio; 3) di aver deciso che a partire da agosto solo cinque partite verranno commentate da telecronisti inviati sul posto, mentre le altre cinque verranno commentate da tubo, cioè da studio; 4) di non avere più nel pacchetto offerto agli abbonati l’Europa League e la Conference League che fino a ieri arricchivano il suo bouquet: 5) di avere praticato un aumento indiscriminato del prezzo di tutti gli abbonamenti nell’ordine del 20 %, aumento che segue quello ugualmente rilevante dell’estate scorsa.
Dire che tutto ciò sia vergognoso, come vergognoso è il disinteresse della Lega verso la strategia adottata da DAZN nei riguardi degli appassionati di calcio, è dire poco. Con una sfacciataggine e un cinismo che non hanno eguali, DAZN ha deciso di trasformarsi in sanguisuga della gente: per restare in vita, si nutre succhiandole il sangue. E lo fa nel più totale disprezzo di ogni regola di correttezza e di buon comportamento: tagliando la qualità già scadente - rispetto a quella che offriva Sky - della sua offerta giornalistica, proponendo abbonamenti con bouquet impoveriti e con un prodotto meno curato e più misero e però chiedendo alla gente più soldi, anzi molti più soldi. Il ragionamento alla base di tutto (e a dir poco esiziale) è: gli abbonati sono sempre meno e poichè aumentarli è impossibile (per andare in pari bisognerebbe raddoppiarli, per andare in attivo triplicarli), il solo modo per non fallire e non colare a picco è strozzare i pochi rimasti e prosciugare il loro portafogli. Cosa che sta avvenendo sotto gli occhi della Lega Serie A, della FIGC, del CONI, del Ministero dello Sport e del governo senza che nessuno dica bah. Con una Lega che dopo aver passato gli ultimi anni a diffondere e propalare la gigantesca fake della pirateria che uccide il calcio (un’indagine UE ha invece dimostrato che l’Italia è il Paese europeo che ricorre meno alla pirateria televisiva dopo la Germania), e a denigrare senza motivo il popolo italiano che andrebbe invece ringraziato, davanti ai soprusi, alle angherie e ai ricatti di DAZN nei confronti degli appassionati di calcio si volta dall’altra parte facendo finta di non vedere. In pratica: volta le spalle al suo bene più prezioso. E non so come la pensate voi: ma a me pare che quel che sta accadendo sia veramente troppo e che ogni limite sia stato oltrepassato. È venuto meno il rispetto verso l’unica componente che veramente conta nel calcio: la gente che ama il calcio. Che adesso si è stancata: e presto la Lega e DAZN se ne accorgeranno.
C’era una volta una piattaforma tv che in Francia finì col lasciare tutti in mutande. Da domani, su tutti gli schermi, il remake italiano.




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Mi sono finta una ragazza interessata a lavorare come stagionale in tutta Italia. Di nuovo.
Ho pubblicato uno stesso identico annuncio in 30 diverse località italiane, da nord a Sud, e nel giro di poche settimane ho ricevuto più di 300 richieste di contatto da parte di imprenditori.
Anche quest'anno il quadro che emerge è veramente sconfortante.
today.it/economia/offer…

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Per chi come me lo ha perso ieri!
La NASA ha aperto il TAGSAM di #OsirisRex: all'interno, 51.2 grammi di polveri e frammenti di asteroide!!
Che uniti a quanto già raccolto all'esterno del contenitore fanno un totale di 121.6 g🛰️🪨
più del doppio dell'obiettivo della missione!🤩
NASA Ames@NASAAmes
Double the sample, double the fun. The OSIRIS-REx spacecraft delivered 4.29 ounces (121.6 grams) of material from asteroid Bennu! That's the largest asteroid sample ever collected in space and over twice the mission’s requirement. Learn more: go.nasa.gov/49Cxk7g
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Proviamo coi disegnini, magari così qualcuno capisce dove sta il problema.
Un mese fa, su @Internazionale, la storia di Ilaria #Salis.
internazionale.it/magazine/zeroc…
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D’Alema è innocente fino a prova contraria. Ed è plausibile che tutto finisca in nulla come tante volte accaduto. Glielo auguriamo di cuore. Il fatto che il suo comportamento sia inaccettabile eticamente è altrettanto innegabile. Etica e giustizia penale sono cose diverse e la confusione di questi piani è il motore del giustizialismo in Italia. Ma una politica dove tutto è accettabile o non giudicabile se non ancora oggetto di una condanna penale è una politica morta. Sostenere che l’etica dei comportamenti non è un parametro di valutazione della qualità della politica è una disfunzione grave quanto ritenere che ogni comportamento poco etico sia penalmente rilevante. Più si è garantisti, più si ha l’obbligo di applicare (innanzitutto a se stessi) un metro di giudizio dei comportamenti severo.
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Mavelafacevoio la pubblicità! Ci risparmiavate anche qualcosa..
#VenereInfluencer #opentomeraviglia #9milionidieuro

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Augusta Montaruli, le dimissioni, l'imbarazzo di #Meloni. Oggi il Foglio è accompagnato dalla copertina disegnata da @makkox
Trovate qui tutte le altre vignette: ow.ly/Miuh50MWFNN

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Nella serata dei duetti Will canterà con CGIL e CISL.
[@aureliobosa]
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